15 (+1) tra le migliori scene poetiche della storia del cinema

Redazione Settima Arte

Luglio 29, 2018

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Il cinema, eternamente ramificato, si erge come rinnovabile fonte di poesia, che poi cosa voglia dire, non lo scopriamo mai del tutto. Ecco quindici tra le migliori scene poetiche secondo la Redazione de La Settima Arte. Alla fine, come oramai da tradizione, una sorpresa da non perdere.

1. Le conseguenze dell’amore – la scena finale (di Francesco Malgeri)

È un Sorrentino giovane quello che esplora il silenzio, che racconta la solitudine attraverso la figura di Titta di Girolamo, un uomo freddo e calcolatore da tempo rinchiuso nella monotonia di un hotel svizzero.

In questo gelo, tra le distese innevate che circondano Lugano, l’uomo si dimentica cosa voglia dire avere un contatto umano. Rifugge gli sguardi, rifiuta i confronti, si chiude nel silenzio, fino al momento in cui si invaghisce della giovane barista dell’albergo.

Sorrentino ne “Le conseguenze dell’amore”

Il crescente interesse per la ragazza ha un effetto sconvolgente sul volto inespressivo di Titta. L’uomo si apre, le confida i segreti della sua vita, ciò che lo ha rinchiuso in quell’albergo, i suoi vizi. In poco tempo, riscopre quanto i rapporti, gli incontri, le fuggevoli relazioni di qualsiasi tipo facciano parte di noi e di quanto fuggirle, nascondersi da esse, equivalga a fuggire da noi stessi.

La scena che ho scelto non riguarda il rapporto con la ragazza, seppur indirettamente trasmetta lo stesso poetico messaggio. Poco prima di affondare in un blocco di cemento, Titta rivolge il suo ultimo pensiero a Dino Giuffrè, il suo migliore amico di quando aveva vent’anni.

Uno sguardo rivolto inconsapevolmente, una memoria dettata da un semplice flusso di ricordi che inaspettatamente riporta a volti e relazioni di tempi lontani. Legami che crediamo dimenticati, e dissolti nelle pieghe del tempo, ma che invece sopravvivono e restano parte di noi.

Sono questi gli aspetti che rendono la seguente una delle scene poetiche più belle.

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2. The Shining – la cascata di sangue (di Giorgia Fanelli)

Il sangue cola, cola e si addensa sul pavimento, quasi a ricordare come nell’Overlook Hotel gli omicidi, i cadaveri siano gli unici inquilini. Gli incavi di ogni singola stanza dell’hotel sono pregni di sangue per gli omicidi commessi. Ogni singola goccia di sangue versata vive lì ormai.

Gli inquilini raggiungono il vano ascensore con le loro valigie di lutto, scendono i piani a uno a uno in velocità e si addensano, si accalcano nell’uscire, snodandosi in un mare di sangue. Sinuoso e irruento inonda tutto: l’ascensore, che già presenta in sé quel connubio cromatico luttuoso e coagulato, ravviva le proprie fosche tinte; le pareti pudiche si macchiano dei peccati compiuti; le poltrone si tingono poiché le gocce vi si depositano, stanche.

L’Overlook Hotel si tinge di rosso, colore preferito di molti registi (Kubrick ma anche Dario Argento) forse proprio per la sua carica cromatica, passionale, profonda, travolgente come un fiume di sangue.

Ecco la seconda tra le migliori scene poetiche:

3. Toro Scatenato – «Sono il più forte» (di Roberto Valente)

Impossibile non citare uno dei grandi capolavori di Martin Scorsese: Toro scatenato, un film che narra di un’anima afflitta, consumata dalla sua stessa essenza. Jack la Motta è un grande pugile, un campione dal carattere tuttavia molto difficile. La sua fiducia verso il genere umano è pressoché nulla. Il suo spirito combattivo lo spinge a voler dominare chiunque sul ring e nella vita.

