Le migliori 7 interpretazioni di Brad Pitt

Matteo Melis

Dicembre 18, 2020

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Icona, sex symbol, grande attore. Brad Pitt è stato tutto questo e molto di più per la settima arte. L’attore dell’Oklahoma è nel mondo del cinema ormai da più di 30 anni, ma sembra che l’epoca della maturazione definitiva sia arrivata solo a cavallo tra 20esimo e 21esimo secolo, epoca nella quale Pitt ha abbandonato definitivamente i ruoli incentrati sul suo aspetto fisico per intraprendere una strada da artista a tutto tondo, riuscendoci in maniera vincente.

In effetti, lo strepitoso aspetto fisico di Brad Pitt è diventato, a un certo punto della sua carriera, quasi un ostacolo, dato che non gli permetteva di uscire dall’etichetta di “bello ma non così tanto bravo” in favore della più meritata nomea di attore eclettico e completo, che si è guadagnato solo di recente.

L’ultimo ruolo di Brad Pitt finora: Ad Astra, James Gray, 2019.

Come vedremo lungo la classifica, però, Brad Pitt ha sempre avuto grandissimi registi come estimatori, autori che gli hanno permesso di prendere parte a film di altissimo livello durante tutta la sua carriera. È stata questa la sua grande fortuna. Oramai, dopo un periodo nel quale il lavoro da produttore ha superato quello da attore (e con sorprendenti risultati), ora il due volte Premio Oscar è più che mai attivo di fronte alla cinepresa, pur non perdendo di vista le dinamiche di produzione.

Per celebrare questo talentuoso attore della nostra epoca, forse ancora troppo sottovalutato rispetto alle sue reali caratteristiche, analizziamo le sue sette migliori interpretazioni.

Come metro di giudizio, optiamo per un approccio che tenga conto sia del calibro dell’interpretazione e quanto questa abbia impatto sull’opera, sia della qualità del film in sé. Per ottenere una lista equilibrata, la lista ha un buon bilanciamento tra ruoli da protagonista e ruoli di supporto, anche se è chiaro come le due dimensioni siano di differente portata e impatto all’interno di un’opera. Inevitabilmente resteranno esclusi grandi film e grandi interpretazioni, ma un trentennio abbondante di carriera non è di certo facile da sintetizzare in una semplice classifica.

7. Bastardi Senza Gloria (Quentin Tarantino, 2009) nel ruolo di Aldo Raine

Bastardi Senza Gloria (Inglourious Basterds, Quentin Tarantino, 2009)

Bawnjorno.

Bisogna confessarlo, l’esilarante scena in cui Aldo Raine, in un’inappuntabile smoking bianco con rosa rossa nell’occhiello, si finge italiano e dialoga con Hans Landa (il superbo Christoph Waltz), è il più grande motivo per cui questo ruolo è incluso nella classifica. Nei panni di Aldo Raine, Brad Pitt è a suo agio come in pochissimi ruoli: sfrutta pienamente la sua fisicità e il suo carisma, e contemporaneamente fa trasparire la sua umanità, tra atteggiamenti da duro, collezioni di scalpi e sete di sangue dei nazisti.

Il sesto lungometraggio del maestro Tarantino parla di un manipolo di cani sciolti, autoproclamatisi “bastardi”, che cercano di mietere più vittime possibili tra i gerarchi della Germania nazista; parallelamente, la storia di Shoshanna Dreyfus (Mélanie Laurent), una francese che gestisce un cinema e intrattiene una relazione con un ragazzo moro e non conforme all’ideale nazista, arriverà a incrociarsi con quella dei bastardi.

Ciò che è davvero impossibile è staccare la figura di Aldo Raine dalla solida e prepotente interpretazione di Brad Pitt.

Il ruolo sembra semplice, ma non lo è affatto, e di certo Tarantino ha una fetta di merito importante nel successo del personaggio, e ovviamente dell’intera pellicola. Bastardi Senza Gloria rappresenta una delle vette del cinema tarantiniano del 21esimo secolo, e Brad Pitt è uno degli artefici di questo risultato. Il film è corale, sicuramente ben recitato da tutti i grandi nomi che si succedono e si incrociano durante il film; ciononostante, Aldo Raine è tra i personaggi che restano nel cuore anche molto tempo dopo la visione. 

6. Snatch (Guy Ritchie, 2000) nel ruolo de “Lo Zingaro” Mickey O’Neil

Snatch (Guy Ritchie, 2000).

Ti piacciono i coni?

