Sir Gawain e il Cavaliere Verde – Giocare con l’iconografia

Stefano Romitò

Aprile 24, 2022

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David Lowery, regista statunitense classe 1980, ci ha abituati a un tipo di cinema delicato e poetico nell’approccio, quanto potente e affilato nel toccare il cuore degli spettatori. La sua ultima fatica, Sir Gawain e il Cavaliere Verde, è stato distribuito in sala da A24 negli USA lo scorso 30 luglio. In Italia, invece, ha purtroppo saltato la proiezione nei cinema per approdare direttamente sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video.

Riprendendo una tendenza che caratterizza le sue ultime pellicole, Lowery sembra interessato a giocare con le aspettative del pubblico, analizzando personaggi tipici dei film di genere con un nuovo sguardo.

Uno sguardo intimo, attaccato all’animo dei protagonisti e alle loro caratteristiche più squisitamente umane, che rimette in discussione alcuni stereotipi dell’iconografia cinematografica.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde
David Lowery

Il suo è un cinema che, pur inserendosi nel filone dei film di genere, non concede troppe garanzie di riconoscibilità agli spettatori, evidenziando, in questo modo, la sua forte componente autoriale e personale. Il regista riesce a incuriosire e catturare l’attenzione del pubblico proprio per la sua originalità nel rimaneggiare diversi canoni iconografici. Questa caratteristica rende le sue opere sempre interessanti da analizzare, per il loro tentativo di raccontarci sfaccettature originali e atipiche di personaggi che ormai riconosciamo fin dai film che vedevamo da bambini.

Le opere di Lowery ci prendono quindi per mano e ci accompagnano nella scoperta di lati inaspettati e soprendentemente interessanti di quei personaggi che, grazie alla sua maestria, brillano di nuova luce. Oltre al sopracitato film, infatti, anche le due pellicole precedenti sembrano delineare nettamente questa scelta poetica.

In A Ghost Story a essere messa in discussione è la classica figura del fantasma che spaventa gli esseri umani e che rappresenta un pericolo. Nell’opera, il fatto di essere diventato un fantasma, dopo la sua morte, rappresenta invece un problema per il protagonista. Condannato a passare l’eternità all’interno delle mura di casa sua, vede la vita della compagna ancora in vita consumarsi fino all’inevitabile morte.

Lowery ci restituisce tutta la melanconia e la disperazione di un fantasma che è più solo di ogni essere umano. Esiliato dal mondo in cui viveva e allo stesso tempo prigioniero di esso per l’eternità. Il film sembra riecheggiare alcune atmosfere evocate dal film Casper, anche se Lowery lascia poco spazio alla leggerezza della pellicola. Adesso Casper è cresciuto, con lui anche gli spettatori e così anche i problemi della vita di un fantasma.

A Ghost Story
Il fantasma di A Ghost Story

In The old man & the gun, invece, il regista ci presenta la storia di un rapinatore. A settant’anni e dopo sedici evasioni continua a svolgere la sua “professione” con una pacatezza e uno charme invidiabili. Fiero di non dover mai ricorrere all’uso di una pistola o qualsivoglia arma, conta esclusivamente sulle proprie doti persuasive e oratorie.

Un rapinatore gentiluomo che svaligia banche e fa cadere le donne ai suoi piedi grazie alla sua gentilezza ed eleganza, in netto contrasto con l’immagine del rapinatore, ormai sdoganata e adattata in mille sfumature diverse, che si prende tutto ciò che vuole con la forza e l’arroganza.

The old man & the gun
Il protagonista di The old man & the gun

Ma arriviamo finalmente a Sir Gawain e il Cavaliere Verde. Di fondamentale importanza per questo film è la sua derivazione letteraria. La pellicola è tratta infatti da un romanzo cavalleresco inglese. Di autore anonimo, lo scritto risale al XIV secolo e fa parte del ciclo di racconti di Re Artù.

Per testimoniare l’interesse che il testo continua a suscitare ai giorni nostri basta vedere come questo, oltre ad aver avuto ben tre trasposizioni cinematografiche dal 1973 a oggi, sia stato studiato a fondo da un maestro della narrativa come J.R.R. Tolkien. Tra una passeggiata fra le colline della Contea e uno scontro nel fosso di Helm, lo scrittore ha infatti dedicato alcuni testi di critica letteraria a questo romanzo.