Questo suo orgoglio e questo suo estremo narcisismo vengono distrutti dalla sconfitta a seguito di un incontro truccato. Ecco l’inizio della fine, il declino del campione. Dopo essere ingrassato notevolmente e aver intrapreso la carriera di intrattenitore nei locali di cabaret, assistiamo alla preparazione di uno sketch del nostro protagonista.

L’attesa di salire sul palcoscenico diventa occasione per avere un confronto aperto con se stesso allo specchio. Egli cerca di convincersi della vacuità del suo declino nel mondo del pugilato, legato a una truffa e incolpando suo fratello (suo manager) di non aver fatto nulla affinché tale tragedia non accadesse.

Questo monologo diventa occasione di confessione, oltre a essere per noi spettatori una delle scene di cinema più alte grazie all’intensità della scena e all’interpretazione magistrale di De Niro.

 4. Luci della Città (di Giacomo Simoncini)

Qualcuno potrebbe domandarsi: una tra le scene poetiche più rilevanti è quella di un film del 1931? Quella di un film in bianco e nero? Quella di un film muto?

Ebbene si, una delle scene più poetiche della storia della Settima Arte è proprio quella di Luci della Città, un film diretto e interpretato da Charlie Chaplin.

Prima di emozionarci con questi tre minuti che sono entrati di diritto nella storia del cinema, facciamo un passo indietro.

Con quest’opera Chaplin ha voluto rappresentare sia la durezza che la bellezza della vita: molto dura perché piena di ingiustizie sociali e di egoismo, bella perché ci sono ancora persone per cui vale la pena lottare e sacrificarsi.

In Luci della Città si comincia anche a porre attenzione alle divisioni economiche nella società. Attraverso questo film si vuole dire che i ricchi in sé non sono persone cattive. Solo quando agiscono in società la loro posizione economica li spinge a essere insensibili e senza pietà. La colpa è delle istituzioni, non delle persone.

scene poetiche
Charlie Chaplin ne “Le luci della città”

Con la sua solita baldanza un vagabondo gira la città fino a incontrare per caso una fioraia cieca, che lo scambia fin da subito per un ricco signore. L’uomo vorrebbe aiutarla e inizia a muoversi per questo mondo in bianco e nero, salvando ricchi ubriachi, partecipando a incontri di boxe e frequentando feste di possidenti. Il tutto viene raccontato con l’ironia e l’empatia che contraddistingue Charlot.

Alla fine il vagabondo riesce a recuperare mille dollari e a portarli alla donna cieca per riacquistare la vista. Purtroppo si tratta di soldi rubati e per questo l’uomo è arrestato e malmenato. Uscito di prigione dopo tempo, malconcio e ammaccato, il vagabondo si ritrova davanti al negozio di fiori. Qui inizia la nostra scena.

«Yes, I can see now», si adesso posso vedere, o meglio, adesso posso capire. La fioraia ci sta dicendo proprio questo: guardate le cose con gli occhi di chi le guarda per la prima volta. Affrontate la vita come il vagabondo, povero e straccione, ma ricco dentro. Ricco per aver aiutato una donna a riacquistare la vista, per averci fatto capire che le cose importanti della vita non sono denaro e ricchezza. Ricco perché basta un sorriso di una donna che hai reso felice per stare bene.

«Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!».

(Charlie Chaplin)

5. Film Blu – la poesia di Kieslowski (di Giacomo Taggi)

«Ché da tutte le cose

siamo sempre fuggiti

irrequieti e insaziati

sempre portando nel cuore

l’amore disperato

verso tutte le cose».

(Cesare Pavese)

A volte la poesia si rivela nei piccoli gesti, nelle azioni apparentemente poco significanti, e che pure custodiscono un significato enorme, perché rivelano la potenza di un sentimento altrettanto grande, che attraverso di loro si manifesta: come una goccia d’acqua, che contiene il mondo intero.

