5 tra i migliori personaggi PRINCIPALI di Tarantino

Andrea Vailati

08.11.2016

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Rubrica: Il cinema secondo Tarantino

Oggigiorno si parla tanto di Tarantino.

Nonostante l’ultimo film abbia subito non poche critiche, il cinema tarantiniano è in un pieno momento di “cultizzazione”, un vero è proprio fenomeno di massa di ritorno ai classici del regista pulp.

A tratti sembra quasi un fenomeno mercificante, quasi Tarantino sia divenuto un brand, quasi vada di moda diffondere immagini di Kill Bill, video di Pulp Fiction e cosi via.

Ma questo non cambia un’ineluttabile verità: Tarantino è un grande regista, chi lo definisce genio, chi grande emulatore, chi mainstream, a mio avviso Tarantino è uno dei più interessanti registi di sempre, un vero maestro del Cinema. Questa rubrica proverà a ricordarne il perchè.

Tra le tante peculiarità a lui affini, oggi volevo trattare una delle mie preferite, la sua geniale capacità di caratterizzazione dei personaggi, forte del grande dinamismo artistico proprio del regista(Leggi anche:5 tra i migliori personaggi SECONDARI di Tarantino).

Personaggi mutevoli, in ogni battuta spiccano dettagli unici, in ogni sequenza si affinano dettagli indelebili, rendendoli vere e proprie icone sceneggiaturali. Ogni inquadratura si immola nelle nostre facoltà rappresentative, questione di immedesimazione, questione di unicità.

Ecco 5 tra i migliori personaggi PRINCIPALI di Tarantino( l’ordine è casuale)…

 

 

 

 

 

1. Monsieur Calvin J. Candie(Leonardo DiCaprio in Django)

…Se esaminate questo pezzo di cranio qui, noterete tre distinte fossette. Qui, qui e qui. Ora, se avessi in mano il cranio di un Isacco Newton, o un Galileo, le tre fossette sarebbero state nell’area del cranio comunemente associata con la creatività. Ma questo è il cranio di Old Ben… E nel cranio di Old Ben, non gravato dal genio, queste tre fossette sono situate nell’area del cranio comunemente associata con… Il servilismo…(Calvin Candie)

Chiunque lo conosca almeno un po’, sa per certo l’amore infinito che Tarantino prova per il cinema Western.

Django è il suo tentativo di aderire al quel genere, ovviamente sempre con la sua inimitabile firma.

Per la prima volta DiCaprio entra in un cast tarantiniano, e.. wow..che perla interpretativa ha saputo regalarci! Mr Candie, che preferisci farsi chiamare Monsieur Candie perchè da un tono più aristocratico, è un bifolco ricco, il proprietario della quarta piantagione di cotone più grossa del Mississipi, una di quelle zone in cui(nell’epoca in cui si svolge Django) la schiavitù regna ancora sovrana.

Egli è un meraviglioso, perpetuo paradosso, tra un uomo che vive mostrandosi nella sua sfarzosità, pretendendo di apparire elegante e colto, ed uno schiavista violento ed ignorante. Un despota che vuole sembrare illuminato ma in realtà si eccita a vedere i suoi cani mangiare i suoi schiavi ingrati. Infine ci regala una scena cult con un teschio, un martello, ed un’argomentazione biologica profondamente razzista( si racconta che non fosse previsto che DiCaprio si tagliasse spaccando il teschio ma l’attore abbia continuato a recitare!!!)

Mr Candie non è affascinante, non è brillante, ma è uno splendido filo di follia avvolto in una fasulla quiete, un cattivo davvero all’insegna dell’inaspettato.

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2.Bill alias Snake Charmer (David Carradine in   Kill Bill)

…Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman; quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Più o meno come Beatrix Kiddo è la moglie di Tommy Plympton. (Bill)

Kill Bill. Uccidere Bill, ecco come si presenta nel titolo uno dei massimi capolavori del regista, le cui due parti rassemblano un unico film(Tarantino stesso lo conta come un solo film), il cui antagonista, Bill per l’appunto, è la quinta essenza del mutevole.

Nel primo film ne conosciamo la voce, calda, saggia ma spietata, ma non ne vediamo mai il viso, giusto di sfuggita una mano che accarezza una spada(e che spada!). A stento sentiamo sussurare il suo nome da “Lei”,  lo vediamo scritto su di un vetro da un vecchio maestro, insomma non può che sorgere una leggendaria curiosità.

Per certo ne ipotizziamo la crudeltà, d’altronde è il nemico della nostra eroina, l’obiettivo finale. Eppure, eppure c’è un eppure, ne siamo affascinati.

Ecco arrivare il secondo film, la comparsa in bianco e nero, il suono di un flauto. Bill diviene un uomo, non più un’enorme ombra di ipotesi, ma un uomo. Nello svilupparsi della fase finale ne vediamo flash back che ci affascinano, lui ci affascina, è molto più quieto, saggio, a tratti dolce, ecco il principio della mutazione.

