Eren ed Edipo: il dramma di conoscere sé stessi.

Paolino Santaniello

Novembre 16, 2023

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Eren ed Edipo: reietti dello stesso destino.

Ogni tempo ha i suoi miti, e in questi tempi di guerra e crisi Attack on Titan è una storia terribile e violenta, intrisa di titanismo e, perché no, anche romanticismo.
È giunta l’ultima puntata, le nostre domande hanno trovato risposta in un cerchio privo di buchi di trama, spezzandoci il cuore. A dare sollievo, è l’apparente convinzione che nel finale buoni e cattivi sono ben chiari ai nostri occhi. Eren è il male, è cattivo. 
Il finale di Attack on Titan lascia un messaggio che rievoca una domanda del filosofo tedesco Nietzsche: Se tu dovessi rivivere la tua vita, cambieresti qualcosa?
Certe domande non potranno mai essere taciute, così come certi miti evocati da questa opera immensa: l’Edipo Re.

“Nessun altro, se non io, può portare questi miei mali”

– Edipo Re, Sofocle

“Porrò fine a 2000 anni di dominazione sotto il potere dei giganti con le mie stesse mani”

– Eren a Zeke.

Edipo era il figlio dei sovrani di Tebe Laio e Giocasta, il cui terribile futuro fu profetizzato dall’oracolo di Delfi: avrebbe ucciso il padre e sposato la madre, scatenando il male sul regno.
Eren fu generato da Grisha con una profezia: tu sarai libero, tu libererai gli eldiani.
Nel momento in cui si augura un destino al figlio, si rischia di incatenarlo alle conseguenze di profezie, aspettative, incubi e desideri. Gli affetti, specialmente genitoriali, lasciano la propria impronta nel nostro DNA, collegandoci, proprio come i sentieri che vincolano il popolo di Ymir.
Ogni essere umano dovrebbe stare attento a ciò che desidera, perché siamo tutti connessi, al di là delle logiche umane, da trame fitte e sottili che compongono quell’arazzo che è la Storia. Se ci fermassimo a riflettere su questo dato, la prima verità orripilante che possiamo scoprire sulla nostra natura è questa: nessuno di noi è libero.
Grisha e Laio erano tutt’altro che liberi, il primo mosso dai ricordi passati e futuri del Gigante d’attacco, l’altro dalle profezie di La Pizia.

“Non esiste salvezza più grande del non essere mai nati” – Eren

Appena in fasce Edipo fu portato via dalla città per essere abbandonato in una foresta con le caviglie forate e legate da una cinghia.  Eren, colui che è libero, è costretto ad ammirare le mura, a immaginare cosa ci sia oltre, ma soprattutto: cosa nasconde suo padre nello studio. Come a Edipo è impedito di camminare, così a Eren è impedito di uscire dalle mura e conoscere il mondo.
I loro vincoli però son più profondi rispetto a meri ostacoli fisici. Eren e Edipo sono legati a un destino che annienta ogni loro individualità. Entrambi schiavi.

