I nostri 10 (+2) film preferiti del decennio

Matteo Melis

Dicembre 31, 2019

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Il decennio 2010-2019 è stato un periodo di grandi innovazioni tecniche, del ritorno delle grandi storie americane e dell’esaltazione dei temi più presenti nella nostra quotidianità, con alcuni grandi film che hanno deciso di basare la propria narrazione proprio su piccoli spaccati delle vite di persone comuni.

Non è mancata, a ogni modo, la Musa che da sempre è ispirazione di questo sito, ovvero la Poesia che invade le grandi pellicole, quelle che riescono a evocare sensazioni quasi sconosciute, intersecandosi con letteratura, filosofia, scienza e, com’è normale che sia, tutte le altre Arti, in quanto il Cinema è sublimazione delle altre.

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“Grand Budapest Hotel”

Con la solita passione per questa Poesia e l’imprevedibile pluralità propria della nostra Redazione, ecco i nostri 10 migliori film di questo decennio cinematografico, senza ombra di dubbio uno dei più complessi. I film, in verità, saranno 12, dato il clamoroso ex aequo della posizione 10.

Buona lettura e Grazie a tutti Voi per questo meraviglioso viaggio.

10 (ex aequo) – Grand Budapest Hotel, Animali Notturni e The Irishman

Questo splendido ed eterogeneo trio conferma, come abbiamo ampiamente descritto nel nostro ultimo Magazine Cartaceo, come la favola stia prepotentemente tornando nel Cinema americano contemporaneo, mischiandosi, confondendosi e confrontandosi con la realtà che ne rappresenta il fine. Si parla di tre favole profondamente diverse, ma con delle similitudini nell’impianto narrativo e soprattutto nel modo in cui il contenuto arriva allo spettatore.

Quella di Wes Anderson è la più standardizzata, come suggerisce lo stile del regista texano, sempre sospeso tra sogno e poesia, ma con avventure talvolta così complesse da essere assimilabili al Cinema giallo. Grand Budpest Hotel è il perfetto manifesto del cinema andersoniano, un’opera con un ritmo altissimo e una resa visiva perfetta, che dal primo all’ultimo minuto ci fa immergere nel suo mondo fatto di personaggi particolari, colori sgargianti e imprese da superare.

Tom Ford invece racconta una favola cruda adattando per il Cinema Tony e Susan di Austin Wright, ovvero la storia di uno scrittore che invia il suo ultimo manoscritto all’ex moglie, un romanzo che si rivelerà ponte tra i due, ma anche ennesima arma per marcare la loro separazione. La struttura del film è particolarmente affascinante: vediamo alternarsi lungo tutta l’opera la vita di Susan da un lato, comprese le letture notturne dell’opera scritta da Edward, e dall’altro il contenuto del libro stesso, una storia di vendetta cruda e violenta. Il risultato è un thriller noir contenuto all’interno di un dramma, una delle pellicole più suggestive del decennio.

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“The Irishman”

Su The Irishman abbiamo scritto tanto e potremmo andare ancora oltre. L’ennesimo incredibile gangster movie di Scorsese vive dei forti intrecci tra sindacati e malavita, tra Jimmy Hoffa e Russell Buffalino, i grandissimi Al Pacino e Joe Pesci; tra di loro c’è l’umile e fedele irlandese, lo straordinario Frank Sheeran di Robert De Niro. Le tre ore e mezza di durata della pellicola sono una meraviglia continua, un susseguirsi di grandi scene, lunghi dialoghi e di riflessioni del Maestro Scorsese sull’anzianità, il tempo che scorre, la porte che si chiudono. Indubbiamente uno dei migliori film del 2019.

