Gli occhi della notte – Il claustrofobico thriller con Audrey Hepburn

Emma Senofieni

Gennaio 4, 2022

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Audrey Hepburn è stata una delle più importanti star della storia di Hollywood, oltre che una vera e propria icona del grande schermo. Di un’eleganza e uno stile ineguagliabili, l’attrice rese indimenticabili pellicole come Vacanze romane (1953), Sabrina (1954) e Colazione da Tiffany (1961). Eppure pochi conoscono alcune delle sue interpretazioni più impegnate, che non hanno nulla da invidiare ai suoi ruoli più celebri. Una di queste è senz’altro quella di Susy Hendrix ne Gli occhi della notte (1967).

Poco fedele traduzione di Wait Until Dark, Gli occhi della notte (1967) è un film di Terence Young (celebre regista dei primi film di 007), tratto da un’acclamata pièce teatrale di Broadway.

Non è certo un titolo famosissimo, eppure si tratta di un ottimo thriller, talmente ricco di suspense da poter essere definito hitchcockiano.

Roat (Alan Arkin) spiega il crudele piano ai suoi complici

Il film inizia con una giovane criminale di nome Lisa (Samantha Jones) che consegna con l’inganno a un fotografo (Efrem Zimbalist Jr.) una bambola, la quale nasconde una grande quantità di eroina. Ignaro del suo contenuto, l’uomo la lascia in casa, in attesa che la legittima proprietaria venga a riprendersela. I tre complici di Lisa, nel frattempo uccisa dal più crudele di loro, si intrufolano nella casa, decisi a riappropriarsi della droga.

Ogni ricerca è vana: della bambola non c’è nessuna traccia. Roat (un giovane Alan Arkin), il più astuto dei tre, escogita un crudele e contorto inganno ai danni della fragile moglie del padrone di casa, Susy Hendrix (Audrey Hepburn). Susy è infatti una donna divenuta cieca a causa di un incidente avvenuto qualche anno prima. Approfittando del suo handicap e dell’assenza del marito, i tre malviventi cercano di manipolare la donna per farsi restituire la bambola. Susy, però, dotata di grande intelligenza e intuizione, non tarderà molto a capire che qualcosa non va, mettendo così in pericolo la sua vita.

Punto di forza de Gli occhi della notte è senza dubbio la capacità di far immedesimare totalmente lo spettatore nel personaggio interpretato da Audrey Hepburn.

gli occhi della notte
Suzy (Audrey Hepburn) avverte una presenza in casa

Il fatto di essere già a conoscenza dell’identità dei tre criminali rafforza ancora di più il coinvolgimento emotivo del pubblico. Noi abbiamo più informazioni di Susy: conosciamo le loro intenzioni e di cosa sono capaci, e questo ci induce a temere maggiormente per la sua incolumità. Il concetto può essere espresso efficacemente con una frase del maestro del brivido:

«Per produrre suspense, nella sua forma più comune, è indispensabile che il pubblico sia perfettamente informato di tutti gli elementi in gioco».

(Alfred Hitchcock)

A dire il vero, Hitchcock può essere citato anche per un’altra ragione. Ne Gli occhi della notte, Terence Young fa un ottimo uso del cosiddetto “MacGuffin“. Si tratta di un espediente narrativo ideato da Alfred Hitchcock stesso, e più volte utilizzato da molti registi. Che cos’é il MacGuffin? Una cosa apparentemente insignificante, ma senza la quale la storia non avrebbe ragione di esistere: si pensi al denaro rubato da Marion Crane in Psycho (1961) oppure alla celeberrima valigetta in Pulp Fiction (1994). Nel film di Young, il MacGuffin è la bambola contenente la droga. Un oggetto banale, innocuo, che rimanda all’infanzia e all’innocenza, ma attorno al quale ruota l’intera trama del film.

A parte questi espedienti cinematografici, a rafforzare ancora di più la suspense è senza dubbio l’ambientazione. Di chiara derivazione teatrale, la storia si svolge quasi completamente nell’appartamento di Susy. Da una parte, ciò trasmette un senso di claustrofobia e ansia allo spettatore, che si sente intrappolato nella ragnatela degli eventi proprio come la protagonista. Dall’altra tale scelta rende la vicenda ancora più inquietante.

I tre criminali mettono in pericolo Susy proprio nel luogo in cui una persona dovrebbe sentirsi più al sicuro, spingendola ad abbassare le sue difese e rendendola del tutto vulnerabile. In particolare, le scene finali sono così ricche di tensione da far venire i brividi ancora oggi, dopo più di cinquant’anni.

gli occhi della notte
Susy Hendrix (un’intensa Audrey Hepburn) è in pericolo

Infine, non si può non citare l’intensa interpretazione di Audrey Hepburn.

Protagonista assoluta del film, l’attrice si cimentò in un ruolo difficilissimo, che richiese una preparazione particolarmente impegnativa. La Hepburn non solo è convincente e mai sopra le righe nel simulare la cecità della protagonista, ma dona al personaggio una grande profondità. Se infatti da una parte Susy è una vittima delle circostanze, dall’altra è prima di tutto una donna intelligente e tenace, che lotterà con tutte le sue forze per sopravvivere.

Quella di Susy Hendrix è senza dubbio una delle sue migliori performance: traspaiono come sempre la sua grazia e il suo portamento, che tanto l’hanno resa famosa, ma soprattutto il film di Terence Young valorizza le sue doti attoriali.

Forse Gli occhi della notte non sarà un film particolarmente famoso, ma si tratta senza dubbio di un vero e proprio gioiellino nel suo genere. Una vera e propria lezione di suspense, ottimamente diretta e interpretata, della quale, immaginiamo, anche Alfred Hitchcock sarebbe stato orgoglioso.

Leggi anche: Alfred Hitchcock- I migliori 7 film del maestro del brivido

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