Quando alla fine di film Blu – il primo capitolo della trilogia di Kieslowski dedicata ai colori e agli ideali della Rivoluzione francese, in questo caso alla libertà – la protagonista Julie decide di portare a termine la partitura del concerto per l’Europa iniziata dal suo defunto marito. Il suo gesto ha un significato che va molto al di là della musica: simboleggia per lei un autentico ritorno alla vita.

Dopo l’incidente improvviso che ha minato le basi della sua esistenza, portandole via in un solo colpo il marito e la figlia piccola, Julie ha cercato di sciogliere ogni vincolo che la legasse al mondo, cercando la libertà attraverso la solitudine più estrema e la totale assenza di legami. Cercando la leggerezza, la mancanza di peso, che però ci allontana dalla terra e con essa da ogni cosa che dà senso alla vita.

Pur di mettere a tacere il dolore, Julie ha rinunciato a tutto, per prima la memoria. Nella sua operazione iconoclasta, volta a cancellare ogni traccia della esistenza dei suoi affetti perduti, ha però finito per cancellare anche se stessa.

Solo dopo un lungo percorso riuscirà a scendere a patti con la sua perdita, e deciderà di donare la casa del marito alla sua amante, che ne porta in grembo il figlio, e di ricongiungersi con Olivier, amico e collaboratore da sempre innamorato di lei di un amore sincero.

Dopo aver cercato riparo dalla vita e dal dolore in una libertà che rasenta il vuoto assoluto, Julie accetta di tornare a fondersi con il mondo e il suo rutilante divenire.

Quando il suo dito si posa sullo spartito, la meravigliosa musica del concerto – composta da Zbigniew Preisner – irrompe nella pellicola portando con sé l’irruzione di nuova vita.

Le parole del testo vengono dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, celebrazione dell’amore sopra ogni altra cosa: amore inteso non solo in senso erotico, ma come moto spontaneo verso l’esterno, come capacità di lasciarsi toccare dal mondo e donarsi ad esso. E così Julie comprenderà che l’unica libertà realmente possibile non si ottiene affrancandosi dall’amore, ma attraverso l’amore.

6. Amarcord – il ballo nella nebbia (di Andrea Vailati)

Se c’è un qualcosa che sempre mi ha meravigliato di Amarcord, è che riesce a mostrarci l’origine di uno sguardo poetico. Se Fellini ha innalzato così grandi monumenti di oniricità e poesia, è perché nella sua infanzia ha saputo guardare l’incredibilità del mondo.

Amarcord è, fellinianamente un film realista, perché è lo stupore di un bambino, di una città di ricordi a essere in scena e i ricordi d’infanzia sono realmente surreali.

Ed è per questo che in un momento di nebbia invernale, lì dove il sole svanisce e lo spazio tempo si disperde dolcemente, che dei ragazzi, nei loro giochi che mai più sapranno apprezzare nel futuro della maturità, danzando nella nebbia, immaginano il romanticismo che ancora forse non conoscono. Librano nella libertà giocosa e inconsapevole, fluttuano in un istante che non dovranno ribadire quanto sia poetico, perché, realisticamente, lo è e basta.

7. La prima cosa bella – il ballo di Anna e Bruno (di Francesco Malgeri)

Il poeta della semplicità, Paolo Virzì. Un cantastorie, un favoliere, in qualunque modo lo si chiami, Paolo Virzì ha saputo raccontare fiabe di pura poesia rimanendo nel campo dell’essenziale, del genuino.

Uno dei suoi film più belli e commoventi, La prima cosa bella, ha sfiorato l’entrata nella cinquina degli Oscar al miglior film straniero, oramai dieci anni fa.

scene poetiche
Micaela Ramazzotti è una delle protagoniste de “La prima cosa bella”

La storia di una madre e dei suoi figli, tra passato e presente, ricordi e speranze. Una figura pura e semplice, interpretata da Micaela Ramazzotti (passato) e Stefania Sandrelli (presente), che nonostante le sofferenze e i soprusi subiti durante tutta la vita, non smette di guardare il mondo con la gioiosità di una bambina.

