One Punch Man – La noia, l’ultimo nemico invincibile

Enrico Sciacovelli

Aprile 17, 2018

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One punch man, la noia, il potere.

“Il potere logora chi non ce l’ha” – Giulio Andreotti

“L’emergere del soggetto è pagato col riconoscimento del potere come principio di tutti i rapporti” – Max Horkheimer & Theodor Adorno

“No one man should have all that power
The clock’s tickin’, I just count the hours
Stop trippin’, I’m trippin’ off the power
‘Til then, fuck that, the World’s ours ” – Kanye West

Filosofi, politici, rappers, soldati, medici… cerchiamo tutti il potere, nel nostro piccolo o grande regno personale. Il potere sopra gli altri, il potere di aiutarli, il potere di fomentare e mantere quel potere.
In una società che pone la ricerca del potere come la massima ambizione che un individuo può avere, quale può essere la mossa più sovversiva, la scelta migliore per ridicolizzare ciò che il mondo sembra considerare sacro?
Renderlo noioso. Niente distrugge il potere come la conclusione che porterà solo alla noia, ed è qui che One Punch Man lascia il suo segno.

Tutta la produzione dietro One Punch Man è mirata alla sovversione: dalle sue origini da webcomic, dalla penna assolutamente atipica del creatore, noto solo come One, all’impiego di Web animators amatoriali, il manga e l’anime fanno di tutto per replicare l’estetica e la dinamica narrativa di un normale shonen, per poi stravolgerla completamente in un’anti-catarsi tanto divertente quanto irritante.

Il protagonista, l’eternamente apatico e calvo Saitama, rappresenta l’umana incarnazione di un Deus Ex Machina.
Non importa quanto forte sia il prossimo nemico, lui è più forte.
Non importa quanto critica sia la prossima crisi, lui la può risolvere con un pugno.
Non importa quanto catastrofico sia il risultato dell’ultimo scontro, l’importante è che non si intrometta nella sua routine.
Anche al di là dell’ambito degli anime nipponici, quasi nessuno show prima era così determinato ad abbattere le aspettative del pubblico per strappare una risata. Una risata però amara, che nasconde una sofferta noia.

Saitama è circondato da comprimari che lottano costantemente per ciò in cui credono: sia questo la fama e la gloria di una buona posizione nella classifica dell’Associazione degli eroi, o le lacrime di un bambino che spronano l’eroe a lottare. Tuttavia, l’esistenza di Saitama taglia corto qualsiasi possibilità questi possano avere di completare il loro arco narrativo, e anche lo stesso Saitama è costretto a non intraprenderne uno. La sua storia è virtualmente già conclusa, è già il migliore del mondo, ma la vita in cima alla montagna sembra non avere senso per lui. Senza un nemico degno di essere chiamato tale, o un ostacolo degno di essere superato, l’ultimo nemico rimasto da sconfiggere è la noia, l’ennui resa famosa dall’esistenzialismo di Sartre o Camus.

One Punch Man la noia

One Punch Man

Sconfiggere quella noia esistenziale, però, è un’impresa che non si supera con un singolo pugno, ed è così che Saitama si allontana da figure classiche del genere come Goku o Edward Elric, e invece si avvicina agli antieroi animati mossi dalla noia, come Rick Sanchez e Bojack Horseman.
A differenza loro, però, non si lascia andare all’edonismo e all’alcolismo: Saitama non ha una personalità autodistruttiva, ma anzi autocostruttiva.
One punch Man traccia il percorso verso la nuova frontiera della narrativa eroistica: l’eroe che cerca la propria narrativa, una volta che la sua è già conclusa da tempo ormai immemore, lasciando il fuoco dell’originale ricerca alle sue spalle, ormai cenere.

Saitama è dunque un moderno Don Quischotte, alla ricerca di un mulino a vento che resista all’impatto con il suo pugno. E con una seconda stagione ormai in produzione da 3 anni, l’attesa di vedere le sue prossime anti-avventure si fa sempre più irritante.

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