Edipo venne trovato dal pastore Forbante che lo portò presso la corte del re di Corinto e fu cresciuto dai sovrani di quella città come loro figlio.
Le sue vere origini furono rivelate dall’offesa di un furfante, che spinse Edipo a porsi delle domande sulle proprie origini e, quindi, a partire alla ricerca del suo vero Sé. 
Quando il Colossale sfondò le mura, risvegliò in Eren le domande sopite per tutta l’infanzia. Perché l’umanità è in ginocchio? Perché esistono i giganti? Nell’assistere sua madre divorata dal gigante sorridente la schiavitù di Eren prende forma nel suo grido di dolore: “Li cancellerò da questo mondo. Sterminerò tutti i giganti”.
Lungo la strada per Tebe, Edipo incontrò Re Laio, suo padre biologico. Inconsapevoli delle rispettive identità, padre e figlio incrociano le spade in un duello che vedrà re Laio morire per mano di Edipo. 
Dopo la caduta di Shiganshina, Grisha porta Eren nel bosco, trasformandolo in gigante per farsi divorare dal figlio e consegnargli il Gigante d’attacco e il Fondatore.
Il Figlio uccide il padre, assorbendolo, prendendone il posto.
È difficile comprendere chi sia la vittima e il carnefice in questi incontri parricidi: è stato Eren/Edipo a uccidere Grisha/Laio? Oppure sono stati i padri a uccidere i loro figli spingendoli nel baratro del destino?
Cosa sarebbe accaduto se il padre fosse sopravvissuto al figlio?
Come le mura sono attaccate dai giganti, così la vita di Edipo è stritolata in dubbi e domande. Tebe è sotto la morsa della Sfinge che divora i Tebani, così il re Creonte cederà il trono e la propria sorella, Giocasta, a colui che ucciderà la mostruosa creatura.
Notare che la Sfinge è la figlia di un Titano. Simpatica coincidenza.
Al pari della creatura mitologica, i Giganti oltre le mura non fanno che divorare e terrorizzare gli umani, costringendoli nell’ignoranza di mille domande non risposte. Chi sono i giganti? Da dove vengono? Perché divorano gli umani?
Ogni gigante ha un’espressione sorridente, beffarda. Una cicatrice del destino che trasforma il volto dell’uomo in una maschera di dolore.
Edipo, con l’astuzia e il coraggio, vincerà il mostro risolvendone gli Enigmi, per ascendere al trono e sposare Giocasta. Così come Eren dopo aver sconfitto il Colossale, pensava di godere della sua pace. Ma entrambi si sbagliavano.
Anni dopo la sconfitta della Sfinge, Tebe sarà assalita da una pestilenza mortale che, come profetizzato dall’Oracolo, trae origine nell’ira divina. Ma perché?
Dopo Shiganshina, Eren scoprirà che fuori le mura l’umanità non è estinta, ma il suo popolo è costretto a vivere come bestiame. Perché?
Re Edipo fece interrogare nuovamente l’Oracolo di Delfi, la quale affermò che la pestilenza sarebbe cessata se fosse stata vendicata la morte di Re Laio.
Edipo, non sapendo di essere lui stesso il ricercato assassino, si lancia in un’indagine affannata finché, all’assenza delle risposte, decide di interrogare Tiresia. L’indovino cieco, conscio dell’identità di Edipo, evita risposte dirette, alimentando nel sovrano il già immane desiderio di conoscenza che si risolverà nella più atroce dell’epifanie: è lui l’assassino di re Laio, suo padre.
Nei ricordi del futuro, Eren scoprirà che per salvare il suo popolo dovrà sterminare l’umanità attingendo al potere del Gigante fondatore, scatenando il Boato della Terra.
Per cancellare i giganti e mettere fine a 2000 anni fi orrore, Eren dovrà trasformarsi in Morte: il distruttore di mondi.
Edipo sceglierà di percorrere il sentiero della verità, così come Eren sceglie di avanzare verso quel destino visto nei suoi ricordi del futuro.

Eren ed Edipo sono rimasti accecati dalla scoperta della propria sorte.  Sono reietti dello stesso destino. 
Edipo dopo aver risolto l’enigma della Sfinge, diviene egli stesso enigma e flagello di Tebe, come Eren che, risolto l’enigma dei giganti e delle mura, diventa enigma e massacro del mondo intero.
Al di là dell’interpretazione Freudiana, il personaggio di Edipo può essere letto sotto luce nuova e attuale. 
Edipo, l’uomo assetato di conoscenza, desideroso di comprendere sé stesso e il proprio ruolo nel mondo, fino a scoprire che l’artefice del proprio destino non lo troverà nella natura, nelle divinità, ma allo specchio. Un uomo che ha tentato di essere padrone della sua vita, ma con la corona in testa si è dovuto rendere conto di essere il primo tra gli schiavi delle trappole della Storia. 
L’uomo è un essere finito, destinato a essere schiacciato dalla propria fallace natura.

“Io sono diventato uno schiavo della libertà” – Eren

Non si può negare come Eren sia l’Edipo del mondo manga creato dal maestro Isayama.
Le convinzioni sulla storia e su Eren erano menzogne, così come quelle di Edipo. Paradis è un inferno ed Eren è l’artefice di tutte quelle sanguinose vicende che credevamo generate dal caos di un mondo crudele.

“Perché, dopo avermi accolto, non mi uccidesti subito? Così non avrei mai mostrato a tutti gli uomini da chi sono nato. O Polibo! O Corinto! E tu, casa antica che io credetti paterna! Voi nutriste in me una bella forma putrida di morbi occulti! Eccomi finalmente disvelato: un miserabile, figlio di miserabili.”

– Edipo Re, Sofocle

Come ammette Eren ad Armin, nella sua mente passato presente e futuro coesistono. Attraverso i poteri del fondatore, Eren ha accesso all’inconscio collettivo del popolo eldiano, al di là di spazio e tempo. 
Immaginate una psiche fragile, dilaniata, disintegrarsi al contatto con un simile potere: ecco cosa è accaduto a colui che era libero, ha realizzato di essere il primo degli schiavi.

La sigla dei Sim, Rumbling, ha versi che sembrano tratti dalla vicenda Edipica

“ All I ever wanted to do was do right things
I never wanted to be the king, I swear”

Edipo voleva raggiungere Tebe, conoscere le sue origini, salvare la città dal ricatto della Sfinge

“All I ever wanted to do was save your life
I never wanted to grab a knife, I swear”

Edipo fu costretto dalla sorte a uccidere, senza conoscerne l’identità, suo padre.

