Intervista all’HotGarbageTeam e al regista Marco Ritelli del corto The Last of Us Parte II

Davide Capobianco

Ottobre 5, 2021

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Dopo averne recensito il cortometraggio, abbiamo avuto il privilegio di parlare con l’HotGarbageTeam e Marco Ritelli, il regista di The Last of Us Part II – Fanmade short. Sono state con noi Virginia Ceci (Ellie), Alessia Grassi (Abby) e Amelia Falco (Lev). Stando a quanto ci hanno detto questo progetto è nato da un post su Facebook che raffigurava Virginia e Rita nei panni di Ellie e Dina. È stato proprio Marco, che aveva già realizzato un corto sul primo capitolo, a contattare l’HotGarbageTeam. Da lì è nato un lavoro d’insieme, fatto di collaborazione in fase di sceneggiatura e realizzazione; un team coeso e unito dalla passione per un’opera che ha lasciato il segno.
E il loro lavoro ha qualcosa da dire.

marco ritelli
Rita Grieco (sinistra) e Virginia Ceci (destra) dell’HotGarbageTeam nei panni di Dina e Ellie.

Ci sono molte citazioni alle meccaniche di gameplay di The Last of Us Parte II, tuttavia hai optato per una regia più dinamica rispetto allo stile di Druckmann nelle cut-scene, come mai?

Marco Ritelli

Bisognava nascondere alcuni effetti di movimento, e il dinamismo aiuta anche per le imperfezioni nelle performance di ragazze e ragazzi dell’HotGarbageTeam, che non erano attori in partenza. Ho dovuto giocare con la camera, rendere più fruibile un prodotto che, tra l’altro, dura poco. Non potevamo prenderci la briga di occupare lo spettatore per troppi minuti. Chi ci ha giocato può ricollegarsi subito, anche se alcuni nel privato mi hanno detto che non si capisce bene la backstory. Doveva, a ogni modo, essere un collegamento immediato, almeno per i fan. Il media sta prendendo una piega molto più semplicistica. Pubblicare sui social una roba breve mi fa stare male, non ci si può prendere più il tempo di raccontare una storia. Tuttavia ho dovuto, per il bene della fruizione, dell’apprezzamento e della possibile curiosità di chi non l’ha giocato. Quindi ho seguito la sensibilità contemporanea.

Se avessi potuto confrontarti con un autore che reputi un maestro, anche deceduto, chi sarebbe stato?

Marco Ritelli

Non so dare una risposta precisa, apprezzo un sacco i lavori di montaggio nel cinema. Prendo ispirazione da ciò che guardo. Qualunque cosa.
Sono contento a prescindere, anche nel piccolo, di quello che abbiamo fatto con l’HotGarbageTeam. Non so se tornerei su
The Last Of Us, è un argomento di un certo spessore, di una certa profondità. Immaginami durante il montaggio, accusavo una sorte di pesantezza, tre mesi in post produzione. Volevo spessore anche nell’editing. Ho lavorato con i suoni per capire come avrei potuto riportare il suono sporco del gioco. Ho fatto sì che le sparatorie rendessero su questo livello, volevo che il suono dell’arma dovesse dar fastidio. È bello far vedere le sparatorie piatte, ma noi dovevamo curare aspetti che mi hanno stressato.


Tuttavia, il risultato ha, a nostro avviso, ripagato una realizzazione curata nei minimi dettagli (guardate il corto in cuffia e ve ne accorgerete).

HotGarbageTeam
The Last of Us Parte II

Un aspetto interessante riguarda, appunto, la pressione psicologica che lavorare su un set, anche di amici e appassionati, può comportare.
Ci sono stati dei momenti di tensione?

Marco Ritelli

Personalmente no, mi sono divertito.

Virginia Ceci

A una certa avevo perso la spilla di Ellie, quella con le ali. Panico totale. L’abbiamo ritrovata dopo un’ora… un’ora di panico totale.

Amelia Falco

Applicare la calotta per rendere Lev. Se non fossimo riusciti ad aggiustarla avremmo realizzato un prodotto imperfetto. (Cosa che, dal punto di vista del trucco e parrucco, il corto non è, n.d.r.). Ci sono volute tre ore per aggiustarla per bene. Eppure hanno criticato il trucco.