Infine ecco il grande momento finale, l’incontro. Ecco compiersi quello che io credo essere uno dei più grandi capolavori tarantiniani, Bill. Prima un sottile sussuro, poi ombra attornata da leggenda e curiosità, Bill che tutti vogliamo morto, Bill il saggio spietato, dunque Bill il romantico, affascinante, poeta. Infine la sua morte rattrista infinitamente, il suo combattimento è si epocale, ma in un’ infinita dolcezza.

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3. Colonnello Hans Landa (Christoph Waltz in Bastardi senza gloria)

Nelle pagine della storia, di tanto in tanto, il fato si ferma a guardarti e ti tende la mano. (Colonnello Hans Landa)

Se c’è una cosa che a mio avviso contraddistingue Bastardi senza gloria è la sua scena iniziale, forse tra le più belle di sempre.

Ecco presentarsi Landa, un uomo spietato, anzi peggio, un nazista spietato.

Bicchiere di latte, meraviglioso monologo su di un parallelismo quasi visto in chiave positiva tra ebrei e ratti ed ecco crollare anche l’uomo onesto dinnanzi ad una tale acutezza argomentativa (ovviamente non c’è neanche bisogno di discutere la follia della persecuzione antisemita, di conseguenza non parliamo dei temi ma della sceneggiatura di un film, discostandoci da un tale tragico avvenimento storico).

Ecco mostrarsi la genialità che si accosta alla follia. Landa è superiore al soldato medio, Landa è scacchistico, un brillante osservatore, capace di insinuarsi nel pensiero altrui, di sconfiggere ogni avversario. Tarantino ce lo fa amare ma mai stimare, è pur sempre un nazista, eppure brillante, eppure infine crolla nella sua stessa malvagia onnipotenza. Cinico, geniale, ma sempre un cattivo.

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4. Beatrix Kiddo alias Black Mamba alias la Sposa (Uma Thurman in Kill Bill)

Quando la fortuna sorride a una cosa violenta e turpe come la vendetta, sembra essere la prova assoluta non solo che Dio esiste, ma che stai facendo la sua volontà.(Voce fuori campo della Sposa)

Lei, la sposa, la donna più letale del mondo, colei di cui per tutto il primo film e parte del secondo non si sa il nome, eppure ne si vive la furia omicida, la quinta essenza di una vendetta “romantica”.

Molti amano Mia Wallace, la femme fatale di Pulp Fiction, ma per me la più imponente interpretazione di Uma Thurman risiede nella sua tuta gialla e nella spada di Hattori Hanzo al suo seguito. La vediamo indistruttibile ma anche già nella tomba(in senso letterario!), eppure implacabilmente trionfa, ogni stile lo padroneggia, spada o corpo non importa.

Quando nel flash back ne vediamo l’allenamento con Pai Mei, capiamo perchè lei trionferà, è ambiziosa ed onesta, dolce ma glaciale, romantica ed ostinata. Infine il meraviglioso specchio simmetrico con Bill, lui che ci racconta lei con la storia del supereroe, quell’attimo intenso di amore ed odio, la tecnica dell’esplosione del cuore con 5 colpi delle dita.

Infine piangiamo e gioiamo con lei, oramai una dolce mamma.

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 5. Jules Winnfield (Samuel L. Jackson in Pulp Fiction)

….Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. O può voler dire che tu sei l’uomo timorato, e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che TU sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Ringo, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore. (Jules Winnfield)

Pulp Fiction. Qui Tarantino è divenuto leggenda. Ero indeciso su chi potesse essere più interessante tra Jules o Vincent(già trattati in I grandi gangster del cinema e in Pulp Fiction – La megalomania estetizzante della scrittura)

Vincent Vega e la sua stravaganza comunque funzionale allo scopo, tanta eroina e poche domande, bizzarro ma  simpatico, un personaggio sempre inaspettato, tra il “babbeo” e l’affascinante, unico. Ma alla fine ho scelto Jules, ora vi spiegherò perchè.

Samuel L Jackson incarna il  “saggio” della coppia. Cinico ed infuriato terrorizza le vittime con la “Ezechiele 25-17” fin quando non è folgorato dalla Provvidenza. Sopravvivendo ad una morte certa, d’un tratto riscopre una necessaria riflessione esistenzialista, sempre marchiata Tarantino. Finisce in un limbo tra il “motherfucker” ed il “pastore”, ecco quindi mostrarsi il perchè della mia scelta: Jules è il personaggio più mutevole di Pulp Fiction.

Il legame geniale sta nel fatto che la sua “epifania miracolosa” si compie in una nuova accezione dell’ “Ezechiele 25-17”, risuonando quasi surreale, eppure divenendo un protagonista consapevole, un saggio gangster prossimo a scegliere la via dell’eremita.

Ci sono tanti altri personaggi inimitabili, ai quali ho dovuto “rinunciare”, ed è per questo che Tarantino è un vero e proprio scultore di figure indimenticabili.

 

Leggi anche: Kill Bill- Come il cinema di Tarantino è divenuto immortale

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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