La stessa gioiosità che manca al figlio Bruno, interpretato da Valerio Mastandrea, che non riesce ad allargare lo sguardo quel tanto che basta da scorgere la stessa bellezza che scorge la madre.

Una tra le scene chiave, una delle più belle del film, ruota intorno a questo: anziana, malata e stanca, la mamma prende per mano il figlio e lo porta a ballare.

Nei suoi occhi non c’è paura; non c’è spavento per il (non) futuro che le si prospetta. C’è solo luce e voglia di stringere il proprio bambino tra le braccia come non fosse oramai un maturo quarantenne e come se la sua vita fosse appena cominciata.

La scena che vi lascio si svolge trent’anni prima quella del ballo, sfortunatamente assente su youtube. Tuttavia, seppur precedente, sprigiona poesia allo stesso modo.

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8. The Dreamers – la Venere di Milo (di Giorgia Fanelli)

The Dreamers si caratterizza per il gusto rivoluzionario che attraversa tutto il film silenziosamente. Non la rivoluzione contemporanea (1968) di cui tanto parla Matthew, ma la rivoluzione illuministica che si attuò in Francia a partire dal lontano 1789.

Lo stesso film di Bertolucci è interamente percorso da scene con riferimenti artistici connessi al periodo rivoluzionario.

La libertà che guida il popolo di Delacroix in casa di Isabelle e Theo, con un piccolo cenno alla rivoluzione dei costumi femminili di Marilyn Monroe e citando sibillamente Andy Warhol; gli ideali prerivoluzionari ma avanguardisti del Giuramento degli Orazi di David, ben inquadrato nella corsa attraverso il Louvre dei tre protagonisti per battere il record raggiunto nel film Bande à part e superarlo di diciassette secondi.

Ma il riferimento artistico più grande ed egregiamente rappresentato dal soave corpo di Eva Green è quello a una splendida statua di età ellenistica, la Venere di Milo.

La storia di questa statua infatti ben si ricollega al panorama fino a ora citato: quando la Venere de’ Medici fu restituita in età napoleonica agli italiani, i francesi eressero a proprio baluardo di bellezza, leggiadria e perfezione (nonostante la mancanza delle braccia) questa Venere.

In The Dreamers, nella penombra di un cantuccio ecco ergersi Isabelle, con un morbido panno bianco come peplo e dei lunghi guanti neri che le coprono fin oltre il gomito e che ben simulano la mutilazione e una splendida luce punta dritto su di lei, come se fosse una vera opera d’arte in una vetrina museale.

9. Il Cacciatore – la roulette russa (di Roberto Valente)

Questa è probabilmente quella tra le scene del film con il momento di tensione più importante, una tensione che svela l’anima critica del film. I due amici, uniti da un legame molto profondo, sradicati dalla città e dalla loro tranquilla vita per essere mandati sul fronte in Vietnam come carne da macello, sono qui alle prese con un crudele e macabro passatempo: la roulette russa.

Una sfida ai nervi dei due amici, i quali terrorizzati dal fatto che salvarsi potrebbe significare la morte dell’altro danno vita (grazie a due interpretazioni straordinarie di De Niro e Walken) a una scena di inaudita profondità e tristezza, finendo poi nell’esplosione emotiva finale che suona come un atto liberatorio definitivo.

10. Il Filo Nascosto – tutto rimane semplicemente lì

La meraviglia del Filo Nascosto arriva tutta in un momento esatto, rilevatore di tutto ciò che è e sempre sarà verità per l’uomo che comprime l’emozione. 

Dopo una visione costretta, maniacalmente apatica, compulsivamente distante da emozioni, colui che tutta l’incertezza emotiva sembra aver dimenticato, infine disvela il suo segreto. L’ossessione razionalizza la paura, portando il controllo a sostituirsi alla curiosità. Ma l’ossessione, come tutte le degenerazioni, è un’illusione mai totale, semplicemente sopravvivenza dalle paure mai risolte.