Alessia Grassi

A me hanno criticato le occhiaie. Troppo pronunciate, ma evidentemente non hanno capito che sono le mie! (ridiamo). Comunque penso sia normale per dei personaggi che riposano poco, devono stare sempre all’erta.

HotGarbageTeam
HotGarbageTeam

Marco Ritelli

Tra un acconciatura e l’altra ci prendevamo del tempo per cambiare alcuni stunt, nessuno di noi d’altronde è un professionista a riguardo. Abbiamo avuto momenti di improvvisazione, più che di tensione tra di noi. Abbiamo contribuito un po’ tutti, mentre cercavo di guidarli.

E nonostante ci si trovi di fronte a un’opera che vede solo una delle protagoniste, Rita Grieco, con precedenti esperienze teatrali (nella dimensione greca, quindi distante dalla performance cinematografica), il lavoro sui personaggi è stato fatto da appassionati: l’HotGarbageTeam è composto di cosplayer professionisti e di grande dedizione. Avevano dei legami con gli attanti di The Last of Us Parte II, legami che questo corto ha sicuramente intensificato.

Qual è stato il lavoro sull’interpretazione e quanto ha influito la conoscenza del finale del gioco sulla performance?

Alessia Grassi

Non faccio cosplay a caso. Faccio cosplay di personaggi in cui mi immedesimo e mi rivedo. Nel momento in cui ho dovuto recitare come se fossimo nel gioco, mi sono sentita direttamente lì. Io sono Abby, e quello è davvero Lev. Lo sentivo vicino, era come se lo facessi davvero per lui. Ti senti diversa. Non avevo mai recitato: quando abbiamo combattuto ero tipo “ti voglio spaccare la faccia!”, ci sono andata giù pesante! Ero nel mood giusto. È più facile se ti senti a tuo agio.

Amelia Falco

Lev effettivamente mi somiglia, però non sotto tutti i punti di vista. Il rapporto con Alessia effettivamente è stato come quello tra Abby e Lev. Anche se è stato difficile e anche un po’ spaventoso, avevo la responsabilità di interpretare un personaggio che non si identifica nel suo corpo, che non è il mio caso, quindi c’era una certa distanza. Tuttavia, avendo una sorella, ho cercato di pensare a come io mi sarei comportata in quelle situazioni di pericolo. Non avendo molta esperienza è stato impegnativo, ma anche appagante.

Virginia Ceci

Direi che non è il finale ad aver influito, c’è tanto in questi personaggi sin da subito. Ellie è tantissime cose. Io avevo quindici anni quando ho giocato The Last of Us, come Ellie al termine di quella storia. Nella parte II, poi, quando Ellie se ne va dalla casa io ero ancora con lei. C’è una simbiosi viscerale. Ci sono cresciuta. Lo faccio quasi da fanatica, lo ammetto. Era la prima volta che vestivo i suoi panni, immedesimarmi nel personaggio è stato naturale. Nella parte II osserviamo la sua evoluzione, le varie sfaccettature lungo tutta la strada. All’inizio del corto la sua distrazione è sintomo dello stress post-traumatico per quello che è successo a Joel. La Ellie di Seattle, poi, è vendicativa e determinata, e lo sono stata. E dopo ci sono altre esperienze e altri cambiamenti.

Una delle tracce, a nostro avviso, più belle del gioco è Allowed to be Happy. Quindi vi chiediamo, i personaggi di The Last of Us Parte II hanno il permesso di essere felici?

Marco Ritelli

Si sono creati un cerchio che non permettere loro di vivere una vita normale. Il mondo di The Last of Us è pericoloso. Però nell’introduzione della parte II sembra tutto normale a Jackson, eppure ci sono ancora le ronde anti-infetti. In quel mondo si potrebbe auspicare una vita felice, ma l’attenzione è stata focalizzata su soggetti che ogni giorno devono fare la guerra per sopravvivere. A me è piaciuta la scelta di mostrare la cruda realtà. Quella persona te la stai vivendo adesso, la vivi, e non sai se domani la vedrai ancora.

Alessia Grassi

Penso che tutti abbiano questo diritto, il permesso di essere felici. Magari le cose brutte ti incattiviscono, le brutte giornate ti cambiano, ti rendono una persona peggiore, quello che prima non eri, ma puoi ancora essere felice. Ellie, d’altronde, è stata felice con Dina alla fattoria. Anche Abby ha avuto amici e si è innamorata. Ellie nel primo gioco non ha avuto un momento di pace, non poteva andarle peggio dopo Joel. Voglio pensare che dopo l’abisso esista la possibilità di una risalita. Per lei e per tutti.

