Complice la nomination agli oscar nella categoria “miglior film d’animazione” è recentemente tornato nei cinema Marcel The Shell With Shoes On (2021) di Dean Fleischer-Camp, prodotto da A24.
Name dropping alert: Marcel The Shell è un mockumentary (ovvero un falso documentario, alla maniera di The Office) realizzato in parte in stop-motion che ha come protagonista una piccola conchiglia con un solo occhio e un paio di scarpe, che vive in un Airbnb con sua nonna Connie ed è in cerca della sua famiglia, persa durante un trasloco.
Entrambi gli strumenti, quello del mockumentary e della stop-motion, si rendono qui necessari per realizzare il dialogo fra Dean (lo stesso Fleischer-Camp), giovane videomaker neodivorziato, temporaneamente stanziatosi nell’Airbnb, e quello che sarà il soggetto del suo documentario, il minuscolo Marcel.
E se la premessa in name dropping può avervi irritati o irretiti, cercherò di farmi perdonare spiegandovi in breve perché Marcel The Shell è un film tutt’altro che di posa, adatto a chiunque abbia un cuore (o nonni a cui vuole o ha voluto molto bene).

Una triste giornata di sole
Marcel proviene in realtà da un progetto più ampio che lo ha già visto protagonista di altri tre corti, precedentemente rilasciati dal regista e reperibili sul suo canale Youtube. Fra i cortometraggi qui inseriti compare il criptico Catherine la cui protagonista è Jenny Slate, ovvero la doppiatrice di Marcel nella versione originale, laddove invece Nonna Connie è doppiata da Isabella Rossellini.
Nel film come nei cortometraggi, fra il racconto comico di come ha organizzato la sua vita e l’ossessione per i lamponi infatti, Marcel esprime pensieri familiari allo spettatore contemporaneo di qualsiasi età: dal sentimento di abbandono, alla paura del cambiamento, alla difficoltà di trovare un posto nel mondo, o di partecipare alla sua bellezza nei momenti difficili. Il tutto attraverso una scrittura dialogica semplice che tuttavia non abdica mai alla profondità del concetto.
Il terzo cortometraggio ad esempio, si conclude con una delle molte prove di tenerezza di cui è capace l’animazione di Fleischer-Camp: Marcel canta una canzone di Carrie Jacobs-Bond’s, Song of America, che termina con un distico poi reso nella sceneggiatura del film mediante la forma distesa dell’aneddoto, che sintetizza bene il carattere dolceamaro della narrazione:
can you think what the end of a perfect day
could mean to a tired heart?

A shell story
Airbnb è certamente uno degli avamposti della nostra contemporaneità precaria. Spazi di transito per eccellenza (spesso sottratti al catalogo di quelli che invece potrebbero essere luoghi di permanenza più lunga) travestiti a casa dei sogni: moderni, foto-friendly, totalmente asettici.
In questa ambientazione chiara e luminosa Marcel e nonna Connie hanno visto avvicendarsi un’intera catena di latitanti del presente, fra questi, la giovane coppia infelice che ha provocato la separazione fra loro e la restante parte della famiglia, e Dean.
In questo scenario mutevole le due conchiglie, inseparabili, fanno dei loro gusci il luogo di resistenza perfetto al tempo e ai suoi cambiamenti. Come il fantasma di A Ghost Story (David Lowery, 2017, anch’esso prodotto da A24), Marcel ha il fascino dei personaggi rimasti ad aspettare il ritorno di qualcuno o di qualcosa.
Sarà dunque di Dean l’idea di realizzare un documentario su Marcel, nel tentativo di aiutarlo a ritrovare la sua famiglia, riconoscendo forse nel suo abbandono il proprio, nel tentativo di curare tramite l’arte sia l’uno che l’altro.
Brillante in questo senso da parte di Fleischer-Camp, aver spostato il focus dal sentimento di solitudine legato alla sofferenza amorosa (tema che ricorre sia nel film che nell’atrocemente sarcastico corto, anch’esso reperibile sul suo canale, Hospital Head Doctor) a quello di Marcel legato invece alla famiglia, proiettandone su di lui la poetica ma sublimandone l’amarezza, avvalendosi invece a pieno della luminosità che solo l’animazione per bambini sa permettere.

Marcel The Shell – Di crescita, lamponi e tenerezza
Il tema dell’abbandono e della ricerca della famiglia che nelle premesse del film sembra centrale – e che forse riecheggia un riferimento alle storie di immigrazione, con i loro violenti sradicamenti dai contesti di partenza – subisce tuttavia anch’esso il restringimento di focus dell’intero documentario. La regia di Fleischer-Camp infatti finisce per concentrarsi interamente sul nucleo rappresentato da nonna e nipote, facendo di loro la coppia primigenia di cui parlava Calvino ne La giornata di uno scrutatore in cui i due elementi sono “reciprocamente necessari” ovvero, “il modo d’essere dell’amore”.
Quanto però c’è da imparare davvero dalla storia di Marcel risplende nascosto in piena vista nei presupposti del film, ovvero nella creazione artistica che nasce dall’incontro di due solitudini, quella di Dean che dovrà diventare adulto senza la famiglia che aveva progettato, e quella di Marcel che cresce senza la famiglia che qualcun altro aveva progettato per lui.
Il risultato è Marcel The Shell , una storia di crescita, lamponi e tenerezza, che gode di una profondità dai toni esili, proprio come il guscio di una conchiglia
A scanso di equivoci, portatevi i fazzoletti.
E qualcuno da abbracciare.

Perchè ne vale la pena.”
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