Così, in una profondamente sottile coincidenza, colei che ha svincolato l’uomo dal suo controllo, avvelenando non il suo cuore ma i suoi scudi, al fine di spianare la strada a quella libertà tanto nascosta, proprio il suo segreto scopre, l’eterno terrore di poter esser maledetto, null’altro che un’iperbole della paura di aver paura di emozionarsi.

Ma la coincidenza non è questa. Nello scoprire tale verità, un’allucinazione, creata dall’autore, Paul Thomas Anderson, capace di arrivare alle scene poetiche felliniane ma nel suo stile tra il dolce e l’inquieto, svela l’origine perpetuamente irrisolta di tutto: un amore materno eterno e mai più possibile.

11. Miss Peregrine – il rewind

Ogni giorno la signorina Peregrine riavvolge il tempo per fuggire alla distruzione del loro Eden privato a causa delle bombe tedesche lanciate nel 1943. Ogni giorno è sempre lo stesso giorno e il tutto si ripete in maniera inesorabile, lo scoiattolo alla stessa ora cade dall’albero, ogni sera si guardano sempre gli stessi sogni di Horace, Miss Peregrine uccide il vacuo sempre nello stesso punto.

È sempre il 3 Settembre 1943. Questa è la data fissata dal loro anello temporale di volta in volta riavvolto dalla Signorina. Questo è l’unico modo per vivere al sicuro e per continuare a esistere. Tutti si recano in giardino, seguendo le specifiche misure di sicurezza e assistono allo spettacolo: la pioggia si ferma per poi ritirarsi nelle nubi, il cielo pian piano dal buio notturno schiarisce nell’azzurrino mattutino e la casa attende le bombe per poi non farle depositare e ricacciarle all’interno degli aerei.

Una delle scene poetiche che fa riflettere e sognare molto: se avessimo avuto noi questa possibilità, se avessimo avuto la possibilità di salvare milioni, miliardi di vite, cosa avremmo fatto?

12. American Beauty – Sto da Dio (di Francesco Malgeri)

La poesia sprigionata dalla ricerca del protagonista di American Beauty ha segnato generazioni di appassionati. Schiavo del materiale, della monotonia del quotidiano, degli ideali deformati della società americana, Lester Burnham intraprende un percorso a ritroso volto a ricercare di quel piccolo bagliore di poesia che da giovane lo proiettava alla vita.

scene poetiche
Kevin Spacey in “American Beauty”

Una sconvolgente attrazione sessuale per un’adolescente lo porterà a demolire le fondamenta della sua vita, da lavoro a rapporto coniugale, in nome di una libertà persa da tempo tra le frustrazioni di una vita di prigionie.

La ritroverà nel candore della stessa adolescente, nell’innocenza e nella purezza del suo sguardo che di colpo soppiantano l’istinto sessuale, illuminando gli occhi di Lester per la prima volta dopo tanto tempo.

La vera bellezza che il protagonista ricercava gli si presenta così: da uno sguardo che in un attimo trapassa futilità e ostentati atteggiamenti per accedere a quella dolcezza primordiale, a quel bagliore di vita che, seppur sepolto e soffocato, continua a esistere, da qualche parte lì nel profondo.

Tra le scene questa racchiude l’intera poesia del film. Tre minuti, nulla più.

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13. 2046 – la poesia del non esserci più possibilità di poesia

Wong Kar-wai è uno dei più grandi poeti del cinema. 2046 è un sequel che insegue il suo passato, sapendo di non poter più essere quel qualcosa di inafferrabile che, nel forse, per un momento è vissuto.

La dolce ragazza, che tra tutte le incarnazioni parziali e troppo reali di colei che fu in In the mood for love rappresenta l’ancora possibile purezza, non può coincidere con il tempo in cui egli è arrivato. Così legge il suo libro, che dell’inseguir tal tempo parla. Così, gli chiede un finale positivo. Ma egli non può più scriverlo, poiché non può più nutrirsi di tal poesia non detta, sospesa nel silenzio più totale.

