10 (+1) Migliori personaggi secondari delle Serie TV

Emma Senofieni

Marzo 15, 2020

Resta Aggiornato

La caratterizzazione dei personaggi costituisce buona parte della qualità di uno show televisivo. Le affascinanti storie di protagonisti complessi e sfaccettati ci catturano e ci travolgono, permettendo a ciascuno di noi di immedesimarsi completamente in ciò che vede.

Non sempre sono però soltanto i personaggi principali di una storia a conquistare il nostro cuore: anzi, molto spesso può accadere che altri, seppur meno presenti, posseggano una personalità tale da rubare letteralmente la scena al protagonista.

Chi sono dunque i personaggi secondari che ci hanno rubato il cuore?

Gustavo Fring – Breaking Bad e Better Call Saul

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Considerata unanimemente una delle serie televisive meglio scritte di tutti i tempi, Breaking Bad ci ha regalato personaggi indimenticabili: in particolare, veniamo ammaliati dalla personalità del villain Gustavo Fring, splendidamente interpretato da Giancarlo Esposito. Entrato in scena a metà della seconda stagione, Gus è il potentissimo contrabbandiere di metanfetamina con cui entrano in contatto, e in seguito in conflitto, Walter White e Jesse Pinkman. A differenza dell’impulsivo e sanguinario Tuco Salamanca, egli gestisce il suo impero di droga con estrema intelligenza, utilizzando come copertura legale una catena di ristoranti di nome Los Pollos Hermanos: un vero e proprio uomo d’affari, che pondera le proprie decisioni con furbizia ed equilibrio, senza farsi sopraffare dalle emozioni.

Ciò che maggiormente colpisce di Gus sono infatti proprio i suoi modi composti ed educati, in netto contrasto con la sua indole violenta e criminale: grazie a un sorriso smagliante e a un tono di voce basso, calmo, a tratti suadente, nessuno sospetterebbe mai di trovarsi davanti ad uno dei più pericolosi criminali del New Mexico. Eppure, Fring è la stessa persona in grado di donare ingenti somme di denaro alla DEA e, al tempo stesso, tagliare la gola a un suo fedelissimo dipendente solo per aver disobbedito a un suo ordine. Se però in principio lo spettatore ammira il personaggio per la sua intelligenza e razionalità, in seguito comprenderà che paradossalmente sono proprio le emozioni a guidare le azioni di Gustavo Fring: un desiderio di vendetta coltivato per anni, che tradisce una vulnerabilità emotiva nel tempo celata. Un personaggio ammaliante, curato in ogni sua sfumatura.

Douglas Stamper – House of Cards

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Non sempre i personaggi comprimari catturano immediatamente l’attenzione del pubblico. Certamente questo non accade con Douglas Stamper (Michael Kelly), fedelissimo braccio destro del machiavellico Frank Underwood (Kevin Spacey) nello show fantapolitico House of Cards. Complice l’assoluta centralità del personaggio di Frank, all’inizio Doug non ci aveva particolarmente colpiti, ma anzi ci sembrava un semplice e freddo galoppino del protagonista. Il personaggio inizia però ad acquisire sostanza durante la seconda stagione, in particolare grazie al suo rapporto con la giovane prostituta Rachel Posner, coinvolta suo malgrado in uno dei loschi piani messi in atto da Frank e Doug. Quello che ci appariva un insensibile uomo di ghiaccio, si rivela un individuo debole e vulnerabile, incapace di instaurare un vero legame con una persona.

Ex alcolista, Doug è talmente insicuro di sé da creare una malsana dipendenza nei confronti dei pochi che riescono a comprenderlo e ad accettarlo. È per questo motivo che è disposto a tutto, persino ad uccidere, per Frank Underwood. Proprio quando gli sembrerà di aver trovato dentro di sé una luce, la possibilità di slegarsi da quel rapporto malato, Douglas la annienterà, assassinando l’unica persona con cui avesse mai instaurato una relazione sincera. Nonostante lo spettatore lo disprezzi per le azioni commesse, non può che provare una certa pietà per il personaggio: ammaliato da una personalità forte e manipolatrice, si nutre della sua obbedienza verso Frank come se fosse la propria linfa vitale. Egregiamente interpretato da Michael Kelly, Douglas Stamper è l’incarnazione del dramma della dipendenza in ogni sua forma.                                        

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Alfie Solomons – Peaky Blinders

