Daredevil, ovvero Matt Murdock

Gianluca Colella

Aprile 27, 2025

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Di tempo ne è passato, direbbe qualcuno. Eppure, Daredevil, in seguito ad una lunga campagna mediatica, è stato salvato.

Prodotta e distribuita da Netflix, la serie TV sul Diavolo di Hell’s Kitchen è stata in seguito reintegrata nel roaster Marvel/Disney+ e ha rivisto la luce.

Il soft reboot di Daredevil: Rinascita riparte da dove le vicende di Matt Murdock erano terminate, con la sua faida personale, etica e violenta contro Wilson Fisk, un Kingpin sempre più radicale, perfetto e inattaccabile.

Charlie Cox e Wilson D’Onofrio, insieme al resto del cast, sono tornati per prendere il loro posto nel Marvel Cinematic Universe.

Ma dov’eravamo?

Daredevil e Kingpin: gli scontri del passato

Daredevil – Kingpin di fronte ad una delle sue opere

La terza stagione di Daredevil si era conclusa con un epilogo intenso, chiudendo diverse linee narrative lasciate aperte nelle stagioni precedenti.

Dopo una tormentata battaglia interiore e fisica, Matt Murdock affronta Wilson Fisk (Kingpin) in uno scontro decisivo. Fisk, che era riuscito a manipolare il sistema, viene smascherato grazie all’aiuto di Karen Page e Foggy Nelson e grazie al sacrificio di Benjamin “Dex” Poindexter, l’agente dell’FBI che Fisk aveva trasformato nel falso Daredevil. Dex si ribella al suo manipolatore, ma viene gravemente ferito durante lo scontro finale.

Durante il combattimento finale nel suo attico, Matt è sul punto di uccidere Fisk, accecato dalla rabbia e dalla sofferenza, ma alla fine sceglie di non farlo. In cambio del silenzio su Vanessa, la complice e moglie di Fisk, Matt lo costringe a tornare in prigione.

La stagione si chiude con Matt, Foggy e Karen che decidono di ricostituire lo studio legale Nelson, Murdock & Page, segnando un ritorno alle origini. Nel frattempo, vediamo un’immagine Dex su un tavolo operatorio, con un misterioso intervento chirurgico agli occhi: un chiaro teaser della sua possibile trasformazione in Bullseye.

Calare le maschere, ritrovare la legge

Daredevil – Il Diavolo di Hell’s Kitchen in azione


In Daredevil: Rinascita, ritroviamo Matt in una fase di profonda crisi e distacco. Dopo la tragedia personale con cui la serie si apre, Matt decide di abbandonare il ruolo di vigilante, concentrandosi sul lavoro come avvocato.

Decide di non indossare più il costume né la maschera di Daredevil perché sente che quel simbolo, da strumento di giustizia, è troppo legato alla violenza e alla vendetta.

La sua scelta è anche legata a un’esigenza etica: Matt non vuole più essere giudice, giuria e carnefice. Si confronta con la possibilità di aiutare come avvocato, senza maschere, cercando una giustizia civile, costruita con la parola, la legge e l’empatia.

Ma la pace è fragile, e l’ombra di Kingpin continua a pesare sulla città. Dopo Bullseye e dopo l’elezione di Fisk a sindaco, Matt è diviso: può davvero restare nell’ombra quando l’ingiustizia è così viva?

Héctor Ayala, White Tiger, primo supereroe latino Marvel, è un vigilante che viene incastrato dalla polizia corrotta di New York. Nonostante la difesa legale di Matt, il sistema riesce a prevalere. La bussola morale di Ayala scuoterà colui che fu Daredevil, riportandolo alla cruda realtà.

E così, quando per le vie della città iniziano ad essere esibiti i frutti dei tanti omicidi artistici firmati dal serial killer Muse, Matt è brutalmente scosso e decide di dover agire.