Mickey, con la sua assurda pronuncia, intendeva i cani. Anche se è simpatico e fedele il modo in cui Pitt è stato doppiato in Snatch, la sua interpretazione ha veramente senso solo se vista in lingua originale (come quasi sempre accade), per apprezzare il lavoro che l’attore ha fatto sulla pronuncia, sull’intonazione e sull’abbinamento tra questi e il suo atteggiamento fisico. Questo è un primo esempio di parte nella quale Brad Pitt si scrolla di dosso se stesso per vestire fedelmente i panni del personaggio.

E parlando di Brad Pitt, cioè di uno di quegli attori che sullo schermo porta inevitabilmente con sé la connotazione di divo di Hollywood, l’impresa non è mai semplice.

Invece, lo Zingaro diventa uno dei più grandi successi dell’attore: è un abilissimo pugile di incontri clandestini di origine rumena, un po’ ingenuo e con una pronuncia assurda. Snatch è il secondo folle lungometraggio di Guy Ritchie, che attraverso un noir atipico ci fa addentrare in un frenetico mondo di criminali, trafficanti di diamanti, incontri clandestini e vendette a sangue freddo.

Il ritmo del film è quasi incontrollato, il cast è di prim’ordine: Benicio del Toro, Stephen Graham, un sorprendente Jason Statham e ovviamente Brad Pitt, che non solo si inserisce tra questi grandi nomi, ma offre probabilmente la miglior interpretazione dell’intera pellicola. La scena (qui il link per guardarla) in cui il personaggio di Mickey si dispera perché dei criminali hanno dato fuoco alla sua roulotte è probabilmente la migliore di tutto il film: rallenta il ritmo, crea forte empatia, e l’impatto emotivo offerto dall’interpretazione di Pitt è straordinario.

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5. Seven (David Fincher, 1995) nel ruolo del detective David Mills

Seven (David Fincher, 1995).

Cosa c’è nella scatola?

Non possiamo dimenticarci di questa cruda e devastante sequenza: un pacco viene recapitato a Mills e Somerset mentre sono in compagnia del folle John Doe, il cui piano si realizza in un controsenso, rappresentato dalla natura stessa dell’essere umano, contraddittorio in linea di principio. Seven, che ha da poco festeggiato i 25 anni dalla sua uscita, è uno dei primi film di David Fincher, ma al contempo è uno dei più maturi: è tra i migliori film polizieschi degli anni Novanta, ha una trama solida, offre una narrazione a metà tra speranza e nichilismo, infine contiene delle interpretazioni strepitose da parte dell’intero cast (tra i quali, oltre a Brad Pitt, figurano nientemeno che Morgan Freeman, Gwyneth Paltrow e Kevin Spacey).

Il personaggio di Mills è l’incarnazione del giovane professionista impulsivo ma con la testa sulle spalle, che in una nuova città affronta la prova del nove, cioè il caso di un efferato serial killer. Ad affiancarlo c’è Somerset (Freeman), detective esperto vicino al pensionamento, disilluso dalle disgrazie vissute lungo la sua carriera.

John Doe, però, è un serial killer molto particolare.

L’interpretazione di Brad Pitt, all’epoca poco più che trentenne, è di grande maturità, e partecipa a un duo tanto particolare quanto efficace con Morgan Freeman. In questo film si vedono tutti i tratti principali del suo modo di intendere una parte: una prorompente presenza fisica, una grande abilità nel farsi investire dalle emozioni, un carisma magnetico. Seven è uno dei migliori film della carriera di Fincher, e una delle migliori parti da protagonista della carriera di Brad Pitt.

 

4. C’era una volta a… Hollywood (Quentin Tarantino, 2019) nel ruolo di Cliff Booth

C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time in… Hollywood, Quentin Tarantino, 2019)

Non piangere davanti ai messicani.

Per una panoramica esaustiva del personaggio di Cliff Booth vi rimandiamo a questo articolo. Non è di certo facile restituire l’unicità di un personaggio tarantiniano nelle righe dedicate a una semplice lista. Tarantino scrive personaggi teatrali, strepitosamente interessanti, che prelevano lo spettatore dall’ordinario per trascinarlo in un mondo talmente assurdo da rasentare il verosimile. C’era una volta a… Hollywood è l’ennesima pellicola perfettamente riuscita del cineasta di Knoxville, un affresco personalmente reinterpretato di una Hollywood oramai defunta, che Tarantino ripropone nostalgicamente ma con la vena critica che spesso accompagna le sue rivisitazioni storiche.

