Peacemaker – Il trauma dell’Eroe

Davide Capobianco

Dicembre 21, 2022

Resta Aggiornato

Con Peacemaker, James Gunn ha deciso di mettersi alla prova con la narrazione seriale, superando sé stesso e ogni nostra aspettativa. La serie debutta nel gennaio 2022 su HBO Max e segue le vicende di The Suicide Squad (James Gunn, 2021). In Italia è disponibile su TimVision da dicembre 2022.
Christopher Smith aka Peacemaker, interpretato sempre dal sorprendente John Cena, viene nuovamente coinvolto in una task force segreta che deve indagare su una potenziale minaccia per il governo degli Stati Uniti.

Di nuovo James Gunn sfrutta la semplicità di una trama per concentrarsi sui personaggi, sull’emotività e l’empatia. Smith è un sicario con idee politiche e sociali decisamente discutibili, che però quella penna folle e sensibile di Gunn contamina con insicurezze e daddy issues.

Peacemaker non è quello che ti aspetti, ma quando finisce realizzi che è l’unico eroe che abbraccia la contemporaneità, generazioni vecchie e nuove: un eroe traumatico che vive il dramma psicologico dell’abbandono, della solitudine e della vulnerabilità.

Peacemaker
Christopher Smith/Peacemaker (John Cena)

Peacemaker – Sesso, Droga e Mascolinità Tossica

«Sai quando gli uomini hanno smesso di essere veri uomini? Quando hanno avuto paura di essere donne».

Christopher Smith/Peacemaker

Il nostro eroe sembra l’archetipo per definizione dell’eroe macho: inflessibile, preciso, dal fisico impeccabile e, soprattutto, invulnerabile. Il tipico “vero” uomo che non si piega a nulla, che non piange mai, non canta, non si abbandona alle emozioni e, sicuramente, non balla.

Si comporta così perché è l’educazione che ha ricevuto dal padre August Smith/White Dragon (Robert Patrick) un tempo noto criminale con ideologie a dir poco conservatrici. Ha cresciuto i figli secondo i principi dello stoicismo virile. Christopher in particolare, però, non si sente più a suo agio nei panni dell’eroe indefesso e instancabile, dell’assassino senza rimorsi. Peacemaker si sente solo, insicuro e sta cercando di cambiare. Il rapporto assai conflittuale con sé stesso e la figura paterna è un filo conduttore di tutta la sceneggiatura.

La serie si pone queste domande: e se un uomo non avesse più voglia di essere forte, perché tutti i traumi che non ha elaborato lo hanno fiaccato fino a frantumarlo nel profondo?
Per James Gunn non si tratta solo di decostruire un personaggio, ma un’intera definizione. Perché l’eroe, il salvatore, l’uomo per essere tale dovrebbe rinunciare a ballare o a piangere? (Star Lord ne sa qualcosa).

Chi è che ha tracciato la linea tra atteggiamenti maschili e femminili? Perché quella linea ha traumatizzato intere generazioni, e fino a che punto?

August Smith/White Dragon e suo figlio in una scena della serie

Come si suol dire, sono le colpe dei padri che ricadono sui figli. Padri assenti, o con una pretesa di mascolinità, forza e integrità che non sta scritto da nessuna parte che gli uomini debbano avere. Non si possono mostrare debolezze, pena la mancanza di rispetto e orgoglio paterno (che Dio solo sa quanto un bambino cerchi in tenera età). Infine, la conseguente perdita di sé stessi.

Sono tutti atteggiamenti e richieste nocive per la crescita di un uomo (qui inteso come essere umano), ferite che si porterà per sempre e che comprometteranno le sue possibilità relazionali. Peacemaker, infatti, ha rapporti sessuali solo per il gusto di farlo, ma senza provare nulla. Arriva a drogarsi, pur di liberarsi del dolore che prova. Questa serie non ha limiti di produzione, quindi non ha pietà.

Ecco i contrasti con cui James Gunn colpisce dritto al cuore, ricordandoti di ferite aperte che non credevi stessero sanguinando ancora. Eppure, non tutto il male che c’è in noi è colpa nostra e non dovremmo avere paura di scoprirci in lacrime.

Come anche il mito già diceva, bisogna affrontare i padri (come generazione), ucciderli se serve, e una volta espiate le loro colpe si passa alla parte più difficile: perdonare sé stessi.

Solo l’autore de I Guardiani della Galassia poteva prendere un bullo politicamente scorretto, smontarlo fino a mostrarcene la profonda solitudine e abbandono, e portarci a empatizzare con lui.
Christopher è una figura straordinariamente contraddittoria, ironica e a suo modo tenera. Odia sé stesso, odia suo padre perché l’ha reso ciò che è, ma nemmeno vorrebbe fargli del male o deluderlo. Nonostante tutto è ancora quel bambino in cerca di approvazione.

Peacemaker
Emilia Harcourt (Jennifer Holland) e Peacemaker in una scena della serie

Peacemaker – 11th Street Kids

James Gunn parla sempre di figure disadattate, discriminate per una caratteristica fisica o caratteriale (dal colore della pelle al peso, da un atteggiamento scontroso a un orientamento sessuale) e ne articola il disagio profondo, la tristezza interna. Persino un agente in gamba e avvenente come Harcourt vive quell’ansia, che le ricade addosso dai piani alti e dalla società, di dover essere sempre così, sempre all’altezza delle aspettative.

