Nuovi Sguardi: Luca Grazioli – Ritrarre il tempo sospeso

Andrea Vailati

Aprile 14, 2023

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Abbiamo avuto una splendida chiacchierata con Luca Grazioli, regista classe ’98.
Nato come montatore, oggi cerca la sincerità dei movimenti in cui il tempo si sottrae, si sospende.

Mi ha fatto pensare a quanto l’autenticità non abbia a che fare con la specificità vincolante di un tema, bensì con lo sguardo che si perde mentre crea, che cerca senza temere di distrarsi nella bellezza.

Manca poco per la fine della campagna crowdfunding per il suo corto: http://kck.st/3LqVeKv.

Foto di Luca Grazioli

Già da un primo impatto, noto subito che la tua ricerca sembra quella di suggellare immagini
senza tempo, sospese. Come dialogano in te la poetica fotografica degli istanti catturati con lo
spazio-tempo del cinema, del movimento?

LUCA GRAZIOLI

Dialogano in modo molto limpido. Da quando ho iniziato con la fotografia la mia ricerca principale,
che non si è ancora conclusa, è quella come dici tu di sottrarre il tempo alle immagini, cercando in
qualche modo di annullare l’età della fotografia. A volte ci riesco e altre volte no. Talvolta riguardo
alcuni scatti e faccio fatica a posizionarli nella timeline della mia vita, e forse proprio in questi la
ricerca della sospensione è arrivata a un risultato sufficiente, diciamo! Del perché mi muovo in
questa direzione ancora non lo so bene, è stato fin da subito un istinto quello di sottrarre le
coordinate temporali al mio lavoro.

Quando mi sono approcciato alla settima arte non ho mai sentito un contrasto tra la mia
inclinazione fotografica e lo scorrere del tempo del fotogramma cinematografico. Anzi, mi ci sono
ritrovato benissimo, tant’è che l’audiovisivo è ora il mio unico lavoro. Tra i grandi maestri che
hanno saputo insegnarmi la dialettica cinema/tempo sospeso il numero per me è sicuramente
Takeshi Kitano
, e tra le tante opere citerei a occhi chiusi Sonatine che mi ha insegnato tutto e
anche di più.

Intervista a Luca Grazioli, classe 1998, giovane esploratore del contemporaneo e della nostra generazione.
Foto di Giovanni Cioli


Oggi, quanto è complesso per un videomaker vivere nella pluralità dei ruoli che gli si richiedono:
fare opere commissionate, spot, pubblicità e dedicarsi alla propria autorialità?
Cosa impari da queste contaminazioni, cosa perdi e cosa rubi da una tipologia di lavoro all’altro?

LUCA GRAZIOLI

Anzitutto non sono un videomaker! Mi occupa di regia e montaggio per l’audiovisivo e post
produzione per opere multimediali. Non sono quindi un videomaker nel senso che non possiedo
attrezzatura per realizzare video e non mi occupo a 360 gradi di tutta la realizzazione audio-video.
Resta comunque il fatto che non è tanto complesso dal mio punto di vista. Il cinema è un’industria
e lo sono anche le pubblicità e i music video.

Scegliere di lavorare in questo mondo vuol dire già di per se fare un accordo con se stessi e sapere che non si può fare solo quello che si vuole ma bisogna andare incontro al mercato: perché un film (o qualsiasi altra opera audiovisiva) che non guadagna fallisce uno dei suoi primi intenti. Con quest’idea mi fa quindi molto piacere spaziare tra vari generi di produzioni, la contaminazione su questo versante è essenziale. Ho lavorato a moltissime video installazioni e proiezioni che non hanno nulla a che fare con il cinema eppure sento il mio sguardo e la mia poetica sono state influenzate notevolmente da queste esperienze.

Intervista a Luca Grazioli, classe 1998, giovane esploratore del contemporaneo e della nostra generazione.
Foto di Luca Grazioli


Parlare della nostra generazione senza cadere nel didascalico, nell’etico è difficile. Anche
raccontare il nichilismo può essere a sua volta una retorica. Cosa ti interessa mostrare oggi del
tempo presente?

