Alla domanda Dio risponde con il silenzio
Dio non è in rapporto con l’universo; come prima cosa Dio è in rapporto con noi. Né il Corano né la Bibbia si aprono con Dio e la natura; in principio c’è Dio e poi c’è il suo amore. Il sesto giorno il lavoro è compiuto; ma che lavoro? L’uomo.
Dio prima di tutto è in noi, con noi, per noi, sopra di noi. Dio è; sì, ma non natura, né uomo; eppure siamo noi i figli di Dio e non, come gli animali, le creature di Dio. Perché Dio è padre, Dio è figlio, Dio è spirito santo. Suona così umano tutto ciò, troppo umano… Umano fino allo spirito.
E infatti…
«Il punto è che non troveremo mai un candidato che non abbia una qualche specie di macchia a suo sfavore: siamo uomini mortali, noi serviamo un ideale, non possiamo essere sempre ideali.»
Cardinale Sabbadin

Il Decano Lawrence, protagonista del film, è l’opposto di Lenny Belardo (eletto Papa in The Young Pope); se quest’ultimo è convinto della sua santità, il primo è invece dubbioso.
Lawrence è un uomo etico, morale, che vede il suo compito non come uno sporco affare umano o politico, ma come un affare divino. Lui è l’Agostino della situazione che cerca di lavorare per la città di Dio e non per la città dell’uomo. Il ritratto di questo cardinale è quello d’un uomo di fede completamente devoto alla sua spiritualità. Il suo muoversi, il suo parlare, tutto è calmo; eppure tutto è umile; tutto è pesato sotto il peso della bilancia d’un onere divino. Ma anche lui non è santo: ha problemi con la preghiera, con la fede, non è abbastanza spirituale; anche lui è troppo umano.

Ma allora chi è degno di divenire Papa? Chi è degno di divenire il Santo Padre? il Pontefice Massimo? Chi dovrà essere il vicario di Dio? A questa domanda si guarda in alto, e si chiede a colui che ci ha posto questo dovere. Si chiede a Dio. E in risposta alla nostra domanda si sente solo una cosa:
Silenzio.
Teologia apocrifa, teologia umana, teologia incorretta
Non c’è una prova nella religione, c’è il dogma, c’è un muro; c’è un mistero. D’altronde si chiama Fede e la fede richiede il dubbio; altrimenti sarebbe una certezza, una spiegazione. La fede è un salto, e il salto richiede un abisso. Ed è lì, in quel abisso, che giace il nostro Dio.
«Il dubbio alimenta il mistero, senza il quale non esisterebbe la fede»
Decano Lawrence

Chi deve essere eletto papa, attorno a questo gira la fabula del film. Ma chi è degno non si sa. E allora ci si pone una domanda: come s’è degni della santità? Attraverso il divino o attraverso l’umano? E se dovesse essere cercata nel secondo? Se la strada verso Dio, per chi in Dio crede, non fosse quella della divinità o della santità, ma quella dell’umanità?
La trinità, forse, può essere vista anche come un quadro e non solo come un mistero. Uno dei dogmi fondamentali della religione cattolica è che Dio è trino: figlio, spirito santo, padre e tutt’e tre sono uno in Dio. Tuttavia questo dogma può anche essere letto metaforicamente, da un punto di vista più materialistico: il primo, Gesù, può rappresentare l’uomo nel suo rapporto umano con gli altri uomini. Viene crocifisso dagli uomini, muore come gli uomini, dubita come gli uomini, nasce come gli uomini. Lo Spirito Santo potrebbe simboleggiare il rapporto fra noi e noi, fra la mente e l’anima; incorporeo, ma pieno d’amore, quello che feconda senza toccare (che ama). E infine Dio potrebbe essere metafora del rapporto fra noi e la natura: noi siamo nella natura e noi stessi siamo la natura; Dio crea la natura, ma lui stesso è natura; è in tutte le cose e tutte le cose sono in lui, perché lui è assoluto. Ma Dio è infine anche uno: uomo, natura, spirito. E l’uomo cos’è? Uomo, natura, spirito.

Nel 2020 su questa rivista uscì un articolo riguardo The Young Pope che nelle prime righe sostiene che la prima stagione comunichi in definitiva il fatto che bisogna accettare la fragilità e porla come nostra forza. Concetto che non sembra molto distante dalla risposta che forse fra tutte abbiamo più sotto gli occhi, la croce: un uomo fragile, in agonia, sull’orlo della morte, che si è lasciato crocifiggere. E la risposta del film è la stessa: l’uomo ermafrodito, Benitez, è l’uomo che diviene Santo Padre, l’uomo tanto umano che l’umanità d’un sesso non basta, che ha due umanità dentro di sé.
«Ambizione: la falena della santità»
Cardinale Bellini
Noi non siamo esseri ideali, e il peccato è umano. E’ l’atto stesso del peccare che è costitutivo della natura umana, l’uomo pecca, perché peccare fa parte della sua natura; non c’è probabilità o fallacia umana. Noi pecchiamo in quanto umani. Non possiamo non peccare. L’uomo è peccatore, nella visione cattolica, per il peccato originale, che però può anche essere interpretato come un modo per umanizzare l’esser “ideali”. Lutero sapeva che a essere umani si pecca, e infatti si scisse. Noi lo sapevamo e abbiamo inventato la confessione. Eppure ancora ci sembra di sentire Dio che ci dice: “la santità è umana”, l’uomo ancora ci sembra che debba divenire santo, ci sembra che debba divenire ideale. Ma la santità è santità, l’umanità è umanità e la divinità è divinità. E allora ci guardiamo e ci diciamo “L’uomo è peccatore” e non, invece, “L’uomo è umano”.
La risposta a Dio è l’uomo
Conclave può, sì, esser letto nel mondo in cui vuole essere letto, ma la bellezza d’un film non è leggerlo come suggerisce, bensì leggerlo esattamente dal punto che meno affronta. Conclave non parla di Dio, Conclave parla dell’uomo. Dio è sempre sullo sfondo, e in questo porlo sullo sfondo risponde più di quanto non voglia.
C’è il padre in Conclave, il creatore, il primo motore immobile, il perfetto: il defunto Papa, che per tutto il film è questa figura sul fondale a cui tutti si riferiscono con rispetto e servitù. C’è il figlio, il più umano, nuovo e sofferente, innocente e peccatore per natura, che cerca di farsi strada umilmente: il Cardinale Benitez. E infine c’è lo Spirito Santo, spinto dal Padre alla creazione del figlio, sempre retto moralmente, più spirituale e vicino al divino, lontano dal peccato, ponte fra la carne e Dio: Lawrence. E questa trinità diviene una: il Papa, seppure in tre versioni diverse (defunto, nascituro e che sarebbe nato se si fosse candidato).

Ma allora chi è degno di divenire Papa, chi è degno di divenire il Santo Padre; il Pontefice Massimo? Chi deve divenire il rappresentante di Dio? A questa domanda si guarda in alto, si scruta con dubbio e si chiede a chi ci ha posto questo dovere: Dio. E dopo la nostra domanda si sente solo una cosa:
L’uomo.




