Scene Da Oscar – Bella Baxter: Divina, Mostruosa, Povera Creatura!

Alessia Di Rella

Febbraio 19, 2024

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Povere Creature! promette di diventare una punta di diamante non solo nella filmografia del suo regista, Yorgos Lanthimos (Il sacrificio del cervo sacro, La Favorita), ma dell’ultima decade della cinematografia mondiale.

Candidato a 11 premi Oscar, vincitore del Leone d’Oro all’80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Golden Globe per il miglior film commedia o musicale, Critics’ Choice Award per la migliore attrice, Golden Globe per la migliore attrice in un film commedia o musicale grazie alla magistrale interpretazione di Emma Stone – che con questa pellicola raggiunge la vetta della propria maturità artistica.

Povere Creature!
Bella Baxter (Emma Stone) viene riportata in vita in un’ambientazione che è un chiaro omaggio al classico dell’horror Frankenstein (1931)

Tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1992 dallo scrittore scozzese Alasdair Gray, la pellicola racconta il viaggio esperienziale di Bella Baxter. Bella è quello che rimane di una donna incinta morta suicida riportata in vita dal dottor Godwin Baxter (Willem Dafoe). Deciso a salvare entrambe le vite che risiedono in quel corpo, destinate altrimenti a non sbocciare, trapianta il cervello del feto nel cranio di Bella. Premesse molto allettanti per far pensare al lettore o allo spettatore: “Povere creature!”.

Eppure, come dimostreranno le straordinariamente ordinarie doti di Bella, alla continua ricerca ed esplorazione di mondi nuovi, arriveremo a capire, assieme alla protagonista, che le povere creature sono ben altre. O forse, in fin dei conti, ognuno di noi è una povera creatura a modo proprio.

Povere Creature? L’Evoluzione di Lanthimos

Povere Creature!
Yorgos Lanthimos ed Emma Stone sul set di Povere Creature!

Povere Creature! è un film tagliente e preciso, un bisturi che ci fornisce la possibilità di studiare un’anatomia inaccessibile: quella dell’animo umano. Lo spettatore che non è nuovo alla poetica di Yorgos Lanthimos è ben consapevole di quanto il regista abbia sempre, insistentemente, indagato sull’essere umano guardando a lui o a lei quasi come ad un animale, appartenente ad una specie complessa, certo, ma con caratteristiche ben inscrivibili in un bestiario.

Lanthimos ama instillare nello spettatore un senso di straniamento e alienazione ponendolo al cospetto delle più elementari e antiche dinamiche umane: le sue pellicole, fino a questa, ponevano l’essere umano in una teca e lo mostravano molto più come animale e molto meno come anima. In questa pellicola ciò si ribalta: Bella Baxter è anima, è istinto, è ragione, è consapevolezza. Bella Baxter è un essere umano a tutto tondo e non c’è teca, letto, casa, nave, città o limite alcuno che possa fermarla. Bella è un continuo divenire. Bella è cambiamento, Rivoluzione bisbigliata.

L’Evoluzione di Bella Baxter

Bella passeggia per le strade di Lisbona

Bella è un esperimento riuscito alla perfezione, tanto da portare il dottor Baxter a chiedere al suo studente più brillante, Max McCandles (Ramy Youssef), di appuntare meticolosamente gli stadi del suo sviluppo.

Cinque fasi. Cinque momenti chiave che racchiudono il folgore di un’anima che cresce con sempre più intensità. Si parte dall’infanzia per raggiungere la maturità. Attraverso un passaggio dalla più pura istintiva, passando per lo sviluppo della ragione e del pensiero critico, Bella Baxter arriva alla piena padronanza del suo corpo, della sua mente e della sua storia. Evoluzione continua, non lascia nulla indietro. Bella disegna e colora se stessa, come una pittrice con il suo autoritratto, aggiungendo a questo sempre più colore fino ad arrivare ad una completa esplorazione ed esplosione dello spettro cromatico sulla sua tela.

«Stai coprendo il sole»

Il cuore dell’Evoluzione di Bella è racchiuso in uno scambio di poche battute che avviene esattamente a metà film. Ci troviamo su una nave da crociera, sulla quale Bella è stata portata con la forza dal suo primo amante, Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo). L’uomo, stregato dalla forza vitale della ragazza, finisce per diventarne succube, dipendente. Bella, d’altra parte, non vede in lui nient’altro che un uomo che può soddisfare i suoi istinti sessuali.

Duncan Wedderburn: «Sei sempre con la testa sui libri, Bella. Stai perdendo un po’ il tuo adorabile modo di parlare.»
Bella Baxter: «Sono un essere mutevole, come lo siamo tutti.»