9 – Dogman, Matteo Garrone

“Dogman”

Dogman è uno dei capolavori del cinema italiano contemporaneo. Garrone si ispira al delitto del Canaro, un efferato omicidio che si è consumato nei sobborghi di Roma nel 1988, per raccontare un’asciutta storia di vendetta. Il film narra la vicenda di Marcello, un proprietario di toeletta per cani e piccolo spacciatore, e di Simone, l’ex pugile che lo bullizza e che intrattiene contatti con lui soprattutto per la cocaina. Garrone decide di mostrare la crudezza della periferia romana girando un film fortemente legato alla brutale realtà di strada, nella quale o ci si adatta, o si perisce.

Marcello è un eroe per i suoi valori, ma al contempo un antieroe per il contesto in cui vive, dato il suo piccolo fisico e il suo animo gentile. Ecco perché sarà la sua scaltrezza a risultare determinante. In questo periodo, nel quale il Cinema italiano è in grande ascesa, Dogman rappresenta un apice, ed è ancora inspiegabile come sia mancata la nomination per il miglior film straniero a un’opera che ha tanto da insegnare anche a molti cineasti d’oltreoceano.

8 – La La Land, Damien Chazelle

“La La Land”

Non poteva mancare il film musicale per eccellenza di questo secolo. Dal momento della sua uscita nelle sale del mondo, La La Land è diventato un instant classic, un film destinato a restare impresso nella storia del Cinema. Il merito è soprattutto dell’idea di Damien Chazelle di ripescare gli stilemi del musical classico rivestendoli, però, delle problematiche che i giovani si trovano ad affrontare in questa difficile epoca, che spesso non concede spazio per l’amore da sogno e per le relazioni perfette, anche per la più idilliaca, interpretata perfettamente nel film da Ryan Gosling ed Emma Stone.

Quindi lentamente l’egoismo e l’ambizione individuale sostituiscono il romanticismo sognante della prima parte del film. Ambizione, quindi, un tema ricorrente nei tre film che hanno catapultato Chazelle tra i registi più in vista a Hollywood, e La La Land è il perfetto tramite tra quella assurda di Whiplash, e quella che porta alla realizzazione in First Man. La seconda opera resta però la più riuscita del regista finora.

7 – La Grande Bellezza, Paolo Sorrentino

“La Grande Bellezza”

Come il suo predecessore, anche la gemma di Sorrentino non poteva mancare nella nostra lista dei film migliori di questo decennio.

L’odissea di Jep Gambardella all’interno della movida romana è la storia di un uomo unico proprio perché uno dei tanti, irrimediabilmente incastrato all’interno di un sistema fatto da rapporti falsi, feste sempre uguali alle precedenti e, in generale, da vite devastate. Le quasi tre ore della versione integrale arrivano a farci odiare qualsiasi cosa o persona sia appartenente a quel contesto, mentre Sorrentino continua a giocare con la sua immancabile simbologia.

La Grande Bellezza è dunque un ideale sequel de La Dolce Vita di Fellini, un enorme excursus nella vita di un uomo che cerca se stesso e le proprie radici sapendo già da tempo di essersi perso per sempre. Meritatamente premiato con l’Oscar e il Golden Globe al miglior film straniero, il gioiello di Sorrentino è già un patrimonio del Cinema nostrano.

6 – La Favorita, Yorgos Lanthimos

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“La Favorita”

Così come Damien Chazelle, anche Yorgos Lanthimos ha fatto conoscere il proprio nome al pubblico mondiale durante questo decennio. La Favorita è il primo film da lui non scritto e la sua produzione più dispendiosa, e nonostante abbia un soggetto meno ardito di altri suoi film come Dogtooth, The Lobster o Il Sacrificio del Cervo Sacroè il meglio riuscito del regista greco dal punto di vista tecnico e visivo.

La Favorita narra dei giochi di potere, seduzione e gelosia – talvolta vicini al fanciullesco – tra la regina d’Inghilterra Anna (che ha fruttato l’Oscar alla miglior attrice protagonista Olivia Colman), Sarah e Abigail (le splendide Rachel Weisz ed Emma Stone), raccontati talvolta in salsa drammatica, talvolta in salsa grottesca. Nonostante la sua vicinanza tematica e visiva con grandi film come Eva contro Eva e Barry Lyndon, La Favorita mantiene sempre la sua originalità e non pecca mai in brillantezza, confermando ancora una volta il genio e la creatività di un grandissimo regista come Lanthimos.

