Lettera a Vittorio Gassman, colui che non fu mai impallato

Antonio Turco

Settembre 1, 2022

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Caro Vittorio,

Perdona – in anticipo – la semplicità del mio lessico e della mia sintassi. Che scuse strane, eh? Lo so, ne sono consapevole. Soprattutto, se poste ad incipit di questa mia lettera. Sai cos’è? – vedi? Sono pronto subito a non “farmi impallare” dalle mie stesse premesse -, è che ho sempre legato la tua figura attoriale e/o comunque pubblica, a un omaccione che ha fatto della sua professione, la perfezione. Dovrebbe di fatto entrare nel vocabolario, l’espressione “essere perfetti in ciò che si fa” e, accanto, la tua foto. Perfezione che come un morbo ha contagiato tutto il tuo parlare, il tuo agire. Nelle interviste, nelle occasioni pubbliche, sul palco.

Sì, sia chiaro: io parlo di te e della “tua luce” da una certa distanza temporale. Sei passato a guardarci dall’alto, nell’anno duemila. Ventidue anni fa. Io avevo solo sette anni. Parlo di quello che m’è arrivato, di quello che la tua suddetta figura ha lasciato a noi, posteri tuoi.

Ho trascorso – letteralmente: senza alcuna retorica elogiativa – giornate intere a passarmi e ripassarmi video di tue interviste, di tuoi interventi in televisione, di tuoi film: tutto quello, insomma, che mi permettesse di scavare sempre più in profondità nella mia ricerca e nell’accrescimento del mio affetto (scusa la confidenza, non ci conosciamo nemmeno) per te.

Sì, una ricerca. Di cosa? Caro Vittorio tu sei un modello. Un modello non solo attoriale. Sei una meta, una vetta. Sei il monte Everest. Per la tua sopracitata perfezione, ma anche la tua squisita imperfezione. Le tue attraenti debolezze. La tua voce stentorea e forte, resa un po’ roca negli anni dalle tante sigarette (che a mio parere non hanno fatto che arricchire il suono del tuo strumento) mentre – in estrema confidenza – racconta il dramma della depressione, ti rendeva meravigliosamente umano.

La bellezza del tuo volto ricco di rughe, figlie di un viso attraente fino alla fine dei suoi giorni, è fissa nella mia mente: come marchiata a fuoco. Allora, date queste caratteristiche, come si fa non cercare di imitarti? Come si fa, ancora, a non tentare di parlare, nel quotidiano, come te? Attenti alle più piccole regoline di dizione (missione, purtroppo, sonoramente fallita: chi ti scrive è un – fiero, in fin dei conti – dialettofono napoletano). Anche la tua biografia è stata oggetto delle mie ricerche.

Ho perlustrato molti anni della tua vita: dagli inizi all’accademia d’arte drammatica a Roma, dal desiderio di tua mamma di volere un figlio attore; dalla pubblicazione del tuo libro di versi Tre tempi di poesia che anni dopo – perché poi? – hai ritirato, comprandone tutte le copie. Ti vergognavi della tua poliedricità? Tante saranno state le ragioni dei tuoi giorni oscuri. Tanti saranno stati i desideri che t’avranno portato ad alimentare ossessivamente il tuo talento.

Sono leggendari ormai i racconti sugli esercizi della voce. Sette ore e più al giorno di esercizi vocali che compromisero perfino il tuo primo matrimonio. Un uomo fatto di forza di volontà e globuli rossi. Poi la prodigiosa memoria, le straordinarie qualità atletiche (si dice che, in occasione di alcuni saggi in accademia, ti arrampicasti addirittura sui palchetti…). Tutto è stato prodigioso, in te.

Sei stato – correggimi se sbaglio – anche cittadino e intellettuale attivo. La tua fede socialista era ben nota, la tua enciclopedica cultura è stata un’ancora di salvataggio per gli spettatori del tuo tempo e per noi. Tu hai portato il teatro in periferia, tu hai affrontato testi quasi impossibili da mettere in scena (uno per tutti: Affabulazione di Pasolini. Testo meraviglioso e complesso, che tu hai reso materia pratica di palco).

Sì, Vittorio, decanterò le tue gesta teatrali, cinematografiche e umane, al mondo e a me stesso. Sempre. Riguarderò le tue foto (mi piacciono tanto quelle dove sei immerso nel fumo delle tue sigarette, non so perché) e rivedrò L’armata Brancaleone ridendo come un pazzo, rivedrò gli stralci di teatro che internet riesce a passarmi e ti rivedrò e riascolterò attraverso i ricordi di chi ti ha conosciuto e ammirato, come me. .

Grazie Vittorio, stammi bene.

Tuo,
Antonio.

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