American Crime Story: Impeachment – Una storia di donne

Linda El Asmar

Dicembre 31, 2021

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American Crime Story giunge alla sua terza stagione e, dopo averci raccontato il caso O.J. Simpson e l’assassinio di Gianni Versace, questa volta ci porta in uno dei casi americani più conosciuti e più persistenti culturalmente degli anni Novanta. Ci vengono infatti raccontate le vicende del sexgate e dell’impeachment del quarantaduesimo Presidente degli Stati Uniti: Bill Clinton.

Per quanto però il Presidente sia al centro delle vicende, ciò che American Crime Story ci racconta è, in realtà, una storia di donne. Donne vittime, donne complici, donne tradite, vulnerabili, complesse. Le figure femminili nella narrazione sono tante, di fondamentale importanza, ma quattro sono coloro che muovono le vicende della stagione: Linda Tripp, Paula Jones, Monica Lewinsky e Hilary Clinton.

American Crime Story
Linda Tripp (Sarah Paulson) e Monica Lewinsky (Beanie Feldstein) – American Crime Story: Impeachment.

Linda Tripp: la cecità della rabbia

Colei che forse è l’effettivo motore della vicenda narrata in American Crime Story: Impeachment è Linda Tripp. Funzionaria del governo, negli anni Novanta assiste silenziosamente a vari eventi, mettendo da parte prove per poter, in un futuro, cercare di affossare i coniugi Clinton. Coniugi verso i quali fa ribollire una potente rabbia fin dal suicidio nel 1993 di Vince Foster, che lei non ritiene un fatto casuale. È proprio grazie a Linda che si avranno le prove della relazione tra il Presidente e Monica Lewinsky.

La Tripp, infatti, dopo esser diventata amica di Monica e aver scoperto della sua relazione, decide di registrare le sue telefonate con la ragazza per consegnarle all’FBI. Linda odia i Clinton. Li odia così tanto da non avere la lucidità di comprendere le scelte e i gesti che compie. Non pensa a quanto le sue azioni possano ricadere negativamente non solo sul Presidente, ma anche sulla sua amica e su se stessa.

Durante tutto il processo e la narrazione, Linda si ritiene un’eroina. È convinta di aver salvato Monica da una relazione tossica, e le si potrebbe anche dare ragione, se non fosse che l’uscita allo scoperto della relazione tra il Presidente e la ragazza abbia rovinato la vita di quest’ultima.

American Crime Story racconta di una Linda accecata dalla sua rabbia, dal suo odio e dalla sua voglia di vendetta. Così accecata da non vedere mai le conseguenze delle sue azioni.

Linda è una donna che risulta cieca un po’ di fronte ad ogni cosa. In ogni puntata la vediamo mangiare frullati dimagranti, senza mai ottenere risultati nel corso degli anni. Durante il processo la vediamo meravigliata e ignara del disgusto che l’opinione pubblica, i giudici e tutte le persone che ha intorno provano nei suoi confronti per ciò che ha fatto. Risulta cieca anche di fronte all’illegalità delle sue azioni.

Ma, con il procedere della stagione, non sono solo rabbia e vendetta ad accecare Linda. Il suo rapporto tossico e malsano con chiunque la circondi sembra sempre essere velato da un pesante strato di invidia. Viene quasi da chiedersi se non sia gelosa di chiunque abbia a che fare con il Presidente. Sente di esser sempre privata delle giuste attenzioni, del suo lavoro, dei riconoscimenti. Cova, forse, nel profondo, un’intensa invidia incompresa per la mancanza di avances da parte del Presidente. Linda infatti odia Hilary, odia Kathleen e, seppur in maniera diversa, odia inconsciamente anche Monica.

Non chiederà mai scusa alla ragazza perché, nella sua visione delle cose, lei ha sempre e solo fatto la cosa giusta.

American Crime Story
Paula Jones (Annaleigh Ashford) – American Crime Story: Impeachment.

Paula Jones: la dolce ignoranza

Se Linda Tripp è il motore della narrazione, Paula Jones è la fiamma. Con Paula iniziano i fatti che porteranno al Sexgate e all’Impeachment. Nel 1991, sette anni prima del processo contro Clinton, Paula e il futuro Presidente ebbero un incontro non del tutto piacevole. Paula è una ragazza semplice, poco istruita, di famiglia umile che, solo ad anni di distanza, trova il coraggio di esporsi e denunciare le molestie subite dal Presidente. La sua ingenuità e semplicità sono ciò che la porterà alla perdita di tutto.

