The Lord of the Rings: Rings of Power è forse una delle serie più attese degli ultimi mesi, se non anni. Ma se la vostra aspettativa era quella di vedere fin da subito la storia dei famosi anelli preparatevi a una delusione. La narrazione parte da molto prima, con una giovane Galadriel ancora lontana dalla Terra di Mezzo.
Chi conosce bene la saga, chi ha letto le opere di Tolkien e si è immerso nel suo infinito universo probabilmente se lo aspettava. Ma chi si è avvicinato alla serie avendo visto solamente i film de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit finirà per cadere in un calderone di confusione. Almeno per quel che abbiamo visto fino ad ora.

Rings of Power: Galadriel contro il male
La storia di Rings of Power comincia da Galadriel. Questo sicuramente porta conforto ed evita un totale straniamento per chi giunge alla serie senza grandi nozioni per comprenderla. Siamo ere precedenti alla versione di Sauron nota a tutti. Qui lui non è ancora la personificazione del male che verrà distrutta da dei coraggiosi hobbit; per ora è ancora il leale servitore del temibile Morgoth da poco sconfitto.
Galadriel, spinta dall’amore per il fratello e dalla volontà di vendicarlo, sta compiendo un viaggio quasi ossessivo e spregiudicato alla ricerca del male. Rinunciando alla pace e rischiando tutto pur di distruggerlo arriverà, in queste prime quattro puntate, fino a Numenor.
Per chi è estraneo ai testi Numenor è un nome come un altro, ma è necessario sapere che è un punto chiave da cui partire per arrivare alla storia della ben conosciuta Gondor. A Numenor, infatti, incontriamo alcuni nomi a tutti familiari e che creano un ulteriore aggancio alle storie di Bilbo e Frodo: Elendil e Isildur.

Le vicende di Galadriel, Elendil e Halbrand a Numenor sono forse quelle che creano più attaccamento alla storia da parte degli spettatori. Sembrano costantemente in divenire e stimolano interesse senza avere punti estremamente lenti, regalando una dinamicità alle puntate che per il resto del tempo non sembra esserci.
Elfi, nani, uomini e orchi
Contemporaneamente a ciò che succede a Numenor, Rings of Power segue, infatti, altre tre storyline che rallentano molto il ritmo complessivo. Si ha l’amicizia tra Elrond e Durin IV, l’invasione degli orchi nelle terre del sud e l’incontro di Nori, una giovane Pelopiede, con uno sconosciuto Uomo (apparentemente) arrivato con una meteora. Le tre storyline lasciano un po’ confusi. Ci è difficile in queste prime quattro puntate comprendere quale sia il loro fine e cosa effettivamente stia succedendo.
Elrond, con l’intento di aiutare Celebrimbor in un ambizioso progetto (che sia la costruzione di quella che un giorno sarà la Torre di Barad-dûr?), si reca dai nani. Vorrebbe, infatti, sfruttare la sua lunga amicizia con il principe Durin per avere un aiuto. Aiuto che inizialmente gli viene negato a causa della rabbia dell’amico sentitosi trascurato dall’assenza lunga decenni dell’elfo.
Tra strane sfide e scene che hanno un che di familiare, elfi e nani giungono a un accordo. Durin però sembra nascondere qualcosa all’amico elfo, e passa poco tempo prima che Elrond scopra il grande segreto del nano: le miniere di Mithril.

Nelle Terre del Sud altri elfi sono da tempo incaricati di sorvegliare i villaggi degli uomini che precedentemente si erano schierati a favore di Morgoth. Fra loro Arondir sembra aver instaurato un legame con una donna: la guaritrice Bronwyn. I due scoprono che un villaggio vicino è stato distrutto dagli orchi che si stanno dirigendo verso di loro. Nel mentre, il figlio di Bronwyn, Theo, trova l’elsa di una spada dai poteri oscuri.
Mentre la donna riesce a portare in salvo il villaggio, Arondir viene catturato dagli orchi scoprendo di non essere l’unico elfo caduto nelle loro mani. Scontrandosi con un Warg e alcuni orchi per cercare di proteggere i suoi simili, Arondir viene portato al cospetto di Adar.

Capo degli orchi, Adar è un individuo misterioso, apparentemente potente e venerato, di cui sappiamo poco e che ci lascia altri interrogativi. Mentre Adar concede la libertà ad Arondir così che porti un messaggio agli uomini, gli orchi scoprono che Theo è il possesso dell’elsa.
La carovana dei Pelopiedi e il “gigante” della meteora
Ma se tra Numenor, terre del sud e storie di Elfi le altre storyline sembrano essere unite almeno da un filo sottile, le vicende della giovane Nori ci paiono, apparentemente, le più estranee. Nori fa parte di un gruppo di Pelopiede, una delle tre razze di hobbit, antenati di quelli conosciuti nelle trilogie cinematografiche. Sono un gruppo nomade, vestiti e agghindati con erbe e fiori, forse più eccentrici e spirituali.
Una sera una meteora cade vicino al loro campo e la curiosa Nori decide di andare a scoprire cosa sia precipitato. Circondato da braci, un gigante (per gli Hobbit) sta rannicchiato in posizione fetale al centro del cratere. Cercando di comunicare con Nori e l’amica Poppy, questo mostra delle particolari capacità e la sua necessità di trovare alcune specifiche stelle.
Nel tentativo di aiutarlo prima della migrazione Nori finisce per farlo scoprire al gruppo. Per punizione lei e la sua famiglia vengono relegati in fondo alla carovana. Deboli a causa del piede rotto del padre la famiglia di Nori rimane indietro fino a che l’amico “gigante” si unisce a loro aiutandoli nel loro viaggio.

Rings of Power: quattro puntate fatte di interrogativi
Ma chi è questo essere dalle particolari capacità? Questo ancora non lo sappiamo. Rientra tra i tanti quesiti che le prime puntate di Rings of Power hanno instillato nei suoi confusi spettatori. Perché se i fan accaniti ci stanno capendo qualcosa, facendo collegamenti e supposizioni, chi ha visto solo i film brancola quasi nel buio.
Rings of Power mantiene una meravigliosa fotografia e alcune atmosfere tipiche della saga, ma procede a una lentezza a volte esasperante. Mette sempre più carne sul fuoco senza mai rispondere alle domande di chi guarda. La prima metà di stagione è bella agli occhi, anche se a volte la scenografia sembra fin troppo artefatta. Ma è complicata da capire. Si va avanti per supposizioni e speranze, chiedendoci se a fine stagione gli anelli verranno almeno nominati.
Per ora, anche se a tratti piacevole e coinvolgente, è una stagione che lascia con un leggero retrogusto amaro dopo ogni puntata. Si è costantemente frustrati dalla ricerca di risposte, come se avessimo davanti un puzzle troppo complicato fin dall’inizio. La speranza è quella che nelle prossime quattro puntate si inizi a risolvere qualcosa. O almeno che si inizi a comprendere dove la stagione vuole andare a parare, senza che essa finisca per essere solo una lunga introduzione.




