Les Triangles Amoureux nella storia del cinema francese

Francesco Malgeri

Novembre 11, 2021

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Les triangles amoureux come filo conduttore della storia del cinema francese.

C’è qualcosa che rapisce in come il cinema francese abbia cambiato volto alla settima arte, appassionatamente, testardamente, e al contempo con rivendicato ed erto orgoglio. E affascina studiare la Nouvelle Vague proprio perché ci si rende conto di quanto l’unica reale prerogativa degli scrittori dei Cahiers du cinéma (nient’altro che ragazzi, divenuti poi precursori e maestri) fosse filmare; testimoniare la realtà più terrena di quella Francia, catturare il respiro delle strade, spiare lo sguardo della gioventù anni ’50.

Sperimentare, dunque, un fare cinema che si distanziasse dall’ingombrante influenza di quel realismo poetico che negli anni ’30 e ’40 ha segnato la storia cinematografica (non solo) francese. La cinepresa di Renoir e di Vigo fu tanto ispirante e segnante quanto incompatibile con quella generazione di cineasti che nel dopoguerra si affacciò al panorama artistico affamata e vogliosa di cambiamento.

Tuttavia, chiave di volta di questa rubrica non sarà solamente la Nouvelle Vague, bensì un dettaglio, un espediente che, principalmente a partire dagli anni del rinnovamento dello scorso secolo, è stato raccontato, elaborato, ed esplorato dagli occhi dei più noti registi francesi, dalla Nouvelle Vague ai giorni nostri: il triangolo amoroso.

Stupirà la varietà di registi che hanno indagato, a modo loro, il tema del triangolo amoroso. Ogni corrente, ogni epoca, ogni specifico segmento della storia francese dal cinema degli anni ’60 a oggi ha visto cineasti dai più diversi sguardi e contesti approcciarsi a questo specifico ingranaggio narrativo.

Ma in che modo per tali cineasti è stato possibile comunicare attraverso il triangolo amoroso?

Les amants (1958) di Louis Malle

Tre personaggi coinvolti, e quotidianità dei rapporti di coppia che viene sovvertita, permettendo all’autore, a seconda dello sviluppo dell’intreccio amoroso, di esprimersi non solo artisticamente, ma anche socialmente e spesso politicamente. Giocare dunque sia con l’assurdo, rovesciando il normale interfacciarsi tra amanti, sia con la linearità stessa che il cinema del periodo precedente aveva improntato alla narrazione delle relazioni interpersonali, deviandola, frammentandola.

Il liberare la pulsione puramente sessuale, l’inserire il terzo elemento in un quadro grottesco e a volte surreale, il tacere il sentimento stesso, soffocato da universali seppur contestualizzate questioni. Triangolo dunque che da espediente narrativo diviene mezzo d’espressione poetica, stilistica, sociale.

Les triangles amoureux – Dalla Nouvelle Vague alla Rive Gauche

Smontato, rimontato, rovesciato, rivisitato; nelle mani dei controversi registi dei Cahiers du cinéma, appassionati cultori prima che autori e sperimentatori, il triangolo amoroso diviene spesso il mezzo per esaltare ed esprimere le loro poetiche, affermare la loro voglia d’innovazione, distanziandosi a più riprese dalla sua stessa geometria.

Introduzione alla rubrica su Les triangles amoureux, ovvero i triangoli amorosi nella storia del cinema francese
Bande à part (1964) di Jean-Luc Godard

E sorprende come i film più rappresentativi della corrente dei giovani turchi francesi abbiano spesso, in tale espediente, l’innesco della narrazione: da François Truffaut, nel quale quell’amore idealizzato e perfetto lascia spazio a un’idea dell’amore che mette in dubbio la sua stessa autenticità, a Claude Chabrol, nel quale spesso gli intrecci drammatici servono da pretesto per dipingere un affresco della realtà sociale della Francia anni ’60.

Da coloro che attraverso il triangle sfogano con prepotenza la loro voglia di rinnovare il linguaggio stesso del mezzo filmico, come nel cinema di Jean-Luc Godard, a coloro che pur rimanendo fedeli a una narrazione tradizionale, quasi schematica, raccontano e mostrano conflitti interiori d’importanza universale (Eric Rohmer e il suo magistrale utilizzo del dialogo declamatorio). Senza dimenticare il controverso cinema di Jacques Rivette, che poggia su un dialogo tra le arti raramente esplorato, con tanta efficacia e profondità, dal cinema europeo, con film che arrivano a durare fino a dodici ore.

Contemporaneamente agli scrittori dei Cahiers, emerge quella schiera di registi che, per scelta o per circostanza, rimane slegata dalla causa dei giovani turchi, scolpendo, dunque, una propria e unica idea di cinema, chi dissociandosi completamente da qualunque influenza, chi dialogando con un cinema di genere che in quegli anni conosceva il picco della sua espansione in Europa: tra i tanti, Louis Malle, Jacques Deray, Maurice Pialat, e Claude Sautet.

Les triangles amoureux – Dagli anni ’90 agli autori del nuovo secolo

Il momentaneo impasse che gli anni ’80 hanno significato per gran parte del cinema europeo ci proietta agli anni ’90, decennio di alcuni degli esordi maggiori del nuovo cinema francese, come quelli di Jean-Pierre Jeunet e Mathieu Kassovitz, e dell’affermazione di eclettici sperimentatori del mezzo come Luc Besson e Leos Carax.

Introduzione alla rubrica su Les triangles amoureux, ovvero i triangoli amorosi nella storia del cinema francese
Boy meets girl (1984) di Leos Carax

C’è, in molti di questi registi, un nuovo tentativo di recupero di ciò che la Nouvelle Vague, i cui maggiori esponenti cominciavano a invecchiare, portò al cinema francese e mondiale. L’odio di Kassovitz, come Les amants du pont-neuf di Carax, esprimono evidentemente quel tipo di ricerca, seppur con sfumature e declinazioni diverse. Ed entrambi i registi si affacceranno al mondo delle grandi produzioni attraverso, come vedremo, le triangle amoureux, da entrambi rielaborato e raccontato.

Fino all’approdo agli anni 2000, a quel François Ozon che ripercorre, eccentricamente e spesso in modo controverso, molto del cinema europeo emerso nella seconda parte del precedente secolo, da Almodóvar agli stessi Deray e Chabrol. Ventunesimo secolo che conosce inoltre il muoversi della Canada francese verso una nuova autorialità: da Denis Villeneuve, che a dire il vero prenderà strade diverse, prediligendo stilemi non tradizionalmente europei, a Jean-Marc Vallée, e all’enfant prodige Xavier Dolan, talentuoso regista che con i suoi primissimi lavori ha marcato indelebilmente gli anni ’10 appena trascorsi.

Introduzione alla rubrica su Les triangles amoureux, ovvero i triangoli amorosi nella storia del cinema francese
Les Amours imaginaires (2010) di Xavier Dolan

Scopo di questa rubrica, dunque, sarà esplorare in che modo i registi più rappresentativi delle correnti e dei periodi sopracitati abbiano dialogato con l’espediente del triangolo, a livello stilistico, narrativo, poetico, e come il triangolo stesso ne sia uscito trasformato a seconda del contesto e dell’autore in questione. E di come, immancabilmente, sopravviva a ogni epoca.

Apres-vous!

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