Signore e signori – Spaccato di una provincia borghese

Carmine Esposito

Maggio 9, 2022

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Signore e signori, benvenuti a Rezega! Ridente cittadina di provincia distesa nel cuore delle pianure del Veneto. Passeggiate dolcemente sull’acciottolato del centro storico, lungo le acque dei navigli; lasciatevi incantare dalle vetrine dei negozi sotto i portici luminosi. Prima di  fermarvi a uno dei tavolini del bar sulla piazza principale a consumare, osservando il viavai delle persone. Proprio lì, signore e signori, tra un caffè e un aperitivo potrete conoscere le meravigliose persone che animano questa meravigliosa provincia. Medici, professionisti, industriali; persone industriose, pie e integerrime. Tutte persone di grande spessore, figure di spicco che operano e si adoperano per rendere sempre più radiosa questa piccola comunità.

Signore e signori, dimenticate per un attimo la frenesia della città per godere a pieno della calda intimità familiare che si respira in provincia. A Rezega il lavoro crudo, duro e indefesso non esiste; piuttosto che passare giornate intere bloccati in ufficio o in negozio, i suoi cittadini preferiscono dedicarsi agli amici e alla famiglia, tra feste e chiacchierate al bar. Vivere la quotidianità godendo dei piccoli piaceri della vita. Come ridere dell’ultimo pettegolezzo o fare la corte alla forestiera di turno, fermi al tavolino a bere un aperitivo dopo l’altro. Tutto questo perché, signore e signori, la provincia non è solo un luogo, ma uno stato mentale.

Signore e signori
Aperitivo in centro a Rezega

Signore e signori, tra burattini e burattinai

Rezega è, ovviamente, un luogo inventato anche se facilmente localizzabile nella provincia veneta, scelto da Pietro Germi come ambientazione del suo film Signore e signori (1966). Sullo sfondo di questa cittadina tranquilla, borghesamente anonima, si svolgono le storie di un manipolo di protagonisti; amici, o presunti tali, mariti e mogli, amanti e fidanzati, che trascorrono le giornate tra il lavoro, poco, e i bagordi, molti.

A cominciare dalla festa in casa dell’industriale Scodeller, organizzata dal figlio di quest’ultimo. Sulla strada verso la villa, i personaggi sfilano uno dopo l’altro, mettendo a nudo pregi e difetti; vanno su e giù, come cavallini di una giostra, in continuo movimento eppure bloccati sempre nello stesso posto.

Questa fiera delle vanità parte dal medico Castellan e la moglie, medico cinico e facilone lui, bella e un po’ tarda lei; subito seguiti dal satiro Gasparini, tombeur de femmes improvvisamente scopertosi impotente, legato a una moglie, Ippolita, donna estremamente devota e legata alla chiesa locale; per poi proseguire con la violenta coppia Soligo, marito e moglie, e la triste e infelice coppia Bisigato, altrettanto marito e moglie.

L’allegra brigata

Più che una sfilata di moda ricorda una passeggiata dantesca in provincia, per come i personaggi travalicano i drammi personali per assumere contorni archetipici: nel primo girone c’è il cornuto ignaro, ma felice; mentre nel secondo si può osservare la moglie trofeo, bella ma stupida e sbandierata in faccia agli amici come una coppa, e così via. Ci si potrebbe perdere tra gli eventi, le vicende, le dicerie e i pettegolezzi; ciarlare per ore, senza riuscire con un tocco a increspare la superficie della realtà, per penetrare fino al cuore dei personaggi. 

Signore e signori come burattini dalla testa di legno, riempita di trucioli e svuotata da pensieri o emozioni.

Perché non importa che faccia abbiano, con chi siano sposati o che lavoro facciano: tutti indistintamente si agitano dietro alle stesse voglie, gli stessi istinti; proprio come delle marionette agitate dal volere capriccioso di un’unica persona. La realtà è che sono tutti figli dello stesso ambiente: quella provincia borghese annoiata e disillusa, professionalmente arrivata, economicamente realizzata, eppure dannatamente infelice.

Di provinciali e provincialismi

A ben vedere, la reale protagonista del film è proprio la cittadina, che sembra spargere la sua aura sui suoi abitanti. Infatti, non sono solo i personaggi principali a mantenere un contegno giocoso e irriverente, ma tutti: a cominciare dal prete, che non manca di presenziare alle feste; fino ad arrivare ai ragazzi, che si prendono gioco di Bisigato ebbro d’amore o del povero Benedetti sotto processo. La provincia, nel film di Pietro Germi, non è solo un luogo fisico, inerte, in cui gli attori mettono in scena un dramma, che racchiude in poche vicende tutto il senso di un’esistenza. La provincia è un’entità, uno stato mentale, ha vita propria e sparge i suoi insegnamenti come semi nel cuore degli abitanti.

