La perdita di una moglie che è anche una madre, un padre troppo apprensivo nei confronti di un figlio, la ribellione, la vittoria sulle proprie paure, l’amicizia, la fiducia verso il prossimo. Questi sono soltanto alcuni dei temi affrontati in Alla ricerca di Nemo, capolavoro targato Pixar, vincitore del Premio Oscar come miglior film di animazione nel 2004.
La pellicola inizia subito con una nota di malinconia: Marlin e Coral sono due pesci pagliaccio che vivono in un’anemone nell’Oceano Pacifico e stanno per diventare genitori, quando vengono attaccati da un affamato barracuda, che divora Coral e tutte le uova. Tutte tranne una.
L’unico pesciolino a sopravvivere verrà chiamato Nemo da suo padre, un nome che stava particolarmente a cuore alla madre.

Da questo scenario triste, contornato da note dal tono amaro, emerge la scritta con il titolo e il primo pensiero che si ha è: stiamo per guardare un film per bambini o per adulti?
Lo scenario cambia completamente: è il primo giorno di scuola del piccolo Nemo. Il pesciolino pagliaccio è nato con una pinna atrofica e suo padre, avendolo cresciuto da solo, è iperprotettivo nei suoi confronti. Questo atteggiamento genitoriale, però, si rivela una vera e propria oppressione per Nemo, che ben presto si ribella, assumendo un atteggiamento di sfida nei confronti del padre, salvo poi essere catturato da un subacqueo.
Da qui, la personalità dei due pesciolini viene messa a nudo ed emergono i veri sentimenti di entrambi. Da un lato c’è Nemo, intrappolato in acquario, che si rende conto di non essere ancora abbastanza grande: gli manca il suo papà e progetta la fuga insieme ai suoi compagni di acquario per poterlo riabbracciare. Dall’altro Marlin, disperato, che ha un’immensa paura dell’oceano, ma non ci pensa due volte ad avventurarsi nelle sue profondità per recuperare il figlio.
Questi due scenari compongono l’intero film. Nemo stringe amicizia con gli altri pesci dell’acquario, soprattutto con Branchia, che proviene anch’egli dall’oceano e porta delle cicatrici sulla pinna destra. Branchia rappresenta la saggezza e la crescita: è quasi un maestro di vita per il piccolo pesce pagliaccio. È quella figura che gli toglie la campana di vetro che lo circonda e lo getta in mezzo alla realtà crudele che è la vita.
Marlin, invece, conosce una simpatica pesciolina blu, Dory, che soffre di perdita di memoria a breve termine. Quest’ultima è il ritratto della spensieratezza. Con il suo modo di fare ottimistico se la cava sempre, trascinando Marlin nelle situazioni più assurde. Insieme si ritrovano ad affrontare squali, un pesce lanterna che vuole divorarli, un’infinità di meduse, una balena e decine di pellicani affamati.

Notevole è il contrasto caratteriale tra i due. All’essere razionale, esagerato e statico di Marlin si contrappone Dory, irrazionale, naturale e avventurosa. È il contrasto tra pensiero e azione, che dimostra come la soluzione sia sempre nel mezzo. Anche di fronte alle conseguenze più estreme, con un po’ di fortuna, è soltanto la collaborazione tra entrambi gli elementi a poter portare a un risultato positivo.
L’esperienza dei due protagonisti segna un percorso di crescita per entrambi. Nemo scopre l’amicizia e impara a cavarsela da solo. Marlin, invece, capisce, anche grazie a un gruppo di tartarughe che incontra, che i figli devono essere lasciati liberi. L’intera pellicola è basata sul rapporto padre-figlio, che anch’esso muta e matura nel corso del film. Il rapporto di protezione e oppressione che caratterizzava inizialmente i due pesci diventa un rapporto di fiducia e di armonia.
Una storia per bambini e adulti. I bimbi, come Nemo, si entusiasmano di fronte a ipercolorati abissi, mentre gli adulti si commuovono perché condividono con papà Marlin il timore di perdere le proprie creature che, per quanto fraglili, hanno bisogno di camminare con le proprie gambe lungo l’accidentato sentiero della vita.

A una storia avvincente e ricca di sequenze indimenticabili per intensità emotiva si abbina una grande spettacolarità visiva, data dalle ottime scenografie. La ricostruzione dei fondali oceanici è perfetta, abbagliante, curata in ogni minimo dettaglio. Questo lungometraggio ha rappresentato una nuova sfida per la Pixar: quella di rappresentare l’elemento più complesso di tutti da rendere, l’acqua.




