L’âge d’or – Buñuel e il Surrealismo

Francesco Saturno

Febbraio 18, 2022

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Buñuel e il Surrealismo

Immerso nella Francia surrealista, a contatto con Salvador Dalì, lo spagnolo Luis Buñuel fu uno dei più importanti esponenti del cinema surrealista.

Ufficialmente nato nel 1924, come testimoniato dal famoso manifesto surrealista stilato dal poeta francese André Breton, il Surrealismo fu una corrente artistica d’avanguardia che voleva porsi come movimento culturale che superava l’ormai stagnante dadaismo.

Intendendo l’arte come possibilità di esprimere il libero funzionamento del pensiero, emancipato dalla ragione, il surrealismo si proponeva di esplorare campi esistenziali quali l’inconscio (molto i surrealisti devono alla sovversione imposta dalla psicoanalisi ideata dal genio di Freud), ma anche la sessualità repressa, le culture primitive o l’arte popolare. Oggetti d’indagine che per i cultori del movimento rappresentavano l’opportunità di toccare la realtà andando oltre i vecchi schemi tradizionali.

Per raggiungere questo scopo, però, la poetica surrealista si avvaleva di una violenza figurativa capace di bucare lo schermo del perbenismo, capace altresì di andare oltre la consueta realtà e far emergere la forza disorientante dell’inconscio.

Immagine tratta dalla rivista “La Révolution surréaliste” n°8 del 01/12/1926

Apollinaire, poeta e scrittore, altro padre fondatore del Surrealismo, aveva per esempio sottolineato l’urgenza di abbandonare l’arte colta per riprendere quella bassa e popolare.

Fu così che nacque una nuova estetica artistica, basata sull’esplorazione di ciò che è degradato, brutto e/o antimorale e sulle emozioni violente.

Buñel si inserisce nella corrente del Surrealismo attraverso la sua prima produzione cinematografica, Un chien andalou del 1929. Questo film per molti si rivelò scandaloso in quanto aveva sconvolto a tutto piano l’allora logica dominante sul cinema, stravolgendola.

Un tema caro ai surrealisti è quello dell’amour fou: l’amore folle che spezza ogni catena imposta dalla razionalità. In questo senso, i due film simbolo del movimento (in verità, per alcuni, gli unici due film veramente rappresentativi del Surrealismo), Un chien andalou e L’âge d’or (1930), ne trasmettono le dinamiche e le presentano allo spettatore in una forma senza filtri.

Luis Buñuel alle prese con la macchina cinematografica

Dopo il taglio dell’occhio di una donna con il rasoio, scena iniziale di Un chien andalou, il cinema non sarà più lo stesso. Buñuel non abbandonerà mai la lotta contro una prassi artistica statica, combattendola con le armi ipnagogiche della visione, dell’immagine e del montaggio onirico.

Quella del rasoio è una scena emblematica della rivoluzione visiva surrealista. Si propone effettivamente di squarciare l’occhio stesso di chi il film lo guarda, per fargli vedere, anche a costo di farlo soffrire, tutto ciò verso cui non ha mai rivolto lo sguardo – forse non riuscendolo prima a fare.__

L’âge d’or (1930)

Locandina di “L’âge d’or” (1930)

L’âge d’or, rispetto a Un chien andalou, è un film ancora più provocatorio.

Molto probabilmente risulta di difficile visione allo spettatore contemporaneo, ma va preso per la sua importanza storica e per il significato simbolico che voleva trasmettere al contesto di quegli anni.

Censurato dopo solo sei giorni per circa vent’anni, contiene al suo interno i temi cari al regista, in primo luogo quello di origine marxista dell’attacco alle istituzioni.

L’attacco alle istituzioni borghesi prende difatti le mosse da una considerazione concettuale di base del Surrealismo: tali istituzioni negano la natura pulsionale dell’individuo, misconoscendola.

