Mark Rothko: l’Esistenzialismo nel colore

Davide Ceccato

Gennaio 19, 2022

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Una donna piange davanti a un quadro di Mark Rothko, massima estasi per il pittore che attraverso il suo colore ha sprigionato l’acqua salata nella valli rosa del suo viso. Sono degli psicologi quadrati queste opere, manifestano il loro rumore nel nostro silenzio. Sono sinfonie apparentemente immobili che agitano il nostro inconscio.

Una critica e/o descrizione e/o tentativo di ricerca schizofrenica di un senso ai suoi quadri non farebbe felice Rothko, che per una vita ha ribadito l’inutilità della critica alla sua opera. I suoi quadri ti criticano. Forse sbaglio pure io a dare un’interpretazione personale a ciò che mi ha lasciato il viaggio nei misteri di questo artista. Dovrei lasciare questo spazio bianco immacolato e osservarlo, lasciare che il silenzio mi innalzi a essere pensante.

Mark Rothko

Mark Rothko fu uno dei principali esponenti della scuola di New York nel periodo post-bellico. Il dopo-guerra con i suoi opachi e paurosi suoni aveva scavalcato il silenzio punzecchiato da un nevrotico acufene. I proiettili che forano le pareti per permettere la penetrazione di un chiodo e la sospensione in aria di queste carcasse cromatiche.

Queste opere caratterizzate da composizioni colorate e rettangolari in conflitto tra loro rappresentano il periodo classico e ultimo dell’opera dell’artista, caratterizzato da un abbandono delle forme canoniche di rappresentazione (che avevano caratterizzato i suoi precedenti periodi) e un ritorno al “nocciolo del problema”. Superando un certo limite di astrazione ha voluto pietrificare attraverso il colore, il dramma umano in equilibrio tra tragedia e estasi.

«L’esperienza tragica era l’unica vera fonte artistica».

(Mark Rothko)

Untitled

Il colore come metafora dell’esistenza che dondola tra l’infinito e la sua antitesi. Il verde, il nero, il marrone e il rosso che torrentizio urta la tela scontrandosi con le sue fibre bianche. I colori si compongono in quadrati che si toccano, che si spingono, per accaparrarsi più materia possibile, lo scontro come nucleo primario della vita. La tragedia nietzschiana, Apollo che prende per la gola Dionisio.

Il contrasto, come diceva Schopenhauer, è la base dell’esistenza umana e non. Nel libro Il mondo come volontà e rappresentazione usa l’esempio della formica bulldog australiana che se tagliata in due, la parte della testa e la parte della coda si scontrano in un ulteriore estenuante tentativo di soppravvivenza, punto principale della volontà di vivere. In Rothko i colori sono maschere del teatro, superano l’estetica e la metafisica. Sono la realtà, sono specchi.

Arthur Schopenhauer

I colori non sono mai delimitati da un contorno, da un confine, sono sempre sul punto di esplodere, di espandersi. Questo concetto di libertà ha attanagliato Mark per tutta la sua vita, combattendo per la libertà delle arti. Ritorna appunto questo contrasto, questa lotta che sembra essenziale per l’affermazione di una mente libera in una sistema che appassisce e che perisce sotto i nuvoloni del noioso conformismo.

L’artista capovolge la definizione sartriana dell’esistenza che precede l’essenza. Nei trattati appesi al muro di Rothko l’essenza agisce come chiave per il lucchetto del pensiero che corre beato tra i prati del silenzio. Il silenzio, medicina per questo circondariato caotico a cui siamo sottoposti ogni giorno. Per apprezzare la sua arte sono essenziali i sensi, quelli crudi e liquidi. Necessaria è la cecità per contemplare il colore nella sua impossibilità misteriosa. Necessaria è la cecità per spogliarsi nell’essenza.

Il colore è una brezza che ci ronza attorno sempre. È un catalizzatore di emozioni e in lui convivono poesia e filosofia. Il colore dell’indumento, il colore dei capelli, il colore dei fiori o dei muri casalinghi è ciò che tocca la nostra quotidianità e a cui noi attribuiamo un colore che ci crei emozioni. Quindi il colore nella sua compostezza e apparente insignificanza è in grado di regalarci un’estetica a cui reagire. È il nucleo di ogni particella dell’esistenza che permette all’uomo spinto dal suo esprimere di arrivare appunto a compimento dell’espressività propria.

L’estetica da cui siamo continuamente bombardati, ci buca ed esce la nostra creatività. La creativa essendo la forma che noi diamo al nostro esterno, è il prolungamento più importante del nostro Io sui cui abbiamo il massimo potere decisionale. La libertà del potere decisionale comporta appunto una decisione su dove indirizzare la nostra espressione creativa e questo crea pensiero e appunto filosofia.

Prendere un pennello, intingerlo nella vernice e riempire tutta la stanza dello stesso colore e sedersi al centro e gambe incrociate. Rothko porta nelle sue opere il fulcro dell’Io che ci  perseguita in continuazione e ci perseguiterà nel nostro coccio di eternità.

Arte è ciò che ti crea un vortice in petto semplicemente essendo nella sua forma. La forza del colore si dimostra con un aneddoto che riporta Rothko a quando gli commissionarono dei dipinti per un ristorante. Lui disse che voleva farli talmente cupi che le persone non riuscissero neanche a mangiare. Questo a spiegare l’energia di un qualcosa di immobile che in mani diverse riesce a modificare il flusso della cose.

Il colore ci comanda o noi comandiamo lui?

Quindi tutto questo contrasto e fluidità di ogni cosa che osserviamo e che fluisce in ogni direzione, prende il nome di esistenza e noi da umani, intelligenti a priori, abbiamo scoperto che il colore possiede un’energia che è paragonabile alla nostra.

Mark Rothko ha portato il colore in giro per le pareti delle gallerie del mondo, quest’entità a cui tentiamo di dar forma ma che lasciata a sé riesce a farci sorridere, farci piangere, renderci vivi. A tenerci vivi. Il colore che ci teniamo stretto nella nostra esistenza, che ci fa da ancora da terapeuta. Per quanto possiamo non pensarci, l’uomo nella sua esistenza gettato tra i colori avrà sempre bisogno di farseli amici.

Il colore sgocciola sulla tela e poi si trasforma in strada. Il colore rosso che sgocciolava dai polsi di Mark Rothko quando ha deciso di andarsene. Il significato ultimo del colore, il significato ultimo di tutto.

Mark Rothko

Mark Rothko, Black Blue Painting

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