Cliff Booth è il migliore amico e stuntman di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), attore che una volta fu vicino a essere grande, che da tempo è entrato in una fase calante della sua carriera, tra b-movies e ruoli rivedibili.

Cliff è semplicemente l’uomo che vorremmo essere e l’amico che vorremmo avere.

È leale, è scaltro nella sua normale intelligenza, è bello e versatile. Tarantino, come per la settima posizione, sembra aver scritto il personaggio cucendolo sulla pelle di Brad Pitt, che in risposta ci ha regalato una delle migliori interpretazioni (se non la migliore in assoluto) dello scorso anno.

Cliff Booth ha rappresentato la grande consacrazione di Brad Pitt per quanto riguarda i premi da attore, tutti, ovviamente, per non protagonista. Chiaramente, data la caratura dell’attore, non sono i primi premi arrivati per un ruolo, ma questo è il primo caso in cui Pitt ha vinto sistematicamente in praticamente tutti i premi maggiori. Infatti, il ruolo gli è valso un Oscar, un Golden Globe, un BAFTA, un Critics’ Choice Award e un’altra manciata di premi meno conosciuti.

 

3. L’Esercito delle 12 Scimmie (Terry Gilliam, 1995) nel ruolo di Jeffrey Goines

L’Esercito delle 12 Scimmie (12 Monkeys, Terry Gilliam, 1995).

Mastercard! Visa! La chiave per la felicità!

Nel 2035, con la gran parte della specie umana ormai deceduta, James Cole (Bruce Willis) viene mandato indietro nel tempo per scoprire di più sul virus che ha annientato la maggior parte della popolazione terrestre. Giunto negli anni Novanta, nei quali si vive nei sotterranei per sfuggire alla pandemia, Cole viene catturato e chiuso in una clinica psichiatrica dove incontra Jeffrey Goines, col quale costruisce un particolare rapporto di amicizia. Da lì, la vicenda porterà verso le cosiddette dodici scimmie, ovvero un presunto gruppo di attivisti che ha deciso, attraverso il virus, di estirpare l’umanità dalla Terra.

Il modo in cui Pitt impersona Jeffrey è pazzesco.

Inserisce dei tic ai propri movimenti, altera incredibilmente la sua parlata, addirittura forza le sue pupille a uno strabismo pronunciato. Si vede in ogni battuta il lavoro pazzesco che l’attore ha fatto per rendere efficace il ruolo.

Il 1995 è stato un anno fondamentale per la carriera di Brad Pitt, Seven e L’Esercito delle 12 Scimmie hanno fatto aumentare le quotazioni dell’attore e hanno mostrato, se ce ne fosse bisogno, che si parla di un artista non solo affascinante, ma anche dall’enorme talento. A differenza di Seven, la parte in 12 Monkeys è valsa a Pitt una candidatura all’Oscar e una vittoria al Golden Globe per miglior attore non protagonista. In effetti, se si parla di ruoli di supporto, questa può tranquillamente essere reputata l’interpretazione migliore della carriera dell’attore dell’Oklahoma.

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2. Fight Club (David Fincher, 1999) nel ruolo di Tyler Durden

Fight Club, David Fincher, 1999.

Infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina.

Lo sappiamo bene, parlandone stiamo contravvenendo le prime due regole. Fight Club, nelle sue costitutive controversie, resta un capolavoro del postmodernismo cinematografico. Nomen omen, Fight Club è un film che si regge su due grandi pilastri: il primo è la lotta, lo scontro corpo a corpo come sublimazione della frustrazione tipica del maschio occidentale capitalista. E in secondo luogo, sul gruppetto che da quelle lotte sfocia, una folle organizzazione terroristica manovrata dall’unico grande motore del film, dal solo personaggio che sembra costruirsi pienamente come individuo e soggetto del proprio operato: Tyler Durden.

Tyler, alter ego dell’innominato protagonista del grandissimo Edward Norton, è indubbiamente uno dei più grandi successi professionali della carriera di Brad Pitt, è davvero impossibile non cedere alle sue provocazioni o non avere la voglia di seguire la sua generalissima voglia di distruzione. Alla fine del film è ciò di cui lo spettatore, tra sé e sé, un po’ si vergogna: tutti abbiamo il nostro lato Tyler Durden, irrazionale e devastante.

Brad Pitt riesce a impersonarlo in modo da conquistare la platea, mettendoci al contempo un inconfondibile tocco da artista. In questa maniera Tyler è Brad e Brad è Tyler.

Indubbiamente, senza David Fincher la carriera di Brad Pitt non sarebbe stata la stessa. Probabilmente, ancora oggi quello di Tyler è tra i 2-3 ruoli che le persone associano istintivamente a Pitt. Questo perché la sua interpretazione e il suo personaggio hanno fatto talmente tanta breccia nell’opinione comune da aver eretto Tyler Durden non solo a simbolo di Fight Club, ma addirittura tra i manifesti di un’intera generazione.

 

1. L’Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford (Andrew Dominik, 2007) nel ruolo di Jesse James 

L’Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford (The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, Andrew Dominik, 2007).

Non riesco a capire, tu vuoi essere come me o vuoi essere me?

Probabilmente un primo posto poco eclatante, L’Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford rappresenta una strepitosa vetta per la carriera di Brad Pitt e uno dei diamanti più luminosi del cinema western del 21esimo secolo. Il film, il titolo è molto chiaro a riguardo, racconta dell’amicizia instauratasi tra il celebre bandito Jesse James e il suo più maniacale ammiratore Robert Ford, che poi diventerà il suo assassino. L’opera segue tutte le rapine e gli spostamenti della banda di Jesse, a cui Bob Ford si unisce in un secondo tempo, e ci mostra come i rapporti all’interno del gruppo cambino.

Robert Ford entra come outsider, praticamente bullizzato da tutti, e finisce per compiere il più imprevedibile dei gesti.

Il film di Andrew Dominik è un’opera ambiziosa che si prende carico del proprio azzardo: vuole essere un ritratto artistico di un’epoca non semplice, e al contempo esce dai canoni classici del suo genere per diventare un western emotivo, poetico. Lo spettatore è costantemente a contatto con le perplessità di un divo dell’epoca come Jesse James, così come possiamo vivere la codardia ma anche la delicatezza di Robert Ford, fino ad assaporarne la più intima depressione. Il film non ottenne il successo meritato perché ebbe la sfortuna di uscire nello stesso anno di due capolavori della cinematografia contemporanea come Il Petroliere di Paul Thomas Anderson e Non è un Paese per Vecchi dei fratelli Coen.

L’Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford meriterebbe sicuramente più considerazione. Brad Pitt l’ha definito il miglior film in cui mai abbia recitato, ma quello dove offre l’interpretazione peggiore. Questo primo posto vuole smentire categoricamente la sua affermazione, che sicuramente è figlia di un’autocritica troppo feroce. La nostra classifica tiene conto della grandezza del film, ma ancor di più del lavoro di Brad Pitt. Nonostante il film sia diretto splendidamente e sia ricco di attori di livello (tra cui Sam Rockwell, Jeremy Renner, Zooey Deschanel e altri ancora), ci sono tre elementi che lo rendono il gioiello che è: la fotografia impressionante di Roger Deakins, le musiche suggestive di Nick Cave e Warren Ellis, e le interpretazioni di Brad Pitt e Casey Affleck.

Le tensioni tra i due, il loro rapporto sempre ambiguo, la cieca ammirazione di Bob ricambiata da Jesse a momenti alterni, questi sono la linfa di cui il film si nutre costantemente.

Il ruolo di Jesse James fruttò a Brad Pitt uno dei premi più prestigiosi che un attore possa vincere: la Coppa Volpi alla miglior interpretazione maschile del Festival di Venezia. Vogliamo premiare così la grandezza attoriale di Brad Pitt, con un film che, all’interno della sua filmografia, possiamo considerare minore; con un ruolo non usuale per lui, in un genere con il quale si è raramente misurato, ma con un’interpretazione assolutamente magistrale, visibile nel carisma del personaggio, nelle sue battute tanto misurate quanto significative, nella rilevanza di ogni suo movimento, nell’impronta personale che viene impressa a un personaggio così iconico.

Questo è Brad Pitt, un fuoriclasse della recitazione.

Menzioni speciali: Intervista col Vampiro (Neil Jordan, 1994); Sette Anni in Tibet (Jean-Jacques Annaud, 1997); Babel (Alejandro González Iñárritu, 2006); Burn After Reading (Fratelli Coen, 2008); Il Curioso Caso di Benjamin Button (David Fincher, 2008); The Tree of Life (Terrence Malick, 2011); Fury (David Ayer, 2014); Ad Astra (James Gray, 2019).

Leggi anche: Le 5 volte in cui DiCaprio ha sfiorato l’Oscar

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