L’età d’oro è un titolo evidentemente irriverente. A cavallo fra due guerre, in un mondo di crimini e violenze, ne sottolinea le contraddizioni e l’inumanità primitiva.

La trama è semplice, ma portata all’estremo. C’è una coppia di innamorati che soffre per non riuscire a soddisfare i propri intenti romantici e sessuali, a causa dei limiti imposti dai valori borghesi. I tabù imposti dalle istituzioni della famiglia, dell’esercito, della chiesa e della società impediscono la loro libera espressione.

È questa, dunque, la storia di un desiderio erotico che non riesce a realizzarsi a causa dei valori benpensanti imposti dalla società del tempo. La relazione tra i due, spinta nel suo parossismo carnale, è la metafora dell’amour fou tanto caro ai surrealisti.

In un film che è insieme ironico e tragico, per molto del suo tempo muto, con scene tra l’assurdo, il comico e il sarcastico, l’azione invisibile e al tempo stesso materiale della Chiesa e dello Stato si fa palese e suscita nello spettatore un sorriso sardonico, che ringhia contro quella borghesia che Dalì e Buñuel volevano disarcionare e massacrare.

Così il surreale che appare nel film (scheletri di vescovi, fiamme divampanti, giraffe gettate dalla finestra, una mucca nella camera da letto di una donna, borghesi con il viso invaso dalle mosche fino a una ridicola fellatio al pollice di una statua) è utile al sovvertimento di un ordine morale costituito da ostacoli tangibili e insidiosi. Questi ostacoli cercano di essere sovvertiti attraverso invenzioni stilistiche a volte assurde, a volte disturbanti. Ordine sacro, la Chiesa, e ordine profano, quello militaresco, vengono dissacrati per spingere la borghesia a storcere il naso.

Lys in una scena del film “L’âge d’or”

Il film, a causa del suo tono fortemente provocatorio, venne da subito bandito in Francia. Per le accuse di anticristianesimo, Buñuel dovette addirittura scappare in Messico.

Si pensi alla scena conclusiva allora additata di blasfemia: Gesù Cristo e il duca de Blangis (il protagonista de Le centoventi giornate di Sodoma del Marchese de Sade) sono la stessa persona.

Si vede così quanto il film, attraverso un certo fare sardonico, cerchi di distruggere il bigottismo di un’anacronistica morale cattolica. Compito del cinema diventa, dunque, quello di mettere in luce i paradossi e le idiosincrasie di una cultura occidentale che, secondo il surrealismo, annebbia e svilisce l’uomo.

In opposizione alla repressione istituzionalizzata dell’intimità pulsionale dell’uomo, cui solo «le dérèglement de tous les sens» – come scriveva Rimbaud –  può opporsi, L’âge d’or si fonda su un gioco visivo che confonde e che rende la regia folle e imprevedibile.

Repressi dalle istituzioni sociali, i desideri inconsci ritrovano tra le mani di Buñuel rappresentazioni che si rifanno alla cultura psicoanalitica. L’apparizione di una mucca sul letto della protagonista donna, per esempio, ha un significato simbolico in quanto metafora delle pulsioni sessuali femminili. Non a caso, la mucca viene buttata fuori dalla stanza dalla donna stessa.

Ma anche quegli stessi scorpioni che appaiono a inizio film in modo insensato assumono, in quest’ottica, un senso: le chele dello scorpione, mezzi per combattere e al contempo per conoscere, sono il simbolo dei sentimenti opposti di odio e amore che caratterizzano gli stessi personaggi del film.

L'age d'or
Scena iniziale del film “L’âge d’or”

Buňuel lo definì un film «contro tutto». Anarchico rispetto a qualsiasi convenzione morale, ancora oggi risulta facile immaginare perché, alla sua prima messa in scena, i fascisti entrarono nel cinema distruggendo tutto. La portata rivoluzionaria e sovversiva che ebbe allora fa sentire la sua eco ancora oggi.

Leggi anche: Il Surrealismo è morto, lunga vita al Surrealismo!

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