Revolutionary Road è la prima opera dello scrittore Richard Yates che, con il suo stile lineare, è stato in grado di raccontare la società americana della prima metà del Novecento.
La storia di Revolutionary Road si svolge in un’afosa estate degli anni cinquanta e ruota intorno a una coppia: i Wheeler. Il loro è un matrimonio apparentemente perfetto, che sotto la superficie tonica e giovane, nasconde le nevrosi intime del singolo che collidono nei rapporti di coppia e implodono quando si scontrano con l’impossibilità della società di realizzarsi. Dal libro è stato tratto un film con la regia di Sam Mendes, già noto per aver trattato con arguta poesia l’ambiguità dei drammi borghesi in American Beauty.
Ad accompagnare i Wheeler ci sono Jhonny & Mary, i protagonisti di una canzone omonima che Robert Palmer ha scritto ispirandosi alle mogli dei politici. Mogli impassibili e conformi al ruolo remissivo che sponsorizzava la società di fronte agli scandali e all’assenza che coinvolgeva i loro mariti. La hit è conosciuta ai giorni nostri grazie alla cover dei Placebo, che, diversi anni più tardi dal romanzo, delinea i tratti sospesi che intersecano la singolarità degli individui nelle relazioni intossicate dall’incomunicabilità.

Frank e April Wheeler in “Revolutionary Road”
I Wheeler si trasferiscono in Revolutionary Road per poter vivere nell’agiatezza e nella mediocrità di una rappresentazione borghese. In una pantomima che li porta a scattare a ripetizione, come i mimi del video musicale della canzone, su un ritmo circolare che si perde tra le strade dello sonorità elettroniche e l’inflessione inquieta di chi canta.
Le persone in quel quartiere sono chiamate a rispettare un’apparenza, ad esempio nei rapporti con l’unica coppia di amici che i due hanno. Oppure con la famiglia Givings, che concede l’immagine perfetta della famiglia tradizionale in superficie, resa fragile dalla stravaganza del figlio.
I Wheeler come due giovani acerbi, presentati integri nella loro giovinezza al mondo, all’amore sentimentale, si sono amati per un attimo. Si sono innamorati a una festa, si sono confidati i desideri reconditi di realizzazione dell’esistenza. Quel genere di affermazioni segrete e intime sul futuro che April e Frank condividono a voce alta con chi pensano possa amare una parte di quel avvertire la realtà.
April e Frank si sono insinuati l’uno nella solitudine dell’altro come solo l’amore può permettere, si sono mischiati i desideri, fino a confondersi anche. La scintilla che li ha animati, li ha resi soprattutto dipendenti per quel nutrimento e sostegno che l’uno riusciva a dare all’altra fino a rimanere invischiati nelle dinamiche malsane del matrimonio, fino a imbrogliarsi. Elevandosi in una proiezione pretenziosa che li rendeva speciali e invincibili, secondo loro, agli occhi degli altri.
Revolutionary Road presenta l’inizio idilliaco di una storia d’amore che nasconde nell’euforia, nella passione, nella completezza fittizia, lo stridore del vuoto esistenziale che raschia il cuore e coglie ogni singolarità in maniera diversa. Portando la coppia in una parabola discendente in cui le frustrazioni vengono vomitate uno addosso all’altro.