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Se Gustavo Fring riesce a gestire la sua attività criminale con equilibrio e moderazione, lo stesso non si può certamente dire per Alfie Solomons (Tom Hardy). Tra tutti i personaggi secondari della serie britannica Peaky Blinders, Alfie riesce a conquistarci fin dalla sua prima apparizione. Ebreo di nascita, è il capo della banda criminale di Camden Town a Londra, con cui Thomas Shelby (Cillian Murphy) entra in contatto durante la seconda stagione dello show. Ciò che più lo contraddistingue è l‘assoluta imprevedibilità con cui gestisce gli affari: spesso doppiogiochista in base al proprio tornaconto, Alfie ci appare come una folle, ma adorabile canaglia. È proprio questa sua follia, questa sua buffonesca eccentricità (a lui sono affidate le battute più divertenti della serie) a fare sì che spesso i nemici ne sottovalutino ingenuamente le capacità.

Alfie è infatti una persona estremamente furba e intelligente, motivo per cui, nonostante vari tradimenti e conflitti, Thomas Shelby lo rispetta profondamente. Tommy è consapevole della sua imprevedibilità, della sua follia in netto contrasto con la propria compostezza e razionalità, eppure non può fare a meno di rivolgersi a lui ogni volta che necessita di un alleato. Un rapporto di affari, che si trasforma in stima reciproca, per poi evolversi in una genuina, seppur molto atipica, amicizia. Certamente però questo carismatico personaggio non avrebbe riscontrato lo stesso successo senza l’ottima performance del grande Tom Hardy. Proprio come accade ai rispettivi personaggi, Hardy è probabilmente l’unico in grado di tener testa a Cillian Murphy all’interno dello show, ed è proprio per questo che i due condividono alcuni dei momenti migliori di Peaky Blinders.

Karen Walker – Will & Grace

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Immaginiamo di trovarci davanti una donna snob, altezzosa ed egoista. Come potremmo apprezzare una persona del genere nella vita reale? Eppure, nel corso della sitcom Will & Grace accade esattamente questo. Serie televisiva rivoluzionaria, in quanto una delle prime a portare sullo schermo la tematica LGBT, Will & Grace trova il suo punto di forza nella caratterizzazione dei suoi eccentrici personaggi. Colei che riesce letteralmente a rubare la scena a tutti gli altri quando si trova sullo schermo è Karen Walker (Megan Mullally). Divenuta milionaria dopo essersi sposata, Karen è una donna superficiale e cinica, apparentemente incapace di provare il più basilare sentimento umano.

Un esempio su tutti: Karen possiede una controfigura perché abbracci i suoi figli al posto suo quando si svegliano di notte. Tratta le persone con superiorità (in particolare i suoi domestici), è razzista, alcolizzata e piena di sé. Date le premesse, com’è possibile che Karen sia il personaggio più amato dello show? Grazie ad uno humour irresistibile, caratterizzato da battute sagaci e mai banali, la freddezza e la cattiveria della donna ci divertono, riuscendoci a far amare una persona che sicuramente nella vita reale disprezzeremmo. Ma ovviamente ciò non sarebbe possibile, se dietro quella maschera di ghiaccio e vodka liscia, non si nascondesse un gran cuore. Sia il pubblico sia gli altri personaggi dello show capiranno presto di trovarsi davanti ad una donna in realtà molto  fragile, restia a dimostrare le proprie emozioni agli altri. Nonostante apparentemente Karen sembri l’incarnazione della cattiveria, si mostrerà infatti spesso altruista, soprattutto nei confronti dei suoi amici. Un personaggio sfaccettato, a tratti provocatorio, e assolutamente esilarante.

Benjamin Linus – Lost

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Che cosa rende un personaggio negativo davvero memorabile? La capacità di farci condannare le sue azioni, ma al tempo stesso di affascinarci per la complessità psicologica che si nasconde dietro di esse. Benjamin Linus, controverso villain della serie cult Lost, è probabilmente il personaggio che maggiormente riesce a incarnare questa peculiarità. Interpretato da un magistrale Michael Emerson, Benjamin si presenta ai protagonisti della serie attraverso l’inganno, recitando la parte di un disperato vedovo, vittima degli eventi. Presto egli si rivelerà un abilissimo e crudele manipolatore, capace di servirsi delle debolezze delle persone che gli stanno intorno per raggiungere i propri scopi. Questo, senza alzare nemmeno un dito: l’unica arma di Linus sono le sue parole, che suadenti e maligne, si insinuano nelle menti di coloro che desidera manipolare. Attraverso un toccante flashback, marchio di fabbrica dello show, scopriamo il background psicologico di Benjamin: giunto sull’isola in tenera età con il padre, in seguito alla morte di sua madre per parto, fu considerato da quest’ultimo un peso, un’inutile zavorra che gli aveva portato via la moglie.

