Les Triangles Amoureux – Un cuore in inverno: la (im)possibilità di amare

Alessandro La Mura

Novembre 30, 2021

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Les Triangles Amoureux – Un cuore in inverno: la (im)possibilità di amare

Amare. Quanto è difficile amare? Strano a dirsi, ma il più delle volte può risultare un’impresa titanica. Quanto è complicato comunicare un proprio sentimento a una persona che, in quel momento specifico, e per via del fatale caso o destino che dir si voglia, diviene il focus di un determinato interesse?

E, ancora, può alludere che la mancanza e l’incapacità di amore e di saper amare risieda proprio nella mancanza di tale interesse, quindi, in un certo senso, di temere – – prendendo in prestito il linguaggio economico – l’investimento iniziale, giacché in esso convive una duplice accezione, ovvero: vantaggio, utilità, frutto del denaro; ma anche danno, detrimento e svantaggio?

Un cuore in inverno
André Dussollier in Maxime e Daniel Auteuil in Stephane Lachaux

È proprio su questi interrogativi che ruota il capolavoro Un cuore in inverno, del celebre regista e sceneggiatore francese Claude Sautet. Anzi, è bene affermare che Sautet, servendosi dei linguaggi tipici del cinema, cerchi proprio di trovare una risposta e un senso a questo tema da sempre oggetto di indagine del mondo cinematografico, letterario e artistico.

Sovviene la figura di Zeno Cosini – protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo -, la cui mediocrità e inettitudine sono così evidenti, specie nel capitolo La storia del mio matrimonio, che può essere innalzato a perfetto prototipo di uomo mediocre, il solito taumaturgo degli incurabili, il quale si rifugia nella propria incapacità affettiva ed esistenziale, semplicemente per non rischiare e attende il solito miracolo divino che da deus ex machina può salvarlo da questa insufficienza (cosa che effettivamente accade).

Se guardiamo al film di Sautet, anche il protagonista è costruito rispettando i principi della inettitudine. Tuttavia, tale situazione non è mostrata allo spettatore sin dai primi istanti della narrazione; bensì è svelata con la visione della pellicola, per poi maturare in determinate circostanze.

Stephane Lanchaux è un liutaio che vive e lavora nello studio di Maxime, anch’egli un importantissimo liutaio. È un uomo raffinato, molto colto, grande conoscitore di musica classica e amante della buona cucina. Adora e stima tantissimo Maxime con cui trascorre gran parte della sua giornata lavorativa e non.

Egli viene rappresentato come un uomo estremamente riservato e introverso, dotato di un carattere mite, cupo e malinconico. Conduce apparentemente un’esistenza piatta e monotona, ma che, nonostante tutto, sembra soddisfarlo. Si accontenta e si limita di quel poco che possiede. Inoltre, è un uomo alquanto rispettato per il suo mestiere. Stephane, infatti, costruisce i migliori violini della città e ripara al meglio qualunque strumento gli arrivi in bottega.

Un cuore in inverno
Una scena del film

Un cuore in inverno comincia in tale modo, con una rapida ed eloquente panoramica sul protagonista. Finché, al seguito dei primi cinque minuti, appare un evento straordinario: mentre è seduto a pranzare con il suo socio, Maxime gli confida di essersi innamorato di una donna, di una violinista: Camille.

Lei è bellissima e lo scambio di sguardi tra la ragazza e Stephane fanno presagire tutto ciò che in seguito tenderà a emergere all’interno della pellicola: la possibilità di amare. Abbiamo, quindi, un primo incontro tra i due, seppur a distanza. E quando tale incontro coincide con la possibilità di amare, provoca una rapida accelerazione imprevista della vita, una contradditoria e convulsa frenesia che si impadronisce dei personaggi, spingendoli a cercarsi e a raggiugersi. Ed è ciò che, a ben vedere, accade per tutto il resto del film, dal momento che Stephane e Camille tenderanno sempre a incontrarsi, a vedersi e a parlarsi.

Si ha quindi l’impressione che l’eros irrompa come una ventata in un mondo chiuso e grigio, ma che ben presto finisca per essere riassorbito da questo mondo chiuso e grigio. Un cuore in inverno è soprattutto la storia di amore di Camille e Stephane, solo che nel protagonista l’amore non produce quell’energia sufficiente a modificare il soggetto. Si ha sempre la percezione che l’incontro possa portare in sé la rivelazione di un significato, ma poi questa possibilità di amore e di senso viene svilita e il rapporto fra gli amanti ridotta a un’avventura innocua, a squallido intrico.

