Les Triangles Amoureux – Il danno e la genealogia della colpa

Alessandra Savino

Dicembre 7, 2021

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Il danno (in lingua originale, Fatale) è un film diretto da Louis Malle nel 1992. Il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Josephine Hart. L’esito poco fortunato in sala e l’indecisione della critica non sono riusciti a screditare la prova attoriale di Jeremy Irons, Juliette Binoche e Miranda Richardson. Peraltro, il dramma, è egregiamente sostenuto dalla fotografia di Peter Biziou e dai costumi di Milena Canonero. Per non parlare delle musiche a cura del compositore polacco Zbigniew Preisner, già autore e collaboratore fedele del cineasta vate Krzysztof Kieślowski. In breve: in una Londra fredda e austera, un legame turbolento e clandestino porta alla rovina una solida famiglia dell’alta borghesia.

Il danno
Il primo incontro di Stephen e Anna

La trama

Stephen Fleming è un eminente politico e un medico affermato. Un uomo rispettabile, serenamente sposato. La sua è una tipica famiglia benestante: ha una moglie apprensiva e un figlio devoto. Durante una cena importante, alla vista di Anna Barton, viene improvvisamente accecato dalla passione. Non si tratta soltanto di un’elegante esperta di casa d’aste: Anna è la fidanzata del figlio Martyn. Questo sarà il punto di non ritorno. Stephen e Anna intrattengono, in un crescendo di erotismo e di possessività, una relazione distruttiva. Anna mette più volte in guardia Stephen. È proprio con una sentenza agghiacciante che riusciremo a rileggere a ritroso l’intera vicenda:

Anna: «Ricordatelo, chi ha subito un danno è pericoloso: sa di poter sopravvivere…».

L’uomo non ne vuole sapere. Alla perdita totale di controllo sulla propria esistenza, si aggiunge la responsabilità della morte del figlio, quando questi, in maniera assolutamente casuale, scopre la sconvolgente verità della relazione. La follia conduce alla catastrofe. La rottura segna in modo dicotomico il prima e il dopo. Dinanzi ai residui della sua vita coniugale, Stephen decide di annullarsi in un contesto d’isolamento e di espiazione.

Al contrario, Anna, avendo già in precedenza attraversato una circostanza tragica, sopravvive alla sciagura. Da Stephen stesso ci viene detto, con non poco sconcerto, di averla vista solo un’altra volta per caso, con Peter, il suo fidanzato dell’adolescenza, e un bambino in braccio.

Il danno
L’amore fatale di Stephen e Anna

La colpa e la pena

Non possiamo fare a meno di analizzare il testo filmico attraverso l’opera nietzschiana Genealogia della morale. Uno scritto polemico, edita nel 1887. Il filosofo tedesco affronta la genesi e l’eredità della colpa, della pena e della punizione. Fin dalla tragedia greca, queste categorie erano i fili sotterranei che muovevano il visibile sulla skené. Nella prefazione si legge:

«Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi – come potrebbe mai accadere, un bel giorno, di trovarsi?».

(Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale)

Nella seconda dissertazione, Nietzsche, entra nel vivo della psicologia della coscienza. Qui si riconosce indubbiamente la necessità della violenza e della crudeltà insite nell’essere umano. Tuttavia, il senso di colpa viene letteralmente instillato con l’esempio della fine orrenda riservata a tutti i trasgressori.

La commisurazione della pena è stabilita da quanti detengono il potere. Si parla, appunto, di morale dei signori. L’individuo, non è veramente toccato dal sentimento di vergogna o di pentimento, tutt’altro, egli si sente debitore, in caso di assoluzione, o creditore, in caso di condanna, nei confronti della comunità.

Si tratta della cosiddetta morale del gregge. Non partecipando attivamente all’elaborazione del danno, l’odio e il risentimento finiscono per essere proiettati all’esterno, verso il capro espiatorio di matrice giudaico-cristiana.

«Il problema dell’altra origine del “buono”, del buono come lo ha concepito l’uomo del ressentiment, esige la sua risoluzione. — Che gli agnelli nutrano avversione per i grandi uccelli rapaci, è un fatto che non sorprende: solo che non v’è in ciò alcun motivo per rimproverare ai grandi uccelli rapaci di impadronirsi degli agnellini. E se gli agnelli si vanno dicendo fra loro: “Questi rapaci sono malvagi; e chi è il meno possibile uccello rapace, anzi il suo opposto, un agnello — non dovrebbe forse essere buono?”. Su questa maniera di erigere un ideale non ci sarebbe nulla da ridire, salvo il fatto che gli uccelli rapaci guarderanno a tutto ciò con un certo scherno e si diranno forse: “Con loro non ce l’abbiamo affatto, noi, con questi buoni agnelli; addirittura li amiamo: nulla è più saporito di un tenero agnello”».

(F. Nietzsche, Genealogia della morale)

Il danno

Anna è il saporito e tenero, quanto tossico, agnello. Stephen non sa di star maneggiando un giocattolo difettoso. Non gli basta l’evidenza. Cerca volutamente la proibizione, il delirio, l’evasione. Il danno originario, cui fa riferimento il personaggio di Anna, si deve al legame morboso che la protagonista aveva vissuto con suo fratello maggiore. Quest’ultimo, nell’incapacità di accettare che la sorella riuscisse a maturare delle relazioni amorose normali, finì per suicidarsi appena sedicenne.

In questo modo, con Martyn e Stephen, si ripropone la stessa impostazione sentimentale disfunzionale. Anche stavolta, lo scotto da pagare è altissimo: la vittima sarà Martyn, tradito da entrambi e ignaro di tutto. Il conflitto è stato azzerato, ma la conciliazione è ormai impossibile. Il danno è tratto.

Il danno
Il doppio ricorre nella figura dello specchio e rappresenta il desiderio inconsapevole di riprodurre e perpetuare il danno

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