Paula non sembra quasi mai cosciente della portata e della grandezza del caso con cui ha a che fare. Le attenzioni e gli aiuti, se così si possono definire, che si trova a ricevere la fanno sentire lusingata. La sua ignoranza verso tutto la fa brancolare nel buio, inconsapevole dei danni che l’intero caso può arrecarle. Paula è talmente ingenua da non comprendere che non avrà mai ciò che vuole.

Perché lei non vuole vincere una causa, non vuole screditare il Presidente, né tanto meno vuole migliaia di dollari di risarcimento (per quanto le somme offerte la allettino). Paula vuole delle scuse, tutto qui. Come se aspettarsi delle scuse di persona per molestie dal Presidente degli Stati Uniti fosse una cosa da tutti i giorni.

Paula non avrà mai quelle scuse, né i soldi, né una qualche vittoria. Si ritroverà a perdere tutto. Il marito che, nel profondo, non le ha mai creduto, la vita tranquilla che possedeva e la dignità. Privata di libertà, di soldi e di possibilità lavorative, Paula si ritrova infatti ad accettare un lavoro per la rivista erotica Penthouse.

La scena del photoshoot per la rivista è di una violenza terribile, seppur assurdamente nascosta. Vediamo Paula contrariata e profondamente a disagio. Non vorrebbe essere lì, non vorrebbe spogliarsi, non vorrebbe andare in fondo alla cosa, perché sa che così sta perdendo l’ultimo briciolo di rispetto pubblico che aveva. Sembra sapere cosa ciò comporterà, sembra aver imparato quanto le attenzioni possano essere prepotenti e intrusive.

Ciò che Paula non sa, che sembra non aver mai saputo, è che potrebbe dire di no. Lei avrebbe il diritto di dire di no. Paula non sembra cosciente, forse per ingenuità o per ignoranza o perché la vita glielo ha sempre imposto, di poter avere libertà di scelta. Non è infatti lei a voler mandare avanti il processo, come non vorrebbe spogliarsi durante il photoshoot . Ma, “ormai” è lì e continua a fare ciò che vogliono gli altri. Perché l’unica volta che si è azzardata a dire di no, Paula ha detto no al Presidente degli Stati Uniti, finendo per perdere tutto.

Il Presidente Bill Clinton e Monica Lewinsky.

Monica Lewinsky: l’ingenuità dell’amore

Quando Monica inizia la sua relazione con il Presidente Clinton ha circa vent’anni. Entrata alla Casa Bianca come stagista, la Lewinsky sta vivendo il suo sogno, al quale si aggiungono le attenzioni di quell’uomo maturo, intrigante e potente che è Bill Clinton. I due iniziano una relazione segreta fatta di fugaci incontri sessuali, lunghe telefonate, regali e confidenze. Monica si sente amata, importante e compresa da quell’uomo che si nasconde dietro un ruolo così imponente.

Monica ama Bill febbrilmente e farebbe di tutto per lui, anche mentire sotto giuramento. Non pensa in prospettiva, non ragiona su quanto questa relazione possa distruggerle la vita e il futuro. Lei lo ama e basta. Anche quando viene allontanata dalla Casa Bianca, anche quando scopre delle sue relazioni del Presidente con altre donne, anche quando lui non la chiama per settimane o durante il processo, quando farsi vedere con lui sarebbe la cosa meno indicata. Monica non ha limiti. Continua a regalargli cravatte, a presentarsi a eventi pubblici e a telefonare incessantemente alla segretaria del Presidente per parlare con lui.

Solo dopo il suo incontro con l’FBI, Monica prende coscienza della grandezza e della gravità della situazione. Inizia a subire una serie di violenze psicologiche profonde: viene tradita da Linda, privata della sua libertà, perseguitata dai media, derisa e additata come stalker, diffamata dallo stesso Presidente e dai suoi legali. Vengono portate a galla parti del suo passato, non può più uscire di casa se non sotto copertura e l’uomo che tanto ha amato nega tutto. Nega ogni loro contatto, nega la loro relazione, ma soprattutto fa ricadere ogni colpa su di lei, dipingendola come una ragazzina ossessionata dal Presidente.

Sono tante le scene in questa stagione in cui le figure maschili opprimono quelle femminili, ma quella in cui Monica è rinchiusa e circondata da soli uomini dell’FBI, in una stanza di albergo, è la più aspra e claustrofobica. Una ragazzina di vent’anni bloccata da una decina di uomini in una stanza che la interrogano sulla sua relazione con il Presidente.