Il primo incontro di Frank e April
La disperazione egoica di Frank e April, che abita l’incompletezza che l’essere umano accumula fin dall’infanzia, richiama, attira, inconsciamente, la disperazione dell’altro. Quando il sogno americano si infrange nell’impatto con la società, i due non accettano il fallimento, logorandosi fino al tragico epilogo. Intrecciando insieme agli attimi di bellezza, le miserie e i desideri inappagati dell’altro senza riuscire a riemergere. La rivoluzione che suggerisce ironicamente il titolo è un mulinello che li trascina negli abissi dell’insoddisfazione e li fa naufragare, affogare, in luoghi distanti.
Le aspirazioni romantiche e idealizzate di Frank e April Wheeler, i sogni di riscatto, sono come due egocentrici clandestini prigionieri di se stessi che abitano la relazione, nella stessa casa, in eterna competizione. Due entità che si ascoltano e si avvertono fra loro, ma che non si incontreranno mai. Quando queste dinamiche conflittuali non riescono più a rimanere sommerse, esplodono all’improvviso: feriscono, ma appartenendo alle trame del sotto-testo amoroso, dell’invisibile, dipanarle diventa complesso, nonostante la distanza, le urla e la furia delle liti.
Gli eventi incidenti rompono l’alone incipriato del sentimentalismo, di cui April subisce di più la tendenza, e a scombinare i piani dei Wheeler sono arrivati i figli e le responsabilità che la società gli richiedeva. Finendo per perdere se stessi per identificarsi in un ruolo: Frank come un uomo, padre e marito. April come una donna, madre, moglie.
Privati della loro essenza, si muovono nel quartiere come due allegri figuranti isolati in loro stessi, cominciando a perdere anche quel segreto amoroso che li univa. Se Frank in questo trova una soluzione più comoda per non evadere la comfort zone, continuando a fantasticare un futuro perduto, April si annienta, si sente imprigionata dagli affetti, dalla mancanza di stimoli.

Frank, Revolutionary Road
Frank fa un lavoro che lo annoia. È un giovane insicuro, che necessita della moglie per confermare il suo valore, come Jhonny che ha bisogno di continue conferme di non essere solo. Frank ha bisogno che la moglie lo faccia sentire un uomo, un buon marito. Gli occorre che April sostenga quell’illusione in cui entrambi sono rimasti coinvolti.
«Johnny thinks the world would be right
If it could buy the truth from him
Mary says, “He changes his mind more than a woman”
But she made her bed
Even when the chance was slim».(Robert Palmer, “Jhonny & Mary”)
Frank che da ragazzo voleva vivere a Parigi perché «è un posto quello dove le persone vivono davvero», proietta, a tratti inconsapevolmente, sulla moglie la sua idea di riscatto. Voleva vivere una vita bohémien, ma una volta coinvolto dalle responsabilità, resta sedotto da quello spettro che agisce su di lui, ossia l’eroe: ciò che il padre non è mai riuscito a essere.
Frank è un uomo indeciso, inconsapevole di chi è, che agisce per accontentare gli altri, che sgattaiola via dalle situazioni o le manipola. Un uomo come Jhonny che «cambia idea più frequentemente di una donna» perché ha paura di scoprire cosa potrebbe accadere se mai si realizzasse, o peggio se fallisse, il suo sogno di giovinezza. Frank sente la costante pressione sociale di non essere un uomo a tutti gli effetti se non veste i panni richiesti. A causa di questo ha rapporti occasionali con una ragazza dell’ufficio, che considera solo quando ha la necessità di rivendicare l’identità fallica che la moglie gli nega.

