Il cinema di Valerio Mieli – Sul racconto dell’Amore nel Tempo

Eugenio Grenna

Novembre 23, 2020

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Quello di Valerio Mieli, giovane regista, sceneggiatore e scrittore romano, è un modello cinematografico molto distante rispetto a ciò che generalmente troviamo all’interno del vastissimo panorama cinematografico italiano, ma anche europeo e internazionale, centrato cioè sul racconto dell’amore nel tempo.

Il cinema di Mieli parte da una caratteristica particolare, dall’esaltazione della forma. Un concetto che in Italia viene da sempre snobbato, poiché interpretato come una volontà di privar di peso il contenuto necessario di un film.

Partire dalla forma per modellare il contenuto è invece l’idea che sembra collocarsi alla base del suo cinema. Costruire quindi attorno ai personaggi e alle loro vicende, una vera e propria architettura, incredibilmente studiata e pensata, fatta di impressioni, sensazioni, trasformazioni emotive e cambiamenti.

Valerio Mieli

Osservando quindi i suoi due film risulta evidente come l’interesse di Mieli si sia spostato da elemento a elemento. Partendo dunque dal suo esordio al lungometraggio, Dieci Inverni (2009), per arrivare poi al suo secondo (e per ora ultimo) lavoro, Ricordi? del 2019.

Dieci Inverni, distribuito nelle sale cinematografiche nel 2009, è un dramma sentimentale, ma anche “coming of age movie”. Realizzato dopo ben cinque cortometraggi, e alla fine di un percorso di studi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Ciò che contraddistingue il film di Valerio Mieli è proprio il suo protagonista, colui che modella e scolpisce i corpi, i volti e gli eventi che muovono i due personaggi principali, Silvestro e Camilla, ossia il tempo.

Così come Richard Linklater pone al centro del suo celebre film Boyhood il tempo, Mieli prende la stessa direzione, seguendo una traccia narrativa molto simile. Ragionando infatti sull’osservazione di incontri fugaci, ma carichi di emozioni e sentimento, sparsi negli anni, e ancor più interessante, proprio nel corso di dieci inverni, il regista cresce e si trasforma concretamente insieme ai due giovani protagonisti, e forse innamorati, del suo film.

Dunque Dieci Inverni si interessa al tempo, non tanto come strumento, quanto invece come personaggio nient’affatto secondario, che prende le decisioni definitive, aprendo o chiudendo per sempre una possibilità, una speranza o un amore.

Tutto (o quasi) cambia nel 2019, all’uscita di Ricordi?, che già a partire dal titolo, sembra porre lo spettatore in una dimensione non più secondaria, ma principale. Quasi come se dovesse addirittura rispondere al quesito del regista e sceneggiatore Mieli. Una dimensione dunque fortemente nostalgica, poiché costantemente in dialogo col tempo e più nello specifico con il flusso dei ricordi.

Il cinema di Valerio Mieli, indaga come nessun altro riesce a fare, l'inseguimento e dunque l'evolversi ed il mutare dell'amore nel tempo.

Il cinema di Valerio Mieli

Non c’è più il ragionamento sul tempo dilatato e poi circoscritto, bensì sul dialogo e quindi il susseguirsi dei ricordi, che scorrono come un torrente in piena, o meglio, come un vero e proprio flusso di coscienza.

Il ricordo diventa centrale, la chiave necessaria per leggere i cambiamenti così importanti e decisivi all’interno del film. Ecco che si parla questa volta di fenomenologia del ricordo.

Per questo motivo il cinema di Valerio Mieli, per quanto breve (considerando i lungometraggi e non il tempo in cui sono stati girati e poi distribuiti), si dimostra ben più interessante di molto cinema italiano ed europeo, proposto oggi in sala o sulle piattaforme.

Le ragioni di questa considerazione sono molte. Una tra le tante è legata proprio a quel concetto di suo personalissimo disegno (e quindi visione autoriale) d’evoluzione continua dell’architettura, della forma e del pensiero attorno a ciò che tutto muove nel film.

2009: Dieci Inverni – Incontrarsi nel tempo

L’esordio al lungometraggio di Valerio Mieli è una coproduzione italo-russa, che sposta continuamente i due personaggi principali, Silvestro (Michele Riondino) e Camilla (Isabella Ragonese), dall’inverno freddo dell’Italia a quello gelido della Russia, nel corso di dieci anni, durante i quali i due si negano e poi si stringono, vivendosi e sopravvivendosi, per il timore costante di non bastarsi e di non essere reciprocamente all’altezza di un amore reale e condiviso.

Tutto ha inizio con un vaporetto, uno sguardo, una pianta malandata e una vecchia casa.

Mieli crea un incontro notturno, all’interno di un vaporetto veneziano piuttosto solitario, in un momento specifico e totale della vita dei due giovani, ossia l’allontanamento da casa. Quindi il distacco dalle certezze e protezioni della famiglia, verso una nuova vita e libertà, quella legata al periodo universitario.

Il cinema di Valerio Mieli, indaga come nessun altro riesce a fare, l'inseguimento e dunque l'evolversi ed il mutare dell'amore nel tempo.

Dieci Inverni (2009) – L’esordio di Valerio Mieli. Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino).

Camilla ha una vecchia abitazione sgangherata non troppo distante dai canali. È priva di riscaldamento ed è frequentata da un gatto nero, che imprevedibilmente la legherà nel tempo a Silvestro. Centrale il discorso che Mieli fa nel suo cinema attorno alle case, le abitazioni, e le stanze all’interno delle quali i suoi personaggi riflettono e si osservano.

