Superman – La Gentilezza è Aliena
Superman diretto da James Gunn non è un fenomeno da dare per scontato. Le implicazioni sono tante, così come le incertezze. Il regista dell’antieroismo che si dedica all’eroe per eccellenza. Lo sceneggiatore degli irriverenti e degli emarginati, dei Guardiani della Galassia e della Suicide Squad, quella uscita bene, che si approccia al Buono, al perfetto, al dio.
Gli appassionati, tuttavia, possono notare, ancor prima di approcciare il film, che ciò di cui ha sempre trattato Gunn, in realtà, sono temi e isotopie narrative che Superman già presenta. Gunn, infatti, racconta gli outsider, i perdenti, i bullizzati. Insomma, racconta gli alieni. Primo punto di contatto: Superman non appartiene al nostro mondo. Non appartiene. Invincibile, si, ma pur sempre straniero. E non c’è immigrato che una società accetti davvero a braccia aperte, non al giorno d’oggi. Specie in America.

I guardiani, la Squad, Peacemaker sono tutti “alieni” di cui Gunn racconta le insite fragilità e forza, con cui ci porta a empatizzare mostrandoci quanto siano come noi. Ci riesce persino con il perfetto contraltare del perdente, ovvero il bullo. Peacemaker è un personaggio negativo che Gunn decostruisce mostrandoci le sue vulnerabilità, di come da macho diventi esempio virtuoso di fragilità, di un uomo che può e deve abbandonarsi ai sentimenti.
Le sue sceneggiature funzionano forti di dialoghi naturali e spontanei, momenti ridicoli, in cui i protagonisti sbagliano, piangono, vengono derisi, ma alla fine spaccano i culi. Perché lo fanno insieme. Gunn, infatti, ci ha raccontato famiglie disfunzionali negli ultimi anni, persino in Peacemaker. Ora si trova con l’essere che abita la Fortezza della Solitudine.

Insomma, con questa nuova sceneggiatura il regista si cimenta in una nuova sfida: raccontare il bravo ragazzo. Anzi, il ragazzo perfetto. Ed è terribilmente difficile empatizzare con la perfezione.
I suoi personaggi sono sempre stati tremendamente umani, anche fisicamente. Alcuni magari possiedono una forza fuori dal comune, ma mai paragonabile all’onnipotenza di Superman.
Infine, abbiamo altri dualismi in Superman che Gunn, nondimeno, ha già proposto: uomo contro dio. Dei che vogliono essere uomini (Superman) e uomini che vogliono essere dei, ovvero Lex Luthor.

In fondo, però, non era Peter Quill figlio di un celestiale che avrebbe potuto vivere come una divinità cosmica, e che pure ha scelto di vivere da umano per Gamora e i suoi Guardiani? E non è forse un’entità creatrice che si crede un dio che i Guardiani affrontano nel Volume 3?
L’Alto Evoluzionario rappresentava l’ipocrisia della perfezione, il suo contaminarsi inevitabilmente di narcisismo e delirio di onnipotenza. Veniva sconfitto da una famiglia disfunzionale, da una band con membri in costante conflitto, ma che trovavano nella loro solitudine condivisa e nei loro difetti il punto di comunione. E da lì la loro forza.
Ma ora l’essere perfetto è il protagonista. Ed è il buono.

Superman – I buoni sono punk rock?
Lois Lane: «You trust everyone and think everyone you’ve ever met is like.. beautiful.»
Superman: «Maybe that’s the real punk rock.»
Le parole punk e rock non sono mai associate a connotati figurativi come quelli incarnati da Superman. Rabbia, violenza e ribellione non sono di certo le caratteristiche del migliore tra i migliori.
Stavolta quindi James Gunn non va a decostruire archetipi, bensì degli interi stilemi. Sapeva benissimo che fare un film su Superman non riguarda solo scrivere di un personaggio e una trama avvincente: raccontare Superman vuol dire confrontarsi con un mito, con l’America, con ideali e la loro storia attraverso circa un secolo. Superman è un vero e proprio canone culturale e morale di intere epoche dell’Occidente e non solo.
Cosa può ancora raccontare Superman alla nostra contemporaneità? Nell’epoca della complessità e del trionfo della fragilità, in cui sono gli eroi senza poteri quelli con cui il pubblico empatizza di più, come si può considerare Superman ancora un simbolo?

Semplice, raccontando la vera maschera del supereroe. Maschera che, in realtà, è la verità del kriptoniano e, insieme, profondo desiderio. Stiamo parlando, ovviamente, di Clark Kent.
In un film in cui in realtà Superman è in costume per la maggior parte del tempo, non facciamo che vedere disfatte, ferite, ingenuità ed errori dell’uomo d’acciaio. L’epicità che ha sempre contraddistinto Superman caratterizza, nella musica e nella regia, le sue rivalse, i momenti in cui sceglie di rialzarsi. Esiste l’epica, ma solo in quanto riscatto e scelta. Decidere di fare del bene è epico, anche quando il mondo è contro di te.
Ciliegina sulla torta? In qualunque cosa riesca nel film, Superman non ci riesce da solo. Non è lui l’ultima speranza. Chi vi scrive punterebbe più su Krypto, onestamente.
Non il volo, i raggi laser o la super forza caratterizzano la natura aliena di Superman. Ogni personaggio che lo circonda non ne è impressionato. Ciò che davvero mette tutti in difficoltà, ciò che davvero sembra extraterrestre, è la sua gentilezza.

