La voglia matta di Luciano Salce – Uno scontro generazionale

Silvia Ballini

Aprile 26, 2022

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La voglia matta di Luciano Salce – Uno scontro generazionale

«Vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso oramai… ma che colpa abbiamo noi?».

(Rokes, Che colpa abbiamo noi?)

Il cinema del Novecento partecipa alla costruzione della gioventù come identità collettiva, intercettandone il potere sociale e politico nell’Italia degli anni ’60.
Il benessere economico, il cosiddetto boom, comporta la nascita dei teenager che, raccogliendo la ventata americana, non esitano a salire sulle vespe, le lambrette al ritmo di geghegè e rock and roll, concependo la possibilità di godere della propria giovinezza.

Alla scoperta di un nuovo gruppo sociale consegue un’inevitabile incomprensione nelle generazioni precedenti, ancora legate ai traumi bellici, un vero e proprio scontro generazionale che nella commedia trova largo spazio.

Libertà, disinibizione sessuale che va a intaccare il precario equilibrio borghese: «sono una ribelle, libera, segreta. Sempre curiosa, pronta alla sperimentazione, ma allo stesso tempo candida: bambina ancora stupefatta dalle meraviglie del mondo e dai doni che elargisce». Le parole con cui si descrive Catherine Spaak, l’attrice simbolo del risveglio giovanile, mettono in subbuglio lo stardom italiano, salutando le maggiorate e accogliendo le più raffinate adolescenti.

Giovani donne che non hanno più paura di scoprire il sesso, che si confrontano con coetanei e uomini maturi, così appare la nostra Spaak ne La voglia matta, del 1962, commedia balneare di Luciano Salce.

Catherine Spaak in La voglia matta.
Catherine Spaak ne La voglia matta

Giornata intensa per l’ingegnere Antonio Berlinghieri, Ugo Tognazzi, che mentre si reca in visita dal figlio in collegio, si imbatte nella conoscenza di un gruppo di giovani in vacanza, tra cui Francesca, Catherine Spaak.
Il viaggio in macchina, accompagnato dalle sue riflessioni in voice over, rischia di sgretolarsi, preannunciato da continui suoni che si rompono, come la sua integrità, nell’incontro con la giovane Francesca, la quale metterà in crisi la sua identità.

La presenza dell’oggetto macchina non può essere trascurato in ambito cinematografico: da un lato Hollywood si concentrava infatti sul road movie, dall’altro la commedia all’italiana dava spazio alla rappresentazione della macchina come simbolo di benessere e di progresso: code di auto che si recano a godersi le ferie, e non solo, sono simbolo di realizzazione dell’uomo-borghese.

Ne La voglia matta, l’auto mette in campo lo scontro generazionale, tematica del film, nel confronto con le differenti modalità e intenti di guida.

Antonio ha paura di premere l’acceleratore; Francesca, Piero, Gianni Garko e i suoi amici non si preoccupano neanche di rimanere senza benzina; l’importante è il vento che li accarezza e giungere il prima possibile a destinazione, senza paura della velocità.

Analisi dello scontro generazionale avvenuto negli anni Sessanta con la commedia balneare di Luciano Salce La voglia matta.
Generazioni a confronto ne La voglia matta

Liberatosi dei baffi démodé e delle vecchie barzellette, a causa del forte interesse nei confronti di Francesca-Lolita, o per la mancata accettazione del passare degli anni, Antonio non riesce più a separarsi dall’allegra brigata, non facendo altro che porsi in ridicolo davanti ai loro occhi.
Sottoposto a prove fisiche e sfilate non ottiene le loro simpatie, ma riesce solo a ingrandire il divario generazionale.

E il film continua a separare fortemente le due realtà, lasciando i monologhi interiori dell’ingegnere in voice over e i giovani dialogare tra di loro, senza bisogno di ricorrere a continui flussi di coscienza, vivendo pienamente la giornata.
Un vero confronto risulta impossibile, loro vogliono la musica, lui parla di politica.

Ragazzo: «Mussolini chi? Il padre del pianista».

E la Spaak, ninfetta maliziosa e volubile, non fa che giocare con le debolezze dell’ingegnere, attraendolo a sé per gioco, innescando una sorta di compassione nello spettatore che non può non riportare alla mente il vertiginoso e frenetico ballo eseguito dallo stesso Tognazzi in Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli.
I primi piani dei loro volti intenti nel ballo fanno sembrare veri i sentimenti fugaci dell’adolescente, che nella sequenza successiva è pronta a sferrare una nuova beffa.

Analisi dello scontro generazionale avvenuto negli anni Sessanta con la commedia balneare di Luciano Salce La voglia matta.
Il ballo di Tognazzi in Io la conoscevo bene

Anche il rito in spiaggia, in cui i giovani incoronano Tognazzi, è una semplice parodia dei tempi passati sulle note di Brigitte Bardot, mentre si divertono, slegandosi da antiche tradizioni a cui non sanno più appartenere.
Al risveglio Antonio si troverà solo, disilluso, e tornerà nella sequenza finale ancora una volta in macchina a parlare tra sé e sé. «Passata la domenica chiuso, media settantacinque orari, alle tre sono a Pisa…», fingendo che non sia successo nulla.

Salce chiude con un travelling primo piano di Tognazzi e una successiva ripresa esterna alla macchina, che ancora ci lega allo straziante finale di Io la conoscevo bene, sperando in un esito diverso per il protagonista Antonio.

Analisi dello scontro generazionale avvenuto negli anni Sessanta con la commedia balneare di Luciano Salce La voglia matta.
Finale

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