Lui e lei sono distanti, lo sono fin dal principio. Lei è una ragazza introversa, sicura di sé, determinata come poche e appassionata di teatro russo. Al suo opposto c’è Silvestro, un ragazzo piuttosto confuso, ma incredibilmente chiacchierone e intraprendente, con diverse idee in testa, nessuna delle quali però realmente concreta.

Un tema molto interessante che si fa strada, prima sotterraneamente e poi sempre più evidente all’interno del film, è quello della paura.

Mieli affida la paura a Camilla inizialmente, che si ritrova a dover ospitare uno sconosciuto non soltanto all’interno della sua antica e gelida abitazione, ma anche tra le lenzuola dell’unico letto che possiede. La prima notte dunque, i due non si conoscono, ma la condividono tra sguardi e silenzi, per poi svegliarsi all’alba, dando avvio ai loro incontri d’amore e conoscenza negli anni, nel tempo.

Tutto ha inizio nel novembre del 1999, per poi concludersi nel marzo del 2009. Un’ellissi temporale incredibilmente dilatata, all’interno della quale Silvestro e Camilla si desiderano, e si conoscono, per poi inseguirsi, intrecciandosi e mutando reciprocamente.

Silvestro e Camilla

Un amore evidente, gridato e atteso tanto da loro, quanto dagli spettatori del film, che si ritrovano però in una condizione di costante attesa, poiché Silvestro e Camilla sembrano nonostante tutto non riuscire ad afferrarlo, percependolo come una forma vaga di affetto.

C’è dunque un grande lavoro sulla crescita individuale e collettiva e poi sull’attesa, la trasformazione e la persistenza di un sentimento nel tempo.

Il gelo dell’inverno si scontra con il calore dell’animo e della passionalità che appartiene a entrambi i personaggi del film. Una passionalità che brucia molto lentamente, trovando il suo punto più alto nel momento in cui anche gli spettatori sono costretti a dire addio.

2019: Ricordi? – E conoscersi, per poi allontanarsi

A distanza di dieci anni dal suo esordio al lungometraggio, Valerio Mieli torna nelle sale cinematografiche con un altro particolare racconto sull’amore che sopravvive al tempo e alle numerose trasformazioni che inevitabilmente quest’ultimo porta con sé.

Non c’è più quell’attenzione rivolta all’incontro e al suo mutare nel tempo, piuttosto si presenta una nuova forma di narrazione, centrata sul pensiero, sul ricordo, e sullo scontro tra i punti di vista rispetto a ciò che si è fatto e vissuto insieme.

Non è casuale che i due innamorati di questo film non abbiano alcun nome. Poiché Mieli così come col titolo stesso del film, e poi più in generale con le dinamiche che crea e i quesiti che pone, considera lo spettatore come vero e proprio protagonista. Ricordi? crea dunque un dialogo ininterrotto con chi sta guardando, in un sistema complesso di interazione, nostalgia, rabbia, felicità, empatia e rassegnazione.

Ricordi? (2019)

A rivelarsi piuttosto interessante è proprio il discorso che Valerio Mieli compie attorno alla rassegnazione, e quindi all’accettazione più profonda e senza vincoli di qualcosa che si ha avuto, che si ha tutt’ora o che si sta per perdere.

Non si tratta infatti di una visione negativa sulla rassegnazione, bensì di una presa di coscienza estremamente vitale e passionale. La consapevolezza di amare una persona, accettandola interamente nel ricordo di ciò che è stato bello e felice, così come di ciò che invece è stato triste e deludente.

Una riflessione sull’importanza dei punti di vista e sul modo in cui la vita e l’amore possono essere goduti e condivisi solo se vissuti attraverso lo stesso filtro, la stessa lente. Crescere e mutare, come condizione necessaria, e bella, stringendosi l’uno all’altra.

Se inizialmente il Lui interpretato da un dolente e cupo Luca Marinelli sembra detestare la vita, abbracciando la malinconia e il fascino della morte e della tristezza, è proprio nell’elaborazione dei ricordi, e nella possibilità in qualche modo di riviverli, che tutto cambia.

Lo stesso avviene per Lei, interpretata da una splendida e incredibilmente efficace Linda Caridi, figura femminile forte ed estremamente simbolica, che deve farsi carico del peso della tristezza di Lui, salvandolo e conducendolo alla realizzazione e alla consapevolezza che la vita e poi l’amore possono essere gioia, libertà e movimento.

Questo interessante esperimento cinematografico di Valerio Mieli è infatti un film che lavora sui corpi, stravolgendoli, illuminandoli e poi ancora gettandoli tra le ombre e le nebbie di questi luoghi astratti, estremamente poetici e teatrali.

Cinema d’autore citazionista e visibilmente ispirato, che fa della sua scrittura (chiaramente più poetica e a impressioni che tecnica) un punto di forza, richiamando molto del cinema di Michel Gondry, Jean-Pierre Jeunet e Alain Resnais, a partire dal contrasto tra la caratterizzazione e la collocazione spaziale dei personaggi.

Valerio Mieli

Lei e Lui

L’atmosfera che richiama spesso e volentieri un limbo, una terra di mezzo che non appartiene a nessuno, se non ai ricordi di Lui e di Lei, in cui l’amore sta provando a nascere, e a rinascere, poiché non tutto ciò che si è rivissuto ha provato quell’amore.

Un film molto interessante che non trova mai una collocazione spazio-temporale ben definita, restando sempre sospeso e in ricerca costante. Un film sul ritorno, e su due personalità che si scontrano poiché legate a due idee di vita differenti.

Da un lato c’è chi vorrebbe restare legato al passato, senza nemmeno vedere né presente né futuro. Dall’altro c’è chi invece vorrebbe fare l’esatto opposto. Dunque necessaria la ricerca di un punto d’incontro.

Segmenti di vita, segmenti d’amore.

Leggi anche: Woody Allen – Perché l’amore?

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