Spider-Man: Into the Spider-Verse – Miles contro l’iconico

Enrico Sciacovelli

Dicembre 20, 2021

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Spider-Man: Into the Spider-Verse – Miles contro l’iconico

Un esercizio fondamentale per comprendere al meglio il contesto cinematografico di un genere, di un periodo o di una corrente stilistica sta nell’osservare il recente passato di queste tendenze, per riconoscere le tappe che ci hanno portato dove siamo ora.

Difficile negare, per esempio, la forte influenza della trilogia di Spider-Man – diretta da Sam Raimi a cavallo tra il 2002 e il 2007 – sull’attuale filone di cinecomics, e specialmente sul Marvel Cinematic Universe.
Il modus operandi della Casa delle Idee segue passi ben precisi.
Ingaggiare un regista motivato e chiaramente amante del soggetto, arruolare un cast dalle forti somiglianze con le controparti cartacee, e adattare gli elementi più importanti del canone fumettistico in modo credibile, riconoscibile e iconico.

Raimi è riuscito a riscrivere la storia dell’eroe, in modo tale da legare strettamente la propria versione alla più ampia leggenda dell’amichevole ragno di quartiere. Basta pensare al concetto posto al cuore della trilogia, chiave dell’intera identità dell’Uomo e del Ragno: «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità».

miles
«Da grandi poteri derivano grandi responsabilità». Frase chiave, inizialmente destinata a un mero commento del narratore.

È quasi impossibile separare la frase dal fotogramma del sorridente Zio Ben, anche se originariamente, proveniente da un pannello didascalico. Questo è solo un esempio di come la trilogia, proposta all’inizio del millennio, abbia canonizzato diversi momenti chiave del mythos del Ragno. Scene ormai iconiche, nell’ambito della trasposizione cinematografica, del genere dei cinecomics e nella mente dei fan.

Lo status quasi titanico della trilogia di Raimi getta una lunga ombra non solo sulla formula alla base del successo della moderna Marvel, ma anche sugli adattamenti immediatamente successivi. I due film del reboot prodotto da Sony, The Amazing Spider-Man, hanno reagito cercando di andare nella direzione opposta rispetto a quella calcata da Raimi e dal suo team, sia in campo estetico che di contenuti.

Ancora dopo, con l’inserimento dell’Uomo Ragno nell’MCU – prima in Civil War, poi in Homecoming e in Far from Home – ha portato all’esplorazione di un Peter Parker più giovane, ignorando o limitando a mera menzione alcuni elementi alla base della genesi dell’eroe. A distanza di quasi vent’anni, è ancora difficile per i nuovi adattamenti confrontarsi con l’eredità dello Spider-Man di Raimi. In Into the Spider-Verse, tuttavia, vediamo una soluzione alternativa: affrontare direttamente il confronto.

Potenzialità e Universi infiniti

Per molti, è praticamente impensabile separare l’arrampicamuri dal suo primo alter ego, ovvero Peter Parker, l’imbranato orfano del Queens, dal cuore d’oro.
Tuttavia, in quasi sessant’anni di avventure, più persone hanno indossato la maschera, e oscillato per le strade di New York
: Miguel O’Hara, May “Mayday” Parker, Ben Reilly e tanti, troppi da elencare.
Eppure, una delle versioni alternative più famose rimane Miles Morales, protagonista dell’Universo Ultimate nei fumetti e di Into the Spider-Verse.

Miles – un ragazzo per metà afro-americano e per metà portoricano – vive in una Brooklyn già sotto la protezione di uno Spider-Man, uno incredibilmente dotato e amato dalla città. Si tratta di una versione ideale dell’arrampicamuri, un eroe senza macchia e senza paura, dalla battuta sempre pronta. Il suo percorso, il suo viaggio dell’eroe, coinciderà con la morte di questo Uomo Ragno, dovendosi misurare con la sua eredità.

Miles Morales
Miles Morales nel momento più importante della sua vita, senza aspettative

La figura dello zio

Prima ancora di questo evento traumatico, Miles è già in conflitto e paralizzato davanti alle diverse possibilità che il futuro gli riserva. Ha un grande talento artistico, una forte passione per la musica e una serie di talenti, che ispirano grandi aspettative da parte della sua famiglia.

Grandi aspettative che si moltiplicano dopo aver acquisito nuovi poteri dal morso di un ragno radioattivo, e dopo aver incontrato altri arrampicamuri provenienti da universi paralleli. L’intero film vede il ragazzo sotto un’immensa pressione, con l’obiettivo di raggiungere la propria personale apoteosi, il proprio debutto come eroe, la realizzazione del proprio potenziale.

Decidere come procedere, se per la propria strada o per la strada già calcata da uomini e donne migliori venuti prima, rappresenta il nucleo narrativo del film e dell’animo di Miles. Vuoi per ironia del fato, vuoi per un’amara costante che orchestra il multiverso, la svolta giunge con la morte di uno zio amato.

Per Peter, zio Ben. Per Miles, zio Aaron.
Pur vestendo i panni purpurei e gli affilati artigli di Prowler, Aaron Davis non riesce a ferire il nipote, una figura altrimenti patetica in un costume troppo stretto. E ciò gli costa la vita.

Entrambi gli zii muoiono davanti ai loro nipoti, coinvolti negli eventi causati dalle loro debolezze e dai loro difetti. La differenza, tuttavia, risiede in ciò che la loro morte lascia loro. Peter deve accettare le conseguenze delle sue azioni e agire di conseguenza. Miles deve invece accettare se stesso, deve riconoscere il proprio potenziale e non scappare più.

Un salto verso l’ascesa

Il culmine di questo viaggio giunge a Miles in cima a un palazzo di Brooklyn.
Le voci dei suoi cari risuonano nelle sue orecchie.

«Io vedo questa scintilla in te, che è straordinaria! Ecco perché ti faccio pressione, ma qualunque cosa sceglierai di farne, avrai successo».
«La nostra famiglia non fugge dai problemi, Miles».
«Sei il migliore di tutti noi, Miles. Va bene così. Andare avanti, andare avanti…».
«È soltanto questo. Un atto di fede».

E Miles salta. Cade, ma non crolla. Va in picchiata verso il suo destino.

Miles Morales
Miles cade in picchiata verso il suo destino

Into the Spider-Verse introduce il suo arrampicamuri nel miglior modo possibile, senza ignorare l’eredità dei suoi predecessori o sminuendola in modo poco genuino.
La storia di Miles corre parallela a quella dietro le quinte, caratterizzata dalle difficoltà di un adattamento lontano dai dogmi dettati anni fa da Raimi e dal suo Peter Parker.
Il film, come Miles, si lascia andare, esplode in una dimostrazione unica di talento e passione, un fulmine a ciel sereno che solca i cieli animati di New York.

L’affermazione di un’identità dinanzi a un’eredità, apparentemente, insormontabile passa attraverso se stessi.
Miles corre meglio di quanto oscilli, quindi corre in verticale sulle finestre di un grattacielo.
Miles si esprime artisticamente e crea il suo costume.
Trasportato dalle note del suo genere preferito, Miles affronta le sue paure: “What’s Up Danger?” si unisce al tema orchestrale, che riemerge nel film ogni volta che appare un Uomo Ragno.
Miles non diventa Spider-Man. Spider-Man diventa Miles.
E le sue avventure sono appena iniziate.

Leggi anche: Spider-Man: Un Nuovo Universo – Un Atto di Fede

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