I Drughi – Arancia meccanica, Il grande Lebowski e il nichilismo

Stefano D'Amico

Giugno 21, 2019

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Cosa lega Jeffrey “Drugo” Lebowski e i drughi di Alex DeLarge?
Soltanto il soprannome? Oh no, non credo proprio.
C’è molto più di Drugo nella banda dei drughi di quanto non si possa pensare.
Ma proviamo a spiegarci meglio.

Provate a immaginare una realtà che impone dei modelli di comportamento.
Una vita scandita da questi e da schemi mentali che individuano una morale collettiva alla quale aderire necessariamente, che prefigurano il rapporto metafisico da avere con l’ultraterreno.
Provate a immaginare che con queste briglie venga assoggettato l’agire umano, la volontà del singolo. La quale rimane in tal modo inespressa e sovrastata dai percorsi già scritti dalla collettività per gli individui. Mortificata dal dovere raggiungere, sempre e comunque, una verità ultima che non soggiace a possibilità di scelta.

Ecco, Jeffrey Lebowski e la banda di Alex DeLarge sono i figli di un tipo di realtà così configurato.

L’uno disinteressato e noncurante, gli altri smaniosi e iper-stimolati, condividono l’essere divenuti consapevoli della vacuità dei valori del loro tempo.
Hanno potuto vedere la cultura alla base della società nella quale vivono in tutta la sua fallimentare decadenza. Sanno ormai che l’Uomo è schiavo dei valori che egli stesso ha individuato se non, addirittura, forgiato.
E ambedue i personaggi costituiscono risposte, diametralmente opposte, al medesimo sentimento di rinnovamento.

I drughi
Jeff Bridges interpreta Jeffrey Lebowski

Drugo, I drughi e Nietzsche

La malattia del nostro tempo, del tempo di Lebowski e di DeLarge è senza ombra di dubbio la perdita di significato da parte dei valori che, fin dagli albori, l’umanità ha assemblato per erigere il totem della morale collettiva. Chiaramente non senza ripetuti smantellamenti e successivi rimodellamenti.

In ogni caso il sistema culturale come lo stesso Nietzsche preannunciava è per i nostri due protagonisti ormai logoro, falso e ipocrita, privo di fondamento.
Alex e I drughi, stanchi di dovere sottostare al modello lavoro-famiglia e alla condizione di marginalizzazione sociale, non trovando posto all’interno di una società bigotta e ipocrita, interpretavano la propria esistenza nel senso unico dell’eccesso. I drughi tentavano il superamento rispetto alle barriere del buon costume e della morale.

Non riconoscevano nemmeno i più basilari principi dell’etica: prefigurare in quanto sbagliata la violenza, per esempio. Loro probabilmente non provavano nemmeno piacere a trasgredire le regole.
Più verosimilmente avevano abbandonato ogni contatto con la morale collettiva e, da buoni nichilisti quali erano divenuti, non ritenevano aprioristicamente sbagliato trasfondere violenza. Pardon, ultraviolenza.

Forse prendendo un po’ troppo alla lettera il buon vecchio Nietzsche avevano rinnegato totalmente lo spirito apollineo, ciò che c’è di razionale nell’Uomo, quel che conferisce forma a ciò che altrimenti sarebbe soltanto caos.

“Arancia Meccanica”

E loro erano caos. Ah, se lo erano…
Avevano abbracciato il desiderio come un naufrago abbraccia una boa in mezzo al mare.
Credendo l’intelaiatura delle regole e della morale come la vera artefice del disagio giovanile, si erano offerti completamente a Dioniso e allo spirito a lui dedicato che alberga dentro ognuno, annichilendo, così, quello apollineo.

Per usare le parole di qualcuno che non sia Nietzsche, avevano compiuto una trasfigurazione totale nel cosiddetto Homo Homini Lupus.

Le pulsioni avevano annientato definitivamente la razionalità, la disciplina e avevano reso I drughi, con DeLarge in testa, degli esseri consacrati all’affermazione violenta della propria esistenza su tutte le altre. Liberando così la propria libertà dalle rigide catene di una società opprimente.

Tutt’altro si può dire invece per Jeffrey Drugo Lebowski…
Un originale così assorto nel proprio mondo, così noncurante dell’ambiente esterno da potere essere definito individualista puro. Nello stesso momento era in grado di digerire l’esistenza con noncuranza e con disinvoltura massima rispetto ai problemi della vita. Era un pacifista, un mite e innocuo sbandato pacifista.