5 – Mad Max: Fury Road, George Miller

Senza alcun dubbio, Mad Max: Fury Road è uno dei film d’azione più belli della storia del Cinema e, per la nostra classifica, il migliore del decennio. Quello che George Miller riesce a fare è ai limiti dell’impossibile: inseguimenti al cardiopalma, scontri perfettamente coreografati, esplosioni spettacolari, il tutto raccontato da una regia pulita e mai caotica.

Il Max Rockatanski di Tom Hardy nel nuovo capitolo della saga aiuta l’imperatrice Furiosa (Charlize Theron) a liberare il proprio popolo dal terribile dittatore Immortan Joe, nel classico futuro post apocalittico tipico dell’universo milleriano. Il prodotto è semplicemente impeccabile; dalla fotografia alla regia, passando per le musiche, le interpretazioni, gli stunt e il montaggio.

Il film è un concentrato di grandissima tecnica e ha raccolto plausi e riconoscimenti in tutto il mondo, compresi i sei meritatissimi Oscar tecnici nell’edizione del 2016, ai quali si sarebbero potuti aggiungere quelli per la Regia e per il Miglior Film. 

Mad Max: Fury Road è molto più di un action movie: è una grande opera di un maestro del genere.

4 – Roma, Alfonso Cuarón

Merita un posto nella nostra lista l’Amarcord di Cuarón: un affresco dei suoi ricordi giovanili tra la famiglia benestante a volte priva di armonia e le sfortune della loro domestica Cleo: la protagonista dell’opera. Roma ci ricorda il lato difficile della vita e ce lo mostra con arte, mettendo in gioco una regia distaccata e poco invadente che in combinazione con un bianco e nero contrastato riesce a farci vivere le disgrazie di Cleo come un eco, un ricordo.

Questa particolare regia ha fatto sì che Cuarón vincesse tutti i premi maggiori e ha portato Roma alla vittoria del Leone d’oro al 75esimo festival del Cinema di Venezia. Un film profondo, riflessivo, a tratti ostico, capace di mostrarci che clima si respirava a Città del Messico negli anni ’70 dal quartiere di Roma, dove il regista viveva, fino al centro pulsante della città, tra folle di persone che protestano, altre che intasano le gallerie con le proprie auto, o altre ancora che si riuniscono al cinema per guardare un film.

Questa continua saturazione dei fotogrammi rende il film mastodontico, ma mai ripetitivo, conservando la sua naturale eleganza.

3 – Her, Spike Jonze

Her è uno di quei film di cui è molto complesso scrivere, sia per l’infinità di sfaccettature che la sua trama produce, sia per l’importanza di ciò di cui il film parla. Spike Jonze con questo film ha proseguito quella fantascienza umanista che in questo decennio è tornata, si è evoluta e si è ancora più affermata con film come Arrival, Blade Runner 2049, Interstellar e Under The Skin.

Her, lo vediamo già dal titolo, parla di una lei, ma lei chi? Amy? Catherine? No, la lei di cui si parla nel titolo è Samantha, un sistema operativo che Theodore, il meraviglioso protagonista interpretato da un grande Joaquin Phoenix, installa nei suoi apparecchi elettronici e con il quale inizia qualcosa di simile a una relazione. L’originalità del film è nell’intenzione con il quale Jonze lo racconta: certo, da una parte vediamo uno spaventoso futuro nel quale un sistema operativo si adatta a tal punto alle esigenze del consumatore da diventare suo amante; dall’altra, però, viviamo i tormenti sentimentali di Theodore e soffriamo insieme a lui. Per il resto, come abbiamo già raccontato, Her non è che una lettera di risposta di Spike Jonze a Sofia Coppola, la sua ex moglie, che con Lost In Translation ha iniziato questo romantico carteggio cinematografico.