Superman è solo un altro dei ragazzini spaventati di James Gunn che, un po’ come il piccolo Peter Quill, odia i bulli e i prepotenti. E decide di fare qualcosa a riguardo. I metodi dei due differiscono, così come il linguaggio, ma il fine comune è uno e uno solo: fare del bene.
Entrambi adottati e cresciuti in campagna, scelgono la famiglia non per il sangue, ma per volontà e sentimento. I padri naturali li esortano a usare il loro potere per dominare e conquistare, le mamme e i papà adottivi si dimostrano più genitori di loro nel lasciargli prendere le proprie scelte. Anche se sbaglieranno a volte. Il punto è quello, però. Nascere e rinascere dai propri errori.

Insomma, Superman non è meno terrestre di Star Lord. Non è meno ingenuo agli occhi degli altri come spesso sono visti i “campagnoli”. Sono entrambi alimentati e, a volte, vittime delle proprie emozioni. Sono semplici, di quella semplicità tridimensionale che James Gunn riesce sempre a costruire nei suoi personaggi.
Due esempi che, inoltre, insieme anche a Peacemaker, sono esempio virtuoso di ciò che dovrebbe essere il concetto di mascolinità oggi. Un uomo che non ha paura di ammettere la sconfitta, sin dall’inizio del film, e le proprie debolezze. Un uomo che si preoccupa di edifici, civili e animali, invece di crearne distruzione indiscriminata pur di sconfiggere il nemico. Ancora una volta, questa premura è la sua forza, non i suoi superpoteri.
Eppure, scriviamo di come essere così sia punk-rock, di come sia alieno. Invero, quindi, questo Superman ci aiuta a riflettere sulla contemporaneità. Ha qualcosa da dirci. Ci sono valori che ogni cultura deve essere disposta a mettere in discussione. La gentilezza non deve rimanere aliena.
Forse oggi non è con il dio che non riusciamo a empatizzare, ma con la brava persona, quella decente, quella gentile.
Superman – Abbiamo davvero bisogno di lui?
Il mondo che viviamo non è diverso da quello di Superman, in cui gli USA aiutano stati oppressori come la Boravia (nella finzione) o Israele (nella realtà) a cancellare un’intera popolazione dalla terra che spetterebbe loro di diritto. In cui le guerre si combattono con e per le corporazioni e i loro CEO, come Lex Luthor, che spalleggiano un governo che vuole comprare le terre di cui aiuta a sterminare le popolazioni. Nei fumetti Luthor diventa persino presidente degli USA, non diversamente da Trump o Berlusconi, nati imprenditori e poi eletti a capo dei rispettivi paesi. I villain esistono, sono sulle nostre cronache ogni giorno.
Dove sono gli eroi?
Sono l’ennesimo brand alla Vought, come il Patriota di The Boys? A tal proposito, è vero che un umano qualunque dotato di superpoteri potrebbe comportarsi come un sociopatico narcisista come nello show di Prime Video. Tuttavia, può anche diventare CEO e fare affari col governo degli Stati Uniti, influenzando le politiche globali e avendo davvero una presa sul mondo. Tutto questo senza uno straccio di superpotere.
E allora il punto qual è?

Gli ideali e la morale sono plasmati da ogni mezzo di cui la contemporaneità può servirsi. Oggi i social e i media in generale sono l’arma forse più potente. Vince chi riesce a convincere tutti della sua versione della storia. Così compare Luthor nel film, un regista televisivo che sa sempre dove puntare lo sguardo, ancor prima del sociopatico narcisista miliardario. Nessun potere di Superman è utile così. E allora come ci mostra la disfatta del tiranno capitalista James Gunn? Se pensate bene alla sceneggiatura, vedrete delle scelte chiare e dei messaggi espliciti. Mostrati, non detti. Come il buon cinema vorrebbe.
Lex Luthor, alla fine, viene sconfitto dal supereroe o dalla giornalista, dal cane, dal venditore di hot dog per strada e dalla ragazza che si fa i selfie? Il regista dei Guardiani da sempre ribalta gli stereotipi, non meno colpevoli delle sofferenze delle civiltà contemporanee. Le guerre si combattono anche su ciò che una cultura interiorizza, in icone, figure e simboli.
Non siamo forse stati abituati in ogni trasposizione e serie tv dell’uomo d’acciaio a vedere Lois Lane essere salvata da Superman? Questo nel film di Gunn non succede mai. Lois Lane incarna una sua propria forza: quella delle parole e dei media che, se opportunamente utilizzati, denunciano e ribaltano regimi di capitalisti miliardari e fascisti. Vestendo sempre, inoltre, pantaloni e stivali.

L’eroismo di James Gunn, ancora una volta, si cela dietro le apparenze.
In antitesi con il Bill di Tarantino, il significato di questo Superman non riguarda la sua maschera, Clark Kent, come critica alla goffaggine dell’umanità. Ne è, bensì, elogio, trionfo e desiderio. Nemmeno Superman sa cosa fare quando si alza dal letto la mattina, e va bene così. Vale per chiunque si senta come lui, e non sono pochi.
Clark Kent non significa che tutti possono essere Superman, ma che Superman può celarsi in chiunque.




