E come Jimmy McGill dice in Better Call Saul «It’s showtime, folks!».
The term Antichrist, meaningful and
precise in another age, is succeeded by
coinages multiplying out of denial —
antimatter, antiplay, anti-utopia, anti-
Americanism, and finally antihero, a
concept, as it happens, far closer to Christ
than to his enemy.
(Ihab Hassan, The Antihero in Modern British and AmericanFiction (1959)
Dopo la fine di Better Call Saul, quella riportata sopra è la citazione di Jimmy che mi è rimasta maggiormente impressa. L’epilogo dello spin-off di Breaking Bad ce l’ha regalata per l’ultima volta, durante l’ultima apparizione in tribunale di Slippin’ Jimmy.
La seconda, è la citazione di apertura di un saggio di Andrea Bernardelli (2013) dal titolo L’antieroe dai mille volti. La migrazione di un dispositivo narrativo dalla letteratura alla serialità televisiva.
Slippin’ Jimmy, Saul, Gene, solo Jimmy: comunque lo si chiami, il soggetto intorno a cui prende vita la trama ideata da Peter Gould e Vince Gilligan è la storia dell’ennesimo, devastante antieroe definito dalle narrazioni seriali contemporanee.
In linea con la sua natura teatrale, il giovane e inesperto avvocato ha sempre privilegiato l’esibizionismo sulla sobrietà per incantare i cittadini di Albuquerque e superare i suoi colleghi. Il modo in cui il personaggio interpretato da Bob Odenkirk è cresciuto, si è trasformato, corrotto e imploso su sé stesso dipende direttamente da questa specifica scelta iniziale.
Inizialmente, più che un antieroe, Jimmy sembra un eroe allo sbaraglio, un dilettante che prova faticosamente a trovare la strada dell’auto-determinazione e dell’identità in un contesto culturale e lavorativo definito, com’è quello rappresentato dai suoi colleghi avvocati.
Better Call Saul – Quale scena?
Tuttavia, qual è la scena sulla quale Jimmy recita il suo show? Quello che Saul è, lo è perché deriva dalla natura di Jimmy, dalla sua capacità di sorprendere il prossimo in una sfera morale ambigua e non propriamente delineata.
Secondo l’autore del saggio di riferimento per l’articolo, l’utilizzo dell’antieroe all’interno delle opere letterarie e televisive è giustificato dall’esigenza di costruire anti-narrazioni, narrazioni che sovvertono sotto tutti i punti di vista la naturale e lineare articolazione di un racconto. A tal proposito, e con riferimento a Better Call Saul, quella di Jimmy potrebbe essere considerata non solo la storia di un protagonista che capovolge sé stesso assecondando la propria inclinazione morale più intima e deviante, ma anche la storia di un racconto che capovolge il suo rapporto di subordinazione con la serie principale, quella Breaking Bad cui tanto Saul deve e che proprio sul finale ha finito per fagocitare delicatamente e innegabilmente.
Di conseguenza, le aule della Corte di Albuquerque rappresentano senza ombra di dubbio il setting fisico nel quale l’avvocato avvia il suo graduale processo di degenerazione morale, negandolo. Al tempo stesso, esse sono anche il mezzo attraverso il quale riproduce magistralmente occasione dopo occasione il modus operandi che lo rovinerà.
Quella che si ammira nel corso delle prime stagioni di Better Call Saul è l’anti-narrazione di un protagonista che decostruisce sé stesso, per incarnarsi progressivamente in una figura che perde momento dopo momento quei pezzi di coscienza che lo rendevano un essere umano più o meno normale.

In seguito, riscoprendosi nelle maschere della propria immoralità, Jimmy/Saul/Gene compie lo stesso movimento esistenziale compiuto da Walter White prima di lui: intorno a lui, gli eventi vanno male e ogni segnale possibile lo invita a prendere consapevolezza che arrestare il suo processo di degenerazione morale sarebbe la scelta migliore. Eppure non solo non si arresta, ma proseguendo nella sua personale discesa verso gli Inferi egli se ne nutre consapevolmente, alimentando quelle parti cattive del Sé che ne sfigurano il volto, rendendolo sempre più Heisenberg e sempre meno Walt. Allo stesso modo, questo è quello che succede a Jimmy come personaggio narrativo e come Io che si frantuma pezzo dopo pezzo, facendo esperienza del suo proprio processo metamorfico.
Nella tassonomia di costruzione dell’antieroe a partire dalla decostruzione dell’idea di eroe, Bernardelli parla di colui che è inferiore per forza o intelligenza agli altri come un soggetto che è eroico secondo il modo ironico, e Saul rientra abbastanza facilmente all’interno di questa definizione.
La tipicità che caratterizza la personalità di tale personaggio narrativo è la sua essenza tragicomica, a differenza di quella di Walt, connotata dalla diagnosi di una patologia cronica che circonda tutta la sua storia di un’aura drammatica.

Saul: Two years ago, a man came into my office. He said his name was Mayhew. He wanted one of my clients to lie for him under oath. He offered me money, I refused. That night, as I was leaving my office, I was attacked. A bag was shoved over my head, I was hog-tied, I was driven out of the desert. And when they pulled the hood off, I was kneeling in front of an open grave with a gun pointed at my head! That was my introduction to Walter White! I was terrified! But not for long. That night I saw an opportunity—a shot at big money—and I grabbed it, and I held it tight. And for the next sixteen months… my every waking moment was spent building Walter White’s drug empire.
Quando diventa Gene Takovic, invece, colui che fu Jimmy prima e Saul poi procede inesorabile verso il declino della sua stessa esistenza; nonostante la situazione che vive sia prospera e positiva, il direttore del Cinnabon in Omaha non si accontenta e la tentazione di ricadere nelle vecchie abitudini è più forte di lui.
Gene Takovic non è altro che l’espressione più tragica della commedia delle precedenti identità del protagonista. Su quel palcoscenico che lo ha reso celebre, Jimmy/Saul ha risaltato per la sua capacità d’azione e per la sua capacità di sembrare sincero anche rispetto agli eventi più imprevedibili e sorprendenti. Le stesse qualità appartengono al gangster Gene, che le traspone nel contesto di Omaha.
Capovolgendo i principi morali che rendono l’eroe tale, l’antieroe che diventa Jimmy McGill nel corso della sua storia può essere paragonato, secondo la tassonomia di Bernardelli, all’antieroe inetto (simile allo Zeno di sveviana memoria), che per frustrazione cessa di tentare di affermarsi seguendo comportamenti legali e positivi e accoglie in sé la propria intrinseca natura criminale.
Concludendo con la sua ultima performance in tribunale e la sua trasformazione di ritorno in Jimmy McGill, colui che fu Gene Takovic e Saul Goodman si riprende la scena rinunciando all’ebbrezza che il dominio dell’altro attraverso la sua retorica gli consentiva di raggiungere.
Sarà il futuro a determinare la sua reale utilità per l’universo di Breaking Bad, ma quello che è certo è che la stagione finale di Better Call Saul ci ha regalato un antieroe rappresentativo della categoria almeno quanto lo stesso Walter White, se non di più.
La sensazione è che, nonostante la tristezza, questo sia il momento giusto per salutarlo al termine del completamento del processo che lo riporta a essere Jimmy, il fratellino di Chuck, anche se questo ritorno alla normale fragilità è causato principalmente dal bisogno di essere apprezzato da parte di Kim.
Ti abbiamo voluto bene Jimmy, grazie di tutto, ma soprattutto della tua antieroica umanità.