April, Revolutionary Road
April, invece, voleva fare l’attrice. Nonostante la tenacia che irradia, April ha una tendenza depressiva che potrebbe aver compromesso, prima della famiglia e della società, le sue aspirazioni, in una sorta di profezia auto-avverante. Tant’è che a tratti sembra colpevolizzare il matrimonio per il suo insuccesso, quando probabilmente non aveva abbastanza volontà o talento.
Ma questa sarebbe una verità che ammessa ad alta voce potrebbe farla impazzire, nonostante lei sia ossessionata dalla verità. O da una sua idealizzazione della verità, intesa come pienezza di esperienze vissute che vede come un concetto astratto di iper-aderenza con la realtà, in una dimensione quasi spirituale completamente contrapposta alla vacuità e al materialismo di Frank.
Lei sembra non immaginare mai la “verità” come qualcosa che si può anche non essere pronti ad accogliere o comprendere. O come qualcosa di inesistente come concetto assoluto poiché la verità di April non è la verità di Frank. April però possiede l’ardore di affermare l’incoerenza della vita che stanno vivendo per rispettare dei canoni sociali, piuttosto che assumersi dei rischi che possano adempiere a una vocazione esistenziale.
Si trova così costretta ad accettare il ruolo di moglie fino a quando le si presenta l’occasione di usare Parigi come possibilità di emancipazione dal marito. Una possibilità per riaccendere un immaginario stantio, per uscire da quella vita monotona, in cui conta i muri come Mary ogni giorno, da sola.
«Johnny feels he’s wasting his breath
Tryin’ to talk sense to her
Mary says, “He’s lackin’ a real
Sense of proportion”
So she combs her hair
Knows he tires easily».(R. Palmer, “Jhonny & Mary”)
April non vive la realtà. Agisce ricordando il passato o idealizzando un futuro, ma in costante disequilibrio con il presente. Lei destabilizza Frank con repentini cambi di intenzione. Dal canto suo Frank, costantemente sedotto dalle situazioni esterne e dagli input della moglie (che alimentano il suo narcisismo), porta April a illudersi di cogliere delle situazioni, in un circolo vizioso in cui a turno vestono i panni della “vittima o carnefice”, distruggendosi, nonostante l’affetto che li lega.
Le loro discussioni si ripetono in un copione di eventi concatenati che reagiscono uno di seguito all’altro, come tanti colpi e crepe nella facciata che hanno presentato alla società. Trovandosi al collasso, per un effetto domino, sotto le pressioni di un’illusione di cui sono loro stessi i fautori.

April e Frank durante una lite
Frank insegue ossessivamente l’idea di essere necessario alla moglie, vuole che lei gli riconosca il suo consolarla, il suo appoggio, che lei sia gelosa e l’attacca violentemente quando non lo fa. Lei invece lo rifiuta, lo respinge, a tratti lo repelle, chiudendosi, scappando, non rispondendo alle provocazioni del marito. Mandandolo su tutte le furie per ricordargli che quella non era la vita che desiderava, per farlo sentire in colpa. Lo disprezza per minare la sua fragile sicurezza e i suoi ruoli maschili.
A questo punto della relazione bipolare, nei momenti di nevrosi alternati ai momenti di euforia, è più importante fare un dispetto all’altro, colpevolizzarlo, fargli del male, piuttosto che accettare la verità e le sue conseguenze; piuttosto che capire che è troppo tardi per quei sogni idealizzati e proiettati.
A far detonare definitivamente la coppia di Revolutionary Road ci pensa Jhon Givings che, dichiarato pazzo dalla società, quindi libero di esprimere il proprio pensiero, restituisce ai Wheeler un ritratto del loro matrimonio. Lui urla, folle, quella “verità”, l’aletheia che disvela l’artificio che i due hanno creato, da cui nelle discussioni si nascondono.
Gli sposi di Revolutionary Road, posti irrimediabilmente di fronte alla frattura e alle macerie della loro unione, distrutta dalla verità, inscenano un ultimo atto di disperazione in una lite isterica che si conclude con i medesimi meccanismi delle precedenti, senza liberarli. Frank dice qualcosa di cui poi si pente per affermare il proprio ruolo. April fugge nei boschi per distanziarsi dalla situazione e il giorno successivo, in una calma apparente, agisce in maniera sconsiderata per slegarsi da un’esistenza fatta di slanci abortiti.
Nella guerra dell’ego di questa coppia non vince nessuno, solo il conformismo che annienta gli individui e l’amore rivelandoli incompiuti. Jhonny/Frank continua a correre in cerca di conferme per la sua identità smarrita definitivamente. Mary/April resta intrappolata tra le mura del ruolo della vittima di una società che ha risucchiato la sue aspirazioni.
La “verità” non li ha trovati abbastanza pronti di spirito, abbastanza forti, per accettare il sogno americano infranto. I Wheeler falliscono nella rivoluzione. E pur essendosi amati, nel disvelamento sono tristemente vinti dal peso delle loro stesse sofferenze.




