Madre! – Parabole bibliche, inquietanti, autoriali e ambientali

Giacomo Zanon

Luglio 26, 2018

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Madre! – Parabole bibliche, inquietanti, autoriali e ambientali

Lui (Javier Bardem) e madre (Jennifer Lawrence) sono una coppia residente in una casa isolata, ricostruita da poco dalla stessa protagonista a seguito di un incendio. Lui è uno scrittore che cerca l’ispirazione perduta. La visita di un uomo (Ed Harris) e di una donna (Michelle Pfeiffer) romperà l’equilibrio della vita dei due protagonisti.

Madre! potrebbe sembrare un film semplice. Tuttavia, già dal punto esclamativo presente nel titolo, il regista ci avverte che ciò che stiamo per vedere non sarà cosa di tutti i giorni. Aronofsky realizza un’opera stratificata, complessa, volta a diverse chiavi di lettura.

Madre!

La prima interpretazione che salta all’occhio è quella biblica: la madre rappresenta appunto Madre Natura, che ha creato il pianeta Terra, identificato nella casa stessa, che ospita tutta l’umanità al suo interno, la quale è accolta dalla bontà di Dio. I due sconosciuti Harris e Pfeiffer sono Adamo ed Eva, che distruggono la mela dell’Eden (rappresentata da un cristallo nell’ufficio del protagonista) scatenando l’ira di Dio. I due figli della coppia di intrusi simboleggiano Caino e Abele.

Altra interpretazione evidente è quella della crisi creativa dell’artista: lui ha il blocco dello scrittore e l’affetto e il sostegno dell’amata non sono sufficienti. Per questo accoglie in casa a braccia aperte due sconosciuti che (crede) possano dargli una nuova ispirazione creativa per scrivere.

Con lo scorrere della pellicola gli ospiti che entrano in casa sono sempre di più: l’abitazione diventa teatro di un vero assedio, con l’entrata in scena di centinaia di persone devote all’artista, il quale ha bisogno del maggior numero possibile di fan per sentirsi realmente appagato.

Aronofsky riprende così il tema principale che caratterizza la sua filmografia, ovvero l’ossessione: come i protagonisti di Requiem for a Dream (2000) sono ossessionati dalla droga, lo Hugh Jackman di The Fountain (2006) cerca disperatamente una cura per la malattia della moglie. Come la Natalie Portman de Il cigno nero (2010) è ossessionata dalla perfezione nello stile di danza, anche lui è in costante ricerca della giusta ispirazione che lo porterà a scrivere una nuova poesia che gli garantirà il successo.

madre!

Non è un caso che il protagonista riprenderà a scrivere dopo aver scoperto la gravidanza della compagna: la (futura) generazione di un figlio ha portato alla creazione di una nuova opera.

Riguardo al tema della creazione, interessante notare come il film si apra con l’Apocalisse, ovvero la distruzione, e la conseguente Creazione, ovvero una rinascita (in questo caso dell’abitazione). La pellicola si conclude come è iniziata, ovvero con la distruzione della casa e la sua ricostruzione. Il regista ci suggerisce che molte cose (in questo caso, addirittura il pianeta Terra), dopo essere state distrutte, vengono rifondate daccapo, portando così a un circolo senza inizio ne fine, a processo continuo e inarrestabile.

Dal punto di vista tecnico Madre! è un grande esempio di montaggio. La storia parte lentamente, per poi accelerare nella parte centrale, in seguito rallentare nuovamente e accelerare ancora nel finale. Il montaggio rende perfettamente tutti i cambi di ritmo e fa scorrere nel miglior modo possibile un film composto da molte scene differenti tra loro (specialmente quelle dell’assedio nella seconda parte della pellicola).

Doveroso citare la splendida fotografia di Matthew Libatique, storico collaboratore di Aronofsky, che regala al film colori atmosferici e sempre tendenti al giallo, un giallo sporco. La regia di Aronofsky si concentra totalmente sulla musa Jennifer Lawrence, protagonista assoluta, riducendo così la distanza tra spettatore e personaggio. Il regista statunitense si avvale quasi totalmente della macchina a mano per ridurre le inquadrature a tre tipologie: soggettive, semi soggettive e primi piani. Le inquadrature sono spesso e volentieri mosse, instabili, strette e claustrofobiche.

Il film risulta quindi una vera e propria esperienza: lo spettatore si identifica con il personaggio protagonista, una Madre Natura impotente davanti alla distruzione di ciò che ha creato.

L’opera risulta carica di angoscia, specialmente nei due segmenti dedicati all’assedio della casa. La tensione aumenta e chi guarda non riesce a staccare gli occhi dallo schermo, in quanto la situazione rappresentata da Aronofsky degenera sempre maggiormente. Ci sentiamo intrappolati in un vortice di affanno e assurdità senza uscita.

È importante sottolineare anche il messaggio ambientale ed ecologista dell’opera: i fan dello scrittore che invadono e distruggono la casa non simboleggiano altro che l’uomo moderno, che inquina il mondo senza alcun rimorso. Sporcando e maltrattando il nostro pianeta non facciamo altro che danneggiarlo. Lo distruggiamo come viene mostrato chiaramente nella seconda parte del film.

madre!

Tutti gli attori incarnano alla perfezione i personaggi che gli sono stati assegnati. Da sottolineare il grande carisma di Michelle Pfeiffer, che rende il personaggio sgradevole e fastidioso. La bravura incredibile di Jennifer Lawrence regge il film (quasi) totalmente sulle sue spalle e rappresenta perfettamente un personaggio passivo, che viene sfruttato per tutta la durata del film.

Aronofsky firma dunque un film difficile, surreale, intrigante e interessante. Probabilmente è unico, certamente provocatorio, eccessivo e kitsch. Senza dubbio è anche estremamente divisivo, come dimostra l’accoglienza tiepida ricevuta alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, dove la pellicola ha debuttato.

Nella storia del cinema si ricordano però molti titoli bistrattati al momento d’uscita che sono successivamente diventati grandi cult o addirittura capolavori. Chissà che anche Madre!

Leggi anche: Madre! di Aronofsky e Bloodline degli Slayer | Cinema e Musica

 

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