Certo, questo non giustifica le sue tremende azioni, ma ci permette di comprendere maggiormente le sue intenzioni e la sua inevitabile sofferenza interiore. Una sete di potere insaziabile, un desiderio di primeggiare su tutti, a prescindere dal dolore che ciò possa comportare. Ma Benjamin Linus è davvero così crudele? Non c’è luce nella sua anima? L’unica persona in grado di tirar fuori il meglio, e al tempo stesso il peggio, di Benjamin Linus è sua figlia adottiva Alex. Quando ne causerà tragicamente la morte, egli inizierà pian piano a comprendere la vanità delle sue azioni. Il suo egoismo arriverà a strappargli l’unica cosa positiva della sua esistenza e, in uno dei monologhi più potenti della serie, Benjamin comprenderà di essere un uomo piccolo, schiacciato dalle sue stesse azioni proprio come le sue vittime. Un villain molto complesso, che non siamo mai riusciti ad odiare fin in fondo.

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 Kim Wexler- Better Call Saul

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

“Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna”: è una frase che abbiamo sentito molto spesso. Questo non si può certo dire che accada nel mondo creato da Vince Gilligan, in cui gli individui sono ben lontani dall’essere “grandi”. In Better Call Saul, superbo spin-off di Breaking Bad, impariamo a conoscere Jimmy McGill, il futuro avvocato Saul Goodman nella serie madre. Presenza fondamentale nella vita di Jimmy è la sua fedele compagna Kim Wexler, anch’essa brillante avvocato. A differenza dell’infelice e monotono rapporto tra Walter e Skyler, tra Jimmy e Kim c’è un legame profondo e sincero, basato su un affetto coltivato per anni. Kim ascolta e supporta pazientemente l’esuberante Jimmy, eppure non perde mai la propria indipendenza: ciò che più amiamo di Kim è infatti la sua incredibile forza d’animo, che non esclude però un’indole gentile e generosa.

Integrità morale, bontà d’animo e tenacia la renderebbero davvero una “grande donna”, ma, come sappiamo, a Vince Gilligan le persone perfette non piacciono proprio. È difatti indubbio che la vicinanza con Jimmy, sempre più dedito ad inganni e sotterfugi, abbia molta influenza su Kim. Sempre più sedotta dal lato oscuro del suo compagno, anche la donna arriverà a commettere azioni discutibili, spinta da un’attrazione verso il Male che non riesce ad ammettere completamente a se stessa. Lo spettatore si affeziona a Kim Wexler, perché ne condivide in pieno i dilemmi morali: chi, nonostante le sue convinzioni morali, non sarebbe almeno in parte sedotto dall’Oscurità?

Debra Morgan – Dexter

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Ci sono personaggi che, seppur scritti magnificamente, vengono spesso oscurati da un protagonista particolarmente carismatico. Questo è ciò che accade in Dexter, serie televisiva crime incentrata sulle vicende di un serial killer di nome Dexter Morgan. Quest’ultimo, protagonista assoluto e narratore stesso dello show, è meritatamente considerato uno dei migliori personaggi della serialità televisiva degli ultimi anni. Eppure non si tratta dell’unico personaggio memorabile all’interno della serie: sua sorella adottiva, Debra Morgan (interpretata dalla bravissima Jennifer Carpenter), merita senza dubbio la nostra attenzione. Debra è una tenace e brillante detective della polizia di Miami, proprio come suo padre Henry Morgan.

Il conflittuale rapporto con il padre è fondamentale per comprendere la personalità di Debra Morgan: la ragazza, che fin da piccolina aveva considerato Henry un modello a cui ispirarsi, soffrì per anni la mancanza di una figura paterna presente, in quanto il padre si occupava principalmente dell’instabile Dexter. Proprio per questo motivo, Debra ci appare spesso insicura ed emotiva, soprattutto quando ha a che fare con i sentimenti: sono infatti numerose le sue fallimentari relazioni amorose nel corso dello show. Al contempo sa essere forte e indipendente, soprattutto nel suo lavoro, tanto da rasentare la cocciutaggine. Perché lo spettatore si sente così legato a Debra? A differenza del serial killer Dexter, la sorella è un personaggio tremendamente umano, verso cui risulta quasi immediato provare empatia. Una persona che sa essere debole e forte a seconda della circostanze, con profonde ferite interiori, ma che è al tempo stesso in grado di strapparci una risata per la sua schiettezza e sfacciataggine. La presenza di un personaggio come Debra Morgan è fondamentale in una serie come Dexter: una sorta di boccata d’aria per lo spettatore, a cui risultano così più sopportabili la violenza e l’oscurità che caratterizzano la parabola di Dexter Morgan.

