L’incredibile storia dell’Isola delle Rose – Il sogno di un’utopia possibile

Claudia Silvestri

Dicembre 12, 2020

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Tratto da un’incredibile storia vera. Quante volte su locandine, trailer e didascalie abbiamo visto campeggiare questa scritta? E quante volte le nostre aspettative sono state deluse? Non è questo il caso dell’ultima fatica di Sydney SibiliaL’incredibile storia dell’isola delle Rose espone la propria peculiarità sin dal titolo, con l’intenzione di lasciare a bocca aperta.

La storia raccontata, infatti, sembra inevitabilmente destinata a un adattamento cinematografico. Nel 1968 l’ingegner Giorgio Rosa decide di costruire una piattaforma di 400 metri quadri in acque internazionali, a circa sei miglia dalle coste di Rimini, e di proclamarla Stato indipendente.
Il film non narra, solamente, di questo strano e presto dimenticato fatto di cronaca. Ne esplora la genesi e le implicazioni, partendo dal ritratto del suo protagonista.

È Giorgio, infatti, per tutto il tempo, il perno intorno al quale gira la vicenda. 42 anni, disilluso, outsider in un’epoca immediatamente precedente allo stravolgimento delle regole della “normalità” costituita, incapace di sottostare alle aspettative della società per un giovane e brillante ingegnere.

Il suo non è solo un atto di ribellione, ma il tentativo, concreto, di trovare un proprio posto nel mondo. Anche a costo di dover costruire quel mondo, mattone su mattone, o meglio, tubo su tubo.

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

Giorgio Rosa (Elio Germano) e la sua ex fidanzata Gabriella (Matilda De Angelis) la quale ispirò, indirettamente, il progetto dell’Isola.

Giorgio costruisce la sua isola perché può farlo. Sarà la società a trasformarla in un emblema della controcultura del ’68. Incredibile, infatti, è anche il tempismo della vicenda: l’isola viene proclamata indipendente il 1 maggio, mese in cui in Francia iniziavano le prime rivolte studentesche.

«Noi del Maggio francese non sapevamo quasi nulla, se non che loro scendevano in piazza e incendiavano Parigi per un mondo migliore. Noi quel mondo migliore… lo avevamo direttamente costruito».

(Giorgio Rosa)

È solo una coincidenza, quindi, che il suo sogno si sia realizzato e concretizzato nel miglior momento storico possibile per essere fuori dagli schemi. E nel pieno dell’esplosione dell’estate riminese, l’isola diviene anche un’attrattiva turistica.

Come in ogni favola che si rispetti, però, il protagonista non può agire da solo. In suo soccorso, infatti, arriva Massimo (Leonardo Lidi), amico di lunga data interessato agli aspetti più ludici e “libertini” del progetto. E poi Pietro Bernardini (Alberto Astorri), naufragato sull’isola con la sua barca e divenutone, quindi, il primo abitante. Ben presto si aggiungono anche W. R. Neumann (Tom Wlaschiha), disertore tedesco privo di cittadinanza, e Franca (Violetta Zironi), diciannovenne incinta.

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

Giorgio Rosa (Elio Germano) e W.R. Neumann (Tom Wlaschiha), il primo cittadino dell’Isola delle Rose a ricevere il passaporto.

L’isola diviene quindi un rifugio per chi non potrebbe sentirsi a casa da nessuna altra parte, ma anche un ritrovo per gente che cercava divertimento e svago lontano dalle regole imposte dalla società. “Un enorme discoteca” come la definisce Gabriella, l’ex ragazza di Giorgio (e futura compagna di vita).

Indispettito ma anche illuminato da questa affermazione, Giorgio deciderà di difendere la portata sociale del suo progetto, recandosi prima all’ONU, poi al Parlamento Europeo e infine trasformando la sua isola in Stato. Stamperà francobolli, sceglierà una lingua ufficiale, emetterà passaporti e renderà lo sgangherato gruppo di abitanti un consiglio dei ministri.

Questi tentativi, però, non serviranno a nulla. Come in ogni fiaba esiste infatti anche un antagonista, che Sibilia disegna proprio come uno di quei cattivi macchiettistici ma crudeli del cinema americano: il secondo governo Leone, che trova nel ministro della difesa Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio) il più accanito difensore dei valori di una certa Democrazia Cristiana. Che, dopo innumerevoli tentavi di far implodere l’idillio, deciderà di bombardare l’isola, nella prima e unica guerra di invasione della Storia dell’Italia Repubblicana.

Un evento, come accennato, presto dimenticato, ma recuperato da uno dei registi più visionari del panorama cinematografico italiano recente.
Dopo un corrosivo esordio con la trilogia Smetto quando voglio, Sibilia trova nella storia di Giorgio Rosa tutti gli elementi di quella che va delineandosi come la sua poetica: un gruppo di outsider che lotta contro un mondo che gli sta stretto e un’idea di fondo che regge e sorregge i loro tentativi.

Da raccontare attraverso una regia sincopata e incalzante, sostenuta da un cast completamente nella parte: Elio Germano (che chiude così un anno d’oro, iniziato con Volevo NascondermiFavolacce), Matilda De Angelis, Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti e François Cluzet.

E se il gruppo di laureati che creano una droga sintetica legale era sovversivo e caustico al punto da reggere sulle proprie spalle un’intera saga, la narrazione de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose fa dell’idea di Giorgio il punto di svolta e di riflessione.

Un’utopia concreta è un’idea tanto contraddittoria quanto rivoluzionaria. Utopia, infatti, è letteralmente il “non luogo”, irraggiungibile, ma perennemente perseguibile.

L’Isola delle Rose assurge, quindi, a luogo fisico di un qualcosa di intangibile, di un sogno durato quanto una stagione estiva, ma in grado di cambiare, almeno in parte, il corso degli eventi. Un luogo dove la libertà e la resistenza trovano dimora e protezione in uno dei periodi più caotici dei tempi recenti.

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

La vera Isola delle Rose, al largo delle coste riminesi.

Un film non perfetto, che a volte si perde nei risvolti pop e colorati della vicenda, ma dall’impronta audace e a tratti innovativa. Prodotto da Groenlandia, casa di produzione dello stesso Sibilia e di Matteo Rovere (altro regista che sta provando a cambiare il modo di fare cinema in Italia) e distribuito da Netflix, è già destinato a diventare un piccolo cult.

La forza de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose risiede, quindi, tutta qui, nella volontà di un giovane regista di creare qualcosa di inusuale: un’utopia possibile.

Leggi anche: Intervista a Sydney Sibilia – La nuova commedia all’italiana 

Autore

  • Claudia Silvestri

    27 anni, laureata in Lettere moderne alla triennale e in Scienze dello Spettacolo alla magistrale. Di recente ho conseguito un master in Critica giornalistica per lo spettacolo. Guardo di tutto e mi appassiono ad ogni genere, dal film d’autore fino ai cinecomics. Se non sapete dove trovarmi, probabilmente sono in sala a gustarmi un nuovo film.

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