Monica è forte, resiliente e sincera e sono forse queste sue qualità a farla apprezzare da molti. Durante il processo sceglie di volersi bene, di non difendere più a spada tratta Bill e decide di dire semplicemente la verità. Sceglie di collaborare, raccontare tutto, anche se ciò vuol dire ricevere una violenza dopo l’altra, fino alla pubblicazione online, da parte degli avvocati, dell’accusa dei resoconti dei suoi incontri sessuali con Clinton.

Con il processo, Monica ha perso completamente il suo diritto alla privacy. Viene privata di tutto da uomini (e da alcune donne) senza scrupoli. Il suo amore puro e senza secondi fini per un uomo, l’ha portata ad essere la sgualdrina del secolo. Perché ammettiamolo, chiunque abbia vissuto o sia cresciuto negli anni Novanta, associa un’unica cosa al nome Lewinsky. Monica però non è questo e si rialza, continua a rialzarsi, lottando e vincendo la fiducia e il rispetto di chiunque decida di ascoltarla. Perché, in fondo, il suo unico terribile e errore è stato quello di innamorarsi e di dare fiducia all’uomo sbagliato.

American Crime Story
Bill Clinton (Clive Owen) e Hilary Clinton (Edie Falco) – American Crime Story: Impeachment.

Hilary Clinton: Stand by your man

La conosciamo tutti. Hilary Clinton, la First lady, la donna di ghiaccio. Le voci che girano intorno ai Clinton, ai loro intrighi e sotterfugi, sono tante, da sempre. Anche nella serie questo alone di mistero non manca mai. La Hilary Clinton che vediamo in American Crime Story è un’Hilary fragile e sensibile, viva al disotto della spessa scorza che la protegge.

Vediamo un’Hilary moglie, madre, First lady, anche se rimane defilata fino a oltre metà della stagione, limitandosi a qualche apparizione furtiva. Da quando scoppia lo scandalo si mostra fedele e leale fino in fondo, anche quando scopre che le accuse sono vere e che il marito l’ha tradita. Si mantiene fredda e lucida, prende in mano la situazione e protegge la loro posizione. Non importa l’opinione che il popolo si farà di lei, non importa se la odieranno, l’importante è salvare il Presidente.

American Crime Story ci racconta che, per quanto si mostri leale al marito fino alla fine, Hilary è una donna distrutta, arrabbiata, ferita, delusa. Sbotta contro il marito solo quando non c’è nessuno a vederli. Lo mette di fronte al suo essere profondamente contrariata, lo accusa velatamente, non lo sfiora nemmeno. Gli sputa addosso piccole quantità di veleno, continuando però a salvarlo. O meglio, salva il Presidente. Sceglie di rimanergli accanto, non si sa se per amore e fedeltà, o se per strategia e ambizione personale.

Vediamo infatti Hilary iniziare il suo vero e proprio percorso politico nelle ultime puntate. Dopo aver messo sua figlia e il Presidente al sicuro, anche a costo di se stessa e della sua immagine pubblica, inizia a posizionare i primi grandi mattoncini verso la carriera politica che la porterà ai giorni d’oggi.

La sua razionalità e capacità di nascondere la sofferenza, le permettono di accaparrarsi il ruolo e l’immagine di donna insensibile, calcolatrice, di ghiaccio che conosciamo tutt’ora. American Crime Story sembra però ricordarci che sotto questa armatura ci sia dell’altro: una donna sensibile, arrabbiata, sofferente, che ha scelto di credere, o forse di sfruttare, quello che credeva l’amore della sua vita.

American Crime Story: Impeachment – una storia di donne perdenti

Quelle di American Crime Story: Impeachment sono donne perdenti. C’è chi ha perso la dignità, chi la libertà, chi il marito. Sono donne che per delle scelte, volendo ingenue, e un unico uomo, si sono viste sconvolgere la realtà di tutti i giorni.

Paula e Linda, più o meno consapevolmente, hanno perso loro stesse. L’una per delle misere scuse mai ottenute, l’altra per una malsana sete di verità (o almeno così si racconta). Hilary e Monica perdono invece, in un modo o nell’altro, l’uomo che amano, acquisendo però una incredibile notorietà, che gli concederà anche qualche beneficio (come se fosse una consolazione).

Tutte e quattro perdono però definitivamente la libertà di essere pienamente se stesse, perché ormai oggetto dell’opinione pubblica mondiale e della storia contemporanea. C’è chi è puttana, chi frigida, chi bastarda, fatto sta che, ormai, da circa trent’anni è la società ad aver scelto per loro la maschera che sono costrette a indossare.

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