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Les Triangles Amoureux – La mia notte con Maud e la scrittura rohmeriana

Ciò che la narrazione delle origini della Nouvelle Vague ci ha consegnato a posteriori è la solida identità del nucleo iniziale dei giovani autori che diedero il via alla rivoluzione: al fianco di Truffaut e Godard è di fatto immediato associare i nomi di Claude Chabrol e, ultimo ma non ultimo, Eric Rohmer.
Il terzo appuntamento con “Les Triangles Amoureux nella storia del cinema francese” è, di fatto, con il suo La mia notte con Maud.

Parte dei Sei racconti morali, La mia notte con Maud (1969) è, anche in questo caso, un triangolo atipico, espediente utile più come mezzo per conoscere e ragionare su modi e pensieri di una generazione che per fini prettamente narrativi. I volti protagonisti sono di Jean-Louis Trintignant, all’apice della sua carriera, e di Françoise Fabian, la quale rende il viso di Maud tra i più emblematici e riconoscibili di tale fervida fase del cinema francese.

Immergiamoci dunque nei meccanismi particolari di questo particolare triangolo amoroso messo in moto da Eric Rohmer.

L’innesco de La mia notte con Maud

Seppur il titolo faccia pensare altrimenti, non si tratta di una vicenda che si snoda nell’arco di una singola notte. Si parla infatti di un lasso di tempo maggiore, che individua nella notte con Maud il proprio nucleo tematico, e durante il quale emerge visibile la maestria dialettica di Rohmer, che fonda su dialoghi densi e serrati – a grado zero di dilatazione emotiva o di inopportuni estetismi – il modus operandi della sua cifra stilistica.

L’innesco del meccanismo, di fatto, avviene col ritorno in patria dell’ingegnere trentenne Jean-Louis, immediatamente segnato da due incontri: il primo, con la giovane e sfuggente Françoise (Marie-Christine Barrault), che rivedremo solo a fine film, e il secondo con Vidal (Antoine Vitez) suo vecchio amico d’università. Sarà quest’ultimo incontro a dare il via alle vicissitudini orchestrate dalla scrittura rohmeriana.

Jean-Louis Trintignant interpreta, non per caso, Jean-Louis

I due uomini hanno di fatto opinioni contrastanti sui più svariati fronti: Jean-Louis è cattolico fedele ai suoi principi, fiero di tale fedeltà, tanto da scagliarsi contro Pascal e il suo concepire un credere utile, basato sulla terrena probabilità che la vita eterna esista e che l’uomo debba credervi, sia esso timorato o libertino, in modo tale da potervi accedere solo nel caso essa realmente esista.

Jean-Louis: «Se questo significa essere cattolici, allora io sono ateo».

Vidal, dal canto suo professore di filosofia, abbraccia tale scommessa facendone un parallelo con il proprio esistere sulla terra, e su quanto valga la pena scommettere sul significato di esso piuttosto che sulla sua insignificanza, a prescindere da ciò che realmente si creda. 
Tale scontro dialettico tra i due li accompagnerà fino al loro incontro con Maud, e sarà nella camera da letto della donna che cominceranno a definirsi i contorni del triangolo.

Il quadro de La mia notte con Maud

Vidal e Maud sono stati amanti per una notte, con l’uomo che prova un non dichiarato e asimmetrico amore per la donna, la quale dal canto suo lo definisce sprezzante “non proprio il suo tipo”. Jean-Louis s’inserisce inconsapevole in questa dinamica, posto al centro dell’attenzione dalle domande di Vidal e Maud, che indagano invadentemente il suo passato e il modo in cui il suo conservatorismo si rapporta ai suoi amori presenti e futuri. 

Terzo appuntamento con Les Triangles Amoureux nella storia del cinema francese, incentrato su La mia notte con Maud di Eric Rohmer.
Maud e Vidal

Dunque, in superficie, è il loro interfacciarsi, in apparenza del tutto colloquiale, a occupare la scena; tuttavia, è nei non-detti, nei sussurrati tra i tre protagonisti che s’intravede la geometria del triangolo. La tensione che non si ha nell’approcciarsi ubriaco di Vidal a Maud si avrà invece nel momento in cui Vidal abbandonerà la casa lasciando soli Jean-Louis e, per l’appunto, la protagonista femminile. 

Successivamente, costretto da una bufera a non poter lasciare l’abitazione, Jean-Louis intraprenderà con Maud un lungo confronto sulle rispettive esperienze amorose e interpersonali. Nel provocarsi dialetticamente a vicenda, esploderà tra i due un’attrazione estemporanea, che durerà fino al termine del giorno seguente per poi dissolversi nel nulla.

Si incontreranno nuovamente anni dopo, con Jean-Louis in compagnia della sopracitata ragazza, adesso sua moglie, Françoise (peraltro colei che fu l’amante dell’ex marito di Maud): si rivolgeranno un breve sguardo e poche insignificanti parole, per poi separarsi ancora.

La chiave de La mia notte con Maud

Il cinema di Rohmer è un cinema profondamente dialogico: i film dei Sei racconti morali sono di fatto opere dialettiche, a tratti forse eccessivamente retoriche, ma che riescono a far della parola e del discorso il perno del loro svolgersi, senza mai cadere nella trappola del didascalico. Una regia essenziale, scevra di costruzioni sceniche mirabolanti o immissioni musicali invadenti (musica di fatto inesistente se non diegetica).

Terzo appuntamento con Les Triangles Amoureux nella storia del cinema francese, incentrato su La mia notte con Maud di Eric Rohmer.
Jean-Louis e Maud

Ne La mia notte con Maud, il lungo dialogare tra Jean-Louis, Maud e Vidal è pregno del senso che l’autore francese attribuisce al dialogo, ovvero mezzo non utile solamente allo srotolarsi narrativo dell’opera, ma fondamento e pilastro della narrativa stessa. Procedimenti quasi teatrali, durante i quali ogni silenzio è ritagliato e scontornato con cura quasi ornamentale.

Come chiave per chiudere il focus sul triangolo amoroso rohmeriano, proporremo dunque il momento dell’avvicinamento tra Jean-Louis e Maud attraverso le parole, che seppur nel cinema rappresentino spesso una pericolosa arma a doppio taglio, in Rohmer assumono forme orchestrali, declamatorie, perfettamente coerenti con la mise en scène di colui che fu uno dei padri della Nouvelle Vague.

Leggi anche: Les Triangles Amoureux – Bande à part e il grido della Nouvelle Vague

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