2 – Il Filo Nascosto, Paul Thomas Anderson

Questo film è la più grande sorpresa della nostra classifica. Non di certo per il suo autore, uno dei registi e sceneggiatori migliori degli ultimi 25 anni, in grado di inanellare una serie di grandissimi film senza sbagliare un colpo, ma per il film, perché forse accanto al suo nome ci aspettavamo di leggere il titolo The Master. Invece a prevalere è stata quella Poesia di cui parlavamo nel titolo, che pervade l’ultima fatica di Paul Thomas Anderson dal primo all’ultimo minuto.

Il Filo Nascosto racconta la storia di Reynolds Woodcock (l’immenso Daniel Day-Lewis), un ossessivo stilista di alta moda di metà ‘900, e Alma (la sorprendente Vicky Krieps), che lentamente diventerà moglie, musa e compagna nella vita oltre che nel lavoro. Il rapporto tra i protagonisti viene mostrato all’interno della loro casa e atelier, un luogo che diventa il teatro di ogni loro scontro e incontro. Inoltre Alma dovrà superare l’iniziale reticenza di Cyril, la sorella di Reynolds, che la ritiene semplicemente una donna che, come le altre, lascerà presto l’atelier. Invece Il Filo Nascosto decide di non vivere dei contrasti tra personaggi forti con personaggi deboli, ma mostra una serie di scontri tra personalità dominanti, che prima o poi si piegheranno. Ecco quindi che la relazione tra Reynolds e Alma diventa tossica nel vero senso della parola

Come sempre Paul Thomas Anderson si conferma un profondo conoscitore dell’animo umano e delle relazioni interpersonali, mettendo in scena personaggi perfettamente caratterizzati, rapporti dettagliati che lentamente si evolvono e situazioni che rispecchiano esperienze di vita.

1 – Birdman, Alejandro González Iñárritu

Senza giri di parole Birdman è un capolavoro e ha vinto la nostra palma di miglior film del decennio a mani basse.

Quello di Iñárritu è un film completo, appassionante, ricco di argomenti salienti e pensato per essere interpretato su più livelli.

Semplicemente è l’esempio di cosa il Cinema può produrre con la pura potenza espressiva del mezzo, senza per forza ricorrere a colpi di scena, artifici fini a se stessi, o effetti visivi imponenti (chiamati in causa in una scena del film proprio per comunicare la loro non essenzialità). Birdman è la storia di un attore e regista senza pace e prospettive, del suo spettacolo teatrale che sembra un’eterna incompiuta, del suo rapporto irrecuperabile con la figlia e della sua inettitudine nella vita di coppia; nello sfondo, a bussare di continuo nella nevrosi della sua quotidianità, c’è il supereroe che ha reso Riggan Thomson una star nel mondo: Birdman. Ecco perché la scelta di Michael Keaton nel ruolo del protagonista, perché proprio lui dietro la maschera di Batman ha costruito i suoi primi grandi successi. Una scelta perfetta, data la sua straordinaria interpretazione.

Per la terza volta troviamo Emma Stone, un’attrice che a soli 31 anni è già una veterana, ha vinto tutto ciò che si può vincere e si candida seriamente a essere una delle più grandi di sempre. Come lei, ognuno degli attori sembra creato per la propria parte, così come la regia di Iñárritu sarà sempre l’unica possibile per un film simile: claustrofobica, partecipe, sempre in movimento in un unico (finto) piano sequenza che ci mostra la preparazione dello spettacolo di Riggan, che dalle prime battute si preannuncia un fiasco.

Birdman con la sua accurata rappresentazione dell’indole umana, con il suo continuo scavare nei meandri del fallimento, della solitudine e della ricerca dell’autoaffermazione, si erge come manifesto della poetica cinematografica di questi dieci anni, senza dimenticarsi di sottendere, tra le sue righe, un’aspra critica al cinema mainstream e allo star system. Perciò per noi de La Settima Arte è il film del decennio.

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