The Northman – Eggers o non Eggers?

Matteo Melis

Aprile 27, 2022

Resta Aggiornato

«The Northman – scrive Paul Schrader – è più un eccezionale inserto di NatGeo che una ragione per andare al cinema». Anche se nella solita modalità tranchant tipica di Schrader, dietro questa affermazione si nasconde un piccolissimo fondo di verità che descrive la strana sensazione che accompagna l’ultima fatica di Robert Eggers.

The Northman (2022) segna il ritorno in sala di una delle firme più interessanti del cinema americano contemporaneo, dopo la perla d’esordio The VVitch (2015) e il capolavoro contemporaneo The Lighthouse (2020) che hanno permesso a Eggers di essere uno degli autori più chiacchierati tra gli appassionati.

the northman
Il poderoso Amleth di Alexander Skarsgård

Il film è un revenge movie, ma ancora più profondamente è una rivisitazione dell’autentica leggenda norrena del Saxo Grammaticus, che diede vita all’Amleto di Shakespeare. Amleth, appunto (Alexander Skarsgård) è figlio ed erede al trono di re Aurvandil (Ethan Hawke). Il suo efferato omicidio da parte del fratello Fjölnir (Claes Bang) priva il giovane Amleth sia dell’amato padre che del controllo della sua famiglia sul regno. Il protagonista, però, riesce a scappare e a crescere in un’altra comunità vichinga. La sua possibilità di vendetta si presenta quando riesce a imbarcarsi in una nave di schiavi diretta proprio verso il regno di Fjölnir, che nel mentre ha perso il controllo sulla Norvegia e ha dovuto rifugiarsi in Islanda. Sull’imbarcazione Amleth conosce Olga (Anya Taylor-Joy), maga, aiutante e futura compagna del protagonista.

La vicenda, insomma, è quella più classica dei revenge movie. Tuttavia, è notevole il tentativo dell’autore di ricreare le atmosfere e di dare vita alle leggende norrene. I tre soggetti sviluppati dal regista sono annoverabili tra i progetti più ambiziosi dell’ultimo decennio cinematografico.

Così come i film precedenti di Eggers, la trama si riveste di suggestioni mitiche, credenze ancestrali e miti fondanti del contesto rappresentato. Nonostante la potenza visiva del film e l’ambizione del progetto, mentre il film scorre si avverte una piccola assenza silente ma determinante.

A differenza dei predecessori, The Northman è un’opera estremamente imponente; è evidente come Eggers abbia voluto imbastire un cinema muscolare e determinato come il suo protagonista. In questo modo, lo spazio che negli altri due film era stato dedicato all’evocazione e alla contemplazione, inevitabilmente, viene a mancare. Piuttosto, sono le dinamiche del genere filmico – di cinema epico, storico e d’azione – a sovrastare la ricerca stilistica che l’autore aveva intrapreso nelle sue prime due opere.

Così, si assiste a un film concepito in maniera eccezionale, ma intellettualmente meno impegnativo e concettualmente non paragonabile ai precedenti. Se l’approccio alla mitologia rende The Northman simile a The VVitch e The Lighthouse, il suo sviluppo e il rapporto tra l’impianto visivo e i percorsi semantici sono in netta discontinuità con le due uscite precedenti.

Fjölnir (Claes Bang)

Il regista del New Hampshire, insomma, ha spesso schivato quell’uso della connotazione filmica che tanto aveva impreziosito The VVitch e soprattutto The Lighthouse.

Ciò, però, non è sinonimo di scarsa qualità per The Northman, che in ogni scena trasuda tutta la sua eccellenza tecnica. La storia di Amleth è raccontata seguendo alcuni dei più noti stereotipi del genere: la freddezza dei gesti dei protagonisti che si sposa con il gelo delle ambientazioni norrene; la potenza quasi divina di eroi e antieroi dell’opera; la scoperta dell’unica e invincibile arma con cui battere il nemico; la tanto agognata ascesa verso il Valhalla. Eggers segue queste tracce senza quell’apporto di idee originali a cui ci stava abituando. La sua ricerca, di conseguenza, si esprime prettamente sul piano estetico e registico.

Infatti, la direzione del film è di grande impatto: gode dell’estro del suo autore e riesce a far immergere lo spettatore in un contesto non semplice nel quale ambientarsi. Ogni dettaglio è curato, ogni movimento ben misurato. Il progetto di ricreare al contempo un antico racconto norreno, il contesto di quei tempi antichi e alcune sequenze che ci mostrano le credenze ancestrali dell’estremo nord non è solo ambizioso, ma anche pienamente riuscito. Tuttavia, si sente (forse anche un po’ romanticamente) la mancanza della vena poetica che Eggers ha evidenziato nei suoi esordi. Insomma, l’autore spinge al massimo quel formalismo che aveva definitivamente sposato – in quel caso anche dal punto di vista contenutistico – in The Lighthouse.

Ne risulta un film poderoso, avvincente e indubbiamente appassionante. È una pellicola che intrattiene e incuriosisce, ma che non ha quella potenza evocativa e concettuale alla quale Robert Eggers si era dedicato finora.

Mitologia e superstizione sono più che mai presenti, ma calate in un contesto nel quale sono manifestate più dagli eventi che dall’intima psicologia dei protagonisti. Ancora una volta sono fondamentali la notte, l’acqua e gli uccelli, che sembrano dotati di un valore e un senso proprio; a conferma che il cinema di Robert Eggers dipende fortemente dalla magia degli elementi che vediamo sullo schermo.

the northman
Olga (Anya Taylor-Joy)

Tornando all’affermazione di Schrader, allora, ci chiediamo: davvero The Northman è bello da vedere ma non è un così valido esempio di cinema?

La risposta è no, perché i film che non vale la pena proiettare sono altri. L’intrattenimento è una parte fondamentale dell’arte, e il cinema non è ancora pronto a dire addio ai muscoli, alle armature e alle cavalcate divine verso il Valhalla. The Northman è un film di qualità, ambizioso e memorabile, che si candida a essere tra i migliori prodotti usciti in sala nel 2022.

Piuttosto, è più facile affermare che Eggers non ha sviluppato significativamente la propria cifra autoriale, e questo per alcuni può essere un peccato. Dopo The VVitch e The Lighthouse, due film intensi e contenutisticamente molto pregnanti, arriva un’opera che a momenti si poggia forse eccessivamente agli stereotipi del genere di riferimento. Dopo le impronte espressioniste e formaliste degli esordi, in cui si spaziava da Dreyer a Murnau, fino a Ėjzenštejn, la strada sembrava tracciata. Eggers, invece, decide di sterzare fortemente già al terzo progetto. Certo, lo si può avvertire come un film poco ispirato, ma solamente se messo a confronto con il resto della filmografia dell’autore.

Amleth si aspettava un regno e si è trovato a essere un sanguinario vendicatore del padre. Una fetta di pubblico si aspettava un Eggers ancora evocativo, metaforico e riflessivo, e invece si è trovato nel freddo dell’Islanda tra spade, antichi rituali e sanguinose vendette. E questo non per forza è un male.

Leggi anche – Il Surrealismo oggi – The Lighthouse e Titane

Correlati
Share This