Amelia Falco

Anche secondo me esiste questa possibilità, persino per coloro che non sono innocenti: nel mondo di The Last of Us non esiste più l’innocenza. Questo non dovrebbe toglierti la possibilità di essere felice. Nonostante tutto. Ogni cosa ha una motivazione, tutti cercano una felicità. Anche tramite le azioni più sconsiderate. Penso sia questo il bello dell’opera.

Virginia Ceci

Io sono d’accordo con Marco. Altrimenti sarebbe stato “the last of farm” (ho riso molto, n.d.r), non esiste la vita tranquilla nell’apocalisse. Che nel mondo di The Last of Us sia permesso sì, come per la comunità di Jackson. Ellie, nonostante il cordyceps, aveva una vita quasi normale, felice. Poi c’è stato Joel e lo stress post-traumatico di conseguenza. Non ha solo perso chi amava, ha perso la possibilità di perdonarlo. Ellie cerca il perdono di Joel, non la vendetta. Finché non avesse trovato questa pace non sarebbe mai stata felice. E forse può trovarla dopo Abby.

Quindi la luce sta vincendo, forse (per citare quella serie). Tuttavia, il finale di The Last of Us Parte II resta una scena cui ognuno ha attribuito un suo significato, personale e intimo, e che li ha portati a realizzare un’opera la cui importanza, nel nostro panorama cinematografico, non è da sottovalutare. Marco e l’HotGarbageTeam hanno lavorato anche con questa consapevolezza, di cui possiamo percepirne l’impatto.

Il finale di The Last of Us Parte II

Secondo voi dove sta andando Ellie alla fine del gioco?

N.B. Questa domanda ha generato interessanti dibattiti e riflessioni, che non è stato possibile riportare per intero. Tuttavia, intendiamo recuperare ospitando Marco Ritelli e l’HotGarbageTeam sul nostro canale Twitch, prima o poi.


Marco Ritelli

Mi ha lasciato un segno il fatto che non riesca a suonare quella chitarra: non ha più le dita, non può fare quello che Joel le ha insegnato. Ha perduto quel tempo, ora si incammina verso qualcosa di nuovo, di incerto. Il passato è in quella casa vuota alle sue spalle.

Alessia Grassi

Secondo me sta tornando da Dina. Il finale è aperto, tuttavia ho notato che nella casa ci sono tutte le vecchie robe di Ellie, tranne i vestiti. Ed è probabile che li abbia portati via Dina. Gli eventi l’hanno sconvolta, quella fattoria tanto desiderata non è stata vissuta bene da entrambe, è un involucro traumatico. Hanno abbandonato le visioni, la vendetta, tutto. In quella casa c’è il passato, come diceva Marco, che Ellie si lascia alle spalle. Va avanti e ci saranno altre persone nel futuro. Forse Dina la sta aspettando con le sue robe, perché no.

Amelia Falco

Premetto che non ho giocato il secondo, l’ho solo visto. Mi sono persa alcuni dettagli, io penso solo che possa finire bene. Ellie ne ha passate di cotte e di crude, spero possa avere una vita felice, ma non ho idea di cosa potremmo vedere in un ipotetico terzo capitolo.

Virginia Ceci

Non credo esista un’altra meta per Ellie, se non Dina. Ellie ha gli stivali della sezione “Pattuglia” (uno dei “capitoli” iniziali), lasciati a Jackson, quindi possiamo pensare che sia passata da lì. Ellie perde il coltello della madre e si lascia dietro la chitarra di Joel, ma ha ancora il braccialetto che le ha dato Dina. The Last of Us Parte II è crudo e terrificante con i suoi protagonisti, ho bisogno di credere che quel nuovo inizio con lei sia possibile.

Nei Future Days dell’HotGarbageTeam sono previsti altri progetti del genere?

Virginia Ceci

Non ci sono progetti per ora. Rimaniamo disponibili per idee nel futuro. A me piacerebbe molto fare qualcosa di più impegnativo con budget più cospicui, sempre a tema The Last of Us.

E noi speriamo di poterli vedere realizzati, mentre continuiamo a supportare il lavoro di questo team.

Leggi anche: The Last of Us Parte II – Il Corto Italiano

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