3. Episodio III – La vendetta dei Sith

Star Wars – La vendetta dei Sith è l’episodio della saga che porta più carne al fuoco. Tutto ciò che può destare interesse all’interno della trilogia sequel è in questo film: la caduta e la trasformazione di Anakin, la maturazione di Obi-Wan Kenobi, tutto il potere di Palpatine, sia nel confronto con Mace Windu sia in quello con il maestro Yoda, la scena profondamente emozionale dello sterminio dei Jedi attraverso il famigerato Ordine 66. Il film è un concentrato di adrenalina pura, capace di tenere la massima attenzione da parte dello spettatore per le quasi due ore e mezza di durata.
Paradossalmente, il problema del film risiede proprio nella quantità di storia da raccontare in una sola pellicola. Ciò crea un ritmo forsennato, talvolta anche troppo, e una sceneggiatura che per far rientrare tutti questi avvenimenti in una pellicola sola a volte vacilla, come nel passaggio di Anakin al Lato Oscuro, criticato da molti perché troppo rapido. Allo stesso tempo, se la costruzione risulta essere un po’ troppo veloce, ciò non vuol dire che essa sia forzata, le sue motivazioni sono di facile comprensione per lo spettatore. L’altro difetto di sceneggiatura, condiviso con L’attacco dei cloni, risiede nella scrittura della storia d’amore tra Anakin e Padmé, mai davvero convincente.
Inoltre, come negli Star Wars precedenti, la CGI resta fin troppo invadente in buona parte delle scene.

Le pecche non sono però sufficienti per oscurare i meriti della pellicola, che riesce a trasmettere quelle sensazioni di epicità e tragicità che i fan della saga tanto agognavano. La prima è data dai duelli più attesi, quello tra maestri che vede protagonisti Yoda e Palpatine e quello fratricida tra Anakin e Obi-Wan, che porterà alla nascita di Darth Vader nella forma con cui tutto il mondo lo ha conosciuto nella trilogia originale. La seconda è invece data da momenti come la strage dei cavalieri Jedi, troppo orgogliosi e di conseguenza caduti nella ragnatela che Darth Sidious aveva tessuto intorno a loro per anni, oltre alla caduta del prescelto Skywalker, la cui redenzione arriverà soltanto molti anni dopo nella cronologia della saga.
A reggere sulle sue spalle la pellicola c’è il suo vero protagonista, non certo Anakin, ma il cancelliere Palpatine, che qui vede il coronamento del suo piano con la tanto agognata proclamazione a imperatore. Ian McDiarmid regala la miglior prestazione recitativa dell’intera saga, sfruttando per la prima volta appieno il potenziale di un villain perfido e machiavellico, ma da cui è impossibile non rimanere affascinati.