Percepisce una stretta troppo forte, non sopporta l’idea di essere rinchiusa in mezzo ad un deserto d’acqua. Scopre che la sua fame di conoscenza e di vita può essere soddisfatta con i libri. Impara a superare l’empirismo.

Si confronta con il tempo e con le grandi menti che l’hanno preceduta. Dibatte. Comprende l’importanza e il peso del contraddittorio. Intuisce e apprende idee altrui, per mezzo di queste acquisisce padronanza di pensiero e di conseguenza di linguaggio. Non solo, attraverso gli occhi e le menti delle vite umane rese immortali dai libri, prende conoscenza delle numerose chiavi di lettura che il mondo e la storia hanno dato al suo essere umana, senziente, pensante e donna.

Conseguenza di questo piccolo grande atto rivoluzionario? Un uomo getta in mare il libro che la donna legge. Perché non può tollerare che una forza vitale così potente sia persino colta. Non è ammissibile che un essere umano come Bella, diventi acculturato. Bella, per il mondo patriarcale, è comoda quando ignora, quando non parla, quando soddisfa sessualmente l’uomo. L’uomo e basta. Una donna colta? Potenzialmente potente. Potenzialmente pericolosa.

Bella, il Divino e il Mostruoso Femminile

Povere Creature!
Bella a Parigi

Madame Swiney: «Dobbiamo sperimentare ogni cosa. Non solo il bene, ma anche il degrado, l’orrore, la tristezza. Così possiamo conoscere il mondo. E quando conosciamo il mondo, allora il mondo è nostro.»

L’avvocato Wedderburn non è che uno dei molteplici uomini che hanno cercato di sedare l’energia vitale racchiusa in Bella. Bella è un “nonostante” in un prato di “no“. God, Max, Duncan, Harry e Alfie: cinque uomini per cinque fasi evolutive. Per ogni “no pronunciato da uno di questi uomini, c’è una risposta sempre diversa in Bella. Una risposta che non contempla mai l’accontentarsi dello status quo. In questo risiede il Divino e il Mostruoso in Bella. Per Bella l’unico comandamento è vivere. Vivere a modo suo. Secondo una legge che risponde a Lei e a Lei soltanto.

Bella Baxter è madre e figlia di se stessa. Un’energia dal sapore quasi divino risiede in lei: un’energia femminile che non è asportabile. Si tratta di un’energia creatrice di nuove strade e nuovi mondi, fatti da Lei per Lei. Ogni cosa che nasce in Bella nasce a sua misura, in barba ai canoni imposti da una società nella quale sono i “NO!” a comandare. Bella evolve talmente in fretta da non avere tempo per farli propri. È simbolo di nuove strade, è simbolo di un Possibile che risiede in ogni donna.

Povere Creature!

Cosa può esserci di Mostruoso in una creatura per la quale ogni cosa è possibile? Nulla. Tutto. La risposta a tal quesito muta a seconda degli occhi che osservano Bella. Alterità unica nel suo genere, non può che essere vista e appellata come un mostro, un’egoista, un’ingenua, una poco di buono, una forza creatrice incontrollabile. In quanto incontrollabile, potenzialmente letale per coloro i quali si frappongono tra Lei e il suo vivere. Bella è anche il Mostruoso Femminile. È tutto ciò di cui Mary Shelley parlava nel suo Frankenstein. Non a caso il cognome del padre della scrittrice è proprio Godwin, proprio come il Creatore di Bella, God.

Chi sono le Povere Creature?

Impossibile non porsi tale interrogativo quando le luci in sala si riaccendono. È proprio Godwin all’interno del libro a darci uno spunto di riflessione a tal proposito: ad una lettura approfondita del romanzo ci si accorgerà che tale appellativo è utilizzato per la prima volta dal dottor Godwin:

«Io sono una povera creatura proprio come il Generale Blessington. Preparati a disprezzarci entrambi.»

Lo sceneggiatore McNamara lascia allo spettatore il compito di riflettere sull’identità delle Povere Creature. Bella ha forgiato il proprio destino fino alla completa presa di possesso del proprio io. Lo spettatore guarda a lei come Creatura che è diventata Creatrice. Abbiamo paura di Bella? Vorremmo essere come lei? Non ne comprendiamo l’indole? A colei che racchiude in sé Divino e Mostruoso non interessa: si sta preparando per un nuovo stadio evolutivo.

Il finale di Povere Creature rappresenta un manifesto (utopico?) che urla a favore di una Rivoluzione attraverso il pacifico atto di Evoluzione.

Leggi anche: Kynodontas, il meta-cinema e la caverna di Platone

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