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Signora Ceppo – Twin Peaks

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Buona parte dell’indiscutibile fascino della serie cult Twin Peaks risiede nei suoi eccentrici personaggi. Proprio come accade all’agente Dale Cooper (Kyle MacLachlan), lo spettatore viene catapultato in una piccola e misteriosa cittadina al confine tra Canada e Stati Uniti, abitata da pochi e bizzarri abitanti. Ognuno di loro ha qualcosa da dire: tradimenti, segreti, conflitti sono onnipresenti in ogni singolo personaggio dello show. Eppure, ce n’è uno in particolare in grado di racchiudere l’intera essenza di questo affascinante mondo creato da David Lynch. Si tratta dell’anziana Margaret Coulson (interpretata dalla compianta Catherine E. Coulson), nota come la Signora Ceppo, poiché gira per la cittadina sempre accompagnata da un ceppo: la donna è infatti convinta che dentro di esso risieda l’anima di suo marito, morto in un incendio molti anni prima.

Tutti gli abitanti di Twin Peaks la ritengono una folle, non dando peso alle sue continue profezie: l’unico a prendere sul serio le sue parole è l’agente Cooper, dotato di una grande apertura mentale. Il suo ruolo sarà particolarmente decisivo al termine della seconda stagione, quando fornirà a Cooper l’olio per varcare la Loggia Nera. A lei Lynch affida inoltre dei criptici monologhi, scritti dal regista stesso, pronunciati all’inizio di ogni puntata: uno strano insieme di flussi di coscienza che introducono il tema dell’episodio. Un personaggio dunque enigmatico, la cui reale natura non viene mai approfondita fino in fondo, e proprio per questo motivo risulta terribilmente affascinante. La Signora Ceppo viene infatti ritenuta dagli altri personaggi una pazza visionaria, eppure si rivela essere molto più autentica della maggior parte degli abitanti di Twin Peaks: un monito a non giudicare mai le persone dall’apparenza.

Mycroft Holmes – Sherlock 

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Proprio come accade a Debra Morgan in Dexter, anche Mycroft Holmes, fratello maggiore del celebre detective Sherlock, viene messo in ombra dal protagonista. Impersonato dal bravissimo Mark Gatiss (creatore dello show insieme a Steven Moffat), Mycroft appare per la prima volta nel pilot della serie BBC, suscitando immediatamente la nostra curiosità. Perché, sebbene dichiari di voler bene al fratello, lascia trasparire il sentimento opposto? Che lavoro fa Mycroft? Qual è il suo rapporto con Sherlock? Facendoci porre queste domande, Moffat e Gatiss hanno così dato maggior dignità e spessore psicologico ad un personaggio spesso relegato a mera comparsa, se non a macchietta, nella maggior parte degli adattamenti dei romanzi di Arthur Conan Doyle.

Soprannominato “L’uomo di ghiaccio” da James Moriarty, Mycroft lavora presso i più alti vertici del Governo inglese: in particolare è a capo della sicurezza nazionale britannica, ruolo che lo rende uno degli uomini più influenti del mondo. È una persona geniale, dotata di un’intelligenza persino superiore a quella del fratello minore, ma apparentemente estranea ad ogni tipo di emozione. Parafrasando le sue stesse parole, Mycroft non permette a se stesso di lasciarsi andare a nessun tipo di sentimento. Ma è davvero così? Come scopriremo nel corso delle puntate, Mycroft possiede un solo punto debole: suo fratello Sherlock, verso cui prova un profondo affetto e un gran senso di protezione. Per mascherare questo sentimento, spesso Mycroft appare sprezzante, se non crudele, nei confronti del fratello minore. Nonostante questo suo atteggiamento, con il proseguire delle puntate lo spettatore capirà di essere di fronte ad un personaggio molto più complesso e profondo di quanto possa apparire.

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Carl Elias – Person of Interest

Gustavo Fring, Benjamin Linus... non importa la quantità di tempo in scena: la Tv ci ha regalato personaggi secondari indimenticabili.