Il confronto con Muse, che aveva minacciato anche la sua nuova fidanzata, rappresenta per Matt la sfida etica definitiva. Muse è l’opposto di ciò che Murdock difende: un nichilismo travestito da creatività, un’estetica della distruzione. Ma per fermarlo, Matt deve tornare a essere Daredevilnon come giustiziere, ma come simbolo, come testimone del dolore e della speranza.

Così, rimette il costume. Non perché è pronto, ma perché nessuno lo sarà mai.

Perché Daredevil, perché Kingpin?

Per comprendere il senso dell’operazione Born Again all’interno del MCU, è fondamentale ripercorrerne le fasi produttive e riflettere sulle implicazioni etiche che la serie solleva attraverso i suoi personaggi principali.

Concepita come una maxi-serie da 18 episodi, la nuova incarnazione avrebbe dovuto rappresentare uno snodo tra il mondo narrativo Netflix e l’universo cinematografico dei Marvel Studios. L’idea prevedeva un impianto da legal drama procedurale: Matt Murdock avrebbe affrontato una serie di casi settimanali, alternando l’aula ai tetti di New York. Nonostante diversi episodi fossero già stati girati, i Marvel Studios hanno scelto di interrompere la produzione. Si è quindi proceduto a un ripensamento della serie, con l’intento di dare nuova linfa a un personaggio amatissimo dal pubblico.

Daredevil: Born Again si presta a una lettura filosofica che ruota attorno alle tensioni etiche incarnate dai suoi protagonisti. Matt Murdock e Wilson Fisk (Kingpin) rappresentano infatti due modi radicalmente opposti di intendere la giustizia, la responsabilità e il potere.

Murdock incarna lacerazioni morali profonde: da cattolico osservante, vive diviso tra la legge degli uomini e quella di Dio, tra l’esigenza di rispettare il sistema giudiziario e la necessità di intervenire direttamente contro il male, ricorrendo alla violenza.

Dall’altro, Kingpin giustifica le sue azioni criminali come strumenti per raggiungere un ordine superiore, un controllo sistemico della città che servirebbe a proteggerla dal caos. La sua visione è paternalistica e dispotica, fondata su un’etica del fine che giustifica i mezzi.

In questo contesto, Spinoza offre una prospettiva etica tanto alla morale religiosa di Daredevil quanto al machiavellismo di Kingpin. Per Spinoza, il bene e il male non esistono in senso assoluto, ma sono valutazioni relative, che nascono dalla capacità o meno di un’azione di aumentare la nostra potentia agendi – la nostra forza vitale, la nostra potenza di esistere e agire. L’etica non è fondata sul dovere o sulla colpa, ma sulla comprensione delle cause che determinano le nostre azioni e sull’autonomia che nasce dalla conoscenza.

La lotta tra Daredevil e Kingpin può essere letta come uno scontro tra diverse forme di potenza: quella che si nutre di paura, dominio e imposizione (Fisk), e quella che cerca la libertà attraverso la consapevolezza, l’autodeterminazione e il legame con gli altri (Murdock).

Una versione spinoziana di Daredevil non è guidata dal senso di colpa o dal desiderio di espiazione, ma da una comprensione profonda delle passioni che lo muovono e da un’etica della responsabilità condivisa, in cui la vera giustizia non si fonda sulla punizione, ma sulla trasformazione dei rapporti di potere e sulla costruzione di una comunità più giusta. In questo senso, Born Again potrebbe davvero rappresentare una rinascita: non solo narrativa, ma etico-politica, in attesa della seconda stagione.

Leggi anche: Daredevil 3 – Sia fatta l’Oscurità, come in Cielo così in Terra

Autore

  • Gianluca Colella

    Nato a Napoli nel gennaio 1995, supero a pieni voti la fase secchione e in adolescenza scopro la filosofia, la cultura, il cinema e la psicologia. Mentre mi laureo in psicologia alla Federico II scopro ArteSettima, la disoccupazione, i virus cinesi e le malattie mentali in età evolutiva. Attualmente scrivo approfondimenti antieroici su serie tv e film più o meno noti direttamente dalla Calabria, dove mi trovo per un dottorato di ricerca. Sperando che il precariato, un giorno, sia solo un ricordo.

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