La svolta – Anatomia di un destino colpevole

Francesco Saturno

Maggio 5, 2022

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La svolta è il film con cui esordisce nel 2021 il regista Riccardo Antonaroli, dal 22 aprile 2022 disponibile anche su Netflix.

Il film si tinge di sfumature doppie – comiche e tragiche, paradossali e assurde – che riescono a fare di questa pellicola, di produzione squisitamente italiana, qualcosa di appetibile e sconcertante insieme.

Locandina de La svolta

Al di là di alcuni stereotipi classici, nella colonna sonora scritta ad hoc da Carl Brave, dall’omonimo titolo, all’inizio del film si assiste a uno scenario oggi sempre più ordinario: in una zona di Roma, la Garbatella, un giovane ragazzo timido e introverso, fuoricorso, di nome Ludovico, vive da solo in una casa in cui il padre gli ha concesso di vivere.

Il rapporto con lui è però solo parzialmente sincero: il padre sa che il figlio è iscritto a economia da cinque anni, che ha dato pochi esami – e di questo se ne lamenta quando lo va a trovare –, ma non sa che Ludovico è preso dalla passione per la fumettistica. Difatti il solitario ragazzo non ha mai confessato al padre la sua passione per i fumetti, non è mai riuscito a mostrargli i suoi disegni. Nel frattempo passa le sue giornate a elaborare un fumetto poliziesco nelle quattro mura domestiche nelle quali si trova.

Nel palazzo in cui vive, qualche piano sopra al suo, troviamo Rebecca, una ragazza che ama da lontano e che sta uscendo da una relazione con un prepotente ragazzo pariolino.

Fin qui, tutto è abbastanza comprensibile: siamo di fronte alla rappresentazione di una vita chiusa, che non si apre, che ha paura.

Il primo colpo di scena, la prima svolta, a tratti pirandelliana, a cui assiste lo spettatore è l’entrata in contatto di Ludovico con un altro ragazzo, che si farà poi chiamare da lui Jack.

L’incontro con Jack capita a Ludovico in maniera inavvertita e insperata: una sera scende a buttare la spazzatura e viene sequestrato e portato da Jack nella sua stessa casa. Jack, infatti, a seguito di un furto da 500.000 mila euro ai danni di gente poco raccomandabile, ha bisogno di nascondersi perché lo stanno cercando. Non appena consumato il furto, avrebbe voluto fuggirsene e partire alla volta del Brasile, dove vive il fratello, ma un incidente con la moto con la quale stava scappando gli mette i bastoni tra le ruote e lo costringe a pensare a un altro modo per fuggire. Il caso agisce.

Erede di un cinema che attraversa quello di Dino Risi (i riferimenti a Il sorpasso sono inevitabili, riflessi nello stesso titolo, La svolta, metafora anch’essa automobilistica) fino ad arrivare a quello di Matteo Garrone (lo stesso spietato sicario che si occupa di rintracciare, insieme al suo boss Caino, il colpevole del furto è il protagonista di Dogman, Marcello Fonte), il film di Antonaroli, nella sua visione claustrofobica e assurda della realtà, cerca di creare qualcosa di nuovo.

La svolta, che prevede un mix di elementi da commedia romantica, crime, thriller e psicologici riesce ad attirare l’attenzione al di là dei suoi paradossi, dei suoi cliché e delle sue velleità.

La colpa e il destino ne La svolta

La svolta vera del film, che sembrerebbe essere rappresentata dal furto dei 500.000 mila euro, è invece l’incontro tra Jack e Ludovico. L’uno sbruffone e temerario, alla ricerca di una vita godibile, senza sforzo, nel paradiso brasiliano, l’altro introverso e chiuso in se stesso, incapace di amarsi e di amare il mondo intorno a lui. Il loro è l’incontro tra due solitudini uguali e diverse, entrambe votate – più o meno consapevolmente – alla salvezza di se stessi.

Il loro è anche l’incontro tra una vittima e il suo carnefice, tra sequestratore e sequestrato, una dinamica psicologica che però li vede, a un certo punto, non poter fare più a meno l’uno dell’altro. Nascerà, tra le quattro mura domestiche nelle quali Jack si sta nascondendo per necessità e Ludovico per viltà, un’amicizia fatta di intese immediate, di sorrisi e risate fraterne.

La svolta è un film tutto italiano che mette in luce i paradossi della colpa e l'anatomia di un destino illogico e assurdo.
Ludovico e Jack parlano delle loro vite mentre sono a casa.
Sulla parete il chiaro riferimento di Antonaroli al Dino Risi de Il sorpasso

Si può dire che, a fronte di un destino che li mette in contatto in modo casuale, il loro incontro sia necessario a entrambi.

A Ludovico, certamente, per iniziare a credere in se stesso e per poter pensare di avere qualche possibilità di realizzare i suoi desideri in una forma che non sia solo immaginaria: l’amore per Rebecca, la ragazza che abita con una coinquilina spagnola nel suo stesso palazzo, sboccerà grazie ai suggerimenti di Ludovico, che lo invoglia altresì a realizzare il suo sogno di fumettista, perché è bravo e «se nella vita tocca fallire, meglio farlo per ciò che ci piace».