Proprio come Eren, costretto a divorare il proprio papà per ereditare il Gigante d’attacco e la corona della rivoluzione eldiana.
Solo che poi scopriamo qualcosa di ancor più orribile: è stato Eren a volere tutto questo.
È stato Eren, attraverso i ricordi del Gigante d’attacco, a far sì che suo Padre sterminasse la famiglia reale per rubare il fondatore e cederglielo.
È stato Eren a spingere il gigante sorridente a ignorare Berthold fuori le mura e dirigerlo verso sua madre.
Perché se Eren non avesse visto sua madre divorata, non avrebbe mai avuto il coraggio di avanzare.
Perché se Eren non avesse avuto i poteri del fondatore, non avrebbe potuto mettere in atto il suo piano per cancellare i giganti dal mondo. 

“I più grandi dolori sono quelli di cui noi stessi siamo la causa”

Edipo Re, Sofocle

Eren si è vincolato a un destino frutto di 2000 anni di orrori, ai desideri di suo padre, per compiere un genocidio senza pari. Diventare il cattivo pur di spingere i suoi amati amici a lottare contro di lui per ucciderlo. Per permettere a Mikasa di ucciderlo e liberare la fondatrice Ymir dal suo amore per il Re di Eldia.
Come una novella Antigone, Mikasa seppellirà il corpo di Eren, sotto quell’albero dove Eren bambino, piangente, sognava i ricordi del suo terribile futuro.
Così come Edipo che, cieco, ritorna nelle foreste in cui fu abbandonato.
Eren ed Edipo: uomini assetati di conoscenza, vincolati a un destino imposto, ma comunque scelto.
Attack on Titan è un viaggio negli istinti primordiali dell’uomo, nel suo bilico tra le pulsioni di vita e morte, creazione e distruzione, muovendosi sul filo sottile del desiderio di conoscenza.
Qual è il messaggio di Attack on Titan?
Che la guerra è un orrore dei luoghi grigi, che la violenza genera sempre più violenza, che il dolore muove le persone in luoghi terribili, che il mondo è troppo grande, che l’uomo è una belva miserabile.
Tanti, troppi messaggi che non fanno altro che frammentarci come la psiche di Eren.
Perché è questa la grande tragedia dell’essere umano: la consapevolezza di sé, della propria mortalità.
Rendersi conto di vivere, della fragilità della vita e dell’ineluttabilità del destino non fa altro che generare orrore e paura.
Quella paura che crea categorie e razze, oppressi e oppressori, in una spirale di violenza dove vittima e carnefice non sono ruoli fissi, ma intercambiabili.
AoT ci insegna quanto è importante guardare il cielo e godersi in pace un momento insignificante. Ci insegna che la vita è tale solo se assaporata nei suoi minuscoli istanti. Nel riconoscere l’altro come essere dotato di sogni e aspirazioni, sentimenti e dolori.
Non importa conoscere qualcuno in modo oggettivo e certo al di là di ogni certezza, dato che non possiamo conoscere in modo chiaro nemmeno noi stessi.
Ciò che conta è sentire, nel profondo, che siamo parte di un mondo vissuto da uomini e creature. Un solo mondo, una sola storia da scrivere. 
Quante giornate Eren e Zeke hanno perso nella schiavitù del loro desiderio di libertà? Quanti silenzi tra Eren e i suoi amici nell’arco finale della storia?
Come sarebbe andata se Eren e Mikasa si fossero dichiarati il loro amore?
Nel finale di Attack on Titan, vediamo che il “sacrificio” /sterminio di Eren è stato inutile.
I giganti sono spariti, ma ci sono nuove armi, nuove paure e l’uomo risponde al suo solito: con la guerra.
Un finale amarissimo che ci mette un coltello alla gola, a fronte del quale abbiamo due scelte.
Subirlo o Combatterlo.
Ma come combattere una storia ciclica?
Siamo noi che dobbiamo permettere a questa storia, a questi miti, di cambiarci fino al punto di voler immaginare qualcosa di diverso. È nostra responsabilità.
Attack on Titan porta con sé un grande messaggio letterario: le storie non servono a niente, come diceva Saramago a proposito della letteratura.
Le storie non cambiano la natura umana, non cancellano dolore e guerra, ma possono insegnare cose nuove, a scegliere significati in grado di novare qualcosa di trito e ritrito come il quotidiano e l’animo dell’uomo.  
A immaginare qualcosa di diverso da ciò che è e che è sempre stato.
A immaginare l’amore per la vita che vive.

Eren quando vede i suoi ricordi del futuro, realizzando la sua sorte.

Leggi anche: Eren Jaeger – L’orizzonte dell’odio

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