Così, il grande scrittore, è in quel momento che passa cent’ore senza riuscir a scriver nulla, perché nulla può più essere poesia, solo poetica razionalizzazione della mancanza di purezza poetica.

Vediamo la tredicesima delle migliori scene poetiche:

https://www.youtube.com/watch?v=xYG9Js1kANE&t=66s

Chow: «Nella vita il vero amore si può mancare, se lo si incontra troppo presto o troppo tardi. In un’altra epoca, in un altro luogo, la nostra storia sarebbe stata diversa». 

14. Memento – la scena iniziale (di Giorgia Fanelli)

I titoli di coda scorrono mostrandoci un’istantanea che raffigura un delitto, Leonard la scuote più e più volte e pian piano la foto sbiadisce fino a tornare bianca. La foto torna nella macchina fotografica, il flash immortala il momento, la macchina viene rimessa a posto. In questa sequenza di scene Leonard riprende la pistola, il proiettile torna al suo interno, il sangue della vittima torna a rianimare il suo corpo, gli occhiali da vista tornano sul viso della vittima e poi si sente uno sparo.

Il montaggio in Nolan è più poetico delle scene stesse, in Memento particolarmente.

Qui il tempo non viene riavvolto come in Miss Peregrine ma tramite il montaggio viene mostrato il suo scorrere controcorrente.

Un film basato sulla perdita di memoria, un tornare sui propri passi continuo che ben si esprime con questa prima sequenza che dà avvio alle altre scene.

Tutto è ripercorso a ritroso, così come la presa di coscienza di quel che è accaduto che avviene per Leonard (e forse anche per noi) solo alla fine, per poi essere nuovamente dimenticato dal protagonista.

15. La Dolce Vita – incomunicabilità (di Roberto Valente)

Un film che mostra le vicende di un uomo legato alla vita mondana ma completamente slegato da se stesso. Marcello è un uomo che da anni tenta di trovare una sua natura e fissarla all’interno delle sue giornate; cerca una forma definitiva per essere in pace con sé e con gli altri, col mondo. Ogni tentativo risulta tuttavia vano, ogni barlume di speranza, ogni epifania, diviene insuccesso e fallimento.

La sua condizione è quella di un personaggio che ricorda quegli pirandelliani, soffocati dalla trappola contingente della loro vita: in questo caso di una vita piena di amici, di lussi sfrenata, ma vuota nella realtà dei fatti.

Marcello vorrebbe trovare qualcosa di autentico nel mondo e questo qualcosa sembra palesarsi nelle scene finali.

Una ragazza, che aveva già incontrato, gli si presenta a qualche metro di distanza, su una spiaggia dove Marcello stava assistendo al ritrovamento di una Razza insieme ai suoi tanti amici (di convenienza).

I due provano a comunicare, ma il rumore del mare che li divide rende impossibile tale incontro verbale, spezzando l’incanto e la possibilità di elevazione ad autentico da parte del protagonista.

L’incontro mancato con la ragazza diviene allegoria dell’incontro impossibile tra Marcello e il mondo. Lo sconforto visibile sul suo viso infine mostra la sua rassegnazione al fatto che la sua vita sarebbe stato un palcoscenico fatto di finzioni, dove per trovare una forma Marcello avrebbe dovuto mentire continuamente anche a se stesso.

Come sempre il +1 proverà a stupirvi, questa volta in diversi rami dell’amore nelle migliori scene poetiche.

Mr Nobody – la possibilità di innamorarsi in un istante inconsapevole

C’era una volta in America – l’amore dell’unico ricordo possibile

 Hero – l’amore della purezza eterna

In the mood for love – l’amore sospeso in un eterno forse, tra un sempre e un mai 

 

La Danza della Realtà – l’eterno amore del sé, dell’illusione, del tutto e del nulla

https://www.youtube.com/watch?v=mWkNGm_2YNA
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