Venezia83: Bucking Fastard – Il nuovo film di Herzog è come un sogno con la febbre a 40

Sara De Pascale

05.09.2026

Resta Aggiornato

«Chiudete gli occhi,
tutto quello che vedete vi appartiene»

In Bucking Fastard, il nuovo film di Werner Herzog, le sorelle Holbrooke sembrano due follette saltate fuori da un sogno arrivato insieme alla febbre alta, che mischia ricordi reali ad angosce schiacciate giù, nei meandri dell’inconscio.

Due protagoniste che parlano e si muovono in sincrono sono, innanzitutto, una doppia gamma di emozioni.
Se una è arrabbiata, l’altra la completa con la disperazione.
Se una è curiosa, l’altra mette in scena il timore.
E in questo sbilenco, costretto movimento coordinato capiamo che il punto non può essere fondersi, ma alternarsi.

«L’amore va dov’è destinato ad andare», dicono.

E per un attimo quasi mi convincono che non abbiamo controllo sul destino che ci investe. Che l’amore accada come un’esperienza naturale, sulla quale la cultura e la sua logica possono ben poco. Ci sto, giochiamo.

Da bravi codardi che da soli non sanno perdersi, l’amore e la natura diventano i dettami di ciò che desideriamo, di quello che sappiamo di aver bisogno di sognare ma non abbiamo il coraggio di tradurre in realtà, senza prevaricazione.

Attraverso le sorelle Holbrooke, Herzog ci fa capire che il punto non è il semplice completamento, ma l’ampliamento. Un discorso che dovrebbe riguardare l’amore stesso, ma che si è perso nel prendere un po’ troppo a modello Il Simposio di Platone e la storia per la quale l’amore nasce dal disperato bisogno di ricongiungimento all’altra metà perduta.

Ma io posso vivere anche senza di te.
Posso riuscire anche senza di te.
Posso aprire una scatola di sardine con le mie sole mani e mi muoverò meglio nel farlo.

Niente di tutto ciò è disamore.

E allora forse il punto è questo: che tutto questo non potremmo nemmeno immaginarlo, eppure c’è.

Ed è a questo onirismo vile e meraviglioso che il film fa omaggio, essendo dedicato, di fatto, a David Lynch.

Leggi anche: Venezia83: La ragazza con la Leica – l’ennesimo meraviglioso film della regista più sottovalutata d’Italia

Autore

Share This