Les Triangles Amoureux – Boy Meets Girl e il dolore come reclamo alla vita

Roberto Valente

Dicembre 3, 2021

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Film d’esordio dietro la macchina da presa per Leos Carax, Boy meets girl ha fatto parlare di sé già dal momento della sua uscita nel 1983. Il film ha rivelato al mondo un giovane autore che si presenta in tutto il suo sperimentalismo avanguardistico misto a una forte tensione romantica.

Carax, all’epoca poco più che ventenne, si avvale di quello che sarà un sodalizio con l’attore Denis Levant. Egli, così come Mastroianni per Fellini, o Laud per Truffaut, si presta a diventare il suo alter ego filmico. C’è infatti molto di autobiografico in questa pellicola: a partire dall’amore per il cinema che ne percorre ogni frame fino all’estrema sincerità emotiva che si spinge quasi fino all’autolesionismo.

Alex durante il suo vagare notturno per Parigi

Il film, ponendosi in una ricca tradizione cinematografica francese, ci racconta le vicende di Alex, giovane che sogna di diventare regista, ma non fatica a definirsi già tale. Egli è appena stato lasciato dalla sua ragazza Florence, la quale gli ha preferito il suo migliore amico Thomas. La reazione del protagonista è sofferente, ma allo stesso tempo tempestiva e impetuosa. Egli trabocca di dolore, con le lacrime appena trattenute negli occhi vaga per le vie di una Parigi austera in bianco e nero; suggestiva in ogni sua immagine. Vagando per le vie della città, Alex assiste alla rottura di una coppia, rottura che vedremo avrà un ruolo fondamentale in quel briciolo di linea narrativa che il film segue, affrancabile al meccanismo triangolare innescante il proseguo della sua erranza.

Soffro dunque sono

Il tema del dolore, della comprensione altrui, è centrale nel film. Fin dall’inizio avvertiamo un forte senso di solitudine nella vita del protagonista, sottolineato dalla claustrofobica stanza in cui vive. Prima con Florence, adesso, una volta abbandonato, da solo. «Il problema dei solitari è che non sanno stare soli», sancisce in maniera lapidaria un barista durante una sosta di Alex per un bicchiere di latte. C’è un forte richiamo che perdura durante la visione a questa dimensione solitaria del soffrire.

Con Boy meets girl, Carax riesce a definire uno spazio entro cui i corpi si muovono e riflettono, affrontando le proprie questioni in maniera perentoria. Questo non indica che lo facciano nel migliore dei modi, indica, al contrario, la forte emotività che li spinge con la stessa intensità da cui è spinto l’autore.

Alex nel suo appartamento

Il tradimento subito è per Alex l’unico contatto materiale con la realtà. Il corpo di Florence si istituisce fin da subito come assenza e da tale situazione nasce la “gita” per le vie del mondo notturno del protagonista. Questo vagare ha dei forti tratti riflessivi e diventa un’occasione per assistere, per lo meno al principio, da spettatore all’emotività sprigionata per le vie della città. Qui entra in scena un altro personaggio fondamentale, Mireille. Proprio lei è la persona che è stata lasciata da chi ama, così come Alex, e alla cui rottura il protagonista ha assistito. Parliamo dunque a questo punto di due solitudini che, in maniera differente, reagiranno al dolore incontrandosi.

Cosciente del proprio dolore e deciso a conservarlo come testimonianza sacrale della propria presenza nel mondo, Alex conoscerà invece la tristezza senza luce di Marielle che vede nell’atto estremo del suicidio l’unica soluzione. La reazione è contraria, si passa dalla volontà di sentire la propria presenza a quella di annullarla del tutto. I due si avvicineranno e avranno modo di legarsi intimamente, di riflettere sul proprio dolore e sul mondo; sulle proprie aspirazioni.

Il cinema come rappresentazione interiore del mondo

A questo punto appare evidente come Carax riesca, in questo scenario caratterizzato da una gioventù alla ricerca dei propri punti di riferimento, a creare un connubio tra ciò che stiamo guardando e come questo ci viene proposto. Da grande cinefilo il regista spazia tra una ripresa di una tensione emotiva che riecheggia il romanticismo più sentito a un grande senso di sperimentazione visiva.

Il regista parte sicuramente da Godard come punto di riferimento nella libertà autoriale, nell’uso del bianco e nero, nelle continue voci o nei dialoghi fuori campo, nella volontà didascalicamente poetica di alcuni incontri nel corso della messa in scena e soprattutto nell’uso di una narrazione compromessa in partenza nel suo essere caratterizzata dal frammento.

boys meets girl
Alex e Mireiille

L’impressione è di assistere a un mondo caratterizzato da immagini costruite su celluloide. Come se, in maniera metacinematografica, Carax volesse dirci che non dobbiamo dimenticare di assistere a una rappresentazione artistica cinematografica della realtà. E in fondo, dove sta la differenza? L’emotività fugge in un mondo che ha perso la sua capacità di accoglierla o custodirla. Ecco dunque che solo qualche traccia di sé può rendere giustizia a questa situazione asettica. Nel suo minuscolo appartamento, Alex ha appuntato sulle pareti a penna tutte le cose che gli sono successe e che hanno avuto importanza nella sua interiorità. Compresi i momenti dolorosi.

«Il cinema regna» direbbe Truffaut

Presenza – Assenza

Boy meets girl dunque, Alex incontra Mirielle, ma il loro incontro nasce per entrambi dall’assenza di un incontro precedente. Da ciò si nota uno sliding doors emotivo fatto di incontri e separazioni. Un ragazzo però incontra una ragazza, questo è possibile e ciò che è stato prima è stato racchiuso in un segno, un significato, da Alex. Non è lo stesso per Mirielle, a cui non basta tagliare i capelli con una forbice per fuggire dalle immagini del passato e riconoscersi in un corpo diverso.

Boy meets girl si pone come testimonianza di un mondo giovanile caldo e disarmato di fronte ai sentimenti dell’aridità emotiva che lo circonda.

Il bellissimo epilogo crea un ossimoro molto potente tra la dolcezza di un venirsi incontro e la spietatezza del ferirsi mortalmente. Il cinema è qui per documentare le nostre azioni e i nostri pensieri, non c’è affermazione di presenza più forte a questo mondo che la coscienza e l’accettazione dei propri sentimenti.

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