Il pericolo a esso legato viene riassorbito in una incomunicabilità da parte di Stephane e in un non voler rischiare; e limitarsi a chiudersi entro le mura del buon costume borghese. Persino quando viene schiaffeggiato da Camille nello stesso luogo dove è avvenuto il primo incontro, egli non reagisce. Resta immobile, come sempre.

Emmanuelle Beart in Camille

In Un cuore in inverno l’incontro iniziale è, dunque, il momento e luogo chiave. E, allo stesso tempo, coincide con un pericolo, con la minaccia che insidia in profondità la stabilità del soggetto. Il pericolo è quello della trasgressione.

Camille, agli occhi vuoti di Stephane, è l’emblema della trasgressione, i cui rischi vengono esorcizzati nella cautela. Stephane non si spinge. Sa che lui ama Camille e che Camille prova un interesse nei suoi confronti. Tuttavia, non varca mai la soglia del sentimento e preferisce guardare il tutto appoggiato allo stipite della porta.

Si potrebbe, però, pensare che la colpa di Stephane sia l’altra faccia della trasgressione, la conseguenza necessaria. Ma ufficialmente qual è? Quella di amare una donna come Camille e di non averla amata? Di aver trasgredito o di non aver trasgredito con sufficiente maturità?

E anche ammettendo che la colpa di Stephane risieda nel non aver amato Camille, dove è situata esattamente la causa del suo errore? Nel non essere stato disinvolto, unico, libertino; oppure nella sua incapacità di mettersi in gioco, di non credere fino in fondo nell’amore di Camille? Tutti interrogativi che, come vediamo, fanno di Un cuore in inverno un’opera unica.

Stephane è consapevole che prima di Camille la sua vita era insignificante, sebbene tale aspetto non emerga in maniera esplicita, ma venga disseminata mediante chiari indizi. Basti pensare al fatto che abita nello studio dove lavora e che considera Maxime un socio, cosa che lui ritiene invece addirittura un amico.

Camille rappresenta l’unico momento di vitalità nella sua esistenza, cosicché, quando a conclusione della pellicola la vede allontanarsi in macchina con Maxime, in lui si accende un’emozione di forte rimpianto. Ha allontanato questa donna anteponendo il timore di amarla e di possederla. Non ha avuto, in buona sostanza, il coraggio necessario per scommettere sui propri sentimenti o, al massimo, di scommettere su quelli sbagliati.

Tuttavia, vi è dell’altro. Gli incontri con Camille mettono a nudo un altro aspetto della vita che coinvolge l’uomo occidentale. Così facendo, Un cuore in inverno acquista un’ulteriore chiave di lettura, secondo cui la ricerca di senso è oramai collocata in una sfera privata, nella mente dell’individuo; mentre il mondo oggettivo è completamente separato e si pone in un atteggiamento di pura opposizione.

La rottura tra soggetto e oggetto, l’impossibilità di conciliare in modo intuitivo l’uno e l’altro, lo scacco della distonia tra io e mondo, sono i principali strumenti gnoseologici della contemporaneità. Camille è un elemento imprendibile e sfuggente della realtà esterna all’io e oggetto di una simbolizzazione, dell’investimento del soggetto. È l’emblema dell’inafferrabilità del reale, ma anche una proiezione del soggetto che in lei vede il rischio che può minacciare l’ordine interiore.

Un cuore in inverno
Una scena del film

Il fondamento della situazione narrativa in Un cuore in inverno sta nella discrepanza tra il dato reale e l’investimento soggettivo, in cui giocano pulsioni e paure così intime e incontrollate che rendono impossibile all’io di misurarsi davvero con l’altro, averne reali esperienze, conoscerlo.

La storia di Stephane è quella di un incontro impossibile tra io e mondo. Egli è consapevole che solo sciogliendo il suo gelido cuore potrà aprirsi al flusso vitale; però non possiede il coraggio necessario per aprirsi al caos, per mettersi in gioco. L’incontro con Camille apre una possibilità di senso rispetto alla quale Stephane si sente inadeguato. E tale incontro risulta una grande metafora che rivela al soggetto di essere diventato estraneo alla realtà oggettiva e a sé stesso.

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