Bisigato marito e moglie

Semi come la noia, che getta un’ombra grigia sulle giornate che sembrano interminabili. Come riempire quei minuti e quelle ore che sembrano dilatarsi all’infinito? Come affogare il tedio del lavoro oppure scappare da un matrimonio noioso e frustrante? Non resta che il pettegolezzo costante, qualche scappatella e pochi, rari divertimenti. Il rito della noia impone di cambiare partner con cui accoppiarsi una volta a settimana; non disdegnando le mogli degli amici, o chiedendo ausilio a una professionista. Mentre la coppia fedifraga si avvinghia, gli altri possono divertirsi, lanciando frecciatine sulle dimensioni delle corna del marito o sulle inclinazioni al meretricio della moglie. In un gioco di ruolo che sollazza tutti, indistintamente. 

Oppure, semi come il cinismo; in una comunità popolata di individui incapaci di creare qualsiasi legame duraturo, che sia un amore o un’amicizia. I matrimoni sono costellati di tradimenti; stessa cosa dicasi per le amicizie. Non c’è alcun sentimento genuino; non ci si fida l’uno dell’altro e non si perde occasione per mettere nel sacco amici, moglie o marito. Come se non bastasse, qualsiasi esempio diverso deve essere ridicolizzato, annichilito; così che nessuno si illuda di poter amare o essere amato.

Basta guardare al triangolo amoroso tra i coniugi Castellan e il satiro Gasparini; non appena il dottore viene a sapere che l’amico è diventato improvvisamente impotente, non perde tempo a prenderlo in giro, oltre a mettere in piazza il segreto confessato, come ultime pettegolezzo di cui ridere. Gasparini, invece, ha pazientemente teso una trappola all’amico, mentendo sulla sua capacità sessuale; solo per portarsi a letto l’unica moglie che ancora manca all’elenco: Noemi Castellan.

L’unico che aspira e prova a liberarsi dal giogo della sua condizione di infelice è il ragionier Bisigato; vessato dalla moglie e insoddisfatto del lavoro, si innamora della cassiera Milena, con cui pianifica una fuga d’amore. Ma gli altri non possono tollerare questo affronto; non possono accettare che uno di loro riesca a raggiungere simili vette di sentimento. Quindi, fanno di tutto per fargli cambiare idea; insinuando il seme del dubbio di una eccessiva frivolezza di Milena o aizzando la moglie di Bisigato contro il marito, che non esita a coinvolgere autorità e forze dell’ordine.

Signore e signori
Foto dal set

Perché in quella palude di nichilismo non c’è nulla che possa ritenersi sacro. Non è sacro l’amore e non lo è l’amicizia; non lo è nemmeno l’innocenza e la giovinezza, strumenti del sollazzo di poche ore in una giornata altrimenti insostenibile. Persino la giustizia e la legge passano in secondo piano, quando le marionette iniziano con le loro guarattelle. Anche al vecchio contadino basta solo un assaggio di quella marcia bohème, per dare in pasto ai lupi l’onore e la verginità, in cambio di qualche soldo e di un paio di gambe calde e accoglienti.

Signore & signori, la provincia del/nel boom economico

D’altronde, se Signore e signori occupa un posto di primo piano nel panorama della commedia del Boom italiano, ci sarà un motivo valido; lo stesso motivo per cui la provincia, come luogo dell’anima, resta un tema fondamentale nella letteratura per parole e immagini in Italia, tanto da ispirare autori quali Fellini e Moravia. La ragione, tanto semplice quanto banale, è che il provincialismo ha gettato le basi per il boom economico; ha rotto gli argini della vita quotidiana per farsi modello di comportamento e aspirazione ultima di una borghesia in ascesa.

Dalla tv, attraverso i film, le province sono entrate nelle case degli italiani e, da lì, hanno invaso i luoghi di lavoro, gettando così le basi culturali del modello economico di sviluppo italiano: la Piccola e Media Impresa. La voglia diffusa di emergere, costantemente frustrata, rompe la diga della meschinità; nelle aziende a conduzione familiare i proprietari spadroneggiano, mentre i dipendenti si limitano a invidiare e borbottare.

Non c’è corridoio, ufficio o sala riunioni in questo paese che non sia intriso del cinismo di Benedetti, della foga di Gasparini o del nichilismo di Castellani; non c’è azienda in cui non esistano tradimenti, relazioni clandestine, pettegolezzi a gogo, e in cui non si scelga di sacrificare qualsiasi collega per un pizzico di successo.

Ben lontana dalla satira fantozziana, quindi, la moderna PMI sembra un paesino in miniatura; una zona franca in cui abbandonare, finalmente, le regole della moralità e del vivere quotidiano, per provare una volta nella vita il brivido dell’azzardo. Per nascondersi in sala caffè a commentare con cattiveria l’abbigliamento della stagista; per approfittare e fare la corte alla bella collega dell’ufficio risorse umane; oppure per parlar male col capo del vostro collega, ora che c’è aria di promozione. Tutto per non ammettere con se stessi quanto penosa e vuota sia la propria esistenza, racchiusa dentro quelle quattro mura anonime ed estranee.

Signore e signori, benvenuti nella vostra Rezega! Accomodatevi, rilassatevi. Fate amicizia; guardatevi intorno, alla ricerca di uno o più compagni di viaggio, con cui condividere la noia e l’attesa. Mi raccomando, non siate schizzinosi o troppo scontrosi, non ne vale la pena. Il tragitto è ancora lungo e finirete per trascorrere qui con noi la maggior parte della vostra vita!

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