LUCA GRAZIOLI

Credo che per evitare l’essere didascalico sia sufficiente essere sinceri con se stessi, con l’opera
che si vuole realizzare e con il pubblico. Non so bene invece come o cosa voglia dire ricadere
nell’etico, mentre per fortuna il nichilismo non mi interessa!
Ciò che voglio raccontare e che provo,
esperimento dopo esperimento, sono le mie idee, esperienze e sensazioni, cercando di dar loro
una forma narrativa e cinematografica: innestandole in una storia ambientata magari in un altro
tempo e luogo. Cosa che probabilmente fanno in tanti! Per rispondere quindi a cosa mi interessa
mostrare del tempo presente posso solo dirti che forse non mi interessa davvero nulla
(ma non è nichilismo giuro!), cerco espedienti per stare bene con me stesso e con chi mi circonda, e questa
ricerca sfocia nel cinema e nella fotografia.

Intervista a Luca Grazioli, classe 1998, giovane esploratore del contemporaneo e della nostra generazione.
Foto di Giovanni Cioli

Sei nel pieno di un progetto importante per te: raccontacelo.

LUCA GRAZIOLI

Attualmente sono in pre produzione per il mio prossimo cortometraggio, Dolci Acque, ambientato
sul lago di Garda nel 1981. Il protagonista è Renzo (19), un aspirante fotografo che da alcune estati
lavora come aiuto giardiniere nella villa sul lago della famiglia di Monica (19).
Pur incontrandosi
solo in questa stagione, tra i due nasce un’intensa relazione fatta di piccoli gesti e fotografie.
Entrambi hanno appena terminato gli studi e l’incombere della vita adulta crea, per la prima volta,
delle crepe nel loro rapporto. A ottobre infatti, Monica partirà alla volta di Roma per interpretare
un piccolo ruolo: questo accende l’invidia di Renzo, che non ha contatti o raccomandazioni. Il suo
sogno gli sembra sempre più effimero.

Una notte, dopo una discussione in spiaggia, Renzo decide di farsi una nuotata. Monica allontana
lo sguardo e lo lascia fare. Passa un po’ di tempo ma Renzo non torna. I suoi vestiti sono ancora sul
bagnasciuga.

Il sceneggiatura è scritta da Ruben Rossi mentre il soggetto è stato realizzato in varie stesure tra me, Ruben e Rosa Rossitti, che per questo progetto curerà i costumi. In produzione c’è Ilaria Marchetti e Corinna Baldini, alla fotografia Davide Bianco (che ha curato anche il mio precedente
Donne senza uomini) e al montaggio Simone Brassini.

Vivendo a Brescia fino ai 21 anni e non avendo mai abbastanza soldi per fare grosse vacanze, il
lago era (e resta) la soluzione ideale per me.
Conosco bene sia le strade che i parcheggi gratuiti su
cui fare affidamento. La maggior parte dei giochi messi in scena dai protagonisti li ho sperimentati
sulla mia pelle.

Insieme a tanti amici ho esplorato tutte le spiagge, sia d’estate che d’inverno, documentando il
tutto fotograficamente. Le idee, sensazioni e azioni di Renzo altro non sono che la nostra
impiegabile volontà di non sottomettersi a uno schema sociale già deciso dalla nascita.
A sostenerci in questo progetto abbiamo due case di produzione di Brescia e Bergamo, Albatros
Film e OkiDoki Film. Siamo riusciti inoltre a stringere due accordi di distribuzione con Pathos
Distributione e WeShort per quando il progetto sarà concluso e dovrà girare tra i festival e le
piattaforme di streaming.
Il casting è quasi concluso e abbiamo iniziato a stringere legami sempre
più forti con le realtà del lago e diversi brand.

In ultimo abbiamo deciso di aprire anche una raccolta fondi su Kickstarter per chi fosse interessato
a supportare il progetto in qualsiasi modo
. A seconda della cifra donata abbiamo pensato a delle
ricompense e la più classica è quella che con 15€ si ottiene il nome nei crediti e il link per vedere in
anteprima “Dolci Acque”. Se ti va di donare ti lascio qui il link: http://kck.st/3LqVeKv.
Manca ormai meno di una settimana!

Leggi anche: I corti di Luca Sorgato – La trilogia della disillusione

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