Dino Risi – Il sorpasso fatale che determinò un’epoca

Alessandra Cinà

Aprile 28, 2022

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1962: Dino Risi fa la storia del cinema italiano con Il sorpasso.

Per sezionare il film e capire di conseguenza l’importanza che ha ancora oggi per il cinema italiano è necessario iniziare da questa frase che Bruno Cortona (uno splendido Vittorio Gassman) rivolge allo studente Roberto (Jean-Louis Trintignant).

Questa frase ci dice tutto e niente sul film e in particolare sul cialtronesco Bruno, personalità più complessa di quanto non si pensi.

Ma prima di addentrarci nella psiche dei due è necessario fare il punto della situazione, in modo tale da poter tracciare la cornice narrativa de Il sorpasso e dunque il contesto storico, imprescindibile più che mai in questo cult degli anni del boom.

Gli anni ’60 sono passati alla storia come gli anni del boom o del miracolo economico. Fu un periodo economicamente e socialmente florido: la lira venne premiata dal “Financial Times” come moneta stabile e piaghe come disoccupazione e analfabetismo furono eradicate. Naturalmente non mancarono le ripercussioni anche a livello psicologico e morale. Le nuove generazioni si allontanarono da una certa cultura popolare figlia del dopoguerra per essere avviluppate dalle illusorie promesse di un consumismo sempre più imperante.

A livello sociale, i valorosi uomini neorealisti lasciano il posto a una generazione più amorale, alimentata da riscatto e divertimento. Una generazione quasi macchiettistica, scaltra e irriverente, protesa sempre verso il futuro.

il sorpasso
La Lancia Aurelia B24 Spider: simbolo della società consumistica, resa celebre da Il sorpasso

Bruno Cortona è un trentacinquenne irresponsabile e immaturo che non ne vuole sapere del dovere e passa da un divertimento all’altro, come se nulla fosse. A fargli da contraltare è il timido e coscienzioso studente Roberto, dedito allo studio e al perseguimento di nobili obiettivi.

Bruno e Roberto ne Il sorpasso simboleggiano le due Italie. Da un lato quella austera del dopoguerra, incarnata dallo studente, e dall’altro quella del boom e del divertimento, personificata da Bruno.

A Ferragosto, queste due Italie si scontreranno fino al tragico epilogo che vedrà trionfare l’Italia del futuro a scapito di un’Italia legata al passato.

Bruno corre con la sua Lancia Aurelia Spider (simbolo per eccellenza del nuovo consumismo) per le vie di una città deserta in cerca di un telefono: la corsa procede fino a quando non trova l’unica persona rimasta in città a cui chiedere di poter utilizzare il telefono. L’uomo convince lo studente a tralasciare lo studio per godersi la giornata e lo invita a un aperitivo che si trasforma presto in una gita destinata a concludersi nel modo più nefasto possibile.

Inizia così il road movie di Risi che, con uno stile a tratti documentaristico, ci presenta gli italiani del twist e della vacanza in spiaggia.

All’inizio l’impacciato Roberto si trova in forte disagio perché non riesce ad adattarsi alla vitalità di Bruno, che si mostra sin da subito sfacciato, impenitente, opportunista e irriverente, sempre pronto a divertirsi, quasi non avesse altro da fare o a cui pensare.
Durante la prima parte del film Roberto è tentato dall’abbandonare il suo compagno di viaggio, ma una forza invisibile lo spinge a non andare: egli è attratto da Bruno e dal suo mondo e, pur volendo, non riesce ad allontanarvisi.

Il sorpasso – Gassman e Trintignant

Come già anticipato all’inizio, questa forza attrattiva è la stessa che agisce sui giovani degli anni ’60: è l’attrazione dell’agiatezza che allontana dalla prudenza e dal dovere stagnante.

Le certezze di Roberto però cominciano a vacillare, fino a crollare definitivamente quando andranno a trovare gli zii, ipocriti fino al midollo. Bruno però è in grado di osservare, e toglierà i paraocchi a Roberto, mostrandogli per la prima volta il marcio sotto la sua famiglia. Si tratta di finti perbenisti che vivono in una realtà costituita da menzogne e ampollose certezze nelle quali rifugiarsi; il cugino, ad esempio, non è figlio di suo zio, bensì del fattore.

Questo smascheramento sconvolge Roberto, che rivede i suoi obiettivi riprovevoli e meschini. Per tutta la vita, infatti, aveva seguito le orme del cugino al fine di diventare un prestigioso avvocato, con tanto di Fiat 1005 e una bella moglie. Non poteva mancare l’attacco di Risi a una borghesia decaduta e destinata al collasso.

Tale epifania desta l’intorpidito Roberto, che comincia a seguire le filosofie di Bruno, che lo esorta a ubriacarsi della vita e dei suoi piaceri.

La vecchia Italia comincia così a perdere colpi, sempre più attirata da un nuovo ed euforico stile di vita.

Dopo Roberto però toccherà a Bruno affrontare la famiglia, e in particolare la figlia adolescente Lilly (Catherine Spaak). L’incontro-scontro con Lilly ci fornisce una prospettiva completa su Bruno, che non è più un uomo sicuro di sé, ma un ragazzino fragile e solo.

Bruno sembra anticipare quella generazione di disillusi e falliti che di lì a qualche decennio verrà rappresentata in tutta la sua miseria.
Egli è, infatti, umanamente solo, fallito in tutto e per tutto. Non a caso la moglie Giovanna sente per lui lo stesso affetto che una madre sente per un figlio sfortunato.

Lilly, nonostante voglia bene a suo padre, ambisce a ottenere una cosa che Bruno disconosce del tutto: la sicurezza. Lilly, così come la madre, non riesce ad abbandonarsi totalmente alla leggerezza – come fa Bruno -, ma vuole costruire una vita con fondamenta stabili e costanti.
La giovane infatti ha in piano di legarsi a un uomo molto più anziano di lei, che le offre però ricchezza e certezze.

Il sorpasso – Catherine Spaak e Vittorio Gassman

L’individuo ricerca da sempre un porto sicuro e stabile; il boom è riuscito, per brevi tratti, a diluire questa necessità.

Siamo giunti alla fine del film. Il viaggio dei nostri protagonisti sta per concludersi e nonostante Roberto sia ormai una persona diversa, non riuscirà mai ad adattarsi alla nuova società. Non potrà mai essere il Bruno Cortona della situazione, poiché la sua austerità e il suo senso del dovere lo alienano da qualsiasi contesto. La società del consumo richiede gente forte e sfrontata.

Nonostante, infatti, abbia la possibilità di trascorrere l’intera giornata in spiaggia, chiede insistentemente a Bruno di ritornare a casa. Roberto non riesce ad ambientarsi, non è l’uomo che quella società richiede, ma l’esatto opposto, destinato inevitabilmente a soccombere al tempo che cambia.

Ed eccoci all’ultimo sorpasso: Bruno corre sfrenato incitato da Roberto, e a causa di questa loro spericolatezza verranno coinvolti in un mortale incidente stradale. Roberto – come lo spettatore intuisce prima dello schianto – morirà tragicamente mentre Bruno ne uscirà illeso (forse più maturo, ma questo non ci è dato saperlo).

La vecchia Italia è stata vinta definitivamente, e quella nuova è pronta ad affrontare un futuro preannunciato funesto e brutale (di lì a poco avranno inizio gli anni di piombo) proprio da quello stesso sorpasso.

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