Bif&st: The White Diamond – Il sogno del volo

Francesca Casciaro

Aprile 21, 2018

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Graham Dorrington ha sempre avuto un sogno: il volo. Ed è di questa ardente passione che ci parla il documentario di Herzog, in un opera che, per gli appassionati del genere, si rivela senz’altro un autentico gioiello, sia per la spettacolarità delle riprese sulla foresta pluviale, che per le toccanti testimonianze dei protagonisti. Eppure, anche per chi, come me, non è un appassionato di documentari, questo “film” offre una serie di spunti davvero molto interessanti.

Il documentario si apre con il racconto di un miraggio, il volo, che da sempre ha affascinato l’uomo che, sin dall’antichità, ha cercato un modo per vincere la forza di gravità e librarsi in cielo. Prima si cercava di imitare il moto degli uccelli, poi sono arrivati areoplani e dirigibili.

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Ed ecco, tutti noi siamo abituati agli areoplani: leggeri, ultraleggeri, ultraveloci o giganteschi… è questo il mezzo che utilizziamo sempre più di frequente per viaggiare da un capo all’altro del mondo. Eppure quei grandi colossi su cui ci imbarchiamo a centinaia per affrontare i lunghi viaggi intercontinentali sembrano aver tolto al sogno del volo tutta la sua poesia. Poesia che è possibile vedere ancora solo negli occhi meravigliati dei bambini, che sgomitano per sedersi vicino al finestrino e, nelle fasi di decollo e atterraggio, guardano prima giù verso la conosciuta terra ferma, e poi su, incantati, verso l’ignoto del cielo, mentre l’aereo attraversa le nuvole.

Noi adulti, invece, con le cinture di sicurezza ben assicurate, talvolta trangugiando potenti sonniferi, sembriamo aver ormai perso l’incanto per la magia, e, invece di goderci il viaggio, i nostri pensieri corrono veloci alla destinazione.

Bene: questo documentario del 2004 è come se facesse un passo indietro rispetto al progresso a cui siamo abituati, ricordandoci che esiste un altro modo per volare: i dirigibili… quelle mongolfiere che, al giorno d’oggi, siamo abituati a vedere nei parchi come attrazione per i turisti.

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E così ci rendiamo conto che la scienza spesso, per andare avanti, ha la necessità di tornare indietro, e trovare degli sviluppi alternativi che procedono in parallelo.
Solo con un dirigibile, infatti, si può esplorare nel più completo silenzio la sterminata e misteriosa foresta pluviale, sorvolandola e riprendendola con la dovuta lentezza che, sola, permette di catturare i frammenti di vita che, pian piano, fanno capolino tra le foglie degli alberi. Solo The White Diamond ha potuto rendere possibile un viaggio attraverso l’inesplorato, facendocelo vivere attraverso un’atmosfera unica e contemplativa.

E, in questa prospettiva, l‘esperienza del volo così come la sognavamo dai bambini, può divenire realtà solo con i dirigibili, e non con i giganteschi aerei delle compagnie: solo così possiamo goderci il viaggio, e fermarci a osservare e assaporare ogni istante scordando l’ansia di arrivare a destinazione. Perché, e questo va ricordato, l’esplorazione non ha destinazione: è il semplice cercare limitandosi a guardare, stampando nella nostra mente immagini e momenti che sono e saranno per sempre solo nostri.

il sogno

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Ed era esattamente questo il sogno di Graham Dorrington: sorvolare le cascate di Kaieteur, nel cuore della Guyana, a motori spenti, nel più completo silenzio, perchè:

Al giorno d’oggi gli areoplani sono molto rumorosi… solo quando si riesce ad avere un po’ di silenzio si riesce a pensare

Una delle cose più interessanti che ci mostra il documentario è la toccante passione di Dorrington, tanto vivida e intensa da sembrare quasi palpabile: è per il sogno del cielo che, a 14 anni, tenendo in mano un razzo da lui creato, ha perso due dita della mano sinistra, è per il sogno del cielo che non si è dato per vinto anche quando le circostanze gli avrebbero suggerito di lasciar perdere.
E il sogno del cielo, che incanta l’uomo da migliaia di anni, è soprattutto il sogno di sentirsi leggeri, per poter raggiungere l’irraggiungibile.

Eppure c’è un peso che attanaglia Darrington anche quando, mentre è in volo, dovrebbe sentirsi più libero: è un peso che, come dice lui stesso, attiene al passato, lo stesso peso che, incessante, ci sussurra all’orecchio che le cose potrebbero andare male se tagliamo tutti i fili per lasciarci trascinare dalle correnti.
E’ il peso dell’esperienza che obbliga gli adulti seduti sui sedili degli aerei a inghiottire sonniferi per non pensare al fatto che ci siano centinaia di metri tra i loro piedi e la sicura terra ferma… è il peso che non hanno i bambini che, impavidi, quasi si sporgono giù dal finestrino.
E, per Darrington, è il peso della morte del suo amico Dieter Plage dodici anni prima, durante una spedizione simile, ma, figurativamente, può magari essere anche il peso di cui si deve liberare il dirigibile affinché possa volare.

La caverna dietro le cascate

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Il sogno è quello di librarsi liberi nel cielo: come i rondoni che, dietro le cascate di Kaieteur fanno i loro nidi e, dopo aver girato vorticosamente in aria, scendono in picchiata sfidando la violenza delle acque per fare ritorno al loro rifugio, un luogo che per chiunque altro è ed è sempre stato inaccessibile.
Un’esperto alpinista del gruppo, munito di telecamera, si cala con una fune, per scoprire il mistero che si cela dietro quelle acque impenetrabili: è il primo uomo in assoluto a violare quel luogo inaccessibile, ma le immagini riprese non ci vengono mostrate, vediamo solo la telecamera che risale, girando vorticosamente su se stessa, mentre la corda la porta via.
Il capo di una tribù indigena poco dopo dirà che, se solo avesse le ali, la prima cosa che farebbe sarebbe andare dietro la cascata, là dove si nascono i rondoni, ma che, in cuor suo, non vorrebbe mai che quel mistero fosse realmente svelato: certe cose sono e restano magiche solo sinché continuano a essere permeate dal mistero, se solo quel velo dovesse cadere un’intera cultura fatta di miti e tradizioni rischierebbe di svanire.
Ed è per il rispetto di questa cultura che il documentario non ci mostra le immagini segrete: è il pudore di lasciare alla natura inaccessibile i suoi misteri.

tHE WHITE DIAMOND

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Una scena splendida è quando Marck Anthony, uno degli indigeni, guardando ammirato la mongolfiera che si gonfia, pronta a spiccare il volo, si lascia andare, incantato, a questa riflessione:

E’ bellissima: là c’è l’alba, e la mongolfiera che galleggia in aria, senza senso… sembra un diamante bianco! Dedico questo spettacolo a mia madre.

E così, mentre il dirigibile si libra nel cielo ed esplora la foresta pluviale, deve rinunciare a sorvolare le cascate: c’è forse qualcosa che all’uomo ancora non è dato di fare, le forze della natura, in un sempre più ristretto numero di casi, continuano a confermarsi invincibili.

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