A proposito di Davis – Odissea di un Eterno Perdente

Tommaso Paris

06.10.2018

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Llewyn Davis è chi non ce l’ha fatta, chi è caduto e non ha avuto il coraggio di rialzarsi, chi ha perso la propria occasione.

Llewyn Davis è tutti noi, o, quantomeno, una parte fondamentale di noi, che continua insistentemente a bussare alla porta del nostro Io più intimo, di quell’ego che spesso rifiutiamo di affrontare. Eppure, è anche ciò che ci conferisce il diritto di sostenere e urlare al mondo, in modo autentico, l’essenza di chi siamo, qui e ora.

A proposito di Davis

Llewyn Davis in A proposito di Davis dei fratelli Coen (2013)

1961, Greenwich Village, New York. Un tempo e un luogo che permettono alla musica folk di manifestarsi, a quell’arte popolare capace di creare relazioni tra chiunque, poiché, in un modo o nell’altro, riesce a portare alla luce un lato presente in tutti noi, persino uno che ancora non conosciamo. Se un pezzo «non è mai stato nuovo e mai diventerà vecchio, allora è una canzone folk», ci confessano i Coen, permettendoci di comprendere perché, spesso, ritroviamo noi stessi in questo genere.

I registi ci mostrano tutto ciò attraverso immagini e suoni dalla struggente poeticità, permettendoci di entrare in intimità con il personaggio.

L’eterno ritorno di Llewyn Davis

Iniziamo a conoscere Llewyn, compiamo insieme il suo assurdo viaggio di casa in casa, di canzone in canzone, di sconfitta in sconfitta.

Llewyn Davis è un personaggio fortemente condizionato dalle circostanze esterne, tanto sul piano personale quanto su quello professionale. Eppure, possiede un talento che fatica a esprimersi, forse non abbastanza grande, ma comunque dotato di un’unicità tale da condannarlo a crederci. Rappresenta l’individuo che intravede l’opportunità scorrergli accanto, senza avere la forza e il coraggio di compiere quel passo in più, necessario per farla propria.

A proposito di Davis

Llewyn Davis e Jean Berkey in A proposito di Davis dei fratelli Coen (2013)

Con l’inesorabile scorrere del racconto, Llewyn Davis, insieme allo spettatore, acquisisce la consapevolezza di essere il proprio ostacolo, la propria sventura, la propria condanna. L’autentica conoscenza di sé si rivela profondamente tragica: il protagonista scopre di essere l’artefice dei propri fallimenti.

Jean: «Tu non vuoi mai andare da nessuna parte, ed è per questo che continuano a succederti le stesse cazzate: perché sei tu stesso a volerlo».
Llewyn: «Dici che è per questo?».
Jean: «Sì, e anche perché sei uno stronzo!».

Llewyn Davis intraprende un viaggio alla ricerca di un’occasione, di un lavoro, di una possibilità di realizzare sé stesso. Abbandona i caffè newyorkesi per recarsi nella speranzosa Chicago, dove lo attende un’audizione, e si ritrova così coinvolto in vicissitudini e incontri dai tratti grotteschi e assurdi. Nel corso della sua avventura, si imbatte in un passato che tenta di farsi sempre più presente, in un jazzista cocainomane, nelle conseguenze delle proprie scelte sbagliate, in un poeta beat e in un gatto arancione che risplende nella grigia New York.

Il chitarrista compie un cammino che assume i contorni dell’autentica tragicità di una vera e propria Odissea. Vagando, cercando, inseguendo, Llewyn si perde. Il suo è un viaggio che non porta da nessuna parte, ma si intreccia con il tentato di ritorno di un altro personaggio, protagonista di un’altra Odissea: il gatto, chiamato, non a caso, Ulisse.

Il gatto, al contrario di Davis, riesce a raggiungere la sua meta, a ritrovare la strada di casa, a ottenere una conclusione per la propria storia. L’Odissea di Llewyn, invece, non avrà compimento: il protagonista tornerà al punto da cui era partito, condannato a ripercorrere lo stesso itinerario. Tutto ritorna eternamente, in un inferno esistenziale dal quale sembra impossibile evadere.

A proposito di Davis

Llewyn Davis in A proposito di Davis dei fratelli Coen (2013)

L’elogio del fallimento

Il protagonista vive un’esistenza fatta di eterni ritorni, come testimonia la ciclicità narrativa scelta dai registi, evocata da una medesima situazione che si ripresenta all’inizio e alla fine dell’opera. Tutto si ripete costantemente e noi veniamo immersi nella tragicità dell’esistenza, fino a prendere consapevolezza del fatto che il film, la vita di Llewyn, come la nostra, non conosceranno una conclusione sugellata da un irreale lieto fine.

La vita non gli è stata favorevole, forse anche perché lui non le ha mai veramente permesso di esserlo. Tutto ciò condanna il nostro protagonista alla categoria dei perdenti, quei perdenti nei quali, però, ritroviamo noi stessi. Llewyn Davis è un eterno perdente: lo è per sfortuna, lo è per scelta… lo è perché umano.

La sua rimane una ricerca perpetua, una ricerca dalla finalità sfumata, mai del tutto definita. Llewyn è un personaggio che cerca costantemente, senza sapere, però, che cosa cercare. Si perde nei meandri della propria personalità sfuggente e incompresa, fino a diventare il vero e proprio ostacolo di sé stesso. Vagando nella totale incertezza, il protagonista tenta di abbracciare una luce nell’inafferrabile ombra del caos che caratterizza l’esistenza.

A proposito di Davis

Llewyn Davis in A proposito di Davis dei fratelli Coen (2013)

Llewyn Davis si presenta come la struggente personificazione della malinconia, un sentimento insopprimibile di impotenza di fronte a una realtà dai tratti indifferenti. Le vibrazioni della chitarra e la voce del protagonista ci conducono, piano piano, in un abisso nel quale fatichiamo a orientarci.

È come se Llewyn ci facesse affogare insieme a lui, in una profondità nella quale sprofondiamo lentamente, quasi del tutto inconsapevoli. Eppure, è solo nel momento del puro atto creativo, dell’autentica manifestazione di sé attraverso il canto e la musica, che Llewyn sembra improvvisamente ricordare come si fa a nuotare. Sopravvive, distaccandosi per un istante dall’ineluttabilità della vita, per poi ricadere nella trappola che lui stesso ha ideato, destinato a fallire ancora, eternamente.

Chi è Llewyn Davis? Semplicemente uno degli infiniti Bob Dylan che non ce l’hanno fatta.

Se il mondo è per i vincenti, cosa ne resta dei perdenti?

Se il mondo è per i Bob Dylan, per gli eroi, cosa ne resta dei Llewyn Davis, degli antieroi?

Cosa ne resta di chi fallisce? Cosa ne resta di quella parte fondamentale di tutti noi?

I Coen rendono omaggio, a loro modo, a tutti i Llewyn Davis, a chiunque non ce l’abbia fatta, a chiunque non abbia avuto la forza di resistere alla tragicità della vita. A chiunque, in ogni tempo e in ogni luogo, è stato sconfitto da sé stesso.

I Coen rendono omaggio a noi tutti.

A proposito di Davis

Llewyn Davis in A proposito di Davis dei fratelli Coen (2013)

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  • Tommaso Paris

    «Dio è morto, Marx è morto, e nemmeno io mi sento molto bene»

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