Anima bella – Gioia, una fisarmonica e una bicicletta

Alessandra Savino

Maggio 20, 2022

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Dario Albertini torna, dopo il plauso di Manuel nel 2017, con un altro film intimo e autentico. Basato sul documentario dello stesso regista, Slot – Le intermittenti luci di Franco, Anima bella è la storia di una diciottenne di campagna, l’esordiente Madalina Maria Jekal, e di suo padre, interpretato da Luciano Miele.

«Anima bella è ispirato al mio documentario Slot, è il secondo capitolo di una trilogia ideale iniziata con Manuel, sul misterioso e complesso rapporto tra genitori e figli. Sullo sfondo – seppur tema scatenante – ciò che invece è protagonista nel documentario, il
gioco d’azzardo compulsivo».
(Dario Albertini)

Dario Albertini e Madalina Maria Jekal sul set

Gioia è un’anima bella, il suo è un nomen omen: è una ragazza semplice, di buon cuore, benvoluta dalla gente, senza vezzi e quasi senza tempo. Questa atemporalità è data non soltanto dalla scrittura, a quattro mani con Simone Ranucci, ma altresì dalla patina filmica. Infatti, il film è interamente girato in analogico; si vede, anzi, si tocca proprio il rumore della grana, grazie anche alla fotografia a cura di Giuseppe Maio.

«Anima bella è un film artigianale sotto molti aspetti, soprattutto tecnici». 
(D. Albertini)

Per buona parte del film la cinepresa indugia sullo sguardo di Gioia, sui suoi gesti quotidiani, sulla poesia della ripetizione e della semplicità come quella di far pascolare il gregge, portare l’acqua miracolosa imbottigliata a chi non può recarsi direttamente alla fonte, frequentare la parrocchia locale, andare al karaoke e al luna park con le amiche. Gioia è di poche parole, ma il suo sorriso è generoso.

Nei tanti tempi morti – forse più vivi che morti, dilatati, raccolti – suona la fisarmonica, si consola nel suo suono dolce e insieme stridente, simile quasi a un richiamo magico.

Ma, da un certo punto in poi, il ritmo della narrazione da lento e compiaciuto si fa sempre più incalzante e convulso. Gioia, già orfana di madre, deve fare i conti con la ludopatia del padre, quest’omaccione barbuto e bonario, dai contorni altrettanto fiabeschi. E così dall’incorruttibile candore del borgo rurale, soffuso e ovattato, si finisce nella confusione insolente e incontrollata della grande città.

Gioia, un’Ifigenia contemporanea, e il padre, un Agamennone certamente più perdonabile, sono inghiottiti da Roma, dove l’asfalto sostituisce il selciato e le tante luci a neon offuscano le stelle e la luna. Il disinganno si scioglie, il sacrificio si compie: ecco presentarsi la realtà in tutta la sua smagliante asperità.

Anima bella è Gioia, una ragazza che vive in campagna, ma la ludopatia del padre la costringe a stravolgere la sua vita.
Madalina Maria Jekal è Gioia

Quando il padre si convince a varcare finalmente la soglia del centro di recupero, la promessa di Gioia non vacilla neanche un attimo. Le sue gambe iniziano a pedalare instancabili sulla bicicletta per consegnare le pizze il più in fretta possibile. Una delle figure rassicuranti che incontra è quella di Piera Degli Esposti, in una delle sue ultime apparizioni, anche lei un po’ nelle vesti di una fata madrina, che le rivela:

«Se la felicità e la beatitudine si possono nascondere, la gioia no. La gioia si vede».

Gioia è la personificazione di questo sentimento, ne è l’allegoria vivente. Anche se il suo orizzonte si concentra nello spazio ristretto di una camera dalle pareti umide e scorticate, Gioia non si sente sola, c’è la speranza a farle compagnia.

Eppure le immagini di apertura del suo diciottesimo compleanno ora le appaiono lontanissime. Quell’allegra tavolata, tutta rosa e panna, amorevolmente raccolta intorno a lei, sembra una chimera… A queste si accavallano ben altre immagini, quelle delle slot machine. Il silenzio interrotto solo dal ticchettio nervoso dei pulsanti, gli sguardi vacui dei giocatori, lo squallore e la miseria.

Anima bella è Gioia, una ragazza che vive in campagna, ma la ludopatia del padre la costringe a stravolgere la sua vita.
Il film si apre con la scena dei festeggiamenti di Gioia

Ha paura. Chi c’è a prendersi cura di lei? Questa nuova vita da adulta non le lascia scampo, il mondo là fuori la chiama.

Però Gioia, come recita la logline del film, sembra rispondere:

«Lo faccio per amore, non posso fare altro».

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