Person of Interest è uno dei prodotti televisivi più tragicamente sottovalutati degli ultimi anni. Nata dall’esperta penna di Jonathan Nolan, la serie unisce brillantemente crime, drama e fantapolitica, regalandoci personaggi assolutamente memorabili. Ognuno di essi è peculiare e differente, ma tutti sono accomunati da una cosa: l’ambiguità. In un mondo come quello dipinto da Nolan, in cui regna assoluta sfiducia tra gli esseri umani, nessuno è mai chi dice di essere. In particolare, nella prima stagione fa la sua prima apparizione quello che è probabilmente il personaggio secondario più affascinante dell’intera serie. Quello che all’inizio appariva allo spettatore e ai due protagonisti, John Reese e Harold Finch, un mite insegnante di storia, si rivela essere uno dei più pericolosi boss della mafia di New York.

Nell’assistere alla sua scalata al potere, lo spettatore prova sentimenti contrastanti nei confronti di Elias: se da una parte non possiamo che condannarne le azioni, dall’altra ammiriamo la sua intelligenza e furbizia. Ma questo non è il solo motivo per cui apprezziamo terribilmente Carl Elias. Nonostante sia uno spietato pluriomicida, l’uomo risulta essere il più giusto dei tanti villain presenti nello show. A differenza dei corrotti componenti dell’HR o dei crudeli alleati di Samaritan, Elias possiede un proprio codice morale, un insieme di regole che non si permette mai di infrangere: per questo, ad un certo punto della storia, arriverà ad ottenere un certo rispetto da parte dei protagonisti dello show. In particolare, Carl Elias prova una forte ammirazione per la detective Carter, di cui apprezza la tenacia e l’integrità. Brillantemente interpretato da un grande Enrico Colantoni, Elias è il classico esempio di come, grazie ad un’ottima scrittura, sia possibile simpatizzare per un villain.

Mike Ehrmantraut – Breaking Bad e Better Call Saul

Non è un caso se abbiamo nominato ben tre personaggi del mondo creato da Vince Gilligan: Breaking Bad e Better Call Saul sono serie in grado di stupire e travolgere lo spettatore soprattutto grazie alla caratterizzazione dei suoi personaggi. Mike Ehrmantraut, splendidamente interpretato da Jonathan Banks, ci viene presentato nella seconda stagione di Breaking Bad come l’efficientissimo sicario di Gustavo Fring. Ex poliziotto, Mike è un uomo anziano e taciturno, ma molto intelligente e perfettamente in grado di gestire qualsiasi tipo di situazione. Fin dalla sua prima apparizione, rimaniamo stregati dall’enigmaticità del personaggio, dalla precisione e dalla freddezza con cui svolge i compiti affidatigli. A differenza di Gustavo Fring e Walter White, Mike non brama alcun potere, né si dimostra mai particolarmente crudele: mostrerà anzi di possedere un animo sorprendentemente sensibile alla condizione dei più deboli.

Col tempo, svilupperà infatti un sentimento paterno e protettivo nei confronti del giovane Pinkman, a cui consiglierà di allontanarsi dal manipolatore Heisenberg. Il mistero che circonda la figura di Mike in Breaking Bad andrà scomparendo nel prequel Better Call Saul: non solo infatti scopriamo l’origine del suo rapporto con Fring e Saul Goodman, ma veniamo soprattutto a conoscenza del suo lato più umano e fragile.  L’uomo è stato infatti sconvolto da una tragedia indescrivibile, che ne ha inevitabilmente plasmato il carattere e le scelte di vita. Molti anni prima degli eventi narrati in Breaking Bad, Mike aveva un figlio di nome Matty, il quale era diventato un poliziotto come il padre. Il giovane aveva scoperto che alcuni suoi colleghi erano corrotti: deciso a denunciarli, era stato però dissuaso da Mike, il quale aveva inoltre confidato al figlio di essere anch’egli corrotto. Nonostante Matty avesse deciso di seguire i consigli del padre, i suoi colleghi, venuti a conoscenza di tutto, lo uccisero. La vendetta nei confronti dei due assassini dà dunque inizio a una vita di solitudine e violenza, colmata solo dall’amore per la nipotina Kaylee, cui decide di donare tutto il suo guadagno illecito.

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Autore

  • Emma Senofieni

    Classe 1998, amo la scrittura e il cinema fin dall’infanzia. Mi piace vedere i film in sala e collezionare le mie pellicole preferite, per poterle guardare e riguardare in continuazione. In particolare, amo le opere di Alfred Hitchcock e David Lynch.

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