Doctor Strange – Sei felice, Stephen?

Davide Capobianco

Maggio 8, 2022

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Doctor Strange nel Multiverso della Follia è un film che farà parlare di sé, per una serie di motivi che vanno dalle tematiche trattate allo storytelling, dalla regia al suo ruolo nel Marvel Cinematic Universe.

Tuttavia, Sam Raimi ha firmato una pellicola che raccoglie l’eredità di un personaggio sotto aspetti decisamente più emotivi. Si guarda all’uomo ancor prima che allo stregone. Stephen Strange viene messo alla prova, non dai suoi nemici, bensì da sé stesso. Un dialogo che non ha mai voluto avere perché non ha mai pensato di avere speranza: a volte non si può fuggire da quello che si è diventati, pur desiderandolo con tutte le forze. In ogni universo sempre gli stessi errori, le stesse non-alternative, le stesse distanze e la stessa infelicità.

Una domanda ricorre sempre, però, in questi folli multiversi: sei felice, Stephen? Sei una delle creature più potenti del creato, ma sei felice?

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Doctor Strange (Scott Derrickson, 2016)

Un orologio rotto

In Doctor Strange nel Multiverso della Follia possiamo osservare il ricordo più felice dello stregone: il giorno in cui Christine gli ha regalato un orologio.

Christine è la donna che ama, sin dal primo film, e che ha sempre respinto. Stephen è un maniaco del controllo, maniaco di sé stesso, vuole sempre il coltello dalla parte del manico e non c’è posto per altre persone oltre lui nella sua vita. Segue poi l’incidente, una crescita a Kamar taj e l’acquisizione di nuovi poteri e consapevolezze, in aggiunta a una sostanziale incapacità di abbandonare una comfort zone emotiva fatta di schermi e allontanamenti. Nessun legame, nessuna sofferenza: una totale assenza di dialogo con i propri sentimenti, in teoria, evita il dolore.

Tuttavia quelle emozioni restano, ristagnano, consumano. Non importa che tu sia lo stregone supremo o meno, l’amore è un incantesimo inarrestabile. Solo che è impossibile connettersi a qualcun altro se in primis non si accettano le proprie fragilità.

Quando Strange capisce che non può fuggire da sé stesso e Christine lo abbandona, si frantuma come il suo orologio. Segna l’ora giusta due volte al giorno, ma in un tempo che non scorre.

Non a caso, proprio Doctor Strange è l’eroe legato a una specifica Gemma dell’Infinito.

Nella consapevole pericolosità dell’atto, Strange gioca col tempo, lo manipola e sfrutta i suoi oceani, ma nessuno di quegli istanti scorre in lui. Non va avanti oltre la memoria di un amore, verso giorni futuri che non saranno mai.
Affronta Dormammu, Thanos e tanti altri, ma mai il suo trauma della separazione dalla donna che amava. Non si confronta mai davvero col dolore che prova.

Stephen è ancora bloccato nel ricordo di una felicità, cercando inconsciamente il suo tempo perduto con Christine.
Strange è un personaggio che vive di ironia e contraddizioni amare: un dottore incapace di curarsi, il proprietario della gemma del tempo, ma anche di un orologio rotto. Cos’è che gli manca dunque? Esiste una felicità presente?

Benedict Cumberbatch nei panni di Stephen Strange in Doctor Strange nel Multiverso della Follia (Sam Raimi, 2022).

Sei felice, Stephen?

Non sembra esistere un universo in cui Stephen Strange non abbia mandato a monte il suo rapporto con Christine, per un motivo o per l’altro. Laddove esiste l’onorevole missione di salvare i bisognosi, il senso del dovere, il peso di una responsabilità medica nei confronti del firmamento, continua l’assenza di quel legame. Un Atlante che affronta Ananke, nel mentre è schiacciato dal fardello di Dike, stanco di eterne battaglie che nessun riposo potrà alleviare.
Il problema del possedere una grande mente, inoltre, porta anche alle sofferenze della consapevolezza: essere nel posto sbagliato al momento sbagliato può privarti per sempre del regalo del destino di una vita. A volte non c’è altro modo di rimediare, al caso o al fato, comunque lo si voglia chiamare.

La follia del multiverso di Raimi, tuttavia, porta il nostro Stephen a un inevitabile confronto con altre versioni di sé stesso. Senza rendersene conto inizia un viaggio più introspettivo: la ricerca della versione migliore. Quella in grado di convivere con sé stessa, con la propria sostanziale infelicità.

Prima ancora di poter curare gli altri, dottor Strange dovrebbe essere in grado di curare sé stesso. Ascoltare le sue emozioni, non tenerle bloccate nel tempo e accoglierle nel loro presente.
Eliminare ogni strato di magia e razionalità, cercare il rapporto quanto più diretto possibile con l’essere umano e i suoi sentimenti. Non importa quanto sia grande il multiverso di follie che Strange dovrà affrontare, la domanda per Stephen sarà sempre più impegnativa: sei felice?

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Stephen Strange, lo Stregone Supremo

Sei felice sapendo che hai salvato il mondo, ma che la donna che ami sta sposando un altro? Sei felice di fare il gradasso di fronte alle più alte autorità cosmiche, ma di non aver mai riparato quell’orologio?
In Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Raimi cerca di rassicurare lo spettatore, se la risposta è «no» va bene comunque. Il punto non è scoprirsi fragili, il punto è scoprirsi già a pezzi. Con questi frammenti bisognerà fare i conti per poter parlare di felicità.

Magari Strange ha bisogno di abbandonare l’illusione del controllo sul proprio essere, accettare di avere paura, di avere un coltello puntato contro, di essere vulnerabile, di essere spezzato. Una spada di Damocle è già calata su di un cuore che non ha smesso di amare, in ogni universo.

Tutto il secondo film dedicato allo stregone supremo è un gigantesco interfacciarsi con il terrore non di frantumarsi ancora una volta, ma di essere fondamentalmente incapaci a riparare ciò che era già rotto da tempo, e che si era nascosto al proprio io come la polvere sotto il tappeto.

Non ci è dato sapere se adesso Stephen è felice o lo sarà mai, ma sappiamo che si farà quella domanda con una consapevolezza diversa, specie considerando l’ultima scena, che vede l’orologio di nuovo protagonista. Adesso Strange guarda ai frammenti del suo cuore, sparsi nel multiverso della sua anima, e li accoglie insieme ai suoi sentimenti. Ora il tempo scorre davvero, e la felicità torna nel dominio del possibile. Christine sarà sempre importante per lui, ma non è lei che deve guarirlo: solo il nostro dottore può affrontare il percorso terapeutico che lo aspetta, perché deve diventare lui in primis la persona di cui ha bisogno.
Forse potremo immaginare Stephen Strange felice.

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