Il mondo dei cinefumetti vive sempre di più sul filo del rasoio.
Tra trasformazioni narrative e profitto economico come obiettivo primario, oggi la grande tradizione dei supereroi vacilla, sempre più compromessa nella sua purezza. Ma il cinefumetto rimane un concetto a sé, traslato in un mondo artistico di diversa entità. È dunque giusto che si appropri di quei delicati libricini di carta, anche a costo di modificarli? La linea è sottile.
Una cosa è certa però: se parliamo del Cavaliere Oscuro, parliamo di una delle saghe cinematografiche considerate tra le più belle di sempre.
Nolan ha preso un personaggio, Batman, una leggenda eterna, con un altrettanto mondo leggendario marcato DC Comics, e ne ha estratto una perla di rara intensità per genere, regia, tematiche, musica e personaggi. Oggi dunque parliamo dei tre cattivi principali della Trilogia Oscura, caratterizzati a tal punto da essere diventati parte imprescindibile del cinema del nuovo millennio.
Ra’s al Ghul – Il Maestro
Liam Neeson in Batman Begins
Ducard: «L’addestramento è niente, la volontà è tutto».
Bruce Wayne è un uomo debole, ove la sua debolezza si evidenzia nel nascondere i propri demoni. Ma la repressione volontaria spinge l’uomo in un labirinto di rabbia e rimorso, che ci rende incapaci della più importante delle libertà, ovvero ammettere la propria fragilità. Ecco che si presenta uno sconosciuto, che si fa chiamare Ducard, e che silenziosamente mostra all’uomo spaventato la via della volontà.
Ducard: «Hai imparato a seppellire il rimorso sotto la collera. Ti insegnerò ad affrontarlo e ad accettare la verità».
Durante l’allenamento, Bruce conosce se stesso grazie al maestro, il quale lo costringe a scontrarsi con le sue paure, rendendolo libero e mostrandogli la via della Setta delle Ombre. Accettare le proprie insicurezze e sconfiggerle significa comprendere se stessi. Dopo aver trovato il fiore blu ed essersi sottoposto a un duro e massacrante addestramento, diventa un uomo capace di sconfiggere un’orda di nemici, di fuggire nelle tenebre e di padroneggiare teatralità e inganno.

Ma qual è il fine? Eliminare il male dal mondo. Un concetto che si delinea come massima iperbole machiavellica, perché non ci può essere clemenza: bisogna sradicare i parassiti, estirpare la malvagità. Tuttavia questo non risana una città, anzi la distrugge, e non è il presupposto su cui Bruce vuole basare le sue azioni. L’allievo scappa, credendo di aver distrutto la Setta e di aver salvato solo l’amico Ducard, ma non conosce la più travolgente delle verità: Ducard è in realtà Ra’s al Ghul.
Chi è allora Ra’s al Ghul? Ecco che il nome trascende l’uomo, si concettualizza in colui che nella sapienza, nella consapevolezza, vede nel fallimento umano l’unica, imprescindibile verità. Ma Batman non può permetterlo.
Il Joker – L’Agente del Caos
Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro
Joker: «[…] Lo sai cosa sono? Sono un cane che insegue le macchine. Non saprei che farmene se le prendessi! […] Agisco e basta. La mafia ha dei piani. La polizia ha dei piani. Gordon ha dei piani. Loro sono degli opportunisti […]. Io cerco di dimostrare agli opportunisti quanto siano patetici i loro tentativi di controllare le cose. […] Io ho solo fatto quello che so fare meglio: ho preso il tuo bel piano e l’ho ribaltato contro di te! […] Se introduci un po’ di anarchia… [tira fuori la pistola e la carica facendola prendere in mano a Due Facce]
se stravolgi l’ordine prestabilito… Tutto diventa improvvisamente caos. [si fa puntare la pistola sulla fronte]
Sono un agente del caos. Ah, e sai qual è il bello del caos? È equo».
Questo personaggio è forse il capolavoro di questa trilogia.
Non è semplicemente un criminale senza freni, ma colui che agisce seguendo le regole del caos, per mostrare al mondo i suoi stessi inganni, per rivelare la società in tutta la sua menzogna, perché «certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo» (ne abbiamo approfondito i tratti nell’articolo Il Joker- La logica del caos).
Batman qui non ha a che fare con un semplice nemico, ma con un concetto, il concetto che distrugge tutti gli altri, o meglio, quelli che creiamo per dare ordine al mondo anche a costo di oscurare la realtà: il caos.
Un agente del caos non ha regole, però ha una logica, una logica destrutturante che è in grado di svelare le debolezze di chiunque, anche del Cavaliere Oscuro.

Joker prende una società, una civiltà fatta di canoni, e ne stravolge le più profonde strutture, riportando il mondo e l’uomo allo stato primordiale, alla pura essenza caotica. Ne siamo affascinati, la nostra parte irrazionale si sente solleticata, il raziocinio rabbrividisce. Joker è folle poiché non ha freni, ma quei freni esistono davvero? Non possiamo sconfiggere il caos perché non ha forma, è pura essenza e contrasto. Batman questo lo capisce, a tal punto da dover costruire una grande menzogna per salvare Gotham non da Joker, che può essere sconfitto, ma dall’oscurità della verità.
Bane – Plasmato dalle Tenebre
Tom Hardy ne Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno
Bane: «Pensi che l’oscurità sia tua alleata?! Ma tu hai solo adottato le tenebre, io ci sono nato, mi hanno plasmato. Ho visto la luce quando ero già un uomo e a quel punto per me era solo accecante».
Pensavamo che la Setta delle Ombre fosse morta, ma non è così, perché i concetti, gli ideali non si distruggono facilmente. Batman è indebolito dalla vicenda con Joker, psicologicamente vittima della menzogna creata da lui e Gordon, fisicamente logorato dalla sua arroganza.
Bane: «La vittoria ti ha sconfitto».
Ecco come si presenta un personaggio davvero affascinante: la sua brutalità fa solo da contorno a una ben più sottile capacità, quella di insinuarsi e distruggere dall’interno le fondamenta di un uomo, Bruce Wayne; di un super eroe, Batman, e di un’intera città, Gotham.
Egli è plasmato dalle tenebre, ormai sono sue, e ciò lo rende capace di incarnare l’essenza stessa delle paure che Batman credeva di aver sconfitto, o meglio dominato. Riprende i piani del mentore Ra’s al Ghul, nonostante lo avesse rinnegato, e ne fa un utilizzo ben più subliminale.

Non basta semplicemente distruggere una città, ma mostrare all’eroe che voleva salvarla come questa possa distruggersi da sola se si innesca un po’ di anarchia, se si mostra la grande menzogna del “Decreto Dent”, riportando il mondo a stagnare nell’hobbesiano Homo Homini Lupus. Come sconfiggere l’incarnazione del dolore? Come sconfiggere colui che non soffre, ma è sofferenza (meravigliosa infatti è anche la caratterizzazione del personaggio, sempre in affaticamento respiratorio e costretto a una macchina), colui che non ha paura, ma è la paura?
La risposta è nella prigione, la risposta è nella paura stessa, ma questa è un’altra storia per il prossimo articolo.
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