Peacemaker, infatti, non deve mettere in discussione sé stesso e la sua vita da solo. Persino lui trova una “famiglia” in cui sentirsi accolto, nonostante tutto. Si innamora persino, si concede questa vulnerabilità, pur sapendosi un mostro e consapevole di avere tutto da perdere.

Lui e il suo gruppo sono, in realtà, i ragazzini e ragazzine di ogni scuola ed età che vivono tra la paura del giudizio degli altri e il bullismo vero e proprio. Sono meravigliosamente imperfetti e vittime delle loro emozioni, perché nessuno gli ha insegnato come relazionarcisi.

La grande capacità del regista di The Suicide Squad è quella di scrivere personaggi memorabili, spesso per delle stupidaggini. Si tratta, in realtà, di attenzione ai dettagli, come la battuta ripresa più volte sulla barba tinta di John Economons (Steve Agee) che possiamo ascoltare già dal primo episodio e che torna nel finale nella più imprevedibile e struggente delle scene.
Le imperfezioni sono quelle piccolezze fondamentali che aiutano a relazionarsi con questi personaggi. E possiamo garantire che tutti, tra principali e secondari, sono pregni di deliziose eccentricità, assolutamente comuni e quotidiane, o totalmente fuori di testa: questa è la loro forza.

La sigla di Peacemaker

Basti pensare alla scena in cui ci viene delineato, senza mezzo dialogo, qual è il vero rapporto tra Peacemaker e Adrian Chase aka Vigilante (Freddie Stroma), una specie di spalla totalmente incapace di fare il suo mestiere (ed è per questo che impari ad amarlo): i due sono in una foresta che sparano per divertirsi a elettrodomestici rotti, il tutto a rallentatore e con una cover rock dei Santa Cruz di Drag Me Down degli One Direction. Magari non andranno sempre d’accordo, ma i due sono legati da questo hobby, per outsider che li renda. E non rompi facilmente un legame con l’amico col quale spari a frigoriferi rotti.

Tuttavia, uno dei rapporti fondamentali di Peacemaker durante la serie non è solo con altri esseri umani. Facciamo in questa serie la conoscenza di Eagly, la sua aquila domestica. Se conoscete James Gunn sapete che le bestiole sprovviste di vocabolario hanno sempre un ruolo di primaria importanza per i protagonisti, vedasi Groot per I Guardiani o Sebastian per Rat-Catcher 2 e la Suicide Squad.
Eagly non è da meno, un partner in crime che prosegue quella che sembra la firma di Gunn quando vuole distruggerci emotivamente, la sua isotopia narrativa, il suo leitmotiv: l’abbraccio. Groot cinge in un abbraccio salvifico i Guardiani nel primo film, Sebastian “abbraccia” Bloodsport alla fine di The Suicide Squad e Eagly non manca di abbracciare Peacemaker, quell’eroe traumatico che forse aveva solo bisogno di affetto. Gli abbracci di James Gunn hanno sempre un significato, basta prestare attenzione al momento in cui avvengono.

Peacemaker
Gli 11th Street Kids (nonché il nome di una famosa canzone degli Hanoi Rocks)

Peacemaker – La possibilità di un eroismo fragile

Gli eroi di James Gunn sono capaci, ma quasi mai dotati di poteri particolari. Di certo, poi, non sono carismatici o indefessi come molti beniamini DC e Marvel (Justice League e Avengers tra tutti). Quella scena dell’ultima puntata (chi sa sa) si pone in un discorso culturale. «Siete arrivati tardi stronzi» è una frase che parla a tutte quelle élite e generazioni al potere che hanno tramandato un’idea di eroismo profondamente fasulla e distante dalle possibilità umane. Le grandi narrazioni di Hollywood sono agli sgoccioli. Possiamo ancora cercare i cavalieri impavidi del western, i grandi cattivi e le cariche epiche all’urlo di «Avengers uniti!», ma non è di quell’eccellenza che James Gunn scrive. Nemmeno, però, guarda alla desolazione di Travis Bickle o alla perdizione di Llewyn Davis. Siamo in una narrazione che si pone nel mezzo, nella possibilità di un eroismo fragile.

James Gunn si sta affermando come l’autore dei cuori infranti che ci provano ancora.

Il regista porta avanti tematiche ormai proprie della sua poetica, quali la solitudine e le insicurezze, il rapporto conflittuale con le figure genitoriali, i rapporti con altri esseri (umani o meno) difettosi e la potenza salvifica di un abbraccio o di un ballo. Sono tutti elementi che possiamo trovare tanto nei due volumi de I Guardiani della Galassia quanto in The Suicide Squad.

Peacemaker nella scena più iconica della serie

Che si faccia da parte l’eroismo, o anche gli antieroi, persino loro sono fin troppo in gamba. Abbiamo bisogno di mediocrità. Abbiamo bisogno di perdenti, di quelli che hanno perso qualcosa e sanno cosa vuol dire sentirsi abbandonati. Loro non faranno tardi, non daranno per scontate le persone che hanno al loro fianco e saranno sempre lì per salvarle. Tra una canzone e l’altra.
È tempo che le figure magnifiche e mitologiche si facciano da parte, perché non c’è più bisogno di essere forti a ogni costo. Esisterà un tempo per la forza, ma è ora che diamo spazio alle debolezze, così facilmente dimenticate.

Il nuovo eroe danza in mutande sulle note malinconiche delle ballate anni ’80 e canta usando un vibratore pelvico a mo’ di microfono.

Leggi anche: I peggiori – Vincenzo Alfieri fra supereroi e dramma sociale.

Correlati
Share This