Dal lato di Jack, invece, la necessità di sfruttare l’altro a suo vantaggio sarà ridimensionata dal rapporto di fratellanza e amicizia con Ludovico, qualcosa che, pur non contraddicendo il suo «ognuno è solo», gli farà comprendere che un rapporto di mutuo aiuto è alla base del sentimento della vita. Sullo sfondo, c’è la possibilità del dialogo e della condivisione come possibilità per stare meglio.

Così la depressione di Ludovico, spinto a chiudersi in casa e a imbottirsi di ansiolitici perché incapace di farsi valere fuori dal perimetro controllabile dei suoi disegni, che creano il mondo che vuole lui, viene messa da parte per consentire a Ludovico di aprirsi alla dimensione dell’incontro.

L’attore che interpreta Ludovico, Brando Pacitto, riesce a incarnare bene la fisionomia di un tipo fragile e insicuro, rispetto a quella spigolosa e dura di Andrea Lattanzi, interprete di Jack, che riesce, con una sua cultura psicologica inaspettata, a smuovere i desideri di Ludovico.

‹‹Non c’è cosa peggiore che trovarsi prigionieri del sogno di un altro››.

(Gilles Deleuze)

Tutto procede, mentre Ludovico e Jack sono chiusi in casa perché giù dal palazzo sono appostati i teppisti di Caino che non aspettano altro che vederlo uscire fuori per sorprenderlo e consegnarlo nelle mani del loro padrone.

È in questa atmosfera di colpa, paura e suspense che lo spettatore viene calato, anche quando i due riescono a organizzare una cena con Rebecca (Ludovica Martino) e la sua coinquilina spagnola (Chabeli Sastre Gonzalez), lato femminile della storia, che ridona un tocco di leggerezza e comicità sentimentale a un film che si muove, in fondo, sulla scia della malinconia.

È proprio nel momento di maggiore leggerezza de La svolta, verso il finale, in cui i due sono a casa delle due ragazze e stanno flirtando con loro, che qualcosa si spezza nella narrazione cedendo il passo al drammatico.

Come in una scena di Camus, in cui l’assurdo regna per il suo imperio sul mondo umano, Ludovico scende da casa sua per prendere un po’ di hashish da fumare con tutti, che lo stanno aspettando di sopra. Jack, non vedendolo rientrare, lo va a cercare.

Scoprirà che Caino è entrato in casa sua, che ha scoperto che lui, il colpevole del furto, si nasconde lì. Ne segue una catena di omicidi paradossali, in cui Caino, mentre sta per uccidere i due ragazzi stesi sul pavimento, viene prima colpito alle gambe da un suo vecchio scagnozzo affamato di vendetta, poi quest’ultimo viene ucciso dal sicario che, di fronte alla borsa da 500.000 mila euro, lì a terra, ucciderà anche il suo capo. E alla fine, nel momento in cui il sicario sta per ammazzare i due ragazzi, sarà Ludovico a premere il grilletto di un’inaspettata pistola che teneva con sé e ad ammazzare il sicario.

La svolta è un film tutto italiano che mette in luce i paradossi della colpa e l'anatomia di un destino illogico e assurdo.
Finale de La svolta – Il sicario (Marcello Fonte) mentre sta per sparare a Ludovico e Jack

A quel punto, però, ha già ricevuto dal sicario un colpo al petto che lo uccide, lasciando Jack di nuovo solo tra tutto quel sangue. Ma anche lui ha ricevuto un colpo e, scappando dal palazzo mentre accorrono polizia e autombulanze, si ritroverà a cadere non troppo lontano da lì ai piedi dei bidoni della spazzatura e a morire anche lui.

La borsa che aveva portato in salvo sarà presa da due netturbini che, lì per prelevare la spazzatura, troveranno il corpo esangue di Jack e la borsa.

Curioso che poco prima di ritrovarlo stessero parlando dell’inguaribile attitudine ladresca dei politici italiani: di fronte a quella scena non esiteranno a scappare con la borsa con i soldi e a lasciare inerme, senza soccorso, Jack, a cui l’ultima immagine che gli si profilerà davanti agli occhi sarà il fumetto, caduto dalla borsa coi soldi, che ha creato per lui Ludovico e che gli aveva regalato in vista della sua partenza.

‹‹A Jack, fratellone che mi ha ridato la vita›› recita la dedica del fumetto. Qual è il destino e quale la colpa che mette in scena questo film?

L’anatomia di un destino è quello che porta le esistenze di tutti noi a essere in balìa del caso, un caso che non fa sconti, sia nel bene che nel male, e che però viene anche costruito da noi stessi.

La colpa (infatti ci si potrebbe chiedere perché, tra tutti quei morti, muoia anche Ludovico, un ragazzo apparentemente senza macchia) è forse quella di una generazione o immobilizzata da una paura capace di tacciare di impotenza il desiderio (Ludovico) o da una ricerca dell’inganno come possibilità di ottenere un godimento senza sforzo (Jack).

Per il resto, c’è l’assurdo.

Leggi anche: La terra dell’abbastanza – I fratelli D’Innocenzo sull’emarginazione sociale

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