Lo scritto risulta interessante per l’ambiguo uso dell’iconografia medievale, che apre la via a interpretazioni molteplici, e per la particolare figura del protagonista. Il regista non riesce a resistere alla tentazione di provare nuovamente a mettere in discussione uno stereotipo. In questo caso la tanto decantata figura del cavaliere medievale senza macchia e senza paura.

Nel film seguiamo le gesta di Sir Gawain, giovane nipote di Re Artù, che accetta la sfida del misterioso Cavaliere Verde.

Chi vorrà potrà decapitarlo e prendere la sua poderosa ascia, a patto che esattamente l’anno successivo il volontario si rechi alla cappella del Cavaliere Verde, in realtà immortale, per essere a sua volta decapitato e restituirgli l’arma. Gawain, volenteroso di dimostrare il proprio valore, non si tira indietro.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde
Il cavaliere verde e la sua ascia

Le voci sul coraggio e il valore del cavaliere che ha accettato una tale sfida cominciano allora a circolare in città. In poco tempo verranno però affossate dal fatto che il giovane, per un anno intero, non compierà alcuna azione eroica degna del nome che si era conquistato. Passerà invece le sue giornate a zonzo tra la taverna e il bordello. Trascorso l’anno, però, si ricorderà del patto e partirà per raggiungere il Cavaliere Verde e il suo destino.

È proprio durante questo viaggio che vedremo il giovane affrontare in modo conflittuale il suo rapporto con l’onore, la forza e la purezza d’animo, caratteristiche tipiche di un cavaliere che si rispetti.

Il cammino di Gawain verso la cappella si rispecchia perfettamente con il viaggio interiore che il protagonista affronterà alla ricerca della sua essenza. Lo stesso viaggio interiore che ogni essere umano, prima o poi, compie durante la propria vita.

Chi non ha mai preso delle scelte importanti per dimostrare il proprio valore a se stessi e agli altri? Chi non si è mai sentito inadeguato ad affrontare situazioni in apparenza più grandi? E chi non ha mai avuto paura di affrontare un destino spiacevole?

Durante il suo viaggio, Gawain, si troverà ad affrontare avventure e personaggi che metteranno alla prova il suo valore. Se in alcune situazioni si dimostrerà all’altezza, spesso invece sarà evidente la sua inadeguatezza e incapacità nell’essere un vero cavaliere onorevole.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde
Sir Gawain con l’ascia del Cavaliere Verde

Complice una magnifica fotografia, che sembra avvicinare la pellicola a un’opera quasi fumettistica, e un reparto di trucco ed effetti speciali accattivante e originale, l’accavallarsi di situazioni imprevedibili nel viaggio del giovane cavaliere vi rapirà nella sua bellezza e varietà.

Se per un momento vi sembrerà di essere nel mondo del famosissimo anime Attack on Titan, in altri vi troverete a seguire intrighi apparentemente tratti da un’opera shakespeariana.

Arrivato alla destinazione finale Gawain si troverà allora davanti al suo destino, ma il Cavaliere Verde lo ucciderà davvero? O basterà dimostrare il proprio coraggio per scampare alla morte?

Forse nemmeno a Lowery stesso interessa troppo fornire una risposta precisa a questo quesito. Il nucleo del film, infatti, resta proprio il viaggio che il protagonista compie alla ricerca del suo destino e il conflitto con la figura del cavaliere valoroso che si trova a dover interpretare dopo aver accettato la sfida.

È proprio nel finale che tutti i timori e le incertezze del nostro protagonista assumono una forma diegetica. Le immagini che scorrono nella sua mente, al cospetto del Cavaliere Verde, permettono a noi spettatori di scrutare nell’animo di Gawain. Vediamo le sue paure sul futuro prendere vita, e proprio grazie a queste il giovane riuscirà a compiere la sua scelta.

Sir Gawain è dentro ognuno di noi. La sfida che accetta e il viaggio che compie sono tappe fondamentali della vita di ogni essere umano. Sta a noi scoprire se la nostra testa cadrà a terra o se resterà ben salda al corpo.

Come un moderno Geppetto, Lowery gioca con l’iconografia del passato e usa i suoi strumenti per dare nuova vita a diversi stereotipi di personaggi cinematografici e non.

Il regista ha capito che per il cinema, di genere soprattutto, è fondamentale l’aggiornamento dei codici e l’originalità nell’approccio ai personaggi, e finché questa lezione rimarrà chiara nella sua mente noi saremo qua ad attendere trepidanti la sua prossima opera.

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