David Bowie – Un alieno sulla Terra tra musica e cinema

Valentina Palermo

Gennaio 9, 2021

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Da sempre, ogni volta che l’uomo alza gli occhi al cielo e scruta il firmamento, si domanda se in qualche angolo dell’universo esistano altre forme di vita e se un giorno verranno mai a farci visita. Chissà, forse questo è già successo senza che neanche ce ne rendessimo conto. Forse abbiamo avuto sotto i nostri occhi per sessantanove anni un vero e proprio essere alieno che si è abilmente confuso fra noi umani. Il suo nome? David Bowie, ovviamente.

«There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us
But he thinks he’d blow our minds».

(David Bowie, “Starman“)

Sì, perché definire Bowie, all’anagrafe David Robert Jones, un comune mortale è davvero troppo riduttivo. Mai nessuno come lui fu in grado di creare tendenze, rompere gli schemi, precorrere i tempi e scioccare il pubblico. Le sue canzoni sono entrate a far parte della storia della musica perché hanno raccontato il mondo, visto non solo dal suo originalissimo punto di vista, ma anche da quello degli incredibili personaggi da lui inventati.

Ognuno di loro non era un semplice travestimento, ma una vera e propria manifestazione del suo Io che prendeva vita con un nome, una storia e, a volte, persino con una data di morte. Da creatura extraterrestre qual era, David Bowie non poteva possedere una sola personalità come un individuo qualunque.

Il Duca Bianco, dunque, necessitava di essere altro per essere se stesso, rivelandosi sempre attraverso il proprio personaggio che, tuttavia, mutava nel tempo e nello spazio, assumendo le più svariate forme nelle sue infinite sfaccettature. Potremmo quasi definirlo un puzzle formato da tanti tasselli che insieme componevano un unico, meraviglioso, quadro.

«Making love with his ego Ziggy sucked up into his mind
Like a leper messiah
When the kids had killed the man I had to break up the band».

(David Bowie, “Ziggy Stardust”)

Il primo personaggio in cui si trasformò fu Ziggy Stardust che, giusto per ribadire la sua origine fuori dai confini terrestri, era una divinità aliena androgina e sensuale. Poi fu il turno di Aladdin Sane con il quale Bowie narrò il suo debutto sulle scene americane. Ma ci furono anche Halloween Jack che segnò il suo periodo più punk e il Duca Bianco, che gli permise di esprimere la sua vena più tetra e che gli fornì poi il suo soprannome più famoso.

David-Bowie

David Bowie nella foto della copertina dell’album “Aladdin Sane” (1973)

Grazie a questi personaggi, l’artista riusciva a rendere ogni suo concerto uno spettacolo teatrale in cui la musica e la recitazione si fondevano per offrire al pubblico un’esperienza unica. Ma probabilmente questo non gli bastava.

Per Bowie non era sufficiente raccontare storie incarnando Ziggy o Aladdin durante le sue esibizioni live. Lui aveva bisogno di farlo anche davanti a una macchina da presa per dar libero sfogo a tutta la sua ecletticità. Sul grande schermo l’artista originario di Brixton mostrò infatti la sua immensa versatilità interpretando personaggi realmente esistiti, creature fantastiche e a volte semplicemente se stesso.

Un talento unico che a questo punto, concorderete anche voi, non possiamo che definire fuori dalla portata di noi terrestri. E allora rendiamo oggi omaggio a questo genio straordinario ricordando alcuni dei suoi ruoli più iconici.

«Ho sempre avuto un bisogno ripugnante di essere qualcosa di più che umano».

(David Bowie)

David Bowie: i ruoli drammatici

Se, come abbiamo visto, sul palco Bowie dimostrava il suo incredibile estro travestendosi e interpretando personaggi sempre più originali, davanti alla macchina da presa il poliedrico artista riusciva a calarsi in parti anche molto lontane dalle sue corde. Ne è un esempio il ruolo che ricoprì in Furyo del regista giapponese Nagisa Ōshima. Dopo anni in cui i trucchi e i vestiti sgargianti erano stati il suo segno distintivo, nel 1983 indossò una divisa per diventare un soldato, detenuto in un campo di prigionia giapponese durante la seconda guerra mondiale. Un’interpretazione del tutto inedita per lui, che divenne fra le più celebri della sua carriera.

Altro ruolo estremamente lontano dagli standard a cui il Duca Bianco ci aveva abituati, fu quello di Ponzio Pilato ne L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese del 1988. Nella pellicola il suo contributo fu davvero molto esiguo e limitato a un breve dialogo fra lui e il Gesù di Willem Dafoe. Ma l’effetto di vedere Bowie con una toga da antico romano in un’opera a tema religioso fu davvero strabiliante. Certo, il film in questione fece probabilmente perdere i sensi a più di una catechista, ma pur sempre di opera a tema religioso parliamo.