I drughi
Jeff Bridges interpreta Jeffrey Lebowski

Ma lui, come I drughi di Arancia Meccanica, era nient’altro che la conseguenza del disfacimento di un sistema di valori e di una cultura fondati sul nulla.
Non che gente, come ad esempio l’omonimo Mr. Lebowski, il milionario, non fosse in grado di percepire il proprio sistema culturale per quello che era, ossia corrotto sino al midollo; ma forse, semplicemente, la gente come lui non era capace di ammetterlo.

Ad ogni modo, nel pandemonio di una struttura etica e di una morale in caduta libera, Drugo faceva un passo indietro. Non tentava di immergersi nel marasma della società e delle sue contraddizioni. Non pensava valesse la pena trovare un significato alla propria vita. Un nichilista (passivo) d’eccezione!

E probabilmente aveva ragione. A cosa servirà poi trovare un significato ultimo alla vita? La vita è semplicemente… vita.
Drugo si astraeva quotidianamente da questo peso, dal peso di cercare e trovare una verità definitiva, poiché lui era impegnato a vivere.
Ecco la ragione del suo atteggiamento rinunciatario verso la società e i cosiddetti valori, poiché il Drugo, in realtà, nascondeva un fermo attaccamento alla vita terrena, a ciò che è stato chiamato col nome di spirito dionisiaco.

Anche Lebowski come DeLarge ha ripudiato l’apollineo e abbracciato il dionisiaco.
Cercando anch’egli, seppure con differente soluzione, quella libertà e spontaneità che le regole e i rigidi modelli etici non avevano mai garantito.

La Volontà di potenza e la non-volontà

Ciò su cui si dividono invece i prodi DeLarge e Lebowski è la Volontà di potenza.
Nietzsche formalizzò questo concetto per esprimere una volontà nel vivere, fedele a se stessa, una volontà che non desidera ottenere un qualcosa di definitivo: che desidera semplicemente volere. Poiché il desiderio è pulsione di rinnovamento.
E così che probabilmente Alex e I drughi desideravano, avevano bisogno di desiderare per vivere e vivevano in funzione del desiderio.

I drughi
“Arancia Meccanica”

In un mondo decadente per loro la violenza distruttiva aveva assunto le sembianze del tanto agognato rinnovamento dei valori. Trasvalutazione dei valori, direbbe il filosofo tedesco.
In questo modo il peso della storia e della cultura, coi suoi dogmi e gli argini posti a contenere la forza creativa, era tutt’a un tratto svanito, evaporato tra un pestaggio e una violenza carnale.

Il dionisiaco si era espresso in tutta la sua potenza, consacrando la loro vita come momento creativo puro, senza mediazioni e, per questo, senza limiti alla creazione o alla distruzione.

Drugo invece no… non desiderava. O meglio, desiderava astenersi.
Quindi in un certo qual modo desiderava, ma non nella maniera che sottintende alla Volontà di potenza.
Lui non era guidato dalla pulsione del rinnovamento, esisteva lì e in quell’istante trovava tutto ciò che era sufficiente per lui. Non cercava nuovi ideali o nuovi valori, la sua vita non era in divenire, ma realizzata in se stessa.

Lui portava con sé solo lo stretto necessario: il proprio buon senso. E ciò bastava a sostituire qualsivoglia valore, guida, etico o morale che fosse.

La non-volontà di Jeffrey Drugo Lebowski ricorda vagamente la noluntas formalizzata da Schopenhauer.
Giungeva in conseguenza dell’aver compreso che effettivamente la Volontà stessa rappresenta la miseria dell’Uomo, il quale risulta assoggettato a questa e da essa condotto, per la vita intera, nient’altro che a desiderare e a non essere mai appagato.
Come senza ombra di dubbio accadeva per DeLarge e i suoi drughi.

La noluntas riconosce l’Uomo come entità guidata dal caos e il suo destino configurato, per questo, come dolore e sofferenza inevitabili.

Per Schopenhauer tale maledizione veniva spiegata dalla mancanza di un vero libero arbitrio. Dalla condizione ineluttabile dell’Uomo in cui questo risulta privo di un qualsiasi barlume di libertà.
Allora la non-volontà, come per gli asceti di matrice buddista e induista, prende piede come unica salvezza. Essere trasparenti al desiderio, far si che la volontà attraversi il corpo e non trovi radicamento con le proprie infide radici.

I drughi

Così da elevare la coscienza, condurla dalla miseria del caos sino a un più elevato grado di consapevolezza.
Drugo aveva mai davvero compiuto questo cammino? Non lo sapremo mai…
Ma ciò che ci è dato sapere, senza dubbio, è che Drugo sa aspettare.

Leggi anche: Il Grande Lebowski VS Vizio di forma – L’estinzione degli Hippies californiani

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