Alice Rohrwacher, tra verismo e surrealismo

Silvia Ballini

Novembre 1, 2020

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La giovane promessa del cinema italiano, Alice Rohrwacher, con la sua maestria ci regala atti di forte sensibilità e complessità. I suoi lungometraggi catturano lo sguardo dello spettatore, trasportandolo in mondo più vero che mai, ma ugualmente onirico. La genuinità degli ambienti rurali che sceglie di rappresentare sono l’esempio massimo di verismo, ormai superato a seguito dell’industrializzazione.

Il contatto con la natura, la realtà anarchica che vivono i personaggi della cineasta, in particolare in Le meraviglie (2014) e Lazzaro felice (2018), sembrano fuoriusciti da una novella del grande autore Giovanni Verga, massimo esponente di quella corrente letteraria, figlia del naturalismo francese, che nasce in Italia nella seconda metà dell’Ottocento, il verismo. I veristi rappresentano situazioni regionali fatte di povertà, miseria e sfruttamento, con l’obiettivo di fotografare la realtà, così come essa si mostra. I  personaggi sono spesso contadini, pescatori, minatori, umili lavoratori di cui si cerca di rendere l’universo psicologico e linguistico.

Attraverso un’impostazione corale, tipica del verismo, la Rohrwacher racconta la vicenda di contadini che vivono la tradizione, la famiglia e la fatica del lavoro nei campi. La stessa atmosfera la si vive nel capolavoro di Verga, I Malavoglia, dove al meglio viene espresso l’ideale dell’ostrica, ovvero il concetto basato sull’impossibilità di evasione ed emancipazione da parte dei più deboli. Si delinea così un attaccamento alle tradizioni ataviche e alla famiglia, con lo scopo di rimanere in salvo dal mondo che sta “al di fuori”, che rischia di divorare le persone più fragili, il cosiddetto “pesce vorace” appunto.

«- Insomma l’ideale dell’ostrica! – direte voi. – Proprio l’ideale dell’ostrica! E noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo, che quello di non esser nati ostriche anche noi -.

-Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, […] questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, […] mi sembrano – forse pel quarto d’ora – cose serissime e rispettabilissime anch’esse».

(G. Verga, “I Malavoglia”)

Tra verismo e surrealismo: panoramica dei film della regista Alice Rohrwacher attraverso l'analisi de "Le meraviglie" e "Lazzaro felice"

Sembra proprio essere un dialogo tra Gelsomina (Alexandra Lungo), protagonista di Le meraviglie, e suo padre Wolfgang (Sam Louwyck), che difende l’autenticità della sua casa, dei suoi ideali, della sua attività di apicoltura portata avanti con fatica insieme alla sua famiglia, di fronte alla grande potenza schiacciante dell’industrializzazione.

Ecco che sembra proporsi un Padre n’Toni, erede del verismo di verghiana memoria, che si oppone alla partenza dei figli dalla terra della Sicilia. Gelsomina però, come tutti gli adolescenti, è attratta dal mondo esterno, dalla finzione della televisione, nelle poche occasioni in cui può entrare in contatto con esso, ma in particolare dalla scoperta dell’amore. Il conflitto che si genera tra padre e figlia, sarà sciolto da uno sguardo intenso che si scambiano nel finale, ben impresso dalla cinepresa.

Uno sguardo di comprensione, lo sguardo che sa porre equilibrio nei rapporti, uno sguardo di compromesso, che non sempre si riesce a ottenere tra esseri umani, ma la Rohrwacher lo vuole esprimere con forza, e con coraggio, perché lei ci crede ancora.

La regista ha una soluzione all’ideale dell’ostrica di Verga, non è pessimista come i veristi, e ha fiducia nella forza dell’essere umano e dei suoi sentimenti, non solo espressa dalla potenza della sua sceneggiatura, ma anche dalla potenza delle immagini che impiega. Se l’impianto, come già detto, strizza l’occhio al verismo, lo sviluppo della storia, attraverso la fotografia, assume caratteri surrealisti. Le immagini sembrano sprofondare nell’inconscio della protagonista Gelsomina, nel pensiero al di fuori di ogni controllo esercitato dalla ragione, fuori da ogni preoccupazione estetica e morale. Emblematica è la fuoriuscita delle api dalla narice di Gelsomina, le stesse api che sostengono il lavoro dell’intera famiglia, ma che in realtà possono rappresentare i fastidi e i tormenti dell’adolescente.

I suoni, le luci con cui giocano Gelsomina e sua sorella minore Marinella (Agnese Graziani), nei piccoli momenti di svago dal lavoro, hanno qualcosa di magico.

Tra verismo e surrealismo: panoramica dei film della regista Alice Rohrwacher attraverso l'analisi de "Le meraviglie" e "Lazzaro felice"

Questo senso di irrealtà, di onirico, si percepisce ancor di più in Lazzaro felice, in cui il protagonista Lazzaro (Adriano Tardiolo), è egli stesso un sogno in carne e ossa, un adolescente che non è scalfito da nulla, né dal freddo né dalla fatica, neanche dalla malevolenza dell’uomo. Non a caso Lazzaro, riesce a credere nei miracoli, nella benevolenza, e nella fratellanza, non prova fatica nell’aiutare il prossimo, senza ricevere nulla in cambio.

Un uomo che forse non esiste, o forse è esistito solamente duemila anni fa.

Lazzaro non è intaccato in nessun mondo dal “pesce vorace” esterno, anche quando entrerà a contatto con il mondo civilizzato, non viene incrinata la sua morale e la sua forza. Un uomo che non subisce il tempo, il mutare delle stagioni, rimane sempre miracolosamente piantato nella sua eterna giovinezza, a differenza di tutti gli altri personaggi che subiscono il passare degli anni. Manterrà sempre i suoi ideali puri nati nella campagna e, paradossalmente, nella menzogna della marchesa Alfonsina De Luna (Nicoletta Braschi).

Tra verismo e surrealismo: panoramica dei film della regista Alice Rohrwacher attraverso l'analisi de "Le meraviglie" e "Lazzaro felice"

Lazzaro ha dei poteri, quello di saper fare giustizia, anche quando i protagonisti subiranno un ulteriore torto, oltre a quello di essere stati sfruttati per anni nei campi di tabacco dall’arrivista marchesa, non gli sarà neanche permesso di sostare qualche minuto in una chiesa, presunto luogo di accoglienza, ad ascoltare un’esecuzione di un musicista all’organo. È Lazzaro allora che decide di portare via la musica, di portarla con sé, per alleviare la passeggiata notturna dei suoi cari, perché la musica è democratica. Lazzaro è così, sa sempre fare la cosa giusta.

La magia di Rohrawacher è riuscire a rappresentare tutto questo, attraverso metafore, suoni, colori che ti portano a contemplare il mondo circostante, con umiltà e gratitudine. I suoi movimenti lenti ricordano che non siamo sulla Terra per partecipare a una gara frenetica. Lasciamo fuggire la fretta, e impariamo a godere dei sapori veri, ogni tanto surreali, della vita.

Leggi anche: L’alba del mondo: il cinema di Alice Rohrwacher

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