Nella filmografia di Bowie c’è anche una collaborazione con Christopher Nolan. L’evento fu l’occasione di The Prestige del 2006, dove l’artista divenne lo scienziato Nikola Tesla. In effetti nessun altro meglio di lui avrebbe potuto interpretare un genio visionario come Tesla. Entrambi un passo avanti a tutti, entrambi con un talento smisurato nel loro settore.

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David Bowie è Nikola Tesla in “The Prestige” (2006)

David Bowie: i personaggi fantastici

Come è stato più volte detto, il sospetto che Bowie fosse in realtà una creatura proveniente da un altro mondo c’è sempre stato. A fornirci un’ulteriore testimonianza, è l’assoluta naturalezza con cui anche nei film si calava in personaggi fuori dal comune. Un esempio su tutti è il Thomas Newton protagonista della pellicola che segnò il suo debutto nella settima arte: L’uomo che cadde sulla Terra di Nicolas Roeg del 1976.

Neanche a farlo apposta, nel film David Bowie interpretava proprio il ruolo di un alieno desideroso di tornare sul proprio pianeta dopo aver a lungo sostato sul nostro. In L’uomo che cadde sulla Terra il cantante/attore dimostrò un gran talento nel ruolo di una creatura distaccata dalla realtà terrestre. È ovvio, vista la sua origine extraterrestre.

Dopo l’alieno, nel 1983 fu la volta di diventare un vampiro in Miriam si sveglia a mezzanotte, opera prima di Tony Scott. La sua recitazione risultò carica del fascino sovrumano e della sensualità tipica dei succhiasangue. Il film non si può di certo annoverare fra i migliori a tema vampiresco, ma come dimenticare il singolare, quanto magnetico, sguardo del (più o meno) immortale John?

Fra i film fantasy a cui prese parte Bowie, forse il più celebre fu Labyrinth di Jim Henson, uscito nel 1986. Il suo ruolo fu quello di Jareth, il re dei Goblin che rapisce un bambino costringendo la sorella maggiore (una giovanissima Jennifer Connelly) ad affrontare numerose prove per salvarlo. Labyrinth inizialmente non ottenne il successo sperato, ma nel corso degli anni divenne un film cult facendosi apprezzare per l’ambientazione, i personaggi surreali e la strepitosa performance di Bowie che, con chioma leonina e pantaloni che lasciavano poco all’immaginazione, recitava, cantava e ballava.

David, semplicemente David

Non possiamo concludere questa breve carrellata dedicata alle esperienze cinematografiche del Duca Bianco senza citare le opere in cui si palesò nel ruolo di se stesso. Nel 1981 una sua esibizione apparve nel film Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. La sua presenza aleggiò però su tutta la pellicola, dato che diverse sue canzoni vennero usate per la colonna sonora del film.

Un’altra breve apparizione nei panni di se stesso la regalò in Zoolander di Ben Stiller nel 2006. Per quell’occasione lo vedemmo sfoggiare il suo lato più ironico giudicando chi sfilasse meglio tra Derek e Hansel. La competizione all’ultimo sguardo terminava con i due modelli che cercavano di levarsi le mutande senza abbassarsi i pantaloni. Ovviamente sotto gli occhi di un irresistibile Bowie.

E poi come dimenticare i film che grazie alla sua musica ci hanno regalato momenti indimenticabili, come Noi siamo infinito (2012) o Jojo Rabbit (2020), che devono a Heroes e alla sua versione tedesca Helden le loro scene più memorabili. Impossibile dimenticare anche quei film il cui personaggio principale è chiaramente costruito sullo stampo del Duca Bianco, come Velvet Goldmine (1998), palese omaggio al suo periodo glam rock.

Bowie non volle prestare le sue canzoni per la colonna sonora del film perché non si rivedeva nella personalità del protagonista, ma l’associazione fisica è assolutamente innegabile.

velvet-goldmine

Una scena di “Velvet Goldmine” (1998)

Ovviamente abbiamo scherzato a proposito delle origini extraterrestri di David Bowie. Però ci piace pensarla così. Ci piace pensare che in realtà Bowie non sia realmente morto, ma che sia semplicemente tornato sul suo pianeta e che da lì continui a osservarci e a ispirare le future generazioni di cantanti e attori.

«This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today».

(David Bowie, “Space Oddity”)

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