Bob Dylan canta il significato di Non è un paese per vecchi 

Tommaso Paris

01.09.2020

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Sergente Bell: «Non ho intenzione di mettere la mia posta sul tavolo, di uscire e andare incontro a qualcosa che non capisco. Significherebbe mettere a rischio la propria anima, dire: “Ok, faccio parte di questo mondo”».

Le prime e le ultime parole di un film dei fratelli Coen sono molto spesso di estrema rilevanza poiché, pur non mostrandolo in apparenza, rivelano il senso profondo dell’opera. La poetica rivelatrice dell’inizio di questo film nasce dal tacito e disperato grido d’aiuto del sergente Bell, l’anima dell’opera: un personaggio dai saldi valori morali tradizionali, profondamente ancorato a una netta distinzione tra bene e male e a un inattaccabile spirito di giustizia. Tuttavia, siamo nel 1980, in Texas, dove ognuno è solo e, come cantava Bob Dylan nel 1963, The Times They Are a-Changin’.

«The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin’.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin’».

(Bob Dylan, The Times They Are a-Changin’)

Bob Dylan

The Times They Are a-Changin’ (Bob Dylan , 1964)

Scritta poco tempo prima dell’assassinio di John F. Kennedy, la canzone fu profetica, poiché annunciava la fine delle grandi narrazioni, anticipava il postmodernismo, cantava lo scontro generazionale e la nascita di un nuovo mondo. Perché, purtroppo o per fortuna, non era più tempo per vecchi. Divenne l’inno di battaglia di un’intera generazione che attaccava un intero orizzonte culturale: la politica conservatrice, la classe piccolo-borghese, i critici e gli intellettuali, le madri e i padri. Attraverso questa canzone, Dylan incarnò la necessaria rottura definitiva con il passato, consapevole, però, che «ciò che ora è presente diventerà passato».

Bob Dylan, scorgendo uno spiraglio nella Storia, si accorge che «l’ordine sta rapidamente scomparendo», in un mondo in cui, ormai a un secolo dall’annuncio nietzschiano della morte di Dio e, dunque, della caduta dei valori tradizionali che avevano orientato l’umanità, è riemersa prepotentemente quella dimensione tragica, assurda, casuale e dionisiaca che per troppo tempo le era stata negata. In questo senso, non sembra esserci più posto per il sergente Bell, «la cui vecchia strada sta rapidamente scomparendo», poiché non esistono più punti di riferimento assoluti e definiti a cui aggrapparsi: Bell si smarrisce così in un mondo che ha perso la propria bussola.

«Come mothers and fathers
Throughout the land
And don’t criticize
What you can’t understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is rapidly agin’
Please get out of the new one
If you can’t lend your hand
For the times they are a-changin
‘».

(Bob Dylan, The Times They Are a-Changin’)

La canzone di Dylan si riferisce a persone proprio come lui, ai «vecchi» incapaci di ammettere che «le acque intorno a loro stanno crescendo» e che, se non decideranno di accettare questa rivoluzione culturale ed esistenziale cominciando a nuotare, «affonderanno come pietre». Perché i tempi stanno cambiando e non è più un paese per fiabe.

Non è un paese per vecchi

Sceriffo Bell in Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen (2007)

Il sergente Bell, dunque, è un personaggio fuori dal tempo, smarrito in un mondo che non riconosce più come proprio, cambiato troppo velocemente e al quale decide di rinunciare, poiché non è riuscito a tenere il passo. L’uomo del vecchio West, l’eroe delle narrazioni passate, il rappresentante di una realtà che ormai è diventata favola, ha fatto il suo tempo, portando via con sé il mito della frontiera e il culto del cowboy e della violenza. Tutte queste tematiche vengono mostrate attraverso la loro assenza, poiché non è più tempo per il mondo western.

Il sergente Bell, dunque, si aggiunge all’interminabile lista di personaggi fallimentari del cinema dei fratelli Coen, incapace di mettere in gioco la propria anima. Eppure, come insegna Dylan, richiamandosi a passi biblici, «molti dei primi saranno gli ultimi, e il perdente di adesso sarà il vincitore di domani, perché i tempi stanno cambiando».

«For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin’».

(Bob Dylan, The Times They Are a-Changin’)

Per quanto la canzone di Bob Dylan possa essere universale, non è in grado di accompagnare l’intera narrazione, o meglio, l’anti-narrazione di Non è un paese per vecchi, ma ne incarna il significato più profondo. Infatti, ciò che la trama impegna più di due ore a raccontare viene esplicitato, nel suo senso più intimo, dalla combinazione di poche frasi del sergente Bell e di alcuni versi di Bob Dylan.

Attraverso una sintesi tra la dimensione socio-antropologica e un discorso strettamente metacinematografico, con questo film i fratelli Coen raccontano al contempo il crepuscolo degli idoli dell’America e del cinema classico, mostrando come questo non sia più un tempo per le vecchie ideologie, ma neppure per quelle cinematografiche tradizionali: l’archetipo dell’Eroe, la necessità di un lieto fine e una narrazione apollinea, votata alla favola anziché al mondo vero.

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  • Tommaso Paris

    «Dio è morto, Marx